La Baviera nello stemma di Benedetto XVI
di Mattia Bianchi/ 28/04/2005
In attesa della sua presentazione ufficiale, scopriamo il nuovo stemma pontificio. Secoli di storia e di leggende religiose condensati in tre simboli: il moro di Frisinga, l’orso di Corbiniano e una conchiglia.
Uno scudo tripartito, con tre simboli (il moro di Frisinga, l'orso di Corbiniano e una conchiglia) che rappresentano il patrimonio storico-religioso della Baviera. Sarà così lo stemma pontificio di Benedetto XVI, che ancora non è stato reso noto ufficialmente ma del quale l'arcidiocesi di Monaco ha offerto una nota dettagliata. Lo stemma, visibile sul sito della diocesi, accoglie tutti gli elementi che caratterizzavano lo stemma episcopale di Joseph Ratzinger come arcivescovo di Monaco e Frisinga, e poi come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Sormontato da una mitra, il copricapo papale di forma triangolare, e non da una tiara come nei precedenti stemmi pontifici, lo stemma di Benedetto XVI presenta nel primo simbolo in alto a sinistra l'effigie del 'moro di Frisinga'. Si tratta di una testa di moro coronata e rivolta verso sinistra già presente nello stemma dell'antica Diocesi-principato di Frisinga nel 1316, ai tempi del vescovo Corrado III, e da quel momento in poi adottata da tutti gli arcivescovi succedutisi a capo di quella sede.
L'immagine a destra del moro raffigura un orso con il basto, il cosiddetto 'orso di Corbiniano'. Costui - racconta una leggenda - fu l'evangelizzatore della Baviera dell'ottavo secolo dopo Cristo. Durante un viaggio verso Roma, un orso divorò la sua bestia da soma. San Corbiniano comandò alla belva di portare essa stessa fino a Roma il suo bagaglio, lasciandola poi libera di ritornare nei boschi della sua patria. ''Il significato è chiaro - spiega la nota dell'arcidiocesi di Frisinga - Il cristianesimo ammansì e addomesticò il selvaggio paganesimo e pose così nell'antica Baviera i fondamenti di una grande cultura. Inoltre, come 'portatore di Dio', l'orso di Corbiniano simboleggia l'onere del ministero episcopale”.
C'è poi la conchiglia, il terzo simbolo in basso, al centro dello stemma. Essa si riferisce anzitutto a una famosa leggenda che riguarda Sant'Agostino. Durante una passeggiata in riva del mare, meditando sull'imperscrutabile mistero della Trinità di Dio, il Santo incontrò un fanciullo che con una conchiglia versava l'acqua del mare in una piccola buca. Quando Agostino gli chiese che cosa facesse, il bambino rispose: ''Io verso il mare in questa buca”. Un'allegoria ambivalente, che rivela la conchiglia sia come mezzo per immergersi nel mare sconfinato della divinità, sia come simbolo del Ratzinger accademico il quale, nel 1953, conseguì il Dottorato in teologia proprio con una dissertazione su ''Il popolo e la casa di Dio nell'insegnamento di Agostino sulla Chiesa''. Ancora, come ''conchiglia del pellegrino'', la valenza simbolica si estende a un concetto centrale del Concilio Vaticano II, cioè il ''popolo di Dio pellegrinante'', di cui l'arcivescovo Joseph Ratzinger e ora Benedetto XVI si riconosce pastore. “Come arcivescovo - prosegue la diocesi - egli aveva inserito intenzionalmente questo simbolo nel suo stemma anche come 'conchiglia di San Giacomo'': immagine situata nello stemma del Convento degli Scozzesi a Ratisbona, nella cui università l'allora professor Ratzinger insegnò Dogmatica e Storia del dogma dal 1969 al 1977”.
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