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Bocciata la nuova porta del Marco Polo
La Commissione di Salvaguardia, all’unanimità, ha rispedito alla Save il progetto per albergo, darsena, centro congressi

I 15 componenti della Commissione di Salvaguardia hanno sbattuto la porta in faccia alla Save, la società di gestione dell'aeroporto di Venezia, e al progetto del canadese Frank O. Gehry per la grande nuova porta di Venezia: progetto voluto fortemente dall'ex presidente del Marco Polo, Gianni Pellicani, e portato avanti con determinazione dall'attuale vertice di Save, Enrico Marchi che due anni fa, in occasione della presentazione ufficiale, ebbe a dire: «È un occasione per scongiurare il pericolo di trasformare Venezia in un grande museo a cielo aperto».

Che cosa succederà ora? Ricorsi, controricorsi, nuove procedure, appelli alla "extraterritorialità" dell'aeroporto rispetto al resto del Comune di Venezia... ma sicuramente accadrà che, come disse nel 2002 proprio Gehry, «i tempi di realizzazione saranno "italiani". Cinque anni fa venni a Venezia per festeggiare il nuovo ponte di Calatrava e oggi non l'hanno ancora iniziato». Il cantiere di Calatrava, in questi due anni, è stato in effetti aperto, ma chissà quando sarà chiuso.

Ottanta milioni d'euro di investimento (anche se fino ad oggi Save ha stanziato solo poco più di 1 milione d'euro), un albergo da 350 stanze, un centro congressi per 3 mila persone solo nella sala grande, e 30 mila visitatori al giorno complessivi, un bar galleggiante, negozi, tutto sotto a due gigantesche chele di granchio con 30 mila metri quadri di edifici e una sorta di cupola di acciaio inossidabile, bucata per far passare la luce del giorno, che coprirà la darsena per taxi e vaporetti. La darsena, in proposito, dovrebbe essere raddoppiata rispetto alle attuali dimensioni. E il progetto di Save va anche oltre l'idea di Gehry, nel senso che la società di gestione del Marco Polo prevede di realizzare altri due alberghi, accanto a quello disegnato dal canadese autore del museo Guggenheim di Bilbao, per un totale di 900 posti letto.

Ebbene, di fronte a tutto questo "ben di Dio" la Commissione di Salvaguardia ha detto che la cosa è addirittura inesaminabile per 3 motivi di fondo: mancano il piano complessivo dell'area aeroportuale (che si sta aspettando da oltre 3 anni), la verifica di impatto ambientale complessiva (Via), e il piano dell'accessibilità e mobilità complessivo (per mettere assieme le esigenze di aeroporto, porta di Gehry, progetto dell'Aeroterminal, sviluppo del Casinò, nuovo stadio, cittadella del gioco e del divertimento e, non ultimi, i cittadini di Tessera).

Nell'occasione, infine, la Commissione ha segnalato che non le risulta nessun atto che autorizzi il raddoppio della darsena.

Nelle more della riunione - che a quanto pare ha scoperchiato un vulcano solo intravisto qualche mese fa quando scoppiò la lite furibonda tra l'assessore alla Pianificazione strategica del Comune di Venezia, Roberto D'Agostino, e il presidente di Save Enrico Marchi - i commissari hanno dunque appurato che la procedura per la Verifica di impatto ambientale (Via) delle nuove strutture dell'aeroporto (e quindi anche della nuova aerostazione) non è mai iniziata.

Save, da quanto si sa, ha chiesto a Maria Giovanna Piva, la presidente del Magistrato alle Acque, quale Provveditore regionale alle opere pubbliche, di convocare una nuova Conferenza dei servizi. Che cosa dovrebbe fare? In difformità degli strumenti urbanistici vigenti (come evidenzia l'istruttoria regionale, il Piano particolareggiato per le nuove opere non è mai stato fatto), dovrebbe autorizzare tutte le nuove strutture perché considerate opere di interesse pubblico. La Save, dunque - che anche poco tempo fa ha dichiarato di essere una società privata e quindi di non essere obbligata a pagare 1 milione d'euro per un'opera d'arte prevista invece dalla convenzione con lo Stato che ha permesso i finanziamenti per la nuova aerostazione, - in questo caso sostiene che deve intervenire lo Stato perché deve realizzare opere di interesse pubblico tra le quali alberghi, negozi, centro congressi e via di seguito. Il parlamentare veneziano dei Ds, Michele Vianello, a proposito di questi argomenti l'anno scorso disse: «Non so, sinceramente, quale legge di mercato stabilisca che per sviluppare l'aeroporto, realizzare l'aerostazione nuova, le piste e tutto il resto, compreso il grande progetto della porta di Tessera, si spendano soldi pubblici, e invece i proventi finiscano in tasca a pochi privati».

La disputa tra Marchi e D'Agostino - sfociata anche in querele - è scoppiata proprio sullo sviluppo dei terreni attorno all'aeroporto: una gigantesca operazione che dovrebbe riversare in gronda lagunare milioni di metri cubi di cemento, parte per realizzare il progetto Gehry (quindi per la Save), parte per il progetto di Aeroterminal la società presieduta da un imprenditore trentino che ha acquistato una ventina di ettari per costruirvi un altro albergo, un parcheggio, una piccola darsena (poi scomparsa) e via di seguito. Tra veti incrociati, per impedirsi rispettivamente di arrivare per primi alla meta e poter sfruttare al meglio l'enorme potenziale economico di queste strutture, i due contendenti non sono giunti ad un accomodamento. E per questo è strano che l'anno scorso una Conferenza dei servizi "fantasma" - nel senso che la Salvaguardia non ne ha trovato alcuna traccia (nonostante il presidente della Commissione sia anche responsabile del settore Territorio della Regione) - abbia approvato il raddoppio della darsena.

Scendendo nei particolari della bocciatura della Salvaguardia c'è da sottolineare che quanto alla Verifica di impatto ambientale, i commissari la ritengono necessaria (lo è per legge) perché un albergo da 350 stanze e alto 38 metri sarebbe visibile non tanto dalla laguna ma addirittura dal mare aperto; e questo non si può realizzare in gronda lagunare, oltretutto mezzo sulla terra e mezzo sull'acqua. Avrebbe, insomma, un impatto ambientale notevolissimo, al di là di tutte le considerazioni sulla necessità di svecchiare Venezia. Quanto alla richiesta di un piano di accessibilità e mobilità, occorre ricordare che l'istruttoria regionale ha evidenziato come già nelle condizioni operative attuali la rete viaria esistente è congestionata; la nuova porta di Venezia può condurre all'azzeramento del servizio e alla paralisi del sistema di accesso all'aeroporto