SONO ARRIVATO A 90 ANNI PERCHE’ SONO SUPERFICIALE E COMUNISTA
di Federica Lamberti Zanardi

“Il mio compleanno? Lo festeggio come vogliono gli altri. Meglio con gli estranei però. Sono più sinceri. Gli amici, la famiglia sono troppo partecipi. O hanno il singhiozzo in gola e l’occhio lucido. Oppure sono un po’ seccati perché pensano: quante storie per questi 90 anni.“ Graffia, Mario Monicelli. Guai dunque, minaccia, scrivere che nonostante gli anni si muove con agilità, ha lo sguardi vivace e lo spirito arguto. Niente di tutto questo. Anche il compleanno del 15 maggio è solo un argomento sfiorato. Sebbene ci sia tutto un festival, EuropaCinema a Viareggio (dal 26 aprile al primo maggio), dedicato a lui e alla sua carriera. Se ne sta seduto nella sua poltrona nella piccola casa nel centro di Roma. Dove abita solo. “Sto benissimo, per carità. Anche se non ho mai imparato a cucinare e mangio sempre nelle trattorie. Gli osti mi amano, sa. Dicono che porto fortuna.” Dopo cinque convivenze, tre figlie e qualche nipote, ammette di non essere fatto per il focolare. “L’amore, che fissazione, soprattutto per voi donne. Non sono mai stato un buon marito, nel senso che non mi piaceva la vita casalinga. Mi interessavano altre cose: divertirmi con il mio lavoro, incontrare gente, scoprire la vita”.

E ora che può guardarsi indietro, quante volte è cambiato?

“Non molto. Non ho avuto svolte epocali. Perché dovevo cambiare?”

A volte è necessario, si cresce, si va al fonso di se stessi.

“Io sono un superficiale. Non mi piace andare troppo a fondo alle cose. Anche nel valutare o giudicare le persone mi fido sempre della prima impressione. Perché so che anche l’assassino della propria madre se poi lo conosci, gli parli, capisci che aveva delle ragioni per comportarsi in quel modo. Alla fine, lo giustifichi. E, invece, non bisogna giustificare tutto”.

Quale è il valore che ha guidato la sua vita: l’amore non le interessava molto, la famiglia meno che mai. L’amicizia?

“Il rapporto con gli altri, con la gente che sta male, che soffre, che è umile, che non ha raggiunto un minimo di benessere. In giro vedo una minoranza che in qualche modo ha risolto la sua vita. Ma c’è la stragrande maggioranza che, invece, non l’ha risolta. Quelli mi piacciono, mi interessano, mi emozionano. Di quelli mi piace parlare, anche ironizzare. Mi sento in empatia con loro. Tutta la mia vita mi sono sentito così. Non faccio quasi mai l’elemosina. Forse mi sono inventato questa cosa per avarizia, ma non si deve fare”.

Perché?

"Perché vorrei vivere in uno Stato in cui la gente non fosse costretta a chiedere l’elemosina. Infatti io voto comunista”.

Ma non esistono più i comunisti…

"Si chiama Rifondazione. Quella di Bertinotti. Lei ha letto Il Manifesto, quello di Marx?”.

Si, l’ho letto…

“No, non credo, non l’ha mai letto. Se lo legge si rende conto che è un messaggio veramente emozionante”.

Come vive in un’Italia ormai così lontana dall’idea di solidarietà?

“L’Italia, non solo lei, ma tutto il mondo occidentale è corrotto. Perché il capitalismo è il grande corruttore. Il comunismo, per raggiungere qualcosa per cui non c’era nessun motivo di ammazzare, è stato anche assassino. Ha fatto un errore fondamentale, ma a fin di bene. Il capitalismo, invece, è pieno di sangue e dice: chi è capace se la cavi, chi non lo è si arrangi. La legge del mercato, del profitto è terribile ed è quella che guida l’azienda Italia di Berlusconi. Ma lui lo dice come se fosse una cosa positiva: quello lì non c’è riuscito? Si arrangi. Che va anche bene. Ma per un mondo senza umanità”.

Non le viene voglia di fare un film su questa Italia che descrive?

“Qualche anno fa ho fatto un film su questa famiglia di cui si parla tanto di cui si continua a dire: i valori della famiglia, l’unità della famiglia. =Parenti serpenti= descrive bene cosa sono le famiglie…”

Non tutte.

“Sono peggio. Ci sono le mamme che ammazzano i bambini. I figli che ammazzano i padri. Io l’ho buttata sul ridere. Ma la realtà è peggio. La famiglia non esiste, è un concetto antico, retrivo, medievale, tribale, mafioso. Queste persone che si difendono l’uno con l’altro. Per una persona civile la famiglia siamo tutti”.

E’ per questo allora che i suoi film sono sempre un po’ amari…

“E’ il mio modo di vedere il mondo. Raccontare storie, personaggi attraverso il filtro dell’ironia. Del resto da bambino mi piacevano Chaplin, Buster Keaton , Stanlio e Ollio perché rappresentavano delle situazioni in un modo che mi divertiva”.

E oggi c’è qualche giovane regista che la diverte, che ha ereditato la capacità di raccontare di voi registi della commedia all’italiana?

“Nessuno eredita mai niente”.

Ma ci sarà qualcuno che le piace.

“Vincenzo Marra e Paolo Sorrentino hanno la capacità tipica della commedia all’italiana di affrontare temi drammatici con ironia senza puntare al lieto fine. Gabriele Cuccino, invece, fa una buona commedia tradizionale”.

E Paolo Virzì, toscano come lei?

“Descrive molto bene la generazione di oggi: come parlano, come si vestono, come agiscono. Ma questa non è commedia all’italiana. Bisogna andare a fondo, dire qualcosa di più, essere più critici con la realtà che stai raccontando. L’ironia è un bisturi che deve incidere la società”.

Vede che in fondo non è così superficiale.

“E’ l’ironia che va a fondo, non io. L’ironia di scegliere un’attrice come Monica Vitti, che era considerata una buona interprete drammatica dei film di Antonioni, e farle fare La ragazza con la pistola”.

O Gassman per I soliti ignoti…

“Infatti. Allora tutti mi presero per matto”.

Lei ha lavorato con Mastroianni, Gassman, Sordi, Tognazzi. A chi era più legato?

“Vittorio sosteneva che fra noi c’era un rapporto speciale. Io mi sono sentito molto legato ad Alberto. Era una persona di grande ricchezza interiore. Aveva una spiritualità fortissima che non esibiva mai. Era uno dei pochi cattolici veramente credenti. Ma non gli piaceva farlo vedere”.

E anche lei ha una spiritualità così spiccata?

“Ma se non credo nemmeno nell’esistenza dell’anima. Il Vangelo, il figlio di Dio, il Regno dei cieli. Ma chi se ne frega dell’aldilà, bisogna parlare di quello che succede sulla terra”.


dal “Venerdì di Repubblica” del 15/4/2005




"Nel Paese "di destra" la sinistra non è stata mai annientata, neppure dalla dittatura fascista, dal mezzo secolo di potere democristiano e dal decennio berlusconiano. Di più, la sinistra è sopravvissuta perfino ai suoi clamorosi errori."

(Curzio Maltese dal "Venerdì di Repubblica" del 15/4/2005)