Ho visto in televisione le immagini dei festeggiamenti del 25 aprile. Mi sono convinto maggiormente su quanto sia meschino e subdolo il paese in cui vivo. Di quanto sia corrotto e basso il suo spirito. Quella che dovrebbe essere una festa di tutti coloro che si riconoscono nei valori della DEMOCRAZIA LIBERALE (quindi mi chiedo cosa abbiano da festeggiare i comunisti ortodossi) è sempre più una manifestazione politica, un'occasione fra le altre per scendere in piazza e sostenere populisticamente opinioni così dette progressiste. La festa dell'arco costituzionale, l'occasione per abbassare i toni dello scontro e capire le ragioni dell'altro, le ragioni di chi ha i nostri stessi diritti all'espressione, si trasforma in un' isteria sinistrorsa dove chi propone idee alternative al pensiero dominante è visto come nemico, vestito di nero e cosparso di odio.
Oggi lo slogan era "giù le mani dalla Costituzione", ovvero giù le mani da una Costituzione che ha fomentato 60 anni di partitocrazia e malcontento verso la politica e le istituzioni. Ma cosa vuol dire giù le mani dalla Costituzione? C'è qualcuno, forse, che modifica la Costituzione al di fuori di come i padri costituenti decisero si sarebbe dovuto procedere? Falsità. E ipocrisia, dal momento che l'attuale riforma nasce da una precedente votata dall'Ulivo con quattro voti di scarto. Ma nessuno se ne ricorda più. E non se ne ricorda più perchè, se la Padania fosse cosa di sinistra, sarebbe buona e giusta. Allora mi sorge il dubbio che abbiamo sbagliato qualcosa, che forse un'alleanza con l'Ulivo ci avrebbe fatto ottenere il consenso di intellettuali, sindacati, salotti bene.
Ma poi rifletto meglio: a sinistra si ritrovano forse nelle parole di un presidente della Repubblica che ha lanciato silenti ma percebili accuse a una prospettiva riformista che approfondisce quei valori per cui si è combattuta la resistenza. Che mira a incrinare un regime che nasconde la democrazia sotto le vesti delle segreterie di partito. Che mira a salvare identità minoritarie minacciate da una politica culturale condivisa e anzi fomentata dal regime fascista. Che cerca di rendere più moderna e in linea con gli altri paesi europei questo Stato disastroso.
In realtà viviamo insieme a milioni di pecore che non amano la libertà. Non l'hanno mai amata, sognando da sempre duci, condottieri, imperi sovietici, patti atlantici, qualsiasi cosa non li mettesse di fronte alla propria autonomia e responsabilità.
Che schifo.




Rispondi Citando
Cossa elo un scravasso? 