Duro confronto tra la Roma in crisi e i suoi tifosi che accusano il fenomeno di Bari Vecchia di volersene andare. Ma lui controbatte: "Sono qui per restare"
Irrompe sulla scena come un "traditore, amico di Capello, nemico della Roma". Ne esce, dopo mezz'ora di colloquio, da "uomo vero, l'unico che abbia avuto il coraggio di incontrarci". Difficile (nonostante le promesse) stabilire se rimarrà a Roma, di sicuro, però, con la mossa di oggi Antonio Cassano si è riguadagnato la stima dei tifosi (mentre Totti era a Milano a beccarsi 15 mila euro di multa alla Disciplinare). Che, probabilmente, da qui alla fine della stagione gli eviteranno uno spicchio di contestazione. Erano un centinaio di fronte ai cancelli di Trigoria, hanno organizzato una contestazione dura (sono volate parole fin troppo pesanti) ma civile (la tensione non ha mai superato livelli di guardia). Hanno chiesto e ottenuto un confronto con la squadra. Il primo a presentarsi è stato Bruno Conti, l'unico applaudito.
"Sappiamo che il momento è molto delicato - ha detto il tecnico ai tifosi che gli chiedevano impegno e rispetto per la maglia -, ne stiamo discutendo, l'ho detto ai ragazzi: dobbiamo onorare questa maglia. E tornare a fare risultato, già contro la Sampdoria. Il ritiro ci servirà a fare gruppo". Già. La Roma si ritroverà a Trigoria domani, con un giorno d'anticipo. Sabato, poi, la partenza per Genova. Conti ha chiesto anche il sostegno dei tifosi: "Aiutiamoci, stiamo uniti. Vi ringrazio per come ci avete sostenuti durante la partita con il Siena, continuate a farlo: se siete romanisti dovete stare vicini a questa squadra". Ecco Cassano: si presenta da solo, si avvicina alla folla a passi lenti e più avanza e più lo insultano. Gli urlano tutti che non vuole più restare a Roma, che vuole raggiungere l'amico Capello. Lui rimane tranquillo e ascolta (anche gli improperi). Ci mette poco a tranquillizzare i tifosi: "Se sono qui, se ci metto la faccia, è perché voglio restare a Roma. Io ci tengo a questa maglia, se non fosse così sarei rimasto chiuso negli spogliatoi".
Gli insulti diminuiscono, piano piano ci scappa pure qualche applauso. "Non è vero che Capello mi chiama, non date retta alle chiacchiere". Gli ricordano dell'atteggiamento dimostrato a Firenze, nella gara di coppa Italia (in cui ha sbagliato anche un rigore): "A Firenze ho sbagliato, è vero. Mi dispiace". Gli dicono pure che è colpa sua se tanti allenatori si sono dimessi: "Con Bruno ho un ottimo rapporto: lo rispetto innanzitutto come uomo, anche se mi tiene fuori". Si presentano pure De Rossi e Dacourt. L'azzurro deve rispondere a chi l'accusa di scarso impegno: "Non è vero, do sempre il massimo. E' un periodo negativo". Infine, una frase emblematica del francese: "E' difficile giocare a Roma". Già. Qualcuno se ne è accorto.
da www.gazzetta.it
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