SVASTICHE :Mussolini e Belillo: «Impossibile non vedere»
Mussolini e Bellillo: «Impossibile non vedere»
La leader di As: «I club devono essere responsabili». Foschi: «È un’offesa a tutti»
Non poteva non vedere. Le esternazioni di Giuseppe Papadopdopulo («Le svastiche ? Sono concentrato solo su ciò che accade in campo») trovano pochi difensori. Alessandra Mussolini è drastica. «Impossibile- afferma la leader di Alternativa Sociale - non vederle a meno che uno non sia cieco. Le società devono essere responsabili di quello che avviene. In Inghilterra è stato risolto così il problema con penalizzazioni ai club». Il diktat unanime è fuori la politica dagli stadi. «Questa- ribatte la Mussolini- non è politica. Sono semplicemente facinorosi che approfittano per creare disordini. La politica è altra cosa». Katia Bellillo è ugualmente dura nel giudizio. «Nessuno - dichiara la parlamentare comunista- può non accorgersi di quello che accade negli stadi. Il calcio non è più uno sport ma solo business. I tifosi vengono strumentalizzati. Le società devono essere responsabili per quello avviene. Altro che non accorgersene e non vedere...». Enzo Foschi, neoconsigliere regionale dei Ds, è critico. «Papadopulo - afferma- è una persona seria, ma quelle dichiarazioni sono offensive verso chi ha perso parenti sotto il nazismo. Il calcio è, fondamentalmente, ipocrita. Quando ci sono le svastiche la partita si deve fermare. Continuare a far finta di non vedere è ridicolo».
Gigi Martini, ex giocatore della Lazio ed ora parlamentare di An, dissente parzialmente. «Quando - dice - uno è preso dalla partita, pensa solo a quella. Ma poi le cose si vedono. Il calcio si è chiuso a riccio in una sorta di autodifesa. Ma è il momento di agire». Giulio Gargano, consigliere regionale di An, invita non a non fare generalizzazioni sommarie: «Papadopulo era sicuramente concentrato sulla gara. L’allenatore pensa al campo. Certi problemi devono essere rivolti dalle istituzioni con il coinvolgimento della parte sana delle tifoserie. Criminalizzare un’intera curva non è giusto».
Pierluigi Formiconi, allenatore del Setterosa campione olimpico, ha una «visuale» diversa. «Ad Atene - racconta - una bandiera italiana tra 10.000 vessilli greci l’ho vista. L’allenatore deve essere sempre più lucido degli altri». L’olimpionico di pentathlon, Daniele Masala, non ha dubbi. «È - sentenzia- impossibile non accorgersi di bandiere esposte per 90’. E se uno non se ne accorge c’è da preoccuparsi. Il calcio ha sempre avuto interesse a non evidenziare situazioni penalizzanti». Parole pro-Papadopulo arrivano dall'ex capitano giallorosso Giuseppe Giannini:«Se un tecnico si concentra molto sulla partita, è normale che non veda altro. Io ? Gli striscioni che volevo vedere, li vedevo. Gli altri, no».
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