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Discussione: nuovo governo ???

  1. #1
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    Predefinito nuovo governo ???

    Tutto sto casino solo per dare un ministero a storhacker????? qui gatta ci cova........



    LIGURIA NAZIONE
    PADANIA INDIPENDENTE
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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    COESIONE TERRITORIALE?!?!?!?! Ma che caz è?? Al cocainomane tra l'altro!!

    La salute al trombato fascio-romanaccio anti-padania?!?!? Che schifo.

    E cosa ne saprà ol preostù di beni culturali?!?!

    La Malfa e Caldoro... il nuovo che avanza...




    L'ottimismo è il profumo della vita!
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Subcomandante
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    coesione territoriale = meridione ???? E' si con miccichè , storace, la malfa, caldoro (socialisti)è proprio un doverno del cambiamento con loro ogni riforma è possibile
    CE NE ANDIAMO O NO ? CE NE ANDIAMO SI O NO?

    LIGURIA NAZIONE
    PADANIA INDIPENDENTE
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  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    In origine postato da Brenno
    [B]coesione territoriale = meridione ????
    Il Ministero per il Mezzogiorno è tornato. Camuffato, ma facilmente riconoscibile...


    E' si con miccichè , storace, la malfa, caldoro (socialisti)è proprio un doverno del cambiamento con loro ogni riforma è possibile
    W il nuovo governo di unità nazziunala!!!
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  5. #5
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    allegri tutti. il nuovo governo durerà poco. fra poco si ride.
    pensate un po' che il berlusca, adesso, mi fa tenerezza.

  6. #6
    PADANIA NEL CUORE
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    Con Storace e La Malfa ministri la vittoria della sinistra può ritenersi cosa fatta.
    Si parla di Leone presidente della Rai (!!!?????!!!!) al posto del presunto nordico Cattaneo.
    Farà un grande lavoro informativo assieme a Landolfi per propagandare la devolution in zona equatoriale.
    Il ministero per la coesione è un colpo d'ala di coglionaggine che solo delle menti del genere potevano creare.
    E' una tragica barzelletta di cui la Lega purtroppo è parte corresponsabile purtroppo.
    TIOCH FAID AR LA'

  7. #7
    Mé rèste ü bergamàsch
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    BERLUSCONI: IL NUOVO GOVERNO NON VOLEVO FARLO

    Non ha fatto nulla per nascondere la sua «amarezza» , la sua arrabbiatura per una crisi che «non volevo, non ho mai voluto» e che lo ha fatto « soffrire molto, anche come uomo » , tanto che ha confessato agli amici che « in questo momento sono così disgustato che vorrei solo andarmene dall'altra parte del mondo, e staccare la spina » . Ha letto la lista dei ministri al Quirinale senza chiosarla con una delle sue battute, ha snobbato i giornalisti e durante la cerimonia del giuramento, nelle strette di mano gelide a quasi tutti i ministri, non ha quasi mai sorriso, mostrando la sua faccia più scura.

    Solo alla fine del primo Consiglio dei ministri del Berlusconi bis — durante il quale ha annunciato ai colleghi che « si apre una fase nuova e il prossimo consiglio indicherà il programma di questo governo: Mezzogiorno, sostegno alle imprese e potere di acquisto delle famiglie » e ha rilanciato la « lista italiana del Ppe » perorando accorato la causa dell' « unità » della coalizione — ha dedicato poche parole ai giornalisti: « Ho detto ai ministri che c'è un anno impegnativo, che ci sono molte cose da fare e che le faremo, in modo da portare a termine il programma del 2001 e anche il nuovo programma, che è l'anticipo del programma per la prossima legislatura » .

    Non è stato insomma un gran giorno per Silvio Berlusconi. Racconta chi gli è vicino che gli sono pesati infinitamente questi giorni di trattative, che nelle ultime ore era « davvero esausto, anche fisicamente » , che ieri notte « non ha dormito un minuto » . Tanto che perfino all'amico antiquario di via dei Coronari, dove ieri mattina ha fatto una puntatina, ha confessato di non poterne più: « Sono sei mesi che cerco di andare al Bagaglino per vedermi la rivista, non ci riesco mai per il lavoro... » .

    E almeno gli desse soddisfazione, il lavoro di questi giorni. Macchè. Per tutta la giornata Berlusconi si è sfogato con i suoi: « Io l'ho sempre detto che questo passaggio era inutile e dannoso, che bastava un rimpa sto, che senso aveva dare questo spettacolo? Mi hanno fatto solo perdere tempo. E poi, in fondo era meglio il governo di prima... » . Quello con uomini a lui più fedeli, sia politicamente perché il trionfo della destra sociale e l'uscita di Gasparri lo preoccupano, così come, sussurra qualcuno in FI, il ritorno alla grande di Tremonti che « lui non voleva, ma Fini non gli ha fatto sponda » e di Scajola che « gli è stato imposto da An e Udc » sia umanamente perché « solo io so — ha confessato — quanto mi è dispiaciuto dover rinunciare a Sirchia, il nostro ministro più popolare, a Urbani e Marzano, amici e fondatori di FI con me » . Tanti sacrifici per cosa poi? « Questi restano gli ingrati di sempre: ho fatto tutto quello che gli alleati mi avevano chiesto e il risultato è che ho dovuto assistere alle faide interne ad An, ai regolamenti di conti, alle spaccature anche dentro FI, perché pure loro mi hanno creato un sacco di problemi... » .
    Perfino la Lega lo ha fatto arrabbiare, se è vero che quando ieri Maroni se ne uscito con la battuta di « tre ministri e mezzo per noi » grazie all'ingresso di Tremonti, Berlusconi ha allargato le braccia incredulo: « Ma che sciocchezze sono? » e se lo è preso da parte Maroni e tutti gli altri ministri più loquaci e li ha catechizzati, uno per uno: « Smettetela, basta, se continuiamo così, finiamo malissimo. Serve unità tra noi, lo capite o no? » . E poi gli Udc « i soliti, non hanno aspettato un secondo per prendere pubblicamente le distanze da me » . Sì perché, ad aumentare il malumore di un Berlusconi convinto ormai che « è più difficile guardarsi dagli amici che dai nemici » , sicuro che « mi aspetta un anno bruttissimo » , tormentato perché « sono un leader indebolito, se quelli si svegliano un giorno, come finisce? » , c'è l'Udc che affida a Lorenzo Cesa una nota dura quanto il rinnovato no di Follini a entrare al governo ribadito ieri mattina al premier che gli chiedeva di « ripensarci » : « Il confronto — si avverte, quasi a far intravedere un possibile, futuro disimpegno — avverrà in Parlamento e verterà non sulla composizione del governo ma sulle scelte innovative che sarà capace di promuovere » perché per via Due Macelli alla fine di questo passaggio l'unica soddisfazione è il « rispetto, non solo formale, delle regole e delle prassi costituzionali ».



    SFIDA NORD-SUD: MARONI APRE LE OSTILITA'

    «Bisogna rafforzare l’alleanza e dare un nuovo profilo alla coalizione, che in prospettiva non può rimanere solo un accordo tra partiti». E’ un uditorio di sordi e di distratti, e non c’è peggior platea a cui rivolgere un appello. Servirebbe il Cavaliere del Duemilauno per scuotere i ministri e destare il loro interesse, ma la crisi ha affievolito il suo carisma e la sua voce, perciò il ragionamento di Silvio Berlusconi non fa breccia sebbene tutti gli prestino ascolto. «Ricordiamoci che ogni deputato è espressione dello schieramento, e che i nostri elettori ci chiedono compattezza. Solo così torneranno a votarci».
    Anche il premier deve far fatica a credere alle sue stesse parole, lo s’intuisce quando di sfuggita accenna all’attuale sistema elettorale «che non consente le crisi di una volta». E’ un modo per manifestare ancora il suo disprezzo per gli alleati che lo hanno costretto alle dimissioni prima di rinnovargli la fiducia e un altro incarico. Difatti parla di «svolta» e di «rilancio», ma non usa mai quel vocabolo per lui blasfemo: «Discontinuità». Fa gli auguri a tutti, e ricorda chi non fa più parte della squadra. Il fatto è che non riesce a dissimulare ciò che prova: la nuova compagnia proprio non gli piace.

    Così il discorso pronunciato al primo Consiglio dei ministri da «Berlusconi terzo» esaurisce subito quel po’ di spinta propulsiva che il Cavaliere aveva provato a dargli. Era stato Rocco Buttiglione, prima che l’Udc formalizzasse la crisi, a raccomandarsi con il premier: «Silvio, al Duemilasei ci puoi arrivare solo se presenti una novità. Loro - forse si riferiva a Pier Ferdinando Casini e Marco Follini - immaginano che la novità debba essere un candidato premier diverso da te. Per evitarlo devi rilanciare la proposta del partito popolare».

    La verità è che nella Cdl sono in molti a ritenere necessario un partito unico del Polo. Ma ogni leader lo immagina a propria somiglianza. E soprattutto nessuno lavora più per il Cavaliere. Non Gianfranco Fini, non il presidente della Camera e il capo dei centristi, persino in Forza Italia sono iniziati a circolare i soliti sospetti, se un autorevole esponente azzurro scommette sul fatto che «Berlusconi rimarrà premier fino al termine della legislatura, ma non è detto che sarà candidato premier per la prossima legislatura». E c’è chi nel partito di Sua Emittenza attende un segnale dall’Udc: «Bisogna vedere se Casini e Follini avranno il coraggio di tirar fuori gli attributi. A quel punto...».

    Quel «punto» è già fissato, nel tempo e nel luogo: in autunno, con l’arrivo della Finanziaria. A Berlusconi nelle ultime ore è tornato in mente un ragionamento che gli ha fatto la terza carica dello Stato qualche giorno fa, mentre discutevano sulla linea di politica economica del governo in vista dell’ultima manovra: «Sei sicuro che il ministro dell’Economia seguirà le tue richieste, Silvio? Perché in caso contrario rischi di perderlo per strada». Cosa accadrebbe allora? Come spiega un dirigente forzista, «un tecnico per varare la Finanziaria e andare alle urne a marzo si trova sempre». Non è questo il punto, e non è nemmeno ipotizzabile un altro governo dopo il Berlusconi-ter. Piuttosto l’ipotesi è che in autunno un Cavaliere logorato venga sostituito, e che alle Politiche del Duemilasei si arrivi con un altro sfidante. Proprio ciò che teme Romano Prodi.
    E allora, per una volta, anzi per la prima volta, non sono le mosse del premier ad essere centrali nel gioco di Palazzo, ma quelle degli altri attori della Cdl. Mercoledì pomeriggio, per esempio, mentre Berlusconi lasciava il Senato per salire al Quirinale e dimettersi, Fini e Tremonti discutevano come due vecchi amici passeggiando nelle viuzze del centro di Roma. E sarà vero che il capo della destra avrebbe preferito non dividere il ruolo di vicepremier con l’ex ministro di cui chiese le dimissioni dall’Economia, ma è altrettanto vero che la loro conversazione è parsa «fruttuosa» a entrambi, oltre che sorridente e divertita. Eppoi, perché nell’Udc guardano a Claudio Scajola con lo stesso interesse dei giorni in cui, nel Duemilauno, si decideva la spartizione dei collegi elettorali? Berlusconi continua a ripetere che alle Politiche rinnoverà lo scontro con Prodi, «sarà un referendum tra me e lui, gli altri non conteranno nulla». Ma «gli altri» progettano «altri scenari»: «I prossimi mesi - racconta infatti un esponente centrista - serviranno per capire se il quadro si stabilizzerà attorno al premier, o se invece si avvicina l’alternativa a Berlusconi, anche con il concorso di un pezzo di Forza Italia».

    Chissà se scoppierà la rivoluzione nella Cdl, perché non è solo il Cavaliere a essere stato dimezzato. Tutti i leader hanno dei problemi. L’Udc potrebbe spaccarsi se Follini decidesse di affondare il colpo. Quanto ad Alleanza Nazionale, il passaggio al nuovo governo ha dilaniato il gruppo dirigente: l’opposizione di Maurizio Gasparri alla nomina di Francesco Storace a ministro ha provocato la violenta reazione di Fini. L’altra notte tra i due si è consumata una rottura traumatica davanti a Berlusconi: «Finché sarò il leader di An, - ha detto gelidamente Fini a Gasparri - deciderò io chi fa parte del governo. Non so se ti rendi conto di cosa hai fatto a mia insaputa: in questo modo hai legittimato le voci secondo cui avresti strategie alternative al partito. Non farai parte del governo». Poi non gli ha rivolto più la parola. E’ chiaro che l’evento potrebbe determinare pericolosi contraccolpi a destra.

    Il premier insomma, sarà pur debole ed esposto, ma anche il resto dell’alleanza è in frantumi. E chissà cosa accadrà al nuovo governo di qui in avanti. Il Cavaliere aveva previsto che i rapporti sarebbero diventati «più difficili», ma non prevedeva che già al primo Consiglio dei ministri scoppiasse un pandemonio tra Gianfranco Miccichè e Roberto Maroni. «Cos’è questo coordinamento del Mezzogiorno a un dicastero senza portafoglio?», ha chiesto minaccioso il titolare leghista del Lavoro: «Non ho intenzione di girare i fondi del mio ministero. Pretendo chiarezza sulle deleghe». Gianni Letta ha provato a sedare la rissa. E’ stato solo un anticipo del derby Nord contro Sud.



    IL CASO GASPARRI

    "Maurizio, ma come ti è venuto in mente di chiamare il Quirinale per sabotare l'ingresso di Storace al governo? Mi dispiace, questo è troppo. Sei fuori dal governo". Sono da poco passate le 23 di venerdì notte. Silvio Berlusconi è nero. Gianfranco Fini, seduto accanto a lui, impietrito. La mossa incauta di Gasparri ha rischiato di mandare all'aria il fragile accordo raggiunto dal premier con gli alleati. Ha indispettito il presidente Ciampi che ne ha chiesto conto al presidente del Consiglio, impaziente di chiudere la crisi.

    Tutti conoscevano l'inimicizia tra i due colonnelli di An ma nessuno poteva immaginarsi che il ministro delle Comunicazioni arrivasse a tanto per impedire l'approdo di Storace al governo. Raccontano che anche il segretario generale del Quirinale, Gaetano Gifuni sia rimasto di sasso. "Dottor Gifuni, sono Gasparri. Volevo mettere in guardia il presidente che l'ingresso di Storace al governo provocherà un terremoto nel partito. Metà dei nostri parlamentari si rivolterebbero e non voterebbero la fiducia. Io stesso sono contrario, e non so se entrerei al governo".

    Gifuni avvisa Ciampi, Berlusconi sta per salire al Colle per ricevere l'incarico e questa telefonata non è certo un buon presagio. Ma il premier, inconsapevole, è ottimista. Illustra la lista dei futuri ministri e quando arriva al nome di Storace il capo dello Stato lo gela: "E' sicuro di avere trovato un accordo complessivo? Mi dicono che la metà di An non vuole Storace".

    Berlusconi guarda Gianni Letta. Entrambi sono perplessi. "A noi non risulta, chi l'ha informata di questo?" chiede il premier. "Gasparri. E' stato Gasparri". Berlusconi è spiazzato. Prende tempo e tenta di rassicurare il presidente: "Chiederò conto a Gianfranco e domani tornerò con il problema risolto".

    Salito in auto si fa rintracciare Fini e lo convoca a Palazzo Grazioli. Il leader di An non crede alle sue parole: "Uno spettacolo indecente". Così, seduta stante, si decide di convocare Gasparri che si trovava a casa, in procinto di andare a letto.

    Nella stessa stanza che fu teatro dell'allontanamento di Tremonti va in onda la defenestrazione del ministro delle Comunicazioni. "Ma che volete forse rilanciare il governo con i trombati delle regioni?" risponde un imbarazzato Gasparri che nega di aver chiamato il Quirinale. "Non vuoi stare nella delegazione di An al governo? Benissimo, ti sostituisco" sibila Fini che alza il telefono e propone a La Russa di entrare al ministero delle Comunicazioni. Incassato il "no", il vicepremier non demorde e passa alla seconda opzione: Mario Landolfi, l'ex portavoce del partito, che accetta.

    E' anche per questo motivo che Berlusconi è di pessimo umore quando sale al Quirinale alle dodici e trenta di ieri per dare la lista al capo dello Stato. Gasparri è stato depennato. Al suo posto c'è Landolfi. E Storace è alla Sanità.

    A fine giornata, lo sfogo di Berlusconi con i suoi più stretti collaboratori: "Quel che è successo in questi giorni ha terremotato il quadro politico. La vera difficoltà è ricomporlo", dice il presidente del Consiglio. Ripercorre i passi decisivi delle ultime 72 ore e non nasconde la sua "preoccupazione". Appunto che il quadro politico sia irrimediabilmente "terremotato". Con Alleanza nazionale sfibrata appunto dallo scontro Fini-Gasparri, l'Udc distante e "infida", e il suo partito impegnato in una "inspiegabile" battaglia interna che si è incarnata nella nomina di Giulio Tremonti alla vicepresidenza del consiglio.

    Con i "fedelissimi" l'analisi del Cavaliere è spietata. Non nasconde il "disgusto" per come sono state condotte le trattative per la squadra di governo. I suoi strali sono rivolti soprattutto contro l'Udc di Follini e contro Casini che avrebbe voluto incontrare dopo aver sciolto la riserva sull'incarico ma non si trovava a Montecitorio: "stava al telefono con l'astronauta italiano". "Eppoi - insiste - aveste visto come si sono comportati? Avete visto Follini? Il governo giura e lui non è neanche a Roma. Quel comunicato di Cesa è una minaccia inaccettabile. Non li sopporto più. Da domani cominceranno a crearci problemi ".

    Se i giudizi contro i centristi sono trancianti, quelli nei confronti del suo partito sono gelidi. Forse perché le mosse di taluni sono state simili a quelle dell'Udc. "Tutti i partiti - ammette sconsolato - in questi giorni ne hanno fatte di cotte e di crude, compresa Forza Italia". Lo stesso ritorno di Tremonti nel governo è anche il frutto della lotta per la leadership tra i forzisti.

    L'ex ministro dell'Economia ha addirittura minacciato le dimissioni da vicepresidente del partito. La battaglia a Via dell'Umiltà è con la componente democristiana di Forza Italia, con Pisanu e Scajola.

    Ma la vera paura del Cavaliere adesso è Alleanza nazionale. La guerra condotta da Gasparri contro Storace e poi gli insulti volati tra Fini e l'ex ministro delle Comunicazioni lo hanno impressionato. "C'è uno scontro di identità - si è confidato con i fedelissimi - che mette in pericolo la stessa esistenza del partito. Vedo una An balcanizzata. Con schegge impazzite che anche involontariamente vanno a colpire il governo".
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  8. #8
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    Maroni ha detto che Tremonti è un mezzo ministro !
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  9. #9
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    Non ero a conoscenza del racconto sopra riportato... ma vedendo su RAIDUE il Giuramento del nuovo Governo, si vedeva benissimo l'incazzatura di Silvio Berlusconi... questo Governo secondo me è peggio del precedente ma la colpa è di Berlusconi in quanto comunque capo del Governo e della coalizione, che si è fatto fottere dai democristiani di sempre... proprio da quelli che lui stesso ha riammesso in politica e che saranno gli stessi che lo faranno perdere... democristiani e vecchia politica politicante erano e lo saranno in futuro...
    Meglio andare all'opposizione con coerenza e con persone che hanno voglia di vere riforme e di una politica nuova ed efficace.
    Se Berlusconi vuole questo, che si faccia un'Area Federalista del Nord e di chi ci sta, in parte Lega-Forza Italia, altrimenti spero che la Lega torni da sola, senza questi farabutti di an-cdu e di chi appoggia la loro vecchia politica.

  10. #10
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    il berlusca non può essere così pirla come la descrizione precedente lascia intendere.
    l'unica cosa che appare evidente è l'incazzatura. spero che stia meditando vendetta e che gli serva qualche mese per servirsela fredda.
    ne potrebbe nascere del bene.

 

 
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