Nel 1965 pronosticò il boom dei microchip e dell'elettronica
Una profezia che si è avverata con l'aiuto del suo stesso ideatore
I 40 anni della legge di Moore
Motore dell'industria informatica
Gordon Moore
ROMA - Secondo alcuni è un tipico caso di profezia che si autoavvera. Secondo altri, un'intuizione geniale. Verosimilmente è l'una e l'altra cosa. Parliamo della legge di Moore, il celebre assioma secondo il quale la complessità e la potenza dei circuiti integrati sono destinate a raddoppiare a intervalli regolari, che proprio oggi compie 40 anni.
Era il 1965 quando la rivista Electronics Magazine, per festeggiare i 35 anni di attività, chiese a un gruppo di esperti di fare un pronostico sul futuro della nascente industria informatica. Tra quelli che risposero all'appello c'era Gordon Earl Moore, giovane ricercatore di una compagnia di circuiti integrati. Moore buttò lì il suo pronostico: "Nel 1975, il numero di componenti per ogni circuito integrato toccherà quota 65 mila". Contando che, all'epoca dell'articolo, il chip più evoluto aveva 60 componenti, significava raddoppiarne la complessità ogni anno. "I circuiti integrati", pronosticò inoltre Moore, "permetteranno meraviglie come i computer domestici e gli apparecchi di comunicazione portatili".
Una copia originale di quel numero di Electronics Magazine vale oggi 10 mila dollari. E questo dà l'idea di come la profezia di Moore sia diventata una pietra miliare nella storia dell'industria informatica. Le cose sono andate esattamente come il giovane ricercatore le aveva immaginate, un traguardo dovuto in parte al suo intuito brillante, in parte alla sua intraprendenza imprenditoriale: tre anni dopo aver formulato la sua legge, Moore avrebbe infatti fondato la Integrated Electronics, meglio nota come Intel, colosso che della legge di Moore ha fatto la sua ragione sociale, trainando l'esplosione della società dell'informatica.
C'è chi mette in dubbio la paternità della profezia, osservando che molti anni prima di Moore un pronostico simile era stato fatto da Douglas Engelbart, un'altra leggenda dell'informatica, passato alla storia come l'inventore del mouse. Ma al cofondatore di Intel va riconosciuto il merito, forse anche più importante, di aver trasformato un'astratta speculazione futuristica nel motore della rivoluzione hi-tech.
Oggi Moore, che ha 76 anni e ha abbandonato ogni incarico decisionale nella sua azienda, si gode la pensione nel suo buen retiro delle Hawaii. Guardando al passato, si stupisce che la sua profezia si sia rivelata tanto accurata. Guardando al futuro, ammette che la sua legge non funzionerà in eterno: "Le formule esponenziali sono per loro natura destinate al naufragio", ha dichiarato in una recente intervista al sito Techworld. Con le attuali tecnologie, ha spiegato, i componenti stipati su un circuito non potranno essere più piccoli di un atomo. "Ma ci vorranno ancora un paio di generazioni di chip prima di giungere a questo limite".
(19 aprile 2005)





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