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  1. #1
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    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
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    Predefinito ELEZIONI ANTICIPATE sempre più vicine

    GOVERNO: CDL SENZA ACCORDO, CRISI PIU' VICINA

    (AGE) ROMA - «Ritirare i ministri centristi dal governo garantendo però l'appoggio esterno all'esecutivo. E' questa la proposta che il segretario dell'Udc Marco Follini ha lanciato alla direzione nazionale del suo partito in corso all'Hotel Minerva di Roma. Dopo il buco nell'acqua di ieri del vertice di governo convocato per uscire dall'impasse provocata dal tonfo alle regionali,con quattro ore di serrato confronto tra tutti i leader della Cdl che non sono però bastate a trovare un compromesso oggi è il giorno della resa nei conti nella maggioranza, con lo scontro tra le posizioni intransigenti dell'Udc, che spinge per una crisi formale che porti alla nascita di un nuovo governo, guidato sempre da Silvio Berlusconi ma con nuovi ministri e nuovo programma; e quelle orientate alla cautela di Forza Italia e Lega Nord, convinte che il difficile momento possa essere superato semplicemente con un aggiustamento al programma di fine legislatura e l'inserimento di un paio di nuovi ministri. In mezzo c'è Alleanza nazionale, che chiede un confronto schietto nella Cdl ma che non ritiene più indispensabile (come invece sembrava fino a ieri mattina) l'azzeramento dell'esecutivo, ipotizzando però un passaggio parlamentare per un nuovo voto di fiducia. L'appoggio esterno alla maggioranza comporterebbe costringerebbe comunque per Berlusconi la necessità di formalizzare la crisi e presentarsi in Parlamento con un nuovo incarico da parte del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Orientamento analogo a quello dei centristi è quello espresso dal Nuovo Psi di De Michelis. «Alla maggioranza chiediamo di scommettere sulla novità ed il cambiamento: siamo tra quelli che non si rassegnano che a Palazzo Chigi vadano Prodi e la sinistra», ha poi aggiunto Follini. Qualunque sia la decisione che la direzione dell'Udc prenderà, c'è attesa per la linea che adotteranno Forza Italia e, in particolare, di Silvio Berlusconi che ancora ieri ribadiva di non voler aprire una crisi formale e men che meno ipotizzare il ricorso ad elezioni anticipate. Anche per una questione di tempi tecnici: sarebbe inusuale votare la prima settimana di luglio, e ad ottobre c'è da fare la finanziaria. Come ha spiegato Tremonti, intervenuto a Porta a Porta, «la sua volontà è di andare avanti fino alle elezioni» alla scadenza naturale della prossima primavera. Intanto a Palazzo Chigi è iniziato anche il consiglio dei Ministri presieduto da Berlusconi ma senza i ministri dell'Udc, impegnati nella riunione di partito. A quanto si è appreso, il vicepremier Follini e il ministro Mario Baccini si erano incontrati a Palazzo Chigi prima di spostarsi all'hotel Minerva.
    15/04/2005 - 10:44
    Addio Tomàs
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  2. #2
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    sono allo sfascio.

  3. #3
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    PEZZOTTA, SE VOGLIONO CONTINUARE DECIDANO PRIORITA'

    (AGI) - Padova, 15 apr. - Della possibile crisi di governo ha parlato questa mattina a Padova anche il segretario della Cisl Savino Pezzotta che ha partecipato al congresso territoriale della Cisl Padovana. "La prima cosa - ha detto Pezzotta - e' che il governo dovrebbe avere il buon senso di rinnovare i contratti del pubblico impiego. Secondo me infatti non tocca al sindacato dire se occorra o meno fare le elezioni anticipate, non e' il nostro mestiere. Noi diciamo che se vogliono portare a termine la legislatura, hanno l'obbligo, il dovere di individuare le priorita': rinnovo del contratto del pubblico impiego, Mezzogiorno, settore industriale, tutela del reddito da lavoro e da pensione. Credo che il governo debba fare uno sforzo piu' bipartisan perche' la crisi riguarda tutti. Serve inoltre un confronto piu' positivo e piu' attento con le parti sociali, bisogna evitare una campagna elettorale che duri un anno. Se invece si va alle elezioni quello che chieidiamo che non vi siano da ambo le parti programmi demagocici o promesse che non si possono mantenere".
    Riguardo alla possibilita' che venga creato un ministero per il Mezzogiorno Pezzotta ha commentato: "Le questioni dei ministeri per dare una sedia in piu' non mi appassionano. Mi appassionerebbe di piu' sapere quale politica del Mezzogiorno il governo intende attuare. Si organizzino come vogliono, io voglio sapere con quali risorse, con quali politiche intendono intervenire". (AGI) Crc/Glc 151132 APR 05 -
    151201 APR 05
    Addio Tomàs
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  4. #4
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    Montezemolo: ''Conto di sentire Berlusconi in giornata''
    Nelle intenzioni del leader degli industriali, quella di avere un panorama di quanto sta accadendo nella maggioranza e nel governo in queste ore

    Sofia, 15 apr. (Adnkronos) - ''Conto di sentire il premier Berlusconi in giornata per avere il quadro della situazione politica''. E' il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo a riferire, a margine del forum delle imprese in corso a Sofia, l'intenzione di avere un panorama di quanto sta accadendo nella maggioranza e nel governo in queste ore, prima dell'assemblea degli imprenditori veneti prevista nel primo pomeriggio.
    E sulla pioggia di emendamenti presentati al Senato sul dl competitivitè, il leader degli industriali si augura: "L'importante, soprattutto in queste ore, è che non diventi una finanziaria-bis. Io sto a quello che ha detto Berlusconi a Bari, rassicurandoci che avrebbe messo insieme sia il disegno di legge che il decreto legge - afferma Montezemolo - e da quella volta non ne abbiamo più parlato''.
    Al presidente di Confindustria risponde il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, che sempre dal forum di Sofia prende posizione sulle perplessità che Montezemolo aveva espresso, chiedendo al governo di governare o andare al voto. ''Non sono d'accordo. Stiamo governando'', ha spiegato aggiungendo: ''Per un terzo anche il dl competitività è stato scritto da noi. Se non è governare questo ditemi voi...''. Perche', per Marzano, ''governare non è enunciare slogan che possano colpire l'immaginario. Governare sono i fatti, è fatica''.

    http://www.adnkronos.com/Politica/20...lo_150405.html
    Addio Tomàs
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  5. #5
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    sono allo sfascio.
    anche l'Italia
    Addio Tomàs
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  6. #6
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    Predefinito Il Perno, di Davide Giacalone

    Il perno

    Coloro i quali sostennero il sistema elettorale maggioritario, in quel biennio decisivo 1992-1994, non volevano una politica bipolare. Una cosa sono le chiacchiere, una diversa la realtà: i Segni ed i Martinazzoli, pur da punti di vista diversi, vedevano disgregarsi la Democrazia Cristiana e pensavano di riaggregare il centro in un diverso scenario. Le ultime elezioni, del resto, avevano ancora premiato le forze di governo e punito severamente i comunisti, rinominati Pds.



    Ma le forze che vinsero le elezioni nel 1992, quelle che ebbero la maggioranza dei voti, furono sterminate immediatamente dopo la vittoria: nessuna si ritrovò sulle schede elettorali del 1994. Non era mai successo, in una democrazia. Silvio Berlusconi vide due cose: il vuoto che tutte quelle forze lasciavano ed il pericolo di una deriva giustizialista, odorosa di caudillismo sudamericano. Combatté il secondo occupando il primo. Fu lui, in quel momento, il fondatore del bipolarismo.
    Del sistema bipolare divenne, in breve, l'unico perno: gli italiani tornarono a votare liberamente, ma, in buona sostanza, votavano pro o contro di lui. L'intero dibattito politico s'articolava attorno alle sue gesta ed alla sua condizione. Tant'è che chi si azzardava ad evidenziare che il problema non era Berlusconi, ma il vuoto che l'aveva preceduto, veniva iscritto d'ufficio fra i suoi ferventi sostenitori. Si poteva solo essere pro o contro, ogni altro ragionamento era da considerarsi inutile. Una scena deprimente, che, difatti, ha depresso il tono della vita politica.
    Oggi si vuole che Berlusconi sia indebolito, ma non per questo ha perso il suo posto: perno del bipolarismo. I suoi alleati dicono che si deve rilanciare, fare e dire, ma che la sua leadership non si tocca: bravi, ed allora? I suoi avversari dicono che è finito, ma ne sono prigionieri fin nella discussione dei programmi futuri, dovendo fare i conti con le scelte fatte in politica estera (giuste, anche se da loro avversate) e con la volontà di diminuire la pressione fiscale. Ancora una volta: il problema non è il perno, ma il vuoto che gli gira attorno.
    Si può dire una cosa politicamente scorretta? Ebbene: né gli italiani né i leaders della sinistra hanno nessuna intenzione di farsi governare da Romano Prodi, e, del resto, a destra come a sinistra ci si rende conto che l'aggregazione denominata Casa delle Libertà non sta più in piedi. Lo sanno e lo sentono tutti, ma ci avviamo, lentamente, verso uno scontro elettorale che contrapporrà Prodi a Berlusconi, come nel 1994. Ora più che mai due non alternative.

    Davide Giacalone
    http://www.davidegiacalone.it

    15 aprile 2005
    .................................................. .......................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...hp?storyid=782

  7. #7
    Socialcapitalista
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    Sfuriata del premier: " Se quelli si dimettono, dovrò salire al Quirinale"
    Il dilemma di Berlusconi "Esecutivo bis o voto subito"
    Monito di Tremonti: "Se cedi, regali ai dc una grande vittoria, li fai diventare dei giganti e tu sarai un presidente dimezzato"
    Calderoli chiede di "espellere" i centristi: "Andiamo alle elezioni con un asse Forza Italia- Lega, vediamo quanti seggi prendono"
    CLAUDIO TITO


    ROMA - «Se quelli si dimettono, dovrò salire al Quirinale. Dovrò spiegare a Ciampi cosa è successo...». Smaltita la rabbia, metabolizzati i battibecchi con Follini e De Michelis, Silvio Berlusconi davanti allo stato maggiore di Forza Italia pronuncia le "paroline" che si è sempre rifiutato anche solo di pensare: nuovo governo e elezioni anticipate.
    Eh già, perché dopo la sfuriata il Cavaliere ha dovuto riflettere a mente fredda sul da farsi. Sulle contromosse da mettere a punto nel caso in cui il segretario dell´Udc arriverà davvero a ritirare i ministri. Perchè quell´»andiamo avanti lo stesso» lanciato contro Follini come un guanto di sfida, è soprattutto una posizione tattica.........

    Oggi, se e quando i centristi avranno formalizzato le dimissioni, il quadro dovrà comunque cambiare. E tutto parte da una premessa su cui alla fine ha dovuto convenire Berlusconi davanti agli esponenti di Forza Italia e della Lega: «È vero che con l´appoggio esterno non è che possiamo andare avanti tanto... «. Una considerazione che ha costretto Berlusconi ad oscillare per tutta la giornata tra l´indicazione minimalista di chi vede nel Berlusconi bis l´unica strada percorribile e il voto a giugno. Con una implicita rottura della Casa delle libertà. Con i centristi di fatto «espulsi» dall´alleanza e An posta davanti all´alternativa tra un´intesa con l´Udc e l´abbraccio con l´asse del nord composto da Forza Italia e Lega.

    A Palazzo Chigi, infatti, hanno dovuto constatare che l´idea di resistere non è concretamente realizzabile. Anche perché la lista dei provvedimenti delicati su cui il governo rischia di essere battuto è piuttosto lunga: devolution, Dpef, Finanziaria 2006. E allora prima con gli esponenti del Carroccio e poi con i big di Forza Italia lo stesso Berlusconi ha iniziato a elencare tutte le soluzioni alternative. Compresa quella delle elezioni anticipate a giugno.
    «Noi di certo non possiamo accettare l´idea dell´appoggio esterno - gli ha spiegato a chiare lettere il ministro delle riforme Roberto Calderoli - . Vi pare che andiamo come se nulla fosse? Eppoi la riforma federalista che fine fa?». «Non pensare - ha insistito - che la Lega possa tornare a casa e dire semplicemente siamo stati al governo 5 anni ma la devolution non l´abbiamo ottenuta. No, non ce lo possiamo permettere». Il cuore degli interrogativi che ieri sera sono stati posti al premier è proprio questo: «Come si fa ad andare avanti?». «In effetti - ha replicato il Cavaliere - anche io non riesco ad accettare l´idea che quelli stanno fuori dal governo e ci ricattano su ogni punto, su ogni legge. Poi che facciamo? Contrattiamo ogni singolo voto in Parlamento?».
    Con i suoi, allora, ha dovuto prendere atto della necessità di troncare qualsiasi ipotesi che veda un altro anno di legislatura con i centristi fuori dall´esecutivo. Il ministro dell´Interno Pisanu e quello degli Affari Regionali La Loggia, allora, hanno cominciato il loro "battage" per la soluzione minimale. «Accetta il nuovo governo - è stato il suggerimento del titolare del Viminale - fai una vera svolta e si arriva a fine legislatura. Non ci sono alternative». Un percorso che trova il no addirittura di Gianni Letta e poi di Giulio Tremonti. «Se fai il bis - ha ammonito l´ex ministro dell´Economia - regali una grande vittoria ai democristiani. Li fai diventare dei giganti e tu sarai un presidente dimezzato. Meglio andare dritti al voto subito, a giugno». E a quel punto, proprio come gli aveva pronosticato il leghista Calderoli, «alle elezioni ci andiamo con un asse Forza Italia-Lega. E i dc vanno da soli. Così vediamo quanti deputati prendono».

    Il ricordo di quel che è accaduto nel 1994 è ancora forte. Le ipotesi di governi istituzionali, di «Pera o Casini a Palazzo Chigi», si muovono tra i corridoi di Via del Plebiscito come incubi. «E se poi - è il timore - tutto si trasforma in un pasticcio? Se la crisi anzichè lampo diventa lunghissima? E se qualcuno tira fuori il governo istituzionale o elettorale? Chi li ferma? Io non voglio più commettere l´errore dell´altra volta. È vero che Ciampi non è Scalfaro, ma chi me lo dice?». Tant´è che perfino il prudente Pisanu, alla fine, deve articolare meglio la sua proposta: «Se la crisi si ingarbuglia, dritti a votare».

    La Repubblica 15-4-05
    Addio Tomàs
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  8. #8
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    In sostanza, l'UDC avrà il ruolo che ha avuto la lega nel 1994?

    Addirittura si potrebbe presentare insieme a Prodi se viene esclusa dalla CdL?

    Potrà costituire un'alternativa all'alleanza con Rifondazione?
    Addio Tomàs
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  9. #9
    Socialcapitalista
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    Ci sono, mi pare due questioni distinte,

    La sconfitta elettorale delle regionali

    La crisi fra i partiti della CdL, in particolare l'attrazione che i democristiani dell'UDC sentono nei confronti della balena bianca di Prodi.
    Addio Tomàs
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  10. #10
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    In Origine Postato da agaragar
    anche l'Italia
    non credo, abbiamo 25.000 $ di PIL pro capite.
    Certo, alcune cose son peggiorate, ma intanto l'Autoprescritto deve andare per sempre via dal parlamento e dalla vita politica italiana.

 

 
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