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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito I lager dell'Italia 2005

    Chi mi parla ancora della Bossi-Fini, qualcuno lo fulmini!

    ------

    Il deputato europeo Giusto Catania ha visitato il Cpt di Fellah, a Tripoli. "Dalle porte escono grida e invocazioni di aiuto"
    «Ho visto l'orrore dei lager in Libia
    dove l'Italia deporta i migranti»


    Maria R. Calderoni

    Ci vorrebbe Salgado, il fotografo degli ultimi della terra, la visita
    a questo Cpt libico potrebbe essere materia per il suo obiettivo
    accusatore. Ci chiama Giusto Catania da Bruxelles, vuole
    informare "Liberazione" sulla sua visita laggiù. Come membro del
    Parlamento europeo, insieme ad altri nove deputati (nell'ambito della
    delegazione per i rapporti coi Paesi del Maghreb, ivi compresa la
    Libia) martedì scorso ha potuto metter piede in quel luogo. Dopo
    molta insistenza, dopo molto tergiversare. Il suo racconto di
    testimone ufficiale non è bello. E più che un racconto, è una
    drammatica denuncia.

    «Il Centro è praticamente situato nel cuore di Tripoli, in mezzo alla
    città, nella zona di Fellah, e Fellah si chiama anche lo stesso
    campo. Siamo arrivati in modo del tutto ufficiale e formale,
    accompagnati dalle autorità libiche. Impressione inquietante a prima
    vista. E' un campo blindato, tenuto sotto stretto controllo da uomini
    in divisa e armati, non so se poliziotti o militari».

    Un edificio squadrato, rettangolare; attraverso il cancello di ferro
    i nove visitatori vengono fatti entrare in un atrio dalle dimensioni
    di un campo di pallavolo, intorno al quale ci sono le celle.

    «Le celle di un carcere vero e proprio. Con le porte di ferro e lo
    sportellino ad altezza d'uomo, le finestre alte e sbarrate,
    l'oscurità garantita dalle pesanti ante. In questo luogo finiscono
    gli immigrati clandestini sorpresi in territorio libico; in un luogo
    come questo finiscono anche quelli sbarcati a Lampedusa e
    rispediti "a casa". Questo campo - cioè lager, uso la parola giusta -
    è l'approdo obbligato del clandestino africano sorpreso in Italia
    e "rimpatriato", come ipocritamente dicono. Lo voglio affermare.
    Nella mia attività politica ne ho visto tanti di cosidetti centri di
    accoglienza in Italia, ma questo è assolutamente il peggiore. In
    tutto e per tutto è un carcere. Un vero carcere».

    Clamori, grida, invocazioni di aiuto, oggetti che sbattono contro le
    porte, disperati sguardi dietro i pertugi sbarrati. La presenza della
    delegazione fa scattare la protesta collettiva e clamorosa.

    «Nelle celle non ci hanno permesso di entrare, l'agitazione è
    fortissima e le guardie hanno temuto il peggio. Ma ci siamo resi
    conto: in venti, trenta rinchiusi insieme, in un camerone senza aria
    e senza servizi igienici, le grida ci raggiungono: "stiamo male,
    fateci uscire da qui, aiutateci, vogliamo tornare a casa, qui non ci
    danno da mangiare". Ma i nostri accompagnatori ufficiali non si
    impressionano. "Raccontano bugie, non gli facciamo mancare né cibo,
    né cure, vogliono solo fare baccano per attirare la vostra
    attenzione". Però ciò che vediamo e sentiamo - qui, adesso, davanti a
    noi - purtroppo li smentisce».

    Dentro questo carcere-sorvegliato speciale alle soglie del deserto,
    sono rinchiusi, al momento della visita dei nove parlamentari
    europei, 105 disgraziati esseri umani. Tutti immigrati clandestini
    sorpresi e arrestati in Libia, nessuno tuttavvia proveniente dai
    rimpatri made in Italy. Tutti africani.

    «Lo dicono, lo gridano mentre fanno cadere suppellettili e tappetini
    da qualche sportello divelto: vengono dal Sudan, dalla Nigeria, dalla
    Liberia, dall'Etiopia, dal Ghana, dal Congo, dalla Somalia. Sono
    tutti giovani, tutti al di sotto dei trent'anni, hanno attraversato
    il deserto, centinaia di chilometri in auto e spesso a piedi,
    fuggendo dai loro paesi in guerra. In gran parte sono perseguitati,
    scappati in cerca di asilo, come rifugiati politici».

    Asilo che non gli è concesso. Secondo Catania, qui c'è il nodo - e
    anche lo scandalo - della drammatica odissea degli immigrati in
    Libia. «Anche a questo proposito, le autorità libiche smentiscono:
    qui non ci sono rifugiati politici, dicono, ci sono solo immigrati
    illegali arrivati in cerca di un lavoro, di una sistemazione
    qualsiasi. Clandestini e basta, clandestini fuori-legge. Ma il punto
    è proprio questo: in Libia non esiste, non è riconosciuto, lo status
    di rifugiato politico e nessuno dei prigionieri rinchiusi in posti
    come il Fellah, può nemmeno richiederlo. Ciò perchè la Libia non ha
    firmato la Convenzione di Ginevra».

    E nemmeno ha intenzione di firmarla? «E' così, nemmeno ha intenzione
    di firmarla. E qui si pongono due diverse questioni politiche non da
    poco. La prima discende dal fatto che questi centri, e tutto
    l'insieme della politica in tema di immigrazione in territorio
    libico, sono gestiti e finanziati coi soldi della Comunità europea (e
    particolarmente dell'Italia: lo stesso funzionario libico che ci
    accompagna afferma che il nostro governo fornisce alla Libia aerei,
    elicotteri, imbarcazioni destinati al controllo delle frontiere).
    Tutto questo alla luce del sole, tutto in base agli accordi
    sottoscritti. E proprio qui nasce la seconda questione. Perchè questi
    accordi sono sottoscritti, e finanziati, "nonostante", appunto, la
    Libia non riconosca e non abbia firmato la Convenzione di Ginevra sui
    diritti del rifugiato politico. In sostanza, accordi che non
    brillano, alla luce del diritto internazionale».

    Con la conclamata complicità della civile Europa. «E' l'Acnur (Alto
    commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) a denunciare di
    non avere alcun genere di rapporto con il governo di Gheddafi.
    Diventa quindi addirittura paradossale che l'Ue (e l'Italia) abbiano
    così intensi rapporti politici ed economici, in tema di immigrazione,
    con un Paese che per legge impedisce persino di poter accedere alla
    stessa richiesta di status di rifugiato. Scandaloso, anche sullo
    stesso piano, ripeto, del diritto internazionale».

    La Libia come guardiano delle preziose coste occidentali. Di
    fatto, «uno stato-cuscinetto, che funziona in base ad accordi-
    capestro di riammissione, ufficialmente voluti e finanziati
    dall'Europa».

    Muoiono, dobbiamo saperlo, sotto questi accordi con marchio Ue.
    Muoiono nel deserto - di fame, di sete, di stenti - quando coi nostri
    voli charter li rimpatriamo (che eufemismo) via Libia. Muoiono nel
    deserto, di abbandono. Il nostro.

    Ultime grida, dal Fellah. «Ci raggiungono anche pianti di donne,
    scopriamo adesso che rinchiuse tra loro ci sono anche due bambine
    egiziane, anni 14-15. Lo scopriamo, ma dobbiamo lasciarle lì».

    http://www.liberazione.it/giornale/050422/archdef.asp

  2. #2
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    «Ho visto l'orrore dei lager in Libia dove l'Italia deporta i migranti»

    ...rimandare chi infrange le leggi Italiane, nel Paese da cui sono illegalmente arrivati adesso è diventato "deportare" ??

  3. #3
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    In Origine Postato da Dottor Zoidberg
    «Ho visto l'orrore dei lager in Libia dove l'Italia deporta i migranti»

    ...rimandare chi infrange le leggi Italiane, nel Paese da cui sono illegalmente arrivati adesso è diventato "deportare" ??
    Ce ne fosse uno, di libico, nei lagher libici...

  4. #4
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    In Origine Postato da Dottor Zoidberg
    ...rimandare chi infrange le leggi Italiane, nel Paese da cui sono illegalmente arrivati adesso è diventato "deportare" ??
    Sono le leggi italiane che fanno schifo !

  5. #5
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Ce ne fosse uno, di libico, nei lagher libici...
    Non ho detto Paese d'origine, ma Paese di provenienza. Se la Libia ci manda migliaia di disperati (facendo guadgnare milioni agli scafisti) è giusto anche che se ne riprenda una parte.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    In Origine Postato da Dottor Zoidberg
    Non ho detto Paese d'origine, ma Paese di provenienza. Se la Libia ci manda migliaia di disperati (facendo guadgnare milioni agli scafisti) è giusto anche che se ne riprenda una parte.
    a - peccato che non vengano dalla Libia, non l'hai capito che se lo sono inventato per fare l'accordo?

    b - rimandare uno in un posto dove viene torturato ' *udite udite* ILLEGALE. La Ue ci ha pure condannato, manco fossimo la Turchia o il Sudan...

  7. #7
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    In Origine Postato da Dottor Zoidberg
    Non ho detto Paese d'origine, ma Paese di provenienza. Se la Libia ci manda migliaia di disperati (facendo guadgnare milioni agli scafisti) è giusto anche che se ne riprenda una parte.
    Ah, ecco.
    Il problema è la Libia, non le crudeltà perpetrate...

  8. #8
    Cuore Nero
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    il problema è l'immigrazione.

  9. #9
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    In Origine Postato da Avanguardista
    il problema è l'immigrazione.
    Il problema è la fame; il problema sono gli affamatori.
    Gli stessi che affamano son quelli che fanno queste leggi sull'immigrazione.

  10. #10
    x il Socialismo Mondiale
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    La fonte della stragrande maggioranza dei problemi economici, sociali e ambientali è il sistema capitalistico, in quanto si basa sul privilegio di classe, sullo sfruttamento e sulla competizione, mettendo al primo posto la produzione di profitto a discapito della soddisfazione dei bisogni degli esseri umani e dell'equilibrio dell'ecosistema.

 

 
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