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    Predefinito L'Europa prodiana e il terrorismo antisionista

    dal quotidiano La PADANIA

    " LE RIVELAZIONI ISRAELIANE
    Quando Prodi trattava con Hamas


    DIMITRI BUFFA
    --------------------------------------------------------------------------------
    «Odio la parola terrorismo, ho passato gran parte della mia vita tra i combattenti per la libertà come quelli che ci sono in Colombia e penso che noi in Europa siamo stati impressionati troppo dagli eventi dell’11 settembre 2001 e che ciò ha determinato una risposta troppo emotiva». Il campione di relativismo etico che avrebbe pronunziato questa frase non è un no global qualunque, un Casarini o un Caruso. Ma un politico europeo con grandi responsabilità istituzionali ai tempi della Commissione Ue presieduta da Romano Prodi. Si chiama Alistair Crooke e fu consigliere per la sicurezza di Miguel Moratinos, all’epoca lo speciale inviato europeo per promuovere (chissà come) la pace in Medio Oriente.
    La cosa più grave è che queste parole furono pronunziate nel giugno 2002 durante un incontro più clandestino che segreto con i vertici di Hamas, capeggiati da Ahmed Yassin, lo sceicco paraplegico poi fatto fuori dall’esercito israeliano con un cosiddetto “omicidio mirato”. Yassin infatti è il mandante materiale di decine di kamikaze islamici in Israele e quindi di centinaia di vittime innocenti.
    Il 25 novembre 2004, data da tenere a mente, Javier Solana, allora capo della politica estera della Ue, attaccato da americani e israeliani che lo accusavano di avere avuto rapporti clandestini con esponenti di Hamas nel periodo più tragico dell’Intifada degli “shahid” negò sdegnato che simili voci avessero alcun fondamento. Solana allora non poteva sapere che gli israeliani già sapevano delle sue menzogne e ne possedevano le prove rinvenute in alcuni fortini dei terroristi della striscia di Gaza durante le periodiche incursioni bonificatrici dell’esercito. In una di esse, nel novembre 2002, era stato trovato e sequestrato un piccolo dossier in cui erano elencati questi contatti segreti che i delegati europei al Medio Oriente avevano tenuto tanto con le Brigate dei martiri Al Aqsa quanto con Hamas.
    In pratica i palestinesi conservavano dei verbali di questi incontri, circostanza che nei giorni scorsi ha permesso al governo israeliano di sbugiardare l’Europa di Prodi i cui rappresentanti avevano spergiurato di non avere mai avuto contatti segreti con Hamas. Invece non solo questi approcci ci sarebbero stati, ma anche il tenore dei discorsi era a dir poco agghiacciante, almeno dal punto di vista della sicurezza di Israele. Alistair Crooke infatti si impegnava a far tornare indietro la Commissione Prodi che solo da poco aveva incluso Hamas nella lista dei movimenti terroristici da bandire dal vecchio continente, anche congelando i fondi raccolti dai “fratelli musulmani” nelle banche inglesi e francesi. Un’inclusione, tra parentesi, fortemente voluta dal governo italiano su input di quello statunitense.
    Come se non bastasse Crooke parlava con Yassin che cercava di convincerlo che la soluzione buona per i palestinesi non era mica quella dei “due popoli in due Stati” entro i confini precedenti alla guerra dei sei giorni del 1967. No, Yassin ricordava all’interlocutore europeo, che bontà sua si limitava ad annuire, che i veri confini da cui gli israeliani si dovevano ritirare erano quelli del 1948, cioè l’anno della fondazione dello stato ebraico. Che secondo Yassin era la causa della corruzione di tutta la popolazione araba della Palestina che avrebbe ritrovato la propria pace solo dopo la ricacciata in mare dell’odiato nemico sionista. E nella cornice di questi discorsi anti ebraici da Terzo Reich, Alistair Crooke, invece di alzare i tacchi e andarsene via, non ha trovato niente di meglio, sempre secondo il resoconto del documento sequestrato a Gaza nel novembre 2002, che promettere di mantenere segreti i colloqui e i loro contenuti «specie nei confronti di israeliani e americani che avrebbero potuto usarli a loro vantaggio».
    Nonché di discettare sul concetto di “terrorismo” così come vissuto da noi poveri idioti occidentali. Vantandosi, lui, di avere conosciuto “combattenti liberi” in Colombia. Che si riferisse ai narcotraficantes delle Farc, l’esercito marx leninista di liberazione che con i propri squadroni della morte controlla tutta l’area di fabbricazione e produzione di cocaina in Sud America? Peraltro chi non ricorda che in Italia ai tempi del governo dell’Ulivo fu proprio l’allora presidente della Camera Luciano Violante a ricevere nel Parlamento italiano una delegazione delle Farc? Talvolta in Italia e in Europa vi è davvero un idem sentire. Che ha la caratteristica di repellere al cittadino comune.
    Nel 2002 uno dei collaboratori dell’allora presidente della Commissione Ue aveva avuto contatti segreti con lo sceicco Ahmed Yassin, leader dei terroristi palestinesi. Fra i progetti, cacciare i nemici sionisti
    ..

    [Data pubblicazione: 15/04/2005]
    "
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    Shalom

  2. #2
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    Predefinito

    "Rapporto Olaf sui finanziamenti ai terroristi

    di Carmine Monaco


    Brad Nielson, co-fondatore della Funding for Peace Coalition, ci informa che, dopo due anni di "riflessioni" e "considerazioni", la commissione d'indagine sulle frodi denominata "OLAF" ha annunciato la chiusura delle sue "indagini circa il sostegno dell'Unione Europea al budget dell'Autorità Palestinese". L'OLAF spiega che, mentre non sono state accertate "responsabilità", la possibilità di un "cattivo utilizzo" ("misuse") dei fondi generosamente elargiti all'ANP "non può essere esclusa". La ragione? I controlli sui finanziamenti UE all'ANP sono inadeguati. In poche parole, delle enormi somme donate ad Arafat e soci non si può avere un adeguato rendiconto da presentare ai contribuenti europei.

    Date le ovvie e contrastanti pressioni politiche che hanno portato alle indagini e che ne hanno seguito lo svolgimento, possiamo comprendere che l'OLAF è riuscita a trovare la maniera più indolore e diplomatica di raccontare il fallimento europeo (se di fallimento vogliamo parlare) nell'esercizio del legittimo e doveroso controllo dell'utilizzo dei flussi di denaro diretti verso gli arabi palestinesi. E' significativo il fatto che il Rapporto viene reso pubblico molto tempo dopo che i principali responsabili europei di tale politica sono passati ad altri incarichi, come ad esempio Romano Prodi.

    La Commissione Europea continua però a rifiutare le sue evidenti responsabilità passate, dovute quantomeno ad un lassismo prossimo alla complicità, e continua la sua politica di finanziamenti quasi con le stesse modalità. Spetta perciò a noi cittadini europei chiedere energicamente controlli rigorosi sulle modalità di spesa del denaro dei contribuenti, nonostante gli articoli della stampa al riguardo siano in genere superficiali e adottino la fragile linea difensiva della Commissione Europea.

    Per rendersene conto basta leggere le analisi della nostra organizzazione "Eufunding", all'indirizzo: http://eufunding.org/accountability/OLAFReport2.html.

    Per agire in concreto, scrivete alla stampa e ai vostri rappresentanti politici evidenziando le differenze tra ciò che ci raccontano e la verità documentata dei fatti. Chiedere un maggiore controllo nella spesa del denaro dei contribuenti europei significa lavorare per il bene sia degli israeliani sia degli arabi palestinesi che vivono al di fuori delle ristrette cerchie di potere della loro "Autorità", in condizioni di povertà, strumentalizzati dai fautori del terrorismo nell'indifferenza generale.



    "
    www.ebraismoedintorni.it


    Shalom

  3. #3
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    Sono eventi gravissimi che come al solito non avranno nessuna risposta e nessun risalto nel dibattito politico nella piccola Europa...la politica degli utili idioti stile Romano Prodi avanza,inutile resistere...

  4. #4
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    Sarà pure inutile, ma per una persona onesta e liberale, resta un dovere MORALE, prima che politico.

    Shalom

 

 

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