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  1. #1
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito Quercia: presa in castagna per evasione fiscale

    Quercia: presa in castagna per evasione fiscale
    Mandato da paola Giovedì, 14 aprile 2005, 23:14.
    Dicono che bisogna combattere l'evasione fiscale, hanno preso tanti evasori dicevano, durante i loro governi, ma ligi come sempre al dovere non pagano le tasse.
    paola
    Bush, Berlusconi liberateci dai komunisti

    ROVIGO- Colti in castagna per evasione fiscale. E stavolta non è solo un modo di dire: hanno mangiato “gratis” castagne e porchetta per oltre 7 anni. Stiamo parlando della giunta Pci-Pds del comune di Ariano Polesine (Rovigo) che, dopo 10 anni di accuse e smentite, sono stati riconosciuti colpevoli dal tribunale di Rovigo di evasione fiscale per oltre 54 miloni di vecchie lire. Tutte le Feste dell’Unità e le Feste dalla Castagna tenute nel comune di Ariano dall’87 al ’97, venivano infatti puntualmente organizzate dal Pci-Pds con la collaborazione della “Immobiliare Polesana Casa del Popolo”, senza mai pagare per intero le tasse al Comune. Ma torniamo un attimo indietro. Siamo nel ’98 quando i cittadini di Ariano si vedono recapitare nella cassetta della posta un avviso di accertamento da parte del Comune: l’allora giunta di sinistra vuole assicurarsi che gli abitanti del paesotto veneto paghino regolarmente le tasse. Ma a volte chi predica bene razzola male, recita un vecchio adagio. Ed è l’allora consigliere provinciale e dirigente della sezione locale di Forza Italia di Ariano, Leno Zanetti, a mettere la pulce nell’orecchio ai concittadini e a chiedere che anche il Pds dimostri di avere la coscienza pulita. In particolar modo per quanto riguarda l’organizzazione locale delle varie “Feste dell’Unità “Feste della Castagna”. La Quercia glissa, poi si arrabbia. E denuncia per diffamazione il consigliere azzurro che, a sua volta, aveva denunciato “i maneggi” alla stampa locale. Gli chiedono 500 milioni di lire di risarcimento. Seguono sette lunghi anni di reciproche accuse. Poi la sentenza del Tribunale di Rovigo, che non lascia dubbi: «Pci-Pds e la Immobiliare casa del Popolo sono colpevoli del mancato pagamento di Tosap, Tarsu, Ici e Isi per un totale complessivo di $ 4.399.l l7milioni di vecchie lire», Piena soddisfazione per il consigliere Fi, che nel frattempo, data la veridicità delle affermazioni, è stato prosciolto dall’accusa di diffamazione.
    http://www.legnostorto.com/node.php?id=28299

  2. #2
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    Dice che Previti durante il processo d'appello successivo alla condanna in I° grado per corruzione giudiziaria, nel tentativo di discolparsi da questa ipotesi (si fa per dire) di reato, abbia CONFESSATO che i 65 miliardi che s'è cuccato dal Rovelli se li sia imboscati in nero per non pagare le tasse.
    E così anche per gli oltre 20 (ACCERTATI) percepiti estero su estero dal Banana.

    Quanti cazzi di castagne e porchetta c'avrà magnato, il Cesarone?...

  3. #3
    no global (warming)
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Dice che Previti durante il processo d'appello successivo alla condanna in I° grado per corruzione giudiziaria, nel tentativo di discolparsi da questa ipotesi (si fa per dire) di reato, abbia CONFESSATO che i 65 miliardi che s'è cuccato dal Rovelli se li sia imboscati in nero per non pagare le tasse.
    E così anche per gli oltre 20 (ACCERTATI) percepiti estero su estero dal Banana.

    Quanti cazzi di castagne e porchetta c'avrà magnato, il Cesarone?...

    Un Previti vale circa 1100 feste delle Castagne.
    Aspetto per la par condicio che ora Tremendo ci posti gli altri 1099 casi di evasione fiscale del centrosinistra per fare il pari con almeno uno degli esponenti del centrodestra.

  4. #4
    proteus
    Ospite

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    In Origine Postato da fabbio2
    Un Previti vale circa 1100 feste delle Castagne.
    Moltiplicato x 7 anni
    fanno 7.700 feste della castagna.....
    golosoni questi bananas..

  5. #5
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Dice che Previti durante il processo d'appello successivo alla condanna in I° grado per corruzione giudiziaria, nel tentativo di discolparsi da questa ipotesi (si fa per dire) di reato, abbia CONFESSATO che i 65 miliardi che s'è cuccato dal Rovelli se li sia imboscati in nero per non pagare le tasse.
    E così anche per gli oltre 20 (ACCERTATI) percepiti estero su estero dal Banana.

    Quanti cazzi di castagne e porchetta c'avrà magnato, il Cesarone?...
    Forse tante, ma questo non solleva dal furto i compagni di paese: ma quante cavoli di feste avranno fatto e quanti soldi avranno evaso in tutta Italia i diversi festival ??
    Non sarebbe meglio dire che tutti i partiti, i politici, le associazioni civili, religiose, sociali, politiche, ecc, debbano con solerzia ed onestà pagare le tasse , primo per essere etici, poi per essere onesti.
    Nessuno di noi deve fornire alibi ai ladir, quelli grossi e quelli piccoli, quelli nemici e quelli amici.
    Vero ??

  6. #6
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    wow, che grande scandalo...
    per giustificare i vostri mafiosi e i loro intrighi camorristi plurimiliardari andate a ripescare qualche evasione sulle castagne di qualche festival estivo dell'unità... ma per piacere...
    come se toto rina si discolpasse accusando qualche bambino di aver rubato le caramelle in un bar...

  7. #7
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    In Origine Postato da fanfulla
    Forse tante, ma questo non solleva dal furto i compagni di paese: ma quante cavoli di feste avranno fatto e quanti soldi avranno evaso in tutta Italia i diversi festival ??
    Non sarebbe meglio dire che tutti i partiti, i politici, le associazioni civili, religiose, sociali, politiche, ecc, debbano con solerzia ed onestà pagare le tasse , primo per essere etici, poi per essere onesti.
    Nessuno di noi deve fornire alibi ai ladir, quelli grossi e quelli piccoli, quelli nemici e quelli amici.
    Vero ??
    Assolutamente no, per quanto riguarda l'assolvere i compagni (di chi? Io non sono un compagno); tutt'altro.
    Assolutamente si per quanto riguarda il non fornire alibi.
    E se, come credo, hai imparato a conoscermi sai benissimo come la penso.

    Quello che è inaccettabile è che sia un paladino della genia dei farabutti che si aggrappi alla castagnata galeotta mentre sostiene e vota pregiudicati per corruzione (di tutti i generi) e truffa ai danni dello stato.
    (per non dir di mafia)

  8. #8
    Tremendo
    Ospite

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    A gentile richiesta dei forumisti di sinistra;

    Tangentopoli: anche il Pci-Pds con le mani nel sacco Post #1 di 6

    Parallelamente al grande filone d'inchiesta su Mani Pulite, se ne sviluppa un altro, più piccolo, sulle tangenti al Pci-Pds.
    Ma prima sgomberiamo subito il campo da un equivoco: le indagini furono sulle tangenti, non sui finanziamenti illeciti (peraltro discutibili). e ciò per un motivo solo: il decreto Amato-Conso del 1993, il vergognoso colpo di spugna con cui furono amnistiati gran parte dei finanziamenti illeciti ai vari partiti: quelli al Pentapartito ma anche al Pci-Pds e i famosi "rubli di Mosca".
    L'opinione pubblica di destra si chiede sempre: ma perché il Pentapartito è uscito sconfitto da Mani Pulite ed invece il Pci no? due inesattezze in una domanda. Per prima cosa, alle Coop, invece che le tangenti, spesso il Pci imponeva delle commissioni, lavori, incarichi e quant'altro per le coop. Queste "ricambiavano" finanziandolo e rendicontando a regolare bilancio. Iniziativa senz'altro discutibile, ma penalmente inattaccabile. Secondo, non è affatto vero che il Pci-Pds non sia mai stato toccato da nessun magistrato. Nei casi di mazzette, si è sempre proceduto a regolare indagine.
    Nel 1993 Lorenzo Panzavolta, manager del gruppo Ferruzzi, confessa l'invio di denaro sporco, relativo al 1991: tre tangenti di 621 milioni l'una a Dc, Psi e Pds. L'ultima tangente è quella che ci interessa. Tale massa di denaro, famosa col nome di conto Gabbietta, secondo l'accusa, sarebbe transitata dal gruppo Ferruzzi nelle casse della Quercia. Tiziana Parenti, all'epoca PM a Milano, procede all'arresto di Primo Greganti, ex funzionario comunista, detto "il compagno G". Costui nega che i soldi fossero per il partito; afferma di essere entrato in contatto con la Ferruzzi tramite delle consulenze eseguite per quell'azienda in Cina, e di aver intascato personalmente la tangente di 621 milioni, sottolineando di averli usati per l'acquisto di un appartamento in Via Tirso a Roma. Viene scarcerato dopo una delle pene più lunghe nella storia di Mani Pulite: 4 mesi. Il caso verrà definitivamente archiviato nel 1997 dal Giudice Clementina Forleo per "assoluta mancanza d'indizi probatori".
    Nel 1995, il PM Ielo condanna Greganti a tre anni di carcere per una seconda tangente, sempre di 621 milioni, transitata dall'Enel al Pds.
    Oltre a lui, altri maggiorenti del partito vengono indagati e condannati. Si tratta, in massima parte, di esponenti della corrente migliorista del Pds, quelli che cercavano accordi col Psi milanese di Tognoli e Pillitteri. Alcuni nomi: Luigi Carnevale (vicepresidente Mm), Sergio Evolo Soave (Lega cooperative), Roberto Cappellini (segretario del Pds milanese), Giovanni Cervetti (deputato Pds), Barbara Pollastrini (segretaria provinciale del Pds milanese), Giulio Caporali (amministrazione FS a Milano), Renato Pollastrini (ex-tesoriere del Pci); questi ultimi due assolti in base all'amnistia Amato-Conso.
    A Torino la Eumit, controllata dal Pci e dal governo tedesco orientale, viene condannata per falso in bilancio (avrebbe stornato circa un miliardo in nero dalle sue casse a quelle della Ecolibri per consentirle di ripianare i debiti).
    Sui coinvolgimenti della segreteria nazionale del Pds, ha indagato per 2 anni il PM Carlo Nordio, non riuscendo a venire a capo di nulla.
    Cusani, al processo Enimont, racconta di una megatangente da 1 miliardo portata da Raoul Gardini a Via delle Botteghe Oscure. Porcari, l'autista di Gardini, conferma tutto. Che fine ha fatto quella tangente? Di Pietro chiama a testimoniare Achille Occhetto e Massimo D'Alema, ma le due convocazioni vengono annullate perché il reato di cui era imputato Cusani viene prescritto. Archiviata dal GIP Beatrice Cossia, per mancanza d'indizi, un'altra inchiesta sollecitata da Craxi, ai danni di Occhetto e D'Alema.
    intanto le due ispezioni ministeriali promosse da Biondi e Mancuso finiscono con l'escludere insabbiamenti del pool a favore delle tangenti rosse.

  9. #9
    Tremendo
    Ospite

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    QUANDO LE GRU VOLAVANO BASSO (O DELLA STRANA ALLEANZA PDS-FININVEST)

    In occasione della costruzione di un centro commerciale a Grugliasco (TO) nel 1993, si verifica un fatto che oggi sarebbe strano: Fininvest e Pds locale si ritrovano indagati fianco a fianco nell'inchiesta per la costruzione del "più grande centro commerciale italiano".
    La procura torinese, competente per territorio, sospetta che la Fininvest, per ottenere l'edificabilità, abbia pagato tangenti ai partiti, fra cui il Pds.
    In comproprietà delle "Gru" sono anche i francesi del gruppo Trema e l'italiana Standa.
    Fatto strano, a costruire materialmente la shopville di Berlusconi, quella che poi ha ospitato le dichiarazioni di Berlusconi il 9 dicembre 1993 e quindi, il vero teatro della 'discesa in campo', sono due coop rosse: la Coopsette di Reggio Emilia e la Cooperativa Antonelliana di Torino, fusesi per l'occasione nel gruppo Galileo.
    Il 14 dicembre scattano le manette, su richiesta del Pm Ferrando, per il sindaco pidiessino di Grugliasco Bernardi, l'ex sindaco del Pci Ferrara, tre consiglieri socialisti ed un democristiano.
    Su di loro grava l'accusa di aver intascato una tangente di 2 miliardi di vecchie lire, distribuita dal manager di Trema, l'italofrancese Alberto Milan. Lui però assicura Ferrando di essersi occupato solo dell'aspetto "comunale" tangentizio, e dichiara che al resto ci ha pensato la Fininvest-Standa.
    Allora il Pm Ferrando interroga: Aldo Brancher, manager Fininvest e già ufficiale della Guardia di Finanza, coinvolto nel 1987 in un presunto giro di tangenti; Sergio Chiamparino, all'epoca segretario provinciale del Pds milanese; Berlusconi, che accetterà di varcare il palazzo di giustizia sabaudo solo nell'aprile 1994; Primo Greganti, già coinvolto nella famosa tangente da 621 milioni.
    In particolare desta attenzione la strana coppia Brancher-Greganti: i due lavorano spesso insieme, sono molto affiatati, l'uno spesso varca gli uffici dell'altro.
    Carlo Orlandini, nel 1989 presidente dell'Euromercato, viene interrogato dal Pm ed ammette di aver incontrato quell'anno l'allora segretario del Pci torinese Piero Fassino. Poi fa una cosa molto strana. Subito dopo l'interrogatorio con Ferrando, scive una lettera via fax allo stesso Fassino:

    "Caro dottor Fassino, sono stato invitato dal dottor Ferrando (...), come teste nell'inchiesta sul centro commerciale di Grugliasco di cui (...) sono stato l'ideatore ed il promotore. Gli ho detto (a Ferrando, nda) che fino a quando non mi sono dimesso (maggio 1989) (...) non si è avuto alcun problema di tangenti, poiché si trattava dell'acquisto di cosa futura (...). Mi ha chiesto (Ferrando, nda) se conoscevo Greganti, Brancher che non ho mai visto; ho invece ricordato (...) il sindaco Lorenzoni e poi il nostro incontro; e come Lei mi avesse espresso appoggio a condizione che non vi fosse alcun pagamento (...) Un saluto cordiale, Carlo Orlandini".

    Orlandini, scrivendo tale lettera a Fassino, e per conoscenza ai manager Trema a Parigi, compie una plateale violazione del segreto investigativo. Perché?
    Interrogato dalla procura torinese, Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci a Grugliasco dichiara una cosa molto sospetta: sulla costruzione del centro commerciale parla di "accordi già presi attraverso altri canali" e che "i consiglieri dovevano semplicemente adeguarsi". Rapporti sotterranei con la Fininvest-Standa?
    Crivelli parla poi di una voce molto insistente nel consiglio comunale di Grugliasco: che Fassino si sarebbe recato a Parigi per ritirare dei soldi dal gruppo Trema. Interrogato sia tale gruppo sia i consiglieri di Grugliasco, non se ne ricava nulla. La pista francese si chiude con un nulla di fatto.
    Le uniche tangenti accertate sono quelle del gruppo Trema ai politici locali.
    Tutta questa storia lascia inevasa una domanda inquietante: come mai un alto dirigente del Pci-Pds ha fatto da garante alla costruzione di un centro commerciale berlusconiano?

  10. #10
    Tremendo
    Ospite

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    CHI E' CESARE DE PICCOLI?

    Una nota dei Ds del febbraio 2003 proclama che a capo della segreteria particolare di Fassino è stato messo un certo Cesare De Piccoli, 58 anni, veneziano, già nominato segretario della Quercia in Veneto dal 2001 su “indicazione” di D’Alema. Il fatto che viene taciuto è che il De Piccoli è stato processato e prescritto, con tanto di reato accertato, per una tangente percepita dalla Fiat Impresit, e versata su due conti svizzeri nel 1994.
    Il 21 gennaio 1994, al valico di frontiera con la Svizzera, la Finanza ferma un certo Ugo Montevecchi, amministratore di Fiat Engineering, che stava scappando nel paese del formaggio e della cioccolata con un carico di tutto rispetto: una montagna di carte nel portabagagli che testimonierebbe l’esistenza di un tesoro occulto della Fiat, noto con il conto svizzero di “Sacisa”.
    Montevecchi racconta ai finanzieri che sta portando tutto a Di Pietro perché ha preso precedenti accordi con lui, ma la cosa viene ritenuta quantomeno improbabile, dato che il Pm molisano si trova a Milano, non certo a Berna o Zurigo.
    In quelle carte, fra altre delizie, vengono scoperti tre nomi: “Accademia”, “Carassi” e “Linus”, corrispondenti ad altrettante mazzette versate al Pds veneto nel 1993 per un totale di 200 o 300 milioni di vecchie lire. Montevecchi, interrogato su ciò, fa il nome di Antonio Mosconi, all’epoca patron della Cogefar Impresit nonché esecutore materiale dell’operazione e già agli arresti domiciliari per altra condanna. A Mosconi viene notificato da Di Pietro un altro ordine di custodia cautelare, sempre domiciliare, in quanto avrebbe foraggiato un eurodeputato veneto (proprio De Piccoli), su conti riferibili a un consigliere regionale veneto sempre del Pds, Renato Morandina. “Denaro finalizzato alla campagna elettorale della corrente dell’on. Massimo D’Alema”, si legge nel provvedimento restrittivo.
    La Fiat Engineering era interessata a ripetere a Venezia l’operazione per la costruzione dello stadio Delle Alpi a Torino, ma con qualche ingranaggio in più “oliato” a dovere: ecco perché quei tre conti in nero al Pds veneto.
    Le indagini bancarie confermano tutto: fra il 1990 ed il 1992 Montevecchi ha accreditato fra i 200 ed i 300 milioni di vecchie lire sui conti svizzeri “Accademia” e “Carassi”, aperti da Morandina. Il quale racconta ai giudici che quel denaro era per lui e solo per lui, non per il partito. Greganti docet, evidentemente. E, a suo dire, non era nemmeno una tangente: si trattava, secondo la sua versione, di un compenso per una consulenza alla Fiat, inerente problemi ambientali e turistici in Laguna. Compenso versato, chissà perché, in nero.
    L’indagine su De Piccoli, Morandina, Mosconi e Montevecchi, aperta a Milano, passa dapprima a Torino, e poi per competenza a Venezia, dove il Pm Carlo Nordio chiede per loro il rinvio a giudizio nel 1999 per finanziamento illecito. Ma ormai siamo fuori tempo massimo e il 17 febbraio 2000 gli imputati strappano la prescrizione, anche se il passaggio di denaro è stato accertato al di là di ogni ragionevole dubbio.
    Due mesi dopo la prescrizione, De Piccoli viene nominato sottosegretario all’Industria sotto il governo Amato. Nel 2001 ottiene il posto di segretario dei Ds veneti; nel 2004 passa a capo della segreteria particolare di Piero Fassino.
    Il vecchio che avanza.

 

 
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