Da settembre privatizzato il 30 per cento della società. Palazzo Marino preleverà parte degli utili dal bilancio 2004
Vendita Sea, il Comune chiede 600 milioni
Pronti a vendere la Sea, se il prezzo è equo. La giunta ha approvato la delibera di indirizzo per la dismissione del 30% della società che gestisce gli aeroporti e l’obiettivo è arrivare alla privatizzazione in settembre. A dimostrazione, l’esecutivo di Palazzo Marino stabilisce anche di «alleggerire» le casse della società: dei 54 milioni di utile 2004, il Comune ha deciso di incassarne 30. «Non abbiamo dané e stiamo tagliando i servizi. La Sea ci deve dare una mano», taglia corto il vicesindaco Riccardo De Corato. L’anno scorso tutti gli utili erano rimasti nel fondo di riserva. Sulla divisione dei dividendi è subito lite tra Comune e Provincia. Tornando alla cessione delle quote, il punto di partenza restano i 600 milioni di euro ipotizzati nel 2001 prima delle Torri gemelle: il sindaco più volte ha precisato che non avrebbe venduto a un euro di meno. Ma ora sul piatto c’è l’offerta di 500 milioni del presidente della Regione Roberto Formigoni e la giunta ha pensato di chiedere all’advisor qual è oggi la reale situazione del mercato. In altre parole, non è escluso che si possa vendere a meno. «Una cosa è sicura - spiega De Corato - fisseremo una base d’asta e la cifra di vendita non potrà essere inferiore. Finora si è sempre parlato di 600 milioni, ma ora gli esperti ci devono dire se il valore è ancora quello. Se così non fosse, valuteremo il da farsi».
La vecchia ipotesi di privatizzazione prevedeva anche il collocamento in Borsa. Adesso, invece, il Comune vorrebbe procedere a un’asta competitiva, con diritto di prelazione per gli enti pubblici, e anche su questo aspetto si interroga l’advisor. «La nostra congettura - osserva l’assessore al Bilancio Mario Talamona - è che adesso si possa arrivare a una miglior valorizzazione della quota mediante la procedura dell’asta, ma attendiamo di sentire l’advisor». Agli esperti Palazzo Marino ha anche chiesto se «di fronte al manifestato interesse della Regione è possibile dal punto di vista tecnico-giuridico adattare una clausola di prelazione per gli enti pubblici». «Ma sia chiaro - incalza Talamona - non si fanno sconti. Solo una volta individuato il massimo valore possibile il Pirellone potrebbe acquisire le quote». Entro un mese dovrebbero arrivare le risposte dell’advisor. A fine maggio-giugno la delibera sarà pronta per l’aula. Entro luglio la giunta spera di ottenere l’okay del consiglio. «Vorremmo approfittare della finestra di settembre per la vendita».
La delibera di indirizzo non è la sola che ha riguardato la Sea nella riunione di giunta di ieri. Sono stati approvati anche gli indirizzi che l’assessore Giorgio Goggi esporrà all’assemblea del 26 aprile. La sostanza dunque è questa: l’amministrazione non lascerà gli utili - che dal bilancio 2004 risultano essere appunto 54 milioni di euro - nelle casse della società come fondo di riserva. «Dei 54 milioni - riferisce De Corato - il Comune ha deciso di incassarne 30. Così facciamo anche un regalino ai signori amici della Provincia, dando anche a loro un utile di 5 milioni». Replica subito il presidente Filippo Penati: «Se questo è lo spirito e l’approccio verso il socio di minoranza, la Provincia non vuole nessun posto nel cda». Il dividendo proposto dalla Sea al Comune era molto inferiore: 4,2 milioni di euro. Diverso il caso dell’Atm. Gli utili di 2.919.018 euro resteranno all’azienda e serviranno per impermeabilizzare il tratto della MM2 Udine-Loreto.
Rossella Verga
Corriere della Sera




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