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  1. #1
    Globalization Is Freedom
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    Cool Fantapolitica: Confessioni di un etnonazionalista

    PARTE PRIMA: LE MEMORIE DEL COMANDANTE TOTILA

    Poco prima dell’alba, il Comandante Totila si svegliò. Aveva mal di schiena. Istintivamente portò la mano al collo, per cercare la Croce di Ferro che aveva ricevuto in dono dal Comandante Der. Non la trovò. Spinse le dita più in basso e sfiorò una veste lacera, sporca. Ricordò.
    Non era più il Comandante Totila. Forse non lo era mai stato. Il suo passato ormai era un groviglio confuso tra le sue tempie; il suo futuro era plumbeo. Il suo presente era tatuato sulla spalla destra: prigioniero numero 666 nel carcere di Regina Coeli, nel braccio speciale, quello riservato ai detenuti politici. Il trattamento era durissimo: la pelle tirata, le ossa che facevano capolino erano testimoni del regime alimentare cui era sottoposto. La sua cella si trovata diversi metri sottoterra. Vedeva la luce solo due volte al giorno: quando il secondino – il traditore – gli portava, con un ghigno soddisfatto, il rancio.
    Le ore passavano lente. Per non affogare del tutto nell’oscurità, si concentrò prima sul dolore fitto che lo attanagliava. Era dura dormire su una panca di legna. Rimpianse il letto, il riscaldamento, la doccia, il telefono, il televisore, internet, la macchina, il frigorifero. Tutti prodotti dell’odiato capitalismo che solo adesso, dal fondo di una cella puzzolente senza acqua e luce e gas, aveva imparato a rimpiangere.
    Non doveva arrendersi. Non doveva darla vinta al porco che l’aveva fatto rinchiudere, lui e tutti gli altri camerati. L’unica cosa che gli era rimasta dei suoi trascorsi era le fede in Dio. Anche se aveva capito che il Dio dei cristiani non era la divinità truce e malvagia e omicida che lui venerava prima. Aveva capito. L’aveva capito quando si era innamorato. Il pensiero dell’amore gli restituì un sorriso. Si sforzò di ricordare.
    Tutto era cominciato con la sconfitta della Casa della Libertà alle elezioni politiche del 2006.

    Continua...

    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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  2. #2
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    Red face

    Promessa di lupetto
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  3. #3
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    Quando la sinistra aveva conquistato il governo di Roma, dopo essersi arroccata su tutte le regioni tranne Lombardia e Veneto, la coalizione di centrodestra era precipitata vittima di una guerra fratricida. Non solo Forza Italia si era istantaneamente dissolta con la fuga di Berlusconi a Mosca. Alleanza Nazionale si era spaccato in mille correnti. L’UDC era passato a sinistra. La Lega anch’essa era stata scossa dalle lotte interne. Ma loro, gli etnonazionalisti, ce l’avevano fatta. In fondo era stato facile: i pochi liberali rimasti nel partito erano stati messi alla porta dopo l’espulsione del loro leader Paglia. L’altro grande nemico, il poltronaro ex ministro, era passato alla corrente devoluzionista di Rifondazione in cambio di una poltrona da sottosegretario al ministero del Mezzogiorno.
    Via Bellerio era in mano loro: e tra loro chi comandava era lui, il Comandante Totila. Aveva conquistato un ottimo rapporto col Conducator, ormai trattenuto a letto dalla malattia. Era lui a portargli le notizie e lui a interpretarne i pensieri. I nemici l’avevano soprannominato “la Bocca del Boss”. Molti non sapevano neppure qual era il suo vero nome. Il suo braccio destro, il Comandante Der, era stato nominato commissario politico del partito. Il suo braccio sinistro, il Comandante Patriota, ne era invece il segretario organizzativo. Alla guida del Carroccio si era insediato anche il Sorvegliante Guelfo Nero, che aveva ricevuto il compito di ripristinare le Camicie Verdi, e l’abile Padanik, che non aveva alcun incarico formale. Ne aveva, però, uno sostanziale, affidatogli direttamente dal Triumvirato al comando: cercare il dialogo con altre formazioni etnonazionaliste, quali Alternativa Sociale e Forza Nuova, per costruire un fronte politico-militare imbattibile.
    Perché questo fine potesse essere raggiunto, però, c’era un ostacolo: quel vecchio cocciuto di Nonno Oni, che si ostinava a sfruttare i media del partito per propagandare pericolose idee sovversive, secessioniste e liberali. Osava parlare addirittura di rivolta fiscale. Attorno a lui si era radunato un gruppuscolo di facinorosi, che si nascondevano dietro un forum apparentemente innocuo, intitolato Padania!
    Il primo passo fu quello di ridefinire il programma. Se ne occupò il commissario politico Der, che lanciò una piattaforma inedita e, a suo avviso, capace di conquistare il consenso di una larghissima fetta della popolazione italiana:

    PER la Famiglia Tradizionale!
    PER l’italianità delle banche!
    PER la sovranità nazionale!
    PER i dazi!
    PER la pianificazione centrale dell’economia!

    CONTRO la globalizzazione e il capitalismo!
    CONTRO la libera circolazione delle merci!
    CONTRO il denaro sterco del Demonio!
    CONTRO il Concilio Vaticano II!
    CONTRO i complotti demoplutogiudaicomassonici non una cum!

    Continua...

    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  4. #4
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    ussignur

  5. #5
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    Il secondo passo consisteva in un blitz da effettuarsi in occasione di un raduno del forum Padania! Il raduno avrebbe avuto luogo a Desenzano, una città che, tra gli etnonazionalisti, aveva la stessa fama che Predappio si portava appresso tra i comunisti. Lì, infatti, anni prima alcuni forumisti si erano già incontrati per fare “prove tecniche di sedizione”. Ma gli etnonazionalisti non dimenticavano: l’avrebbero pagate tutte e care.
    Il piano era stato studiato con attenzione: una truppa scelta guidata dallo stesso Der e composta da Patriota, Jena, Guelfo Nero, Halexandra e Agape sarebbe piombata sul ristorante teatro dell’incontro sovversivo, avrebbe liquidato tutti senza lasciare traccia.
    Halexandra era la ragazza di Guelfo Nero e Agape di Jena, un vero e proprio duro. Der e Patriota non avevano ragazze per motivi religiosi: avevano infatti aderito all’eresia Felixiana, per cui una donna che, superata l’età di 20 anni, non fosse sposata con prole era una peccatrice da evitare. I due avevano da un po’ passato l’età che rende interessanti per le ventenni; né, quando l’avevano attraversata, si erano impegnati a trovar moglie. Come risultato, non volevano né potevano sfiorare donna. Quanto a Totila, lui non se ne curava: aveva rinunciato a cercare una relazione stabile da quando aveva ricevuto un secco no da Ilariamaria, una leghista della prima ora che era stata esautorata dall’associazione Orsetti Padani (rinominata Jene Padane dopo l’avvento etno) perchè si rifiutava di indottrinare i bambini sul ruolo dei giudei nei complotti mondiali. I piccoli inconsapevoli furono affidati al più colto e sveglio degli etnonazionalisti, Nebbia. E fu proprio Nebbia la prima causa della rovina dei piani etno.

    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  6. #6
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    Il giorno del blitz, infatti, Jena aveva mandato a Nebbia un messaggio cifrato: “Stas blitz anti-Pad. Non dir a ness”. Nebbia aveva dimenticato a casa il manuale per decifrare il codice. Non riuscendo a cavare un ragno dal buco, postò il messaggio sul Forum, chiedendo aiuto a qualcuno. La cosa sarebbe passata inosservata se tutti i forumisti padanisti si fossero trovati al ristorante. Sfortunatamente per gli etno, uno di loro, Stonewall, era in Texas in missione per conto di Nonno Oni. Proprio in quel momento stava dando un’occhiata a Internet. Il messaggio di Nebbia non gli sfuggì: mandare un sms a Nanths, il capo dei rivoltosi, fu questione di un secondo.
    Erano circa le 22,30 quando il manipolo circondò il ristorante di Desenzano. Si avvicinarono con passo felpato. Si disposero attorno al locale, dalle cui finestre traspariva una luce fioca. Le serrande erano abbassate. Dall’interno proveniva il suono cigolante d’un disco country. Der sussurrò tutte le indicazioni: Jena e Halexandra, irrompere dalla finestra. Guelfo e Agape, dal retro. Lui e Patriota sarebbero entrati dalla porta principale. In un muto cenno d’assenso tutti indossarono il visore notturno e impugnarono le armi. Nebbia, indietro, colse il segnale e tagliò la corrente elettrica. Buio, silenzio. Tre. Due. Uno. Ingresso.
    Patriota abbatté la porta con un vigoroso calcio, ma cadde rantolante a terra, accompagnando il tonfo con una bestemmia. Fortunatamente il massiccio portone era appena accostato. Patriota però si era slogato una caviglia. Der entrò immediatamente, la pistola spianata. Contemporaneamente gli altri membri della squadra piombarono all’interno. Agli occhi di tutti si presentò la stessa scena: i resti di una cena sontuosa, una ventina di sedie vuote attorno a un tavolo.
    Der esclamò: “Ma che cazz...!?!”. Intanto la corrente, ripristinata dal gruppo di continuità, tornò e riportò la luce.
    Una voce tuonò da dietro: “I tò amis m'hann dii che a ghi de pagà vialter”.
    Il gruppo etnonazionalista si voltò di scatto. Seduto sul bancone stava un omaccione armato di fucile. Der fu glaciale: “liquidatelo”. Premette il grilletto. La pistola non sparò. Si era dimenticato di togliere la sicura. Guelfo mise mano alla fondina ma il telefonino che ne estrasse non spaventò il padrone del locale. Che a sua volta premette il grilletto. Il suo fucile era caricato a sale: la spalla di Der bruciò dolorosamente e Der si piegò in un lamento. Halexandra scoppiò in lacrime, isterica, urlando. Agape impugnò un rosario e cominciò a piagnucolare un’Ave Maria. L’unico a mantenere il sangue freddo fu Jena. Avanzò lentamente verso l’uomo che li teneva in scacco, senza distogliere gli occhi dai suoi. Con gesto fulmineo prese il portafoglio e gli allungò la carta di credito.

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  7. #7
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    Il Consiglio Federale del giorno successivo fu burrascoso. Attorno al tavolo sedeva tutto lo stato maggiore del partito. A capotavola, Totila. Sul lato destro, Der, Guelfo e Jena. Sul lato sinistro, Patriota, Nebbia e Felix. In anticamera, attendevano Halexandra, Agape, Bonga (la fidanzata di Nebbia) e le due amanti tredicenni di Felix.
    La discussione era confusa. Pesava l’assenza di Padanik, che da alcuni giorni non dava più notizie. Al centro dell’attenzione stava il fallimento della sera prima. Nebbia era imbarazzato. Fu Der a prendere per primo la parola: “Bisogna evitare che una situazione del genere si ripeta. Non è ammissibile che un dirigente del Partito non conosca a memoria il nostro codice segreto”. Gli fece eco Patriota: “Hai ragione, Der. Non è ammissibile che un dirigente del Partito non conosca a memoria il nostro codice segreto”. Ribatté Der: “Sono d’accordo, Patriota. Non è ammissibile che un dirigente del Partito non conosca a memoria il nostro codice segreto”. Fu quindi il turno di Patriota: “Caro Der, bisogna che tutti i dirigenti del Partito imparino a memoria il nostro codice segreto”. Rispose Der: “Penso anch’io che tutti i dirigenti del Partito imparino a memoria il nostro codice segreto”.
    Furono interrotti da Jena: “Abbiamo capito, abbiamo capito, non serve ripetere continuamente le stesse cose”. Der scattò in piedi, furioso: “Se dici queste cose non sei un VERO leghista. Sulla Padania, l’organo UFFICIALE della Lega, c’è scritto che tutti dobbiamo conoscere il codice segreto”. Patriota aggiunse: “Ha ragione Der! Chi non conosce il codice segreto è un TRADITORE e un MONDIALISTA alleato dei MASSONI!”. Riprese Der: “Come ha detto Patriota, chi non conosce il codice segreto è un TRADITORE e un MONDIALISTA alleato dei MASSONI!”. Per rafforzare il concetto, Der estrasse dalla borsa un plico di fotocopie e cominciò a scandire: “Assemblea Federale del 1989. Il Conducator ha detto: chi non conosce il codice segreto è un INFILTRATO. C’è scritto anche sul sito del Padania Office che bisogna conoscere il codice segreto...”. Jena lo interruppe nuovamente: “Bastaaaaaaa! Sono d’accordo anch’io!!!!!”. Der disse: “Ah”. Patriota soggiunse: “Eh”. Guelfo tagliò corto: “Amen”.
    Totila sembrava assente. Nebbia gli chiese: “Perché non parli Capitano Totila?”. Imbarazzato, Totila rispose: “Bé... Insomma... Come dire... Mi sono innamorato”. Poi, guardando Guelfo, si sentì in dovere di aggiungere: “Ma non ho ancora commesso peccato”. Guelfo annuì mormorando una preghiera.
    Der disse: “Di chi?”. Patriota aggiunse: “Ha ragione Der, di chi?”. Der disse: “Come chiede Patriota, di chi?”. Patriota ribadì: “Concordo con Der, di chi?”. Totila arrossì e cominciò a raccontare: “Ieri sera, mentre voi eravate impegnati nel blitz, ho passato molte ore a parlare di filosofia – arrossì ulteriormente – con Bonga...”. Nebbia assunse un colorito viola, boccheggiante. Felix gli saltò sulla voce: “Ma è vecchia e non è razzialmente pura! Va sterilizzata!”. Nebbia si voltò verso di lui, poi verso Totila, incapace di esprimere un suono articolato. Guardò Der, che disse: “I veri leghisti sono contro il METICCIAMENTO”. Patriota si sentì in dovere di esprimere una posizione autonoma: “Non sono d’accordo, Der. I VERI leghisti sono CONTRO IL METICCIAMENTO”. Lo disse così, calcando le maiuscole, e si diede un contegno recitando a memoria dieci link a siti internet che nessuno aveva voglia di annotare. Nebbia si sentì sprofondare quando qualcuno bussò alla porta.
    “Avanti”, gridò Der. “Come dice Der, avanti!”, urlò più forte Patriota. La porta si aprì lentamente e fece capolino Padanik.

    Continua...

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  8. #8
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    C’era qualcosa di strano in lui. Indossava dei blue jeans bisunti e strappati, una camicia a scacchi sbottonata fino allo sterno, una macchia di sugo sulla pancia, un collanone con un Crocifisso d’oro. Aveva un orecchino con diamante, i capelli impomatati, una sigaretta nell’orecchio e un pacchetto di Nazionali senza filtro nella manica arrotolata fino alla spalla. Attorno al collo portava un costosissimo foulard tricolore di Gucci. Prima di parlare schiarì la gola e sputò un chewing gum per terra.
    “Cari dirigenti della Lega – disse – vi porto buone notizie. La mia trattativa con gli amici di Alternativa Sociale è andata a buon fine”. Mentre pronunciava queste parole si mosse verso Totila, si chinò verso di lui e lo baciò. Improvvisamente si sentì, all’esterno, un trambusto. Halexandra scoppiò in un’altra crisi d’isterismo. Un plotone della Guardia di Finanza si precipitò dentro la sala riunioni e un generale chiese sputacchiando: “Sono questi i minchiasantissima che vogghiono ricostituire il Pattito Fascista?”. “Sì”, disse Padanik. “Arrestateli e traducete ‘sti minchioni a Regina Coeli”, ordinò il gendarme.
    Mentre li portavano via, Padanik firmò il contratto d’assunzione nel catasto di Mazzara del Vallo, la sua ricompensa. Nell’anticamera, gli occhi di Totila si persero in quelli scuri di Bonga. Poi, videro solo il buio della cella.

    FINE DELLA PRIMA PARTE

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  9. #9
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    In origine postato da Stonewall


    FINE DELLA PRIMA PARTE


    Nooooooooo!

  10. #10
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    PARTE SECONDA: DAL DIARIO DI NAGLFAR

    10 settembre 2010.


    Mai come ora mi sono reso conto dell’importanza e della forza della via culturale. Dopo gli anni esaltanti del secessionismo bossiano, la Lega ha imboccato una via senza sbocco. Purtroppo, il fallimento era scritto nella premessa: mancava una classe dirigente salda nelle sue convinzioni e mancava un’opera di evangelizzazione tra la nostra gente. Un movimento senza una precisa bussola ideologica può esplodere, come fece la Lega, non può reggere al logoramento del tempo.
    E’ questo che ci ha spinto, nel momento più buio della nostra storia, dopo la vittoria della sinistra alle elezioni politiche del 2006, a rimboccarci seriamente le maniche e percorrere una strada forse lunga, forse difficile, forse poco appagante, eppure l’unica che possa condurci all’Indipendenza. Affido a queste righe le mie riflessioni perchè nei prossimi giorni ci giocheremo il tutto per tutto. Se mi succedesse qualcosa, voglio che di noi resti un segno, perchè qualcun altro possa raccogliere il testimone e andare avanti.
    Dopo la batosta elettorale, che affondò il centrodestra e la Lega con esso, il nostro movimento, ridotto al lumicino, cadde in mano agli etnonazionalisti. Penso che fossero brave persone, in fondo, accecate però dalla loro lettura ideologica della realtà. Comunque, furono solo una breve parentesi: dopo il tradimento di Padanik, sono tutti finiti nelle galere romane. Tranne Agape, che si è ritirata in convento, e Halexandra, che è precipitata in depressione e oggi vive grazie all’assegno dell’assistenza sociale. Padanik per un po’ ha lavorato al catasto ma poi è stato spedito a fare il secondino a Regina Coeli, sembra nel braccio riservato ai detenuti politici. I suoi colleghi calabresi si erano lamentati della sua scarsa produttività.
    Fu allora, con la chiusura della Lega e l’imprigionamento della sua dirigenza, che ci riunimmo a Belgirate e decidemmo di intraprendere la via culturale. Ne avevamo già parlato qualche mese prima, a Desenzano, ma un tentato blitz degli etno ci aveva costretti a sospendere. La polizia ci stava col fiato sul collo.

    Continua...

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