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    Predefinito L'elettorato Del Prc Non Premia La Svolta Governista E Nonviolenta Di Bertinotti

    Alle elezioni regionali del 3-4 aprile 2005
    L'ELETTORATO DEL PRC NON PREMIA LA SVOLTA GOVERNISTA E NONVIOLENTA DI BERTINOTTI SE NE AVVANTAGGIA IL PDCI
    Il leader di Rifondazione si consola con la vittoria dell'anticomunista Vendola e conferma il "nuovo corso"
    Il gruppo dirigente del PRC questa volta ammette la sconfitta. Bertinotti in prima persona nella relazione al Comitato politico nazionale (CPN) del 9 aprile afferma che "Non possiamo non riconoscere che avevamo una attesa superiore, attesa che ci veniva assieme dal polso della campagna elettorale e dai sondaggi". La vittoria delle primarie in Puglia, la certezza che la svolta a destra dell'ultimo Congresso riuscisse a mietere consensi a destra, nella base dei DS, dei Verdi e dello stesso PdCI, oltre a favorevoli sondaggi, avevano creato in questo incallito trotzkista e ghandiano l'illusione di un marcato successo elettorale.
    Invece, l'elettorato di Rifondazione non ha premiato affatto la svolta governista e nonviolenta di Bertinotti. E se qualche voto è arrivato da destra, evidentemente essi non sono stati sufficienti a pareggiare i conti con l'emorragia a sinistra.

    I DATI DELLA SCONFITTA
    I numeri parlano chiaro. Nei voti di lista il PRC ottiene nelle 13 regioni chiamate al voto 1.366.504 voti, solo 87.854 in più rispetto alle disastrose elezioni regionali del 2000, ma ben 373.479 voti in meno rispetto alle più recenti elezioni europee del 2004. In termini percentuali il PRC è fermo al 3,3% rispetto all'intero corpo elettorale e guadagna appena lo 0,2% rispetto alle regionali 2000 e perde l'1% rispetto alle europee.
    Rispetto alle regionali del 2000 la crescita del PRC non è omogenea in tutte le regioni.
    Avanza leggermente in quasi tutte le regioni, ma perde in Lombardia (-40.675 voti pari allo 0,5% sugli aventi diritto), in Emilia-Romagna (-7.822 voti pari allo 0,2%) e nelle Marche (-7.822 voti pari allo 0,3%). I maggiori incrementi in Calabria (+24.488 voti pari all'1,3%) e in Puglia (+36.578 voti pari all'1%).
    Rispetto alle europee invece ogni regione registra un risultato negativo. Anche in Lombardia e in Liguria dove, se si guarda alle sole percentuali calcolate sui voti validi apparentemente ha fatto registrare un risultato positivo. Massicce in termini assoluti le perdite in Lombardia (-55.454 voti), nel Lazio (-54.353 voti), in Campania (-52.893 voti), in Toscana (-51.630 voti). Significativo il risultato della Puglia dove per l'effetto Vendola il PRC si aspettava una valanga di voti e invece se avanza rispetto alle regionali precedenti, perde ben 15.318 voti rispetto alle europee. In termini percentuali le perdite maggiori sono invece nell'unica regione dove si presentava da solo, la Toscana (-1,8%), in Abruzzo (-1,6%), Marche e Lazio (-1,3%), Campania e Umbria (-1,2%), Emilia-Romagna (-1,1%). Limita un po' le perdite al Nord, e perde più massicciamente al Centro e al Sud.
    Occorre ricordare che alle ultime europee il PRC aveva recuperato consensi facendo incetta di voti dell'Ulivo e pescando nei movimenti, da quello noglobal, a quelli per la pace e contro la guerra in Iraq, sindacale e antiberlusconiano. Non c'è ragione che il PRC non abbia conservato i voti presi all'Ulivo. è verosimile invece che esso abbia perso voti fra il proprio elettorato tradizionale che non ha accettato la svolta riformista, socialdemocratica, nonviolenta e sostanzialmente anticomunista di Bertinotti. Voti che sono andati in parte nell'astensionismo e in parte, sono stati intercettati, non a caso, dal PdCI di Cossutta e Diliberto che si presenta, seppure formalmente, più legato alle tradizioni comuniste, ossia revisioniste del PCI.
    Che una parte dell'elettorato di sinistra proveniente dal PRC si sia rivolto all'astensionismo lo dimostra il fatto che in genere, salvo qualche eccezione l'astensionismo avanza mentre il PRC perde e viceversa. Ciò è particolarmente evidente in Puglia dove si registra il maggior calo dell'astensionismo rispetto alle regionali 2000 (-2,4%) e uno dei maggiori incrementi del PRC (+1%).

    VOTI IN PARTE CONFLUITI NEL PdCI
    L'intercettazione di voti del PRC da parte del PdCI presenta un andamento non omogeneo sul territorio nazionale. In termini assoluti il PdCI rispetto alle elezioni del 2000 (che segnano un risultato negativo per questo partito) guadagna circa 181.213 voti. Voti che da un punto di vista prettamente matematico possono provenire dal PRC solo in Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Liguria. Nelle altre regioni infatti il PRC non perde voti.
    Rispetto alle elezioni europee 2004 il PdCI ha un saldo positivo di appena 34.142 voti. Troppo pochi per compensare complessivamente le cospicue perdite del PRC. Ciò può essere accaduto in Emilia-Romagna dove il PdCI guadagna rispetto alle europee 49.686 voti e il PRC ne perde 36.150; in Campania dove il PdCI guadagna 23.560 voti e il PRC ne perde 52.893; in Puglia dove il PdCI guadagna 10.205 voti e il PRC ne perde 15.318. Nelle altre regioni il PdCI o non avanza sensibilmente o addirittura perde al pari del PRC in modo anche netto com'è avvenuto in Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Calabria.
    Bertinotti ha ripetutamente sostenuto la tesi che il PRC è sempre stato penalizzato nelle competizioni locali rispetto alle elezioni politiche e nazionali dove conta di più il consenso alla linea generale del partito. La verità è però un'altra. Tant'è vero che il minimo storico sul piano elettorale il PRC lo ha toccato proprio nelle elezioni europee 1999, ossia in elezioni considerate comunemente di valore politico nazionale. Queste elezioni regionali, poi, hanno avuto una forte valenza politica che lo stesso Bertinotti ha contribuito ad attribuirvi. Per il PRC era, infatti, il primo banco di prova dopo il congresso della svolta governista.

    CONFERMATO IL "NUOVO CORSO"
    Nonostante la bocciatura Bertinotti non fa un passo indietro. Si consola con l'elezione di Vendola che rappresenta la caduta dell'ultimo ostacolo (o la "convenzione ad escludere" come la definisce Bertinotti) all'integrazione piena del PRC nella coalizione di "centro-sinistra" e al suo futuro governativo, e conferma il "nuovo corso".
    Al CPN ha infatti insistito e rilanciato la sua linea: "Un rinculo identitario, l'alzare i vessilli, non ci aiuterebbe in questa direzione. Al contrario, dobbiamo rilanciare la nostra ricerca neoidentitaria aperta. Come ci ha detto Ingrao, quando è venuto a trovarci in Direzione per prendere la tessera del partito, già l'obiettivo di rifondare il comunismo è gigantesco ma volerlo rifondare sulla pace e nella nonviolenza è addirittura quasi inimmaginabile. Ma questa è l'ambizione della nostra ricerca".
    Intanto questa "nuova identità" l'ha già portato a non chiedere, "per rispetto alla natura amministrativa delle elezioni svolte" le dimissioni del governo del neoduce Berlusconi e a rinunciare alle primarie accettando a priori che Prodi sia il leader della coalizione alle politiche 2006.
    Le correnti minoritarie del PRC, approfittando del risultato elettorale negativo, hanno mugugnato e chiesto di rivedere l'alleanza col "centro-sinistra". Le correnti dell'Ernesto di Grassi e di Erre di Cannavò si limitano a chiedere una "maggiore caratterizzazione" del partito all'interno dell'alleanza. Abbaiono, ma non si sognano nemmeno di mordere sul serio.
    Grazie anche alla loro copertura a "sinistra", il PRC può così continuare a spargere illusioni elettorali, parlamentari, riformiste e pacifiste nell'elettorato di sinistra, specie nelle masse più avanzate e combattive, arrecando gravi danni alla lotta di classe e alla lotta per il socialismo.

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  2. #2
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    Predefinito

    Pur non condividendo affatto la svolta governista della maggioranza bertinottiana, credo che la mancata crescita elettorale non sia da addebitare a questa nuova strategia. Al contrario penso che sia dovuta allo scarso radicamento del partito in numerosi territori, ai problemi di coordinamento tra direzione nazionale e le realtà locali. L'organizzazione in generale pecca di efficienza.

  3. #3
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    Predefinito per stratovarius

    Non sottovalutare l'impatto negativo di queste prese di posizione di Bertinotti sull'elettorato:

    Con il VI Congresso che si è svolto dal 3 al 6 marzo al Palazzo del cinema della mostra di Venezia, Bertinotti ha completato il processo di rifondazione del PRC neorevisionista e trotzkista in partito riformista di stampo socialdemocratico e liberale, pilotandolo con piglio decisionista e autoritario nella cosiddetta "svolta governista" sotto l'ala del leader democristiano dell'Unione della "sinistra" borghese, Prodi
    discorso congressuale dell'imbroglione trotzkista, socialdemocratico e adesso anche neoconvertito alla fede. Un discorso torrenziale, intriso di ecumenismo religioso, nonviolenza gandhiana, liberalismo, parlamentarismo ed elettoralismo borghesi, interclassismo, movimentismo e spontaneismo trotzkista; nonché zeppo di citazioni di pensatori anticomunisti, socialdemocratici, revisionisti, trotzkisti e cattolici, come Benjamin, Bernstein, Korsh, Rosa Luxemburg, dom Franzoni e Gramsci. Una "sinistra" talmente "radicale" che non solo non ha più la minima traccia di socialismo nel suo sangue, ma - ha precisato Bertinotti - vede l'abolizione della proprietà privata come una prospettiva da attuare in tempi biblici, paragonabili all'estinzione della società feudale. E che non parla più nemmeno della "patrimoniale", se questo termine "fa orrore" ai partiti alleati, ma piuttosto di un "intervento fiscale modulato".


    "Liberazione'' mette il timbro sull'abiura documentata da "la Repubblica''
    BERTINOTTI: "ADDIO AL COMUNISMO''
    http://www.pmli.it/bertinottiaddiocomunismo.htm

    A Berlino
    Nasce "Sinistra europea'' e Rifondazione trotzkista si rifonda a destra
    Bertinotti fra i principali artefici. è composta da trotzkisti, comunisti revisionisti di destra, no-global, pacifisti, ecologisti, femministe. Il PdCI e altri partiti simili per ora stanno a guardare. Nello Statuto un attacco a Stalin e alla sua opera
    La sua stella polare sono la non violenza e l'anticomunismo
    http://www.pmli.it/sinistraeuropea.htm


    Un altro colpo dei trotzkisti alla Resistenza, al socialismo e al comunismo
    Bertinotti attacca le foibe come i fascisti
    Il leader di Rifondazione paga il prezzo per entrare in un futuro governo dell'Ulivo
    Omologazione di regime
    http://www.pmli.it/bertinottiattaccafoibe.htm

    Nuova invenzione del leader trotzkista
    Bertinotti: "Il comunismo è non violenza''
    http://www.pmli.it/bertinotticomunismononviolenza.htm

    Penosa intervista a "la Repubblica'' del segretario di Rifondazione
    Bertinotti si arrende a Berlusconi
    Accogliendo l'invito del neoduce a espellere le forme di lotta violente dai movimenti
    http://www.pmli.it/bertinottinonviolenza.htm

    Dalle colonne compiacenti del reazionario e anticomunista quotidiano nazionale "La Nazione", "Il Giorno", "Il Resto del Carlino"
    Bertinotti, come Berlusconi, attacca il socialismo
    Il leader del PRC ricalca la linea di Trotzki
    http://www.pmli.it/bertinottiattaccasocialismo.htm


    neorevisionisti di Rifondazone trotzkista ai tempi dei governi di "centrosinistra" appoggiaronono le privatizzazioni nel 1996, il Pacchetto Treu che condanna va alla precarietà e al sottosalario miolioni di giovani, e il “Patto del lavoro” di Prodi, ed oggi, mentre si preparano ad una nuova alleanza con l'Ulivo, dopo aver definito inconciliabili violenza e comunismo, di fronte al crollo Parmalat si riducono a proporre un'inconcludente commissione parlamentare sulla crisi economica!


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    Predefinito Re: per stratovarius

    In origine postato da un bolscevico
    Non sottovalutare l'impatto negativo di queste prese di posizione di Bertinotti sull'elettorato:

    Con il VI Congresso che si è svolto dal 3 al 6 marzo al Palazzo del cinema della mostra di Venezia, Bertinotti ha completato il processo di rifondazione del PRC neorevisionista e trotzkista in partito riformista di stampo socialdemocratico e liberale, pilotandolo con piglio decisionista e autoritario nella cosiddetta "svolta governista" sotto l'ala del leader democristiano dell'Unione della "sinistra" borghese, Prodi
    discorso congressuale dell'imbroglione trotzkista, socialdemocratico e adesso anche neoconvertito alla fede. Un discorso torrenziale, intriso di ecumenismo religioso, nonviolenza gandhiana, liberalismo, parlamentarismo ed elettoralismo borghesi, interclassismo, movimentismo e spontaneismo trotzkista; nonché zeppo di citazioni di pensatori anticomunisti, socialdemocratici, revisionisti, trotzkisti e cattolici, come Benjamin, Bernstein, Korsh, Rosa Luxemburg, dom Franzoni e Gramsci. Una "sinistra" talmente "radicale" che non solo non ha più la minima traccia di socialismo nel suo sangue, ma - ha precisato Bertinotti - vede l'abolizione della proprietà privata come una prospettiva da attuare in tempi biblici, paragonabili all'estinzione della società feudale. E che non parla più nemmeno della "patrimoniale", se questo termine "fa orrore" ai partiti alleati, ma piuttosto di un "intervento fiscale modulato".


    "Liberazione'' mette il timbro sull'abiura documentata da "la Repubblica''
    BERTINOTTI: "ADDIO AL COMUNISMO''
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    A Berlino
    Nasce "Sinistra europea'' e Rifondazione trotzkista si rifonda a destra
    Bertinotti fra i principali artefici. è composta da trotzkisti, comunisti revisionisti di destra, no-global, pacifisti, ecologisti, femministe. Il PdCI e altri partiti simili per ora stanno a guardare. Nello Statuto un attacco a Stalin e alla sua opera
    La sua stella polare sono la non violenza e l'anticomunismo
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    Un altro colpo dei trotzkisti alla Resistenza, al socialismo e al comunismo
    Bertinotti attacca le foibe come i fascisti
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    Omologazione di regime
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    Nuova invenzione del leader trotzkista
    Bertinotti: "Il comunismo è non violenza''
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    Penosa intervista a "la Repubblica'' del segretario di Rifondazione
    Bertinotti si arrende a Berlusconi
    Accogliendo l'invito del neoduce a espellere le forme di lotta violente dai movimenti
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    Bertinotti, come Berlusconi, attacca il socialismo
    Il leader del PRC ricalca la linea di Trotzki
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    neorevisionisti di Rifondazone trotzkista ai tempi dei governi di "centrosinistra" appoggiaronono le privatizzazioni nel 1996, il Pacchetto Treu che condanna va alla precarietà e al sottosalario miolioni di giovani, e il “Patto del lavoro” di Prodi, ed oggi, mentre si preparano ad una nuova alleanza con l'Ulivo, dopo aver definito inconciliabili violenza e comunismo, di fronte al crollo Parmalat si riducono a proporre un'inconcludente commissione parlamentare sulla crisi economica!


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    Caro compagno, sono sbalordito dall'estrema facilità con cui sputi sentenze, elargisci giudizi ed etichette a tutto e a tutti, come se tu e l'organismo in cui ti riconosci foste i custodi del comunismo
    e tutti gli altri degli eretici da scomunicare.

    Non mi piace la tua visione estremamente settaria, bigotta e un pò fondamentalista su come dovrebbe muoversi un partito che si definisce comunista. Non mi piace lo stalinismo che alberga nelle tue posizioni esageratamente ideologiche, perché le premesse da cui tu parti per analizzare la realtà sono le stesse che hanno causato il declino e la degenerazione delle rivoluzioni socialiste.

    Io penso che i comunisti debbano saper rielaborare la loro strategia rivoluzionaria alla luce dei mutamenti che avvengono nella società in cui essi vivono, delle nuove, inedite sfide a cui il capitale globalizzato li sottopone, senza timore di perdere la propria identità ed avere il coraggio di farsi autocritica ed imparare dagli errori del passato. Chi, sulla base di analisi della realtà continuamente aggiornate nel tempo, continua a trovare conferme degli elementi fondamentali della propria linea di pensiero non può temere di smarrire la propria identità comunista, per il semplice fatto di aprirsi a realtà e a culture nuove. Anzi da esse può soltanto ricevere un arricchimento e maggiori spunti per essere ancor più sicuro delle proprie idee, ponendole costantemente alla prova dei tempi, attraverso il dialogo e il confronto.
    Già, il dialogo e il confronto, due cose che persone come te rifutano a prescindere barricandosi dietro dei dogmi congelati ed infallibili, per la paura incoscia (forse) di scoprire che non hanno del tutto ragione.

    Io sono molto critico nei confronti della scelta governista, a prescindere, bertinottiana e del comportamento che la sua maggioranza ha tenuto durante il congresso. Detto questo, sono però molto contento della forte innovazione che il partito ha avuto il coraggio di portare avanti nel suo complesso, pur con qualche peccato veniale qua e la, rispetto alla soffocante eredità del passato. In tal modo il partito è riuscito a resistere al vortice della sbornia ultraliberista che ha invaso quasi tutto il mondo, è riuscito a non farsi schiacciare dal mega partitone pidiessino-ulivista stile partito democratico USA, e soprattutto è riuscito a non diventare un mero partitino settario e nostalgico incapace di produrre alcun effetto sulla realtà politica.
    Al contrario ha saputo aprirsi anche ai nuovi movimenti contro la globalizzazione capitalistica ed è riuscito a farsi accettare da essi come parte integrante dei movimenti stessi; è diventata un punto di riferimento politico per una nuova generazione di giovani che non si lascia manovrare dal burattinaio globale.
    La scelta della non violenza, che non vuol dire rinnegare la rivoluzione d'ottobre o la resistenza antifascista, perciò senza dogmatismi, è stato un atto di grande importanza e straordinario coraggio. Il fatto che la maggioranza dei media e gli avversari politici rimpiangano i vecchi tempi del grande partito stalinista a noi non deve preoccupare affatto. Anzi, se ci rifletti bene, non è strano tutto questo linciaggio mediatico borghese nei confronti di Bertinotti per aver "osato" ripensare la rivoluzione diversamente dalla classica "presa del palazzo d'inverno"?? Non sarà forse che hanno capito e afferrato la minaccia (per loro) data da questa nuova scelta strategica, perché più al passo coi tempi e più idonea a far breccia tra le masse, e perciò hanno paura e devono per forza far qualcosa per tentare di gettare del fango, mettere i bastoni fra le ruote??

    Riflettiamoci.

    Bisogna preoccuparsi invece quando riceviamo elogi dall'altra parte. Non sempre, ma la maggior parte delle volte.

  5. #5
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    D'accordo su tutto tranne su di un punto. Sul linciaccio borghese che nn ho visto. Anzi, la borghesia ha sostenuto la svolta governista e non-violenta, dando molto spazio a Bertinotti sui media. Questo, come hai detto tu, non è una bella cosa.
    Per il resto rifondazione ha i meriti che sottolinei, è un polo della sinistra alternativa molto vasto e influente nella società italiana, molto al di la dei risultati elettorali. I suoi temi sono spesso condivisi perchè vivono nei problemi quotidiani della gente, dei giovani precari, degli anziani.
    La svolta di governo ha i suoi rischi, ma non si può rinunciare alla domanda di unità e alternativa. Noi siamo per l'alternativa, con tutti i rischi di una alleanza spesso spostata verso il centro e la confindustria.
    Emanuele

  6. #6
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    Linciaggio nel senso che da tutte le parti si parla di abiura del comunismo da parte di Bertinotti, per indurre parte dell'elettorato tradizionale a non votare più per RC.

    Per quanto riguarda la necessità della svolta governista, se ne può discutere.

    Non mi sembra ci siano le condizioni fondamentali per un alleanza di governo con un centro-sinistra che non è cambiato per nulla rispetto a come era prima. Anzi a giudicare da certe recenti dichiarazioni di Rutelli e Fassino, oltre che lo stesso Prodi, non mi viene proprio da stare tranquillo.

    Con questa avventata alleanza così organica (addirittura adesso siamo diventati la sinistra del centro-sinistra!!!!!), rischiamo con grandissime probabilità di mandare all'aria tutto quello che abbiamo fatto di buono in questi anni. Che ne sarà dopo della nostra riconosciuta coerenza e serietà; che cosa diventeremo agli occhi dei movimenti e di tutte le classi subordinate in genere?

    La mia è una seria preoccupazione. Avremmo dovuto quanto meno stabilire preliminarmente un patto con dei punti fondamentali imprescindibili, come condicio sine qua non di una eventuale alleanza elettorale. Invece...

  7. #7
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    In origine postato da Stratovarius
    Linciaggio nel senso che da tutte le parti si parla di abiura del comunismo da parte di Bertinotti, per indurre parte dell'elettorato tradizionale a non votare più per RC.

    Per quanto riguarda la necessità della svolta governista, se ne può discutere.

    Non mi sembra ci siano le condizioni fondamentali per un alleanza di governo con un centro-sinistra che non è cambiato per nulla rispetto a come era prima. Anzi a giudicare da certe recenti dichiarazioni di Rutelli e Fassino, oltre che lo stesso Prodi, non mi viene proprio da stare tranquillo.

    Con questa avventata alleanza così organica (addirittura adesso siamo diventati la sinistra del centro-sinistra!!!!!), rischiamo con grandissime probabilità di mandare all'aria tutto quello che abbiamo fatto di buono in questi anni. Che ne sarà dopo della nostra riconosciuta coerenza e serietà; che cosa diventeremo agli occhi dei movimenti e di tutte le classi subordinate in genere?

    La mia è una seria preoccupazione. Avremmo dovuto quanto meno stabilire preliminarmente un patto con dei punti fondamentali imprescindibili, come condicio sine qua non di una eventuale alleanza elettorale. Invece...
    Con la coerenza e fedeltà all'esclusione daremo sbocco alle lotte di questi anni? Sconfiggeremo il neoliberismo? No, saremmo un partito fuori dall'incidere nei processi sociali.
    I movimenti hanno smosso la sinistra italiana, non guardiamo solo le singole dichiarazioni ma pezzi della società come la fiom e la stessa cgil che hanno fatto tante battaglie con il movimento, contro la precarietà.
    Il governo dell'unione dovrà rispondere a loro, alle loro richieste.
    Ecco perchè il programma deve essere partecipato. Dal 96 è cambiato tutto, il neoliberismo ha portato solo un'impoverimento generale.
    Condivido i tuoi dubbi, ma insieme possiamo e dobbiamo lottare affinchè si restituisca dignità e soggettività decisionale ai lavoratori ed ai movimenti.
    Non faremo il socialismo con Prodi, ma abbiamo il dovere di provare a deviare la politica italiana dal neoliberismo, ricreare un tessuto democratico in grado di tessere nuovamente un rapporto fecondo tra i membri della classe lavoratrice e tra i movimenti.
    Emanuele

  8. #8
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    Vorrei avere il tuo stesso ottimismo.

    Ad ogni modo se ne riparlerà, nel caso in cui il centro-sinistra vincesse le politiche e noi entrassimo al governo con loro.

    Allora, e solo allora vedremo se tutti questi buoni propositi e questa vostra analisi sarà suffragata dalla realtà.

    Bada bene, io me lo auguro.

  9. #9
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    Solo il futuro potrà darci ragione oppure no. Però attenzione, sicuramente i rospi da ingoiare ci saranno, ho paura di una lotta fratricida appena ciò avverrà. Staremo a vedere, con fiducia!
    Emanuele

  10. #10
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    Mi spiace per tutti, specialmente per quelli che, come stratovarious e lele (due ottimi compagni), voglio davvero fare dibattito, ma quel fascista de il bolscevico è stato avvisato più d' una volta ed ora il treahd verrà chiuso!

 

 

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    Ultimo Messaggio: 09-08-02, 21:46
  5. Risposte: 17
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