Tokyo, per arginare il fenomeno, la polizia sceglie di intervenire
"I siti diano nomi e indirizzi di chi intende togliersi la vita"
Suicidi di gruppo via internet
I gestori devono violare la privacy
TOKYO - La prima volta fu l'11 febbraio 2003: tre giovani di 24 anni e una ragazza di 22 si lasciarono asfissiare in auto in un quartiere periferico di Tokyo. Si erano incontrati su Internet e con una e-mail si erano dati appuntamento per togliersi la vita. Da allora i suicidi di gruppo via internet sono tristemente aumentati: se l'anno scorso i morti furono 55 in Giappone, nel primo trimestre di quest'anno, le vittime sono già 54. "Una vera e propria emergenza nazionale", l'ha definita il governo di Tokyo.
Il Giappone ha il tasso di suicidi più alto tra i paesi industrializzati. Nel 2004 il numero di vittime volontarie ha superato quota 30.000, più o meno lo stesso numero degli Stati Uniti che hanno una popolazione doppia del Sol Levante. E l'incremento maggiore dei suicidi si è registrato proprio tra i giovani con meno di 19 anni.
Il governo corre ai ripari. La polizia ha chiesto ai gestori dei siti internet di comunicare i nomi e gli indirizzi di coloro che cercano compagni per togliersi la vita. "Il dovere della protezione della vita - ha scritto la Commissione di polizia per la sicurezza globale - prevale sul diritto alla privacy".
E' la prima volta che le forze dell'ordine scelgono la strada interventista sul fenomeno apparentemente inarrestabile dei suicidi collettivi in rete. "Pensiamo che l'obbligo di rivelare i nomi e gli indirizzi di chi vuole suicidarsi in rete sia la strada giusta", hanno detto fonti di polizia. E citano la fortunata storia di una
ragazzina salvata dagli agenti dopo che il gestore di un sito avvertì la polizia delle intenzioni suicide manifestate dalla minorenne durante un forum.
Ma non sarà una strada in discesa quella intrapresa dal governo per arginare i suicidi collettivi: "E' possibile - ha detto al quotidiano 'Mainichi' il giornalista free lance Tetsuya Shibui, un esperto dell problema - che all'inizio i maggiori controlli funzionino da deterrente psicologico. Ma temo che l'astuzia dei navigatori trovi gli antidoti per proteggere l'anonimato".
Scettico anche Koji Ishimura, docente universitario, fine conoscitore del fenomeno: "Non so se tutti i gestori dei siti offriranno la collaborazione attesa dalla polizia. Sono in ballo difficili problemi di libertà e privacy, due valori che stanno al cuore di internet".
Nel frattempo, il numero dei siti per aspiranti suicidi aumenta di mese in mese. "Cerco ragazzi che vogliono morire con me": di avvisi simili ne compaiono giornalmente a decine sui siti specializzati. Uno degli indirizzi più visitati dai giovani candidati alla morte collettiva avrebbe ben 8.500 iscritti.
(21 aprile 2005)




Rispondi Citando