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  1. #1
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    Predefinito Benedetto XVI, gli ebrei, Israele

    Uno dei primi atti ufficiali del Santo Padre dopo la sua elezione è stato rappresentato dalla lettera che Egli ha scritto alla comunità ebraica della capitale italiana, in segno di continuità con il pontificato di Giovanni Paolo II e della forte accelerazione del dialogo della Chiesa Cattolico-Romana con i "fratelli maggiori" che questi seppre imprimere anche con gesti simbolici che sono entrati nella storia, tra i quali la visita alla Sinagoga di Roma.
    L'articolo che segue rappresenta invece una sintesi dei punti di vista che nell'ebraismo mondiale e in Israele sono emersi a commento dell'elezione del Cardinale Ratzinger a nuovo Papa di Santa Romana Chiesa.

    " 21-04-2005
    Ratzinger e gli ebrei

    Annoverato fra i più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II, a quanto risulta il neo eletto papa Joseph Ratzinger (Benedetto XVI), membro della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con gli ebrei, condivide la simpatia verso gli ebrei che caratterizzava il suo predecessore.
    In passato il papa tedesco ha partecipato al dialogo ebraico-cristiano, ha condannato con forza l’antisemitismo e ha fatto appello al dialogo con la comunità ebraica dicendo che le discussioni devono iniziare con una preghiera per una “grande stima e amore verso questo popolo, gli israeliti”. Ha anche affermato che i cattolici devono riconoscere il “dono che essi (gli ebrei) ci hanno fatto”, cioè Gesù.
    Secondo la Anti-Defamation League, il background europeo di Ratzinger di fatto contribuisce alla sua comprensione dell’impatto delle atrocità anti-ebraiche del XX secolo. “Dal un punto di vista ebraico – ha dichiarato il direttore dell’Anti-Defamation League, Abe Foxman, il fatto che venga dall’Europa è importante perché porta con sé comprensione e memoria della dolorosa storia dell’Europa e dell’esperienza degli ebrei europei nel XX secolo”.
    I rapporti con gli ebrei di Ratzinger non sono stati tuttavia senza ombre. Nel 2000 venne criticato per un documento intitolato ”Declaration Dominus Iesus” in cui affermava che le religioni al di fuori del cattolicesimo “oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che nella Chiesa hanno la pienezza dei mezzi salvifici”. Alcuni esponenti ebrei dissero che quella dichiarazione di Ratzinger favorì la beatificazione ad opera di Giovanni Paolo II di Pio IX, il papa del XIX secolo che si macchiò del “caso Mortara” e che aveva severamente limitato diritti civili e religiosi degli ebrei.
    Di nessuna importanza viene invece considerata la breve appartenenze di Ratzinger adolescente alla Gioventù Hitleriana in un’epoca in cui in Germania la cosa era obbligatoria per tutti i ragazzi della sua età. Il biografo John Allen sottolinea anzi come la famiglia di Ratzinger fosse costretta in quegli anni a traslocare a causa delle posizioni critiche di suo padre, ufficiale di polizia, verso le “camice brune” naziste.
    Da adulto, sottolinea il rabbino David Rosen dell’ American Jewish Committee, Ratzinger “ha mostrato profonda comprensione per le nostre preoccupazioni”. Poco dopo il riconoscimento di Israele da parte della Santa Sede (1994), Ratzinger si recò in Israele per tenere un discorso a un convegno ebraico-cristiano. “Volle esprimere il suo personale sostegno alle relazioni Israele-Vaticano – ricorda Rosen, che presiedeva l’evento – e a favore dell’avanzamento dei rapporti fra ebrei e cristiani”.
    Lievemente più prudente il commento ufficiale del ministro degli esteri israeliano Silvan Shalom: “Israele si augura che sotto il nuovo pontificato continueremo a far progredire le relazioni Israele-Vaticano e, considerando il background di questo papa, siamo certi che egli, come il suo predecessore, rappresenterà una forte voce contro l’antisemitismo in tutte le sue forme”.
    Israel Singer, presidente del Congresso Mondiale Ebraico, ha lodato Ratzinger per aver fornito “il supporto teologico a molti dei principali passi avanti fatti nei rapporti ebraico-cristiani nello scorso quarto di secolo”.
    In passato il nuovo papa ha avuto modo di dichiarare che la sua esperienza ha accresciuto la sua sensibilità verso gli ebrei e che da essa ha appreso di prima mano i mali del razzismo. Ha detto d’aver “visto i nazisti alterare e distorcere la verità” e come le loro “menzogne sugli ebrei, sulla genetica fossero più di semplici esercizi accademici e che la gente è morta a milioni per colpa loro”.
    La Shoà è un altro esempio delle relazioni complesse di Ratzinger con la comunità degli ebrei. Ha definito la Shoà una “atrocità” e ha detto che l’antisemitismo “produsse atti deplorevoli di violenza” compreso il fallimento di molti cristiani che non aiutarono gli ebrei a sfuggire al partito nazista”. Nonostante queste condanne, Ratzinger sollevò le critiche di molti ebrei quando, da cardinale, prese posizione contro la richiesta di perdono da parte della Chiesa per quanto avvenuto durante la Shoà, rifiutando di accettare una porzione di responsabilità a nome della Chiesa per le complicità di molti cattolici. In un documento del 1988 Ratzinger ha tuttavia ribadito l’errore dei cristiani per non aver soccorso gli ebrei, ed ha guardato alla Shoà come all’evento che introduce “una nuova visione dei rapporti fra Chiesa e Israele”.
    Sia Singer che Rosen ritengono che l’atteggiamento conservatore di Ratzinger su questioni interne della Chiesa cattolica non hanno influenza sui suoi rapporti con gli ebrei. “Se questa elezione è una buona notizia per gli ebrei – spiega Rosen – può non esserlo per coloro che si augurano una cristianità più aperta e una teologia più relativista”.
    “Ratzinger è interessato a creare un cattolicesimo che sia rilevante nel XXI secolo – aggiunge Singer – ma sarà un cattolicesimo conservatore. Questo tuttavia non ha impatto sui rapporti con gli ebrei”.

    (Da Yediot Aharonot, Ha’aretz, 20.04.05)
    "


    Shalom

  2. #2
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    Dall'Omelia del Santo Padre, Papa Benedetto XVI, pronunciata durante la Santa Messa di Insediamento di oggi, domenica 24 aprile 2005:
    " "Il discorso si fa pieno di affetto anche nel saluto che rivolgo a tutti coloro che, rinati nel sacramento del Battesimo, non sono ancora in piena comunione con noi; ed a voi fratelli del popolo ebraico, cui siamo legati da un grande patrimonio spirituale comune, che affonda le sue radici nelle irrevocabili promesse di Dio . Il mio pensiero, infine - quasi come un'onda che si espande - va a tutti gli uomini del nostro tempo, credenti e non credenti". "




    Shalom

  3. #3
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    " Ansa, 20/04/2005
    PAPA: RABBINO CAPO RUSSIA, È GARANZIA CONTRO ANTISEMITISMO
    BERL LAZAR ELOGIA BENEDETTO XVI, È UOMO DI DIALOGO CON EBREI

    (ANSA) - MOSCA, 20 APR -Joseph Ratzinger «è stato
    l'architetto» della politica di avvicinamento del Vaticano
    verso Israele e gli ebrei sotto il Pontificato di Giovanni Paolo
    II e per questo la sua elezione appare una garanzia sul fronte
    della condanna di ogni forma di antisemitismo. Lo afferma oggi
    il rabbino capo di Russia, Berl Lazar, in un messaggio augurale
    dopo l'elezione di Benedetto XVI.
    «Noi siamo convinti che Joseph Ratzinger voglia continuare a
    sviluppare i rapporti tra ebrei e cattolici nel solco di
    Giovanni Paolo II», scrive Lazar, punto di riferimento delle
    comunità chassidiche russe, ma nato a Milano. «Egli è stato
    negli ultimi anni l'architetto della politica del Vaticano verso
    Israele», aggiunge il rabbino, sottolineando il ruolo decisivo
    svolto dal nuovo Papa nella compilazione dei documenti con i
    quali Karol Wojtyla ha riconosciuto gli errori e i pregiudizi
    alimentati da cristiani e uomini di chiesa durante la storia nei
    confronti degli ebrei e ha condannato in particolare «le
    persecuzioni naziste».
    Con Benedetto XVI « il dialogo proseguirà certamente»
    rimarca Berl Lazar, convinto che il Pontefice neoletto, «come
    il suo predecessore», manterrà ferma «una severa condanna
    dell'antisemitismo in tutte le sue forme». (ANSA).
    "

    Shalom

  4. #4
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    da www.informazionecorretta.it


    " A pagina 2 di Corriere della Sera del 2005-04-25, Fiamma Nirenstein firma un articolo dal titolo «« Anziano e raffinato signore Come un saggio del Talmud »»

    ROMA — Papa Benedetto XVI le è sembrato « un saggio del Talmud, con questa abitudine all'intensità, questo modo che ha di compulsare i testi. Trovo interessante la sua visione della Chiesa come di una delle pietre fondatrici dell'Occidente » . Fiamma Nirenstein, opinionista della Stampa e conduttrice del programma del sabato « Ore 18 Mondo » , su Raidue, dopo aver visto papa Benedetto XVI ne parla come di un « anziano signore raffinato. Sa portare l'età che ha, ha gestualità, un'espressione intelligente, profonda, riflessiva » .
    Ovviamente, è completamente diverso dal suo predecessore, Karol Wojtyla: « È evidente che Ratzinger è maggiormente a suo agio sul terreno cerebrale, e non, a differenza di papa Giovanni Paolo II, su quello dei sentimenti. Del resto, il polacco era quasi un attore, un uomo bello, sportivo. Ratzinger, invece, ha una personalità diversa » . Ciò che è certo, secondo Fiamma Nirenstein è che « Ratzinger dovrà trovare un'alleanza con la religione laica del nostro tempo, la dignità della persona e i diritti umani »
    "


    Shalom

 

 

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