A MARGINE DEL VOTO: BREVI RIFLESSIONI
di Alex Cioni - Libertà di Azione - Vicenza
L’ultimo appuntamento elettorale ci ha visto perdere un numero considerevole di consensi. In Veneto alle scorse elezioni europee Alternativa Sociale e la Fiamma Tricolore hanno ottenuto assieme 51.000 voti circa, quasi 22.000 in meno alle regionali.
Al di là delle disquisizioni più o meno accademiche, io credo che le spiegazioni siano tutto sommato abbastanza semplici, forse troppo, malauguratamente.
In primo luogo, bisogna prendere atto che l’estrema destra in Italia vale più o meno dall’1 al 2 per cento, non di più, a dimostrazione che lo spazio fuori dalla destra istituzionale è quello che è; non metabolizzare questo dato di fatto significherebbe ripeterci negli errori, anche perché non posso credere che l’obiettivo ultimo sia quello di rappresentare solo noi stessi.
Dunque, perché continuare testardamente a rimanere invischiati in quello che, di fatto, è un ghetto che produce solo magri risultati, i quali tra l’altro non sono sufficienti neanche a giustificare una mera presenza di testimonianza? Perché trascinare in questo ghetto un esponente come Alessandra Mussolini che dagli italiani non è vista certamente come un’estremista di destra. Alessandra Mussolini, nella speranza di molti noi, era (a mio parere ancora lo può essere), la vera novità che poteva rompere gli schemi di un dogmatismo sciocco e inutile al quale troppi di noi sono ancora legati.
Comunque, uno degli errori che abbiamo fatto è stato quello di incalzare Alleanza Nazionale troppo spesso in sterili polemiche, le quali, ai più sono dipese da uno spirito di rivalsa personale che da una questione di contenuti politici. Noi sappiamo che non è così, ma purtroppo molti italiani hanno avuto questa impressione.
Alleanza Nazionale è uno dei partiti di governo e come tale va trattato spostando il confronto sui programmi, sulle idee e sui valori di fondo, gli argomenti non ci mancano per dimostrare coi fatti che il nostro è un Movimento diverso che sta effettuando un suo particolare percorso, commettendo anche degli errori evidentemente, ma che si identifica in maniera intrinseca proprio nel fatto di essere opposizione non solo nei confronti della sedicente sinistra, ma anche e soprattutto con la destra istituzionale.
Pare chiaro la necessità di intraprendere strade nuove animate da scelte coraggiose, le future azioni politiche si devono caratterizzare per originalità al fine di fuoriuscire da quella che io considero la gabbia all’interno della quale siamo funzionali al sistema che diciamo di voler contrastare.
Dobbiamo essere in grado di lanciare un vero e proprio messaggio di lotta e di liberazione, un grido di rivolta in aperto contrasto con l’attuale regime partitocratico, dobbiamo diventare i portavoce di una protesta che, trasversalmente, (pensiamo agli astenuti) può unire i tanti italiani nauseati dallo squallore messo in piedi quotidianamente dai cosiddetti primi attori della politica italiana.
I mezzi a nostra disposizione sono quelli che sono e i miracoli non si possono fare, tuttavia è di prioritaria importanza migliorare dal punto di vista comunicativo, che in politica è il fattore basilare, iniziando per esempio a stampare dei manifesti che si possano chiamare con questo nome. Riuscire a fare questo sarebbe già un passo in avanti.
Sarebbe altresì utile, che quel minimo di finanziamento pubblico ottenuto grazie al rimborso spese elettorale, sia messo a disposizione, in termini ragionevoli ovviamente, anche dei nuclei territoriali più attivi e organizzati.
Non sarebbe cosa cattiva un leggero cambiamento di stile, permettetemi il termine, anche da parte nostra, il che significa, tra le altre cose, che anche il linguaggio deve mutare per essere più comprensibile, chiaro e semplice, adeguato al tempo in cui viviamo; dobbiamo predisporre un programma snello sul quale devono spiccare in particolare due o tre punti e sui quali bisogna indirizzare le nostre campagne politiche.
Tutto ciò non significherebbe adeguarsi o arrendersi, ma semplicemente fare politica, perché cari amici, noi abbiamo scelto come strumento di diffusione delle nostre idee anche la competizione elettorale, è stata una nostra scelta, e allora bisogna prendere atto che con le urne, al contrario delle firme, prendetela pure come battuta, non si può barare e i risultati sono lì impietosi a dimostrarlo, checché se ne dica.
Qualcuno può obiettare affermando che non possiamo lavorare esclusivamente in funzione delle elezioni, perché non sono il nostro fine, perché noi siamo altra cosa e vogliamo un sistema differente che è in aperto contrasto con l’attuale partitocrazia; è vero, tutto vero, condivido, malgrado ciò, mi si deve spiegare che senso ha nel continuare a presentare liste alle elezioni per riprodurre periodicamente i soliti risultati ininfluenti.
In Italia esiste un sistema elettorale bipolare che penalizza chi non si riconosce nei due poli liberal-democratici, ma questo lo sapevamo in partenza; le elezioni regionali sono legate a forti interessi lobbistici e clientelari, perciò noi partivamo ancora più svantaggiati, ma anche di questo eravamo consapevoli.
probabilmente qualcuno non ha compreso o non ha messo in conto che limitarsi a fare l’ala d’estrema destra della Casa delle Libertà, non significa automaticamente conquistare il malessere e il malcontento, che esiste, di quell’elettorato.
Difatti, nel momento di maggiore crisi della coalizione di governo non siamo riusciti a raccogliere un voto di protesta - dico uno - ciò che è peggio e sul quale dovremmo riflettere tutti, è che questi voti sono andati direttamente al centro sinistra o nelle file degli astensionisti.
Bisogna prendere atto che l’elettorato di destra è fortemente limitato e legato agli schemi di un becero e a mio parere superato anticomunismo, quindi ammesso che da parte di questi elettori ci possa anche essere una simpatia per una lista d’estrema destra, in una competizione elettorale per la quale si decidono le sorti di un governo regionale o addirittura nazionale, in realtà questo elettorato non ci vota perché ci considera funzionali alla sinistra, peggio ancora ai comunisti.
Insomma, il voto ad una lista di estrema destra è considerato inutile e indirettamente regalato ai rossi; in questo senso i proclami in campagna elettorale di Fini e Berlusconi hanno sortito il loro effetto.
E allora che fare? Alternative non ci sono: o ci omologhiamo sotto le ali protettrici di uno dei due poli (io credo che questa opzione sia la meno sostenibile visto i pessimi risultati della lista Rauti), o altrimenti costruiamo un soggetto politico possibilmente rinnovato, il quale si prefigga come target iniziale il sostenimento di una politica fortemente popolare che permetta di catturare l’attenzione degli italiani in quanto tali e non in quanto di destra o di sinistra, piuttosto perché sono cattolici o laici.
A questo punto è lapalissiano che dal mio punto di vista l’esperienza del cartello elettorale è arrivata al capolinea, è il momento di lavorare per il Partito, vale a dire per un soggetto politico vero con una sua struttura al vertice e soprattutto territoriale. Un Partito che può nascere, se siamo tutti in buona fede, perché i punti sui quali cementificare l’unità ci sono e su questi presupposti la nuova organizzazione deve e può sorgere.
Dobbiamo essere in grado di creare un punto di riferimento fuori degli schemi e soprattutto fuori del ghetto dell'estrema destra, perché questa è un’esigenza ineluttabile se vogliamo aumentare il nostro spazio di manovra che ci permetta di colloquiare con tutti gli italiani, anche con quelli di sinistra e sopratutto con coloro che hanno deciso di non sprecare il proprio tempo con un voto considerato privo d'effetto.
Ma per fare questo bisogna andare veramente oltre ed essere disposti a lasciare nell'armadio ciò di cui si può fare anche a meno. Non è per niente facile, è una sfida anche con noi stessi, ne sono consapevole, ma probabilmente vale la pena provare.
Per carità, il Partito non deve essere un dogma, e non lo considero neanche la panacea risolutrice, però ci devono essere delle alternative valide che non possono essere quelle di tornare alla situazione di due anni fa.
Alex Cioni
LIBERTA’ DI AZIONE - VICENZA




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