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    Post Giudaismo,sionismo e Tradizione Cattolica

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    La Civiltà Cattolica, Roma, 2 aprile 1938, a. 89, vol. II, quad. 2107, pp. 76-82.

    INTORNO ALLA QUESTIONE DEL SIONISMO
    La singolarità unica del Giudaismo sta in ciò, che esso è, insieme e indissolubilmente, una nazione ed una religione, anche negli stessi giudei increduli, per il messianismo talmudico in essi persistente. Ancora più strano e singolare: il Giudaismo è una nazione equivoca e insieme, una religione equivoca. Nazione equivoca, perché, al medesimo tempo, è se stesso ed è un altro, quante sono le nazioni del mondo, dove si è stabilito: Giudaismo italiano, francese, tedesco, inglese, americano, romeno, polacco, e via dicendo, onde il giudeo gode di due nazionalità. Sembra che rechi vantaggi alla nazione dove risiede - e ne reca di fatto con la sua potenza finanziaria e con il suo ingegno - ma questi vantaggi sono direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente ordinati al sopravvento e dominio della nazione giudaica, detentrice dell'alta finanza e per mezzo di essa del dominio, più o meno larvato, del mondo (1). Religione equivoca, perché, se ha il vanto di essere stata l'unica vera religione - cioè il Giudaismo dell'antico Testamento, figura e preambolo del Nuovo, preparazione quindi del Cristianesimo - è ormai, in realtà, una religione profondamente corrotta: il Giudaismo del Talmud, antitesi del Cristianesimo. In fatti, tutto il valore del Giudaismo era nella sua sola ragione di essere la preparazione all'avvento del Messia: cioè il popolo eletto a conservare il culto del vero Dio e le promesse di redenzione e di regno universale del Messia Re e Salvatore del mondo. Venuto il Messia, in persona di Gesù Cristo, cessò, necessariamente ed automaticamente, il valore del Giudaismo tutt'insieme, e quale "popolo eletto" e quale religione: vos non populus meus, et ego non ero vester , secondo l'energica espressione del profeta Osea ( 1, 9) . Il vero messianismo, spirituale e soprannaturale, onde il Giudaismo era la vera religione e insieme il vero popolo eletto a prepararlo, si è cambiato nel messianismo talmudico, materiale e temporalistico. Sicché ora il Giudaismo in tanto è nazione in quanto si crede eletto al dominio messianico universale, materiale e tempora]e; ed in tanto è religione in quanto professa tale messianismo. Ecco perché il Giudaismo è una religione profondamente corrotta in quanto è una nazione che si presume eletta, ed è una nazione in quanto è la religione del messianismo corrotto. I messianismo, latente ed operante anche nei Giudei increduli e perfino atei, è essenziale al Giudaismo, come sopra si è detto. Togliete il messianismo e cesserà automaticamente il Giudaismo e la nazione giudaica. Se non che, è impossibile toglierlo dall'anima giudaica, fuori di un miracolo morale della Grazia, e cioè senza la conversione al Cristianesimo. Perciò, dicevamo, che non si può dare soluzione definitiva alla questione giudaica, se non con la conversione di tutto Israele al Cristianesimo. Il che, secondo la profezia di S. Paolo, avverrà negli ultimi tempi. Ma intanto la questione giudaica rimarrà insoluta, perché, come tutti consentono, anche i più benevoli ai Giudei, il messianismo corrotto, e cioè la fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo, è la vera e profonda causa che rende il Giudaismo un fomite di disordini ed un pericolo permanente per il mondo. Non si può dare perciò se non una soluzione relativa e provvisoria, e questa non altra da quella tradizionale, adoperata dai Papi: la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti, quale una forma di segregazione o distinzione conveniente ai nostri tempi: insomma, una ospitalità e convivenza civile, in maniera simile a quella che si usa con gli stranieri. Né può dirsi che ciò sia un trattamento ingiusto verso cittadini di religione diversa, perché è purtroppo un fatto incontrastabile che il Giudaismo non è solo una religione, ma è indissolubilmente anche una nazione, fondate sul messianismo materiale e temporalistico, consapevolmente o inconsapevolmente, ma in ogni modo, inevitabilmente professato e vagheggiato.

    * * *
    Or bene, affinché i giudei possano essere considerati, con perfetta giuridicità, stranieri, viene proposta da alcuni la attuazione integrale del Sionismo, non solo con la costituzione di uno Stato giudaico in Palestina, ma con la possibilità di farvi rientrare, se non la totalità, almeno la massima parte dei giudei, ora sparsi nel mondo. Di questa opinione, propugnata in tutti i modi dal Prof. de Vries de Heekelingen (2), trattammo altra volta, venendo alla conclusione, che l'attuazione integrale del sionismo appare materialmente e moralmente impossibile, sia per la ristrettezza del territorio palestinese, sia per la invincibile opposizione degli Arabi, e sia perché la massima parte dei giudei non si indurranno mai ad andare in Palestina, abbandonando le residenze dove stanno bene (3). La costituzione di uno Stato giudaico, senza la effettiva comprensione dei giudei nel detto Stato, aggraverebbe, anziché scioglierla, la questio giudaica, in quanto all'equivoco della doppia nazionalità si aggiungerebbe un nuovo equivoco: quello di uno Stato la cui massima parte di cittadini ne vivono fuori. Ma vi è di più: uno Stato giudaico in Palestina sarà sempre un fomite di disordine e di perpetua guerra tra i giudei e gli arabi, come si vede al presente. La stessa Inghilterra ora non sa come cavarsi dal vespaio che ha suscitato, prima con la dichiarazione del Balfour sul focolare nazionale giudaico, e con aver favorito l'immigrazione ed invasione dei giudei; ora con la proposta "tripartita" che non contenta nessuno, né i Giudei, né gli Arabi, né i Cristiani. E' noto che il Governo britannico, ammettendo le conclusioni della Commissione d'inchiesta, proponeva la partizione della Palestina in tre parti: uno Stato ebraico, comprendente la maggior parte della Galilea e la fascia costiera della Samaria e della Giudea; uno Stato arabo comprendente l'entroterra della Samaria e della Giudea, più la Transgiordania; un Mandato permanente inglese per Gerusalemme, Betlemme e Nazaret, con un corridoio d'accesso al mare. Inoltre l'Inghilterra si riserbava temporaneamente l'amministrazione di Caifa, Acri e Tiberiade ( Civ. Catt. 1937 III, p. 376). Il XX Congresso Sionista, tenuto a Zurigo nei primi giorni di agosto 1937, sotto la presidenza del Dr. Weizman, presidente dell'organizzazione sionista, accettò in massima la creazione dello Stato ebraico, ma, naturalmente, senza partizioni territoriali, né restrizioni all'immigrazione ebraica (Civ. Catt. ivi, pp. 471-473). Poco dopo, la Commissione dei mandati presso la Società delle Nazioni a Ginevra, ascoltata la relazione del Sig. Ormsby Gore, ministro britannico delle Colonie, si dimostrò favorevole alla proposta dell'Inghilterra, pure stimando per ora inattuabile la creazione dei due Stati, l'arabo ed il giudaico, ed essere necessario un periodo di prova. (Civ. Catt., ivi, pp. 473-474; 567). Di recente, in una lettera del Sig. Ormsby Gore all'Alto Commissario britannico per la Palestina, pubblicata il 4 gennaio di quest'anno, si trattava dei procedimenti per l'attuazione della "tripartizione" ; i quali, secondo l'interpretazione ed i lamenti sionisti, sarebbero ordinati a rimandare il più lontano possibile l'attuazione della proposta tripartizione. Secondo la lettera dell'Ormsby, i procedimenti sarebbero distinti in sette periodi: l) Sarà istituita una "Commissione tecnica" per stabilire i confini della tripartizione ed organizzare le questioni finanziarie ed economiche dipendenti da essa. Nel determinare i confini, si dovrà attendere a due condizioni: a) che in ciascuno dei due Stati, giudaico ed arabo, si abbia sufficiente sostentamento e adeguata sicurezza; b) che ciascuno di essi comprenda il minor numero possibile di persone dell'altro Stato. 2) Il Governo britannico esaminerà le proposte della Commissione e, se le troverà convenienti, le proporrà al Congresso della Lega delle Nazioni. 3) La Lega esaminerà le proposte del Governo inglese e le approverà. 4) Dopo tale approvazione, si istituiranno "nuovi sistemi di governo" nei territori determinati. 5) Se le due parti, giudei ed arabi, si accorderanno, il Governo intavolerà negoziati per i trattati diretti alla costituzione di Stati indipendenti. 6) Prima di stabilire gli Stati indipendenti, si potranno amministrare temporaneamente i due territori, giudeo ed arabo; sotto mandati separati, o sotto un sistema di "cantonizzazione". 7) Finalmente saranno costituiti gli Stati indipendenti.

    * * *
    Quanto tempo ci vorrà a percorrere questi periodi? E ancora non siamo neanche al primo! Così lamenta il sionista Ben Gurion, nel lungo commento che egli fa della lettera dell'Orsmby in un giornale esclusivamente giudaico, The Palestine Post del 9 gennaio 1938. Può esser vero- ed in questo caso prudente - che l'Inghilterra con questi procedimenti voglia prender tempo, perché, ripetiamo, nel presente stato di cose, la stessa Inghilterra non sa da che parte rifarsi, per portar rimedio a tanti guai, trovandosi tra due fuochi: gli Ebrei, come hanno ripetuto a voce e per iscritto migliaia di volte, vogliono prendersi tutto; e gli Arabi vogliono ritenersi tutto. La Commissione, recatasi lo scorso anno a studiare la proposta della ripartizione, vi andò con un disegno prestabilito. Infatti (come confessò il Weizman stesso, per sottrarsi alle accuse dei suoi nel Congresso internazionale di Costanza), appena giunta la Commissione in Palestina, egli ne fu chiamato. Sentitasi proporre la ripartizione in due e un corridoio, si recò subito per aereo a Londra, per parlarne con il "Bureau" centrale sionista; e il giorno dopo ritornava con risposta affermativa. Sarebbe stato questo il primo passo, che doveva poi essere seguito da un secondo più definitivo: una clausola che permettesse agli Ebrei di liberamente entrare in Transgiordania (dove hanno già fatti molti acquisti alla chetichella) e farvi di terre privatamente, come tutti gli altri. Tanto erano certi di arrivare a impossessarsi di tutto. Ma gli arabi non erano tanto semplici da non comprendere ciò che la divisione avrebbe significato in ultima analisi: l'assorbimento graduale. E allora incominciò la reazione, massime quando la Commissione disse di voler sentire dagli Arabi (allorché tutto era già stato determinato col Weizman) che cosa essi ne pensassero, quale rimedio suggerissero, per poi sottoporre tutto a S. M. Britannica, non toccando alla Commissione se non la parte d'informatrice. La ripartizione poi, quale fu proposta, è praticamente impossibile. Come opporre barriere che impediscano l'accesso reciproco in territorio avversario, mentre L'accesso è voluto dalla stessa viabilità attraverso la Palestina ? E poiché ora, immensamente più di prima, Ebrei ed Arabi odiano cordialmente, chi potrà trattenere, massime il basso popolo, di venire alle mani ad ogni incontro ? E di più, vi sono elementi comuni come l'acqua, portata per canalizzazione, la luce, il telegrafo, il telefono, i quali tutti passano e ripassano per i diversi territori. Gli Arabi non fanno allora, come usano già da un anno, rappresaglie ai loro cari vicini? E quando poi vedranno che gli Ebrei, boicottando essi pure a loto volta (come fanno gli arabi con loro) tutto ciò che è arabo, non si serviranno che di importazione ebraica e di mano d'opera ebraica, saranno gli Arabi inclinati a mitigare la loro reazione ? Infatti, come avviene al Parlamento inglese, già esistono due correnti, una pro e l'altra contro la ripartizione. Né l'una né l'altra fa l'interesse sionista. Non quella della ripartizione, perché crea l'opposizione permanente del mondo arabo. Ma neppure l'altra, perché impedisce agli Ebrei di arrivare ad avere un'autonomia che sia un principio del riconoscimento da parte dello Stato, il quale dia loro voce ufficiale tra le nazioni, e come un addentellato, a cui possano a poco a poco appoggiare tutte le altre loro rivendicazioni. Perciò essi preferiscono starsene anche con poco, pur di cominciare in modo autonomo e con personalità politica. Quando tuttavia gli ebrei saranno soli e materialmente separati dagli Arabi, si divoreranno tra di loro: mancheranno di un larghissimo cespite da impiegare i loro prodotti e la loro opera professionale ed artigiana; laddove oggi gli ebrei sono da tutti cercati per avere lavori ben fatti, e nei loro negozi si compra a molto miglior mercato; sicché i Comitati arabi di resistenza dovettero mettere proprie sentinelle per impedire l'accesso dei loro connazionali ai negozi ebrei; tanto sono consapevoli che tutti ci vanno. Come scenderà allora il commercio ebraico! Quindi le crisi, ancora più forti che al presente, renderanno impossibile il vivere agli stessi Ebrei. La condizione presente è quanto mai rovinosa: non vi sono più pellegrini né forestieri. Quindi, mancando questo principale cespite di commercio, le automobili sono stazionarie, i negozi falliscono, gli alberghi si chiudono. Anche tra gli Ebrei è sospesa la costruzione di ogni genere di edifici; perché ognuno si domanda che ne sarà domani; la miseria è estrema, specialmente nella classe borghese di secondo ordine, quella dei dragomanni, negozianti ecc.; di tutti coloro insomma che non osano stendere la mano, come fanno i poveri del basso popolo. Certo è che il governo inglese, il quale ha profuso ogni genere di favori agli Ebrei, non ha fatto nulla per gli Arabi: non istituito una banca agricola, che pure avrebbe rialzato le sorti del dopoguerra; non favorito le industrie; ma ha invece aggravato le tasse, fino ad arrivare, in pochissimi anni, ad accumulare una riserva di sette milioni di sterline. Di più ha rovinato indirettamente il popolo con la eccessiva moltiplicazione delle scuole, le quali strappano la gioventù ai lavori della terra per darle in mano un pezzo di carta che non è di alcun valore, né qui in Palestina dove non si possono moltiplicare gli impieghi, né fuori di Palestina, dove non ha nessun senso. Fu anche questo un mezzo per disamorare l'Arabo della terra e così facilitarne il passaggio, pacifico e silenzioso, all'ebreo. Tutti sono indebitati a più non dire, e se si continua ancora di questo passo, un anno o due, non è impossibile che scoppi una vera rivoluzione; perché la fame non ascolta ragioni.

    * * *
    Quale rimedio si potrà dunque apportare che rimetta l'ordine e la pace in Palestina ? Nessun altro che la partenza degli Ebrei, o almeno la cessazione dei loro progressi e della loro immigrazione, in una parola, il totale abbandono dell'idea di uno Stato ebraico in Palestina. Tra gli stessi Ebrei, ben pensanti e più pratici che idealisti, si riconosce la insostenibilità della condizione presente Perciò occorrerebbe studiare un modo per indurre gli altri Ebrei a cambiar rotta, rinunciando a un possesso integrale e generale della Palestina, quale si propongono come ultimo fine, anche se fanno mostra di accontentarsi di qualche tratto autonomo. Gli Ebrei diranno che hanno fatto spese enormi. Sia pure, e quanto acquistarono in Palestina, resti pur loro; ché gli Arabi si acquieterebbero, quando sapessero con certezza che il pensiero di invadenza totale è abbandonato. L'Inghilterra per la prima ne avvantaggerebbe, perché cessato il sionismo, si troverà in condizione molto più solida e pacifica, mentre già gli ebrei sono in un numero così rilevante da bilanciare l'influenza e attutirne l'orgoglio. Così la pace rientrerebbe in questi paesi. L'India poi e le altre regioni mussulmane sarebbero meglio disposte a mantenere buone relazioni con l'Impero britannico. Tale, in sostanza, è l'opinione di persone, che hanno studiato e se da presso il movimento sionista; e alle loro giudiziose proposte crediamo bene che si dovrebbe porgere dalle opposte correnti una ben considerata attenzione, se si vuole pacificamente risolvere la questione del Sionismo palestinese.

    Note
    (l) Valga un esempio. Il Regime Fascista , in un articolo di fondo (Cremona, 22 gennaio 1938), dopo aver dato la lunga lista dei posti occupati dagli ebrei a Trieste, conclude: Facendo le dovute proporzioni fra i 250 mila cattolici e i 4000 ebrei, si deve concludere che questi hanno i nove decimi (900 per mille!) dei posti in cui si esprime la direzione intellettuale, economica, finanziaria e sindacale di Trieste

    (2) H. de Vries de Heekelingen, Israele, il passato, l'avvenire , Milano-Roma, Tumminelli e C. Editori, 1937-XVI (3) La questione giudaica , Civ. Catt., 1937, II, p. 418; 497; III, p. 27
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    LA CIVILTÀ CATTOLICA, ANNO 89 - VOL. IV 1° OTTOBRE 1938 QUADERNO 2119


    Beatus populus cuius Dominus

    Deus eius. (Psalm. 143. v. 15).

    La questione giudaica e "La Civiltà Cattolica"


    Di Ebrei, di questione ebraica, di pericolo e di " problema " giudaico è un gran parlare da tempo.

    In Italia, udiamo ripeterci da molte parti, ed è confermato anche dalla più autorevole voce della politica italiana, non si vuole imitare la Germania in genere, né l'acerbità nazistica in particolare contro gli oppositori, venuti dal giudaismo.

    Ma, anche fra noi, gravi provvedimenti furono decretati contro gli Ebrei, o sono già in corso, e la stampa quotidiana li commenta, com'è suo costume, e a suo modo li giustifica, ma con una vivacità di linguaggio e una così ardimentosa facilità di logica e di storia, di citazioni e di polemica che noi, senza forti riserve, non potremmo accettare. Eppure vi abbiamo trovato più volte, contro il solito, fatto con onore il nome del nostro periodico, allegatone frasi, proposizioni, o anche interi articoli, antichi di quasi mezzo secolo fa, sebbene alludessero a condizioni sociali, o polemiche dottrinali, assai diverse dalle presenti. Ma - cosa per noi non meno grave - si vollero mettere quegli scritti del nostro periodico, di quasi mezzo secolo fa, in recisa ed aperta opposizione al sentimento odierno degli altri cattolici, ed a quello perfino dell'autorità ecclesiastica, che è dire della Chiesa gerarchica e docente, di fronte alla quale deve cedere ogni autorità di maestro o scrittore privato.

    Su ciò abbiamo già aperto il nostro animo e chiarito il pensiero dei nostri predecessori ed il nostro nel precedente quaderno (1), sebbene i nostri intelligenti e fedeli lettori non ne avessero di bisogno. Essi avevano, infatti, col semplice riscontro dei passi allegati potuto verificare da sé ed accertare quanto dalle moderne citazioni dei giornali uscisse monco o travisato quel pensiero; anzi, in alcuni tratti, affatto incongruo e lesivo della giustizia e della carità. Ora l'una e l'altra assolutamente, noi, come i nostri predecessori, vogliamo usata e rivendicata anche verso gli Ebrei, sia pure con la certezza che non l'useranno essi con noi. Né certo l'hanno usata mai nelle passate persecuzioni, da essi o scatenate o promosse contro la Chiesa, in accordo sia con la massoneria, troppo da essi sostenuta, sia con altri partiti sovversivi ed anticristiani, dalla " grande " rivoluzione francese specialmente, fino ai nostri giorni.

    Ma ciò non c'indusse punto, né c'indurrà mai a voler ricambiare della stessa moneta, bensì ad impedirli semplicemente dal loro mal fare ed a premunire gli altri dalla loro strapotenza, e ciò per il bene comune, morale e religioso sopra tutto, e per la salvezza degli stessi Giudei.

    Gli uomini invece della politica, sopra accennati, per i loro fini o motivi d'interessi politici che non tocca a noi ora discutere cominciarono proprio sul loro primo trionfare, prima in Russia e poi in Germania, a rivoltarsi contro gli Ebrei, quando si accorsero di averli avversari, fautori malfidi o aperti oppositori dei nuovi metodi o "ideologie" di governo, prima che dei pretesi diritti o interessi di stirpe o di razza. Come è evidente, quella mossa antigiudaica, sia del comunismo internazionalista o bolscevismo russo, sia del socialismo nazionalista o nazismo germanico, non fu maturata da nessuna considerazione religiosa, se non anzi agevolata dall'odio o avversione generale di tali partiti contro ogni religione positiva, anche l'ebraica: odio dissimulato nel nazismo, ostentato nel bolscevismo. Non può quindi dar luogo a qualsiasi pur lontano richiamo contro la Chiesa o il Clero, nonché a quelle recriminazioni a cui usano abbandonarsi i vecchi persecutori, a loro volta divenuti perseguitati, e con essi i vecchi liberali, della massoneria specialmente, loro naturali alleati, com'è noto.



    * * *


    L'Italia non entra nella lizza se non dopo tre lustri e più di fascismo dominante e con più miti consigli, come sentiamo, non ostante i prodromi sopra accennati. Ci dichiara anzi il Regime fascista, uno dei giornali più accreditati o rappresentativi del partito, in un suo articolo del 30 agosto passato, col titolo Un tremendo atto di accusa: "Confessiamo che il Fascismo è molto inferiore, sia nei propositi, sia nell'esecuzione, al rigore della Civiltà Cattolica". E sopra aveva detto di accorgersi, dopo aver letto lo "studio vigoroso" del nostro periodico (dell'autunno 1890) che "gli Stati e le società moderne, e persino le più sane e coraggiose nazioni d'Europa, l'Italia e la Germania, hanno molto da imparare dai Padri della Compagnia di Gesù"; ed appunto, come conchiude, da questa, ch'egli chiama "leale e coraggiosa battaglia dei sapienti e irreprensibili Gesuiti".

    Grazie dell'elogio insolito, che troviamo ripetuto pure, in termini più o meno calorosi, da altri periodici e giornali quasi a gara, come vediamo anche dai molti ritagli che ce ne comunica alla giornata "L'eco della stampa". Ed a questo coro di lodi - tanto poco vi siamo avvezzi! - avremo noi il mal garbo o la scortesia ingrata di rispondere con la freddezza del riserbo, della correzione o della critica? Non intendiamo ciò; ma più di ogni lode o popolarità, in un argomento specialmente che tocca le ragioni della carità e della giustizia, ci preme di chiarire il pensiero nostro e quello dei nostri defunti colleghi e maestri; perché noi siamo certi che anch'essi troverebbero queste lodi più sgradite delle critiche, se dovessero palliare sotto la loro egida una qualsiasi offesa di carità e di giustizia contro il prossimo, fosse pure il prossimo in sé meno simpatico, quello degli Ebrei, specialmente se stretti in intima alleanza con la massoneria, come apparivano alla data degli articoli accennati, del 1890.

    E non vi è chi ci fa dire, generalmente e senza niuna distinzione, ciò che invece nella nostra rivista fu negato esplicitamente? Ma particolarmente si suppone che siano della rivista stessa i suggerimenti e rimedi da altri autori proposti e da essa discussi e rigettati, come quello fra i più gravi, non solo di considerare gli Ebrei come stranieri, ma di "confiscarne i beni perché roba di malo acquisto": suggerimento che, dato così generalmente e senza nessuna distinzione sa troppo di ingiustizia o di vendetta, e perciò riesce troppo difforme dallo spirito cristiano e religioso.



    * * *


    Fortunatamente, gli articoli del nostro periodico, dell'ultimo trimestre del 1890 (2), che furono i più largamente sfruttati nella presente polemica, si possono riscontrare da chiunque voglia, in fonte. E diciamo in fonte, perché furono, è vero, ristampati a parte, ma non sempre correttamente, anche nella più recente edizione, da cui hanno attinto, crediamo noi, i giornalisti (3). In questa, per l'appunto, un gravissimo errore di stampa - certamente involontario, per l'omissione di una riga e lo spostamento di altre - rende inintelligibile il passo della confiscazione, di cui si parla. Si trova esso nel terzo articolo, che discute i "rimedi", dopo che nel primo si sono indagate le "cause" e nel secondo gli "effetti", della moderna invasione giudaica nell'Europa.

    Fra i "rimedi" o proposte di soluzione della vessata questione, sono riferite anzitutto dal nostro periodico, ma escluse, "alcune proposte di pubblicisti, non già mossi da maltalento di socialismo contro le ricchezze degli ebrei ma caldi di uno zelo per la religione e la patria, che per altro si desidererebbe meglio temperato da giustizia". La prima di tali proposte è appunto il rimedio che "sarebbe più radicale di tutti, ma non conforme allo spirito cristiano"; la confisca dei beni e il bando delle persone. Quindi l'autore dell'articolo riportava bensì le ragioni più forti allegate dai proponenti, e il voto espressone anche da un congresso di antisemiti - che "si applichino ai giudei le leggi che i giudei stessi hanno fatto approvare e sancire dai framassoni governanti dei paesi cattolici contro la Chiesa", cioè che "si dichiarino nazionali tutti, senza eccezione, i beni dei giudei" - ma senza punto approvarle, conchiudeva:

    "Non è mente nostra diffonderci in un esame critico di sì fatta proposta. Notiamo soltanto, che della sua esecuzione abbondano gli esempi nelle storie. Ma, per essere legittima, bisognerebbe, prima di tutto, che la confisca fosse decretata da chi esercita regolarmente nelle nazioni la pubblica autorità: ed in secondo luogo, che si effettuasse con certe norme di giustizia e di carità cristiana".

    "Non tutti gli ebrei - soggiungeva - sono ladri, arruffoni, bari, usurai, framassoni, farabutti e corruttori dei costumi. In ogni luogo se ne conta un numero, che non è complice delle furfanterie degli altri. Perché involgere questi innocenti nella pena dovuta a' rei?". Così egli col buon senso e la equità del cristiano e del religioso, che gli era propria. Né tace le ragioni che a queste oppongono "i sostenitori dell'eroico rimedio", come il dire che "nelle guerre più giuste e più sante perisce gran numero d'innocenti, che questa non è vendetta, ma legge di necessaria difesa ecc.". Ma egli non le approva senza riserva, e quanto al provvedimento generale di cui si parla, conchiude anzi che "la giustizia e la carità avrebbero in ogni caso buone ragioni da far valere contro la crudezza delle sue troppo draconiane disposizioni".



    * * *


    Similmente rigetta l'altro rimedio, che dovrebbe essere di necessario compimento al primo, del bando generale dell'ebreo come straniero dal nostro suolo, ammesso pure il fatto che "se esso vi sta o vi sta per toglierlo a noi cristiani o vi sta per congiurare ai danni della nostra fede"; giacché infine "si tratta di un nemico che mira a spropriarci della terra ed a privarci del cielo". Ma un siffatto rimedio, specialmente se si avesse da praticare in tutti i paesi civili, "non sarebbe generalmente possibile, anzi contrarierebbe i disegni di Dio", che vuole la conservazione di Israele, sebbene così disperso, come "un palpabile argomento della verità del Cristianesimo". E "ammesso pure che fosse ora praticabile, sarebbe difforme dal modo di vedere e di operare della Chiesa romana". Ed a quest'ultimo proposito l'autore aveva allegato già l'esempio dei papi e dei principi cattolici, e citato anche la testimonianza dei due ebrei convertiti, i fratelli Lémann: i quali notano come "i Papi hanno sempre permesso con benevolenza il soggiorno nella città loro; e questo popolo errabondo, pur avendo libertà di non andarvi, sempre vi andava e chiamava anzi per gratitudine Roma il paradiso degli ebrei". Se ciò avveniva, era perché quei giudei più assennati dei moderni riconoscevano che le leggi di separazione o " interdizione" loro poste, erano non meno a difesa loro propria che a tutela dei cristiani, impedendo ogni mutua offesa o violazione di diritto da una parte e dall'altra.

    Ora su questo ultimo punto insiste precisamente la nostra rivista nel 1890, e l'oppone alla condotta del liberalismo e massonismo allora dominanti, per trovare "il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani". E questo sarebbe, secondo essa, di "regolarlo con leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani di offendere quello degli ebrei": leggi quindi non odiose, ma giuste; di eccezione, non di persecuzione, anzi di mutuo vantaggio, come si disse.

    E' vero che ciò sembrerà violare quella piena "eguaglianza civile" che il liberalismo si fece vanto di concedere loro senza limitazione alcuna. E il nostro polemista lo riconosce, ma contro le ragioni dei vecchi liberali richiama il pensiero del de Pascal, uno degli scrittori antiliberali del secolo passato, che "volere un diritto comune fra condizioni sociali disparate, è come volere una misura eguale fra stature diverse. L'equo, il necessario è invece il rispetto eguale a tutti i diritti differenti", quali corrono, ad esempio, fra nazionali e stranieri. E fra questi ultimi vanno annoverati, a loro stessa confessione, gli ebrei, generalmente parlando; se è vero che "il cosmopolitismo della loro stirpe è dai giudei medesimi confessato".

    Il nostro antecessore del secolo passato crede adunque che la totale eguaglianza civile, data dal liberalismo agli ebrei, che li collegò quindi con la massoneria, non solo e loro indebita, non avendone essi diritto, ma "anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani". Egli era perciò di opinione che "presto o tardi, per amore o per forza, si avrà da rifare" ciò che si era disfatto, da cento anni in qua, negli antichi ordinamenti civili, per amore di novità, di pretesa libertà o falso progresso. "E forse - egli soggiungeva - gli ebrei medesimi saranno costretti di supplicare che si rifaccia". Ora la ragione di questa previsione sta appunto sotto i nostri occhi: perché proprio oggi "la strapotenza alla quale il diritto rivoluzionario li ha oggi sollevati, viene scavando loro sotto i piedi un abisso, pari nella profondità alla altezza in cui sono assorti".

    Ma sopra ogni altra cosa, vi è il troppo giusto motivo di ben considerare se non sia troppo vero e confermato dall'esperienza di mezzo secolo quanto egli denunciava fin dal 1890: che "la uguaglianza, largita agli ebrei dalla setta anticristiana, ovunque si è usurpato il governo dei popoli, ha partorito l'effetto di collegare l'ebraismo col massonismo nella persecuzione alla Chiesa Cattolica e di innalzare la razza giudaica sopra i cristiani, nella potenza occulta e nella opulenza manifesta".

    Eppure né per il presente, né per tutto il cinquantennio passato, non è venuto proprio né da parte della Chiesa, né da reggitori o governi cattolici, ossia da quelli che più erano danneggiati dall'ebraismo, nessuna mossa violenta, di rappresaglia o di lotta contro gli ebrei, non ostante la loro strapotenza. E' venuta per ultimo proprio dalla Germania, protestantica e nazista, come prima dalla Russia zarista e poi dalla comunistica e internazionalistica, che pure agli ebrei era per gran parte debitrice della sua rivoluzione, come è noto e fu anche dimostrato su queste pagine (4).



    * * *


    Da questi rapidi cenni ognuno vede quanto lo scrittore del nostro periodico, sebbene tanto vivacemente commosso dalla persecuzione religiosa - che allora infieriva in Italia ed era attribuita in massima parte, sia pure con qualche esagerazione, alla strettissima alleanza della massoneria col giudaismo anticristiano - fosse tuttavia sollecito di non proporre, contro i mali da lui deplorati, nessun "rimedio" od opposizione che non riuscisse pienamente consona alle supreme ragioni della giustizia e della carità. Si fa quindi troppo evidente che il suo pensiero non fu bene inteso, anzi fu interamente svisato da chi lo ebbe a rappresentare come un programma di vendetta o di rappresaglia, se non anzi di guerra senza quartiere, quale sarebbe certamente suggerita dalle considerazioni meramente umane e interessate della politica. Esso era invece un caldo e ben motivato richiamo alla vigilanza e alla difesa. efficace ma pacifica, contro un pericolo e disordine civile, non meno che religioso e morale, della società moderna, minacciata dal giudaismo.

    Non negheremo però che la forma o lo stile, più che la sostanza del pensiero, possa, dopo quasi cinquant'anni, apparire di qualche acerbità, ora che la lotta, sia della massoneria come del giudaismo sembrerà a molti mitigata; nella forma almeno, se non nella sostanza. Ma checché sia di ciò, il difetto dello stile e della forma non attenua la forza del ragionamento, né il valore quindi delle conclusioni nella loro sostanza.



    * * *


    Quella severità di linguaggio oscurò tuttavia agli occhi di qualche studioso il concetto dominante di quegli antichi articoli, per quello che concerne il vecchio liberalismo e lo spirito della rivoluzione. Così il ch. Roberto Mazzetti ne riconosce bensì "la nobiltà dell'intenzione e la serietà indiscutibile e la larghezza d'orizzonte nell'indagine e la impressionante molteplicità di dati storici e la pregnanza delle idee antigiudaiche"; ma trova poi "da notare che non è affatto accettabile il concetto dominante circa il valore della rivoluzione, così detta francese, circa il significato della civiltà democratica e liberale del secolo XIX e, quindi, circa il Risorgimento italiano". E posto ciò, egli avrebbe ragione di non ammettere, come "storicamente valido il coprire di quella che era una momentanea degenerazione dello spirito del Risorgimento tutto il Risorgimento stesso"; ed oltre a questo, di trovare illogico che la questione ebraica fosse posta nella seconda metà del secolo XIX "col medesimo spirito con cui si sarebbe posta nel secolo XVIII e prima ancora" (5), supponendo "l'origine giudaica della rivoluzione del 1789 e della civiltà democratica e liberale del secolo XIX".

    Ora appunto a cotesta "degenerazione" dello spirito del risorgimento mirano i colpi del nostro vivace polemista del 1890, sebbene l'impeto della polemica non gli abbia sempre richiamato alla penna tutte le fredde ed opportune distinzioni. Del resto, è ben certo che egli non dava né poteva dare tutta la colpa dei disordini sociali da lui deplorati al giudaismo ed alla massoneria con esso collegato, né perciò voleva ferire, proprio senza distinzione, tutto il Risorgimento, tutta la civiltà democratica ecc.

    Nella interpretazione del Mazzetti noi troviamo quindi un grosso abbaglio; al quale, non neghiamo, può aver data ansa il linguaggio generico dell'articolo, che nel calore della polemica non poteva scendere a tutte le precisioni desiderabili: non è cioè tutto il complesso moto del Risorgimento che egli ha dinnanzi ed impugna; è l'indirizzo anticattolico che vi si era immischiato; è il connubio del liberalismo con la massoneria; è insomma quella "degenerazione" appunto che il Mazzetti stesso riconosce e deplora. Ma questi la suppone "momentanea"; laddove tale non fu, certamente, né così ristretta come a lui sembra. Quanto generale anzi e radicata fosse tale "degenerazione" tra i liberali del Risorgimento - anche se non collegati con la massoneria così esplicitamente, come credeva il nostro confratello di cinquant'anni fa - risulta dallo stesso "studio introduttivo", che il Mazzetti premette alla sua raccolta di testimonianze sulla questione ebraica, e più ancora dai passi citati appresso, di un R. Lambruschini, di Massimo D'Azeglio, di G. B. Giorgini, di C. Cattaneo, di V. Gioberti, tutti buoni rappresentanti del liberalismo e perciò difensori del giudaismo, sebbene in diverse gradazioni e per motivi diversi.

    In un siffatto consenso a difesa dei giudei, che si accompagnava non di rado ad uno strano accordo di persecuzione, di vessazione e disprezzo della Chiesa, del Clero, degli Ordini religiosi, allora spogliati e dispersi senza pietà, non si poteva vedere, su quell'ultimo scorcio del secolo XIX, quanto ora vi scorge il Mazzetti: che "il Risorgimento italiano, specie nel suo fiore fu filosemita non perché fosse una diabolica instaurazione di nuovo paganesimo, non perché fosse una settaria negazione del cristianesimo, ma perché intimamente religioso e fervido di ricchezza di vita morale, sognò e volle un mondo di spiriti religiosamente liberi, in cui più non fosse distinzione antiumana fra Barbaro e Greco, Ebreo e Romano" ecc.

    Un siffatto ideale di unità e concordia che sarebbe fondamentalmente cristiano, se bene inteso e schiettamente applicato - non era di tutti, e quantunque riaffermato con sincerità e con forza nel liberalismo mitigato del d'Azeglio, del Giorgini, del Manzoni segnatamente, non era poi applicato nei riguardi del clero e del laicato cattolico dall'altra scuola o "corrente" del liberalismo anticlericale, sempre così gretto ed accanito nella sua opposizione alla Chiesa che accreditava purtroppo l'opinione corrente di un connubio con la massoneria incredula ed il giudaismo anticristiano. Diamo pure che vi sia stato su ciò della esagerazione e dell'abbaglio anche dall'altra parte, per la facile propensione a generalizzare; ma era ben il caso di dire, a scusa di chi esagerava nell'attribuire troppa importanza all'ingerenza massonica ed ebraica, che un tale abbaglio non mancava di fondamento; avverandosi l'effato filosofico, che interdum falsa sunt probabiliora veris.



    * * *


    Il simile possiamo dire sul punto dell'origine giudaica della rivoluzione del 1789; la quale non è affermata negli articoli menzionati, in modo esclusivo, ma semplicemente concomitante; per quanto cioè nel complesso moto rivoluzionario, che doveva trasformare la società civile, ebbe una sua parte, e tra le più nefaste e scristianeggiatrici, l'ingerenza dei Giudei e dei loro amici. Ma. con questa concorse pure in gran maniera quella giansenistica, regalistica e incredula dei parlamentari, dei "filosofi" e di altri partiti avversi alla Chiesa ed al Papa; e per tutte queste molteplici e violente spinte rivoluzionarie gli stessi ben pensanti e il clero medesimo andò travolto e lasciò prendere alla fiumana irrompente della rivoluzione quel corso rovinoso che minacciò di finire, con gli orrori del "Terrore", nell'abisso delle barbarie.

    Posta la tanta molteplicità e varietà di cause che concorsero a quello straordinario cataclisma sociale uno degli avvenimenti più complessi della storia umana, come anche recenti studi hanno dimostrato - riconosciamo che sarebbe davvero "semplicistico" assegnargli per unica e precipua causa l'ingerenza giudaica, sia pure rafforzata dalla massoneria, com'era opinione del vecchio Barruel. In ciò conveniamo col Mazzetti come anche gli concediamo che sarebbe del pari semplicistico il "voler sostenere la origine e la funzione esclusivamente capitalistica, secondo lo spirito del materialismo storico, del gran moto rinnovatore del liberalismo moderno". Ma da lui dissentiamo nell'attribuire cotale "semplicismo" antistorico al nostro collega; giacché questi non intendeva allora di involgere tutto l'intero "moto rinnovatore"; bensì mirava, come dicemmo, alle sue degenerazioni da quella primitiva ispirazione, di origine fondamentalmente cristiana, verso una giusta e ben compresa libertà e fratellanza di individui e di popoli. Questa fu bensì, o apparve ai più, "l'anima di verità" dell'errore e il nobile impulso iniziale che attrasse molti alla professione e proclamazione dei famosi principi del 1789; ma purtroppo degenerò così presto in un moto anticristiano, violento e sovvertitore dell'ordine sociale, che anche le origini prime e la iniziale ispirazione apparvero a molti prettamente anticristiane.

    Nella deviazione del moto, pertanto, più che nella sua iniziale ispirazione e direzione, si troverà avverato ciò che osserva il Mazzetti, e non si oppone al nostro pensiero: che "in questo moto (del liberalismo), gli ebrei hanno portato un valido contributo in Italia come in Europa in genere; ma essi furono un ruscello, un piccolo affluente, non il maestoso e gonfio fiume della storia moderna" (pag. 118). Il ruscello cioè e l'affluente - diremo noi nel senso ben inteso degli articoli del 1890 - intorbidò il maestoso fiume non solo, ma lo disarginò talora e lo sospinse alle devastazioni, religiose e morali, sotto il manto della libertà e del progresso. Si ebbero così magni passus extra viam; e di essi poterono bensì profittare gli Israeliti che il liberalismo davvero "liberò politicamente e umanamente", ma non del pari le classi medie, né molto meno le altre "classi e categorie popolari", se parliamo col Mazzetti di verace e "integrale umanamento", di un moto cioè o avviamento della "futura storia d'Italia verso il regno di un romano e cristiano umanesimo integrale in cui è l'anima più vera della vita italiana", come parrebbe al benevolo nostro critico. Per il malo fermento della massoneria e del giudaismo, infiltratosi fino dalle origini, il liberalismo parve favorire troppo spesso l'apostasia delle nazioni dalla vita dello spirito, da Dio e dalla sua Chiesa. E la sua vantata "liberazione" a che cosa riuscì nella pratica? A sguinzagliare le classi medie e le inferiori, la borghesia ed il proletariato, verso una mentita libertà, che era licenza sfrenata e riusciva infine ad una sorte di schiavitù, anche economica e morale. A ciò alludeva la risentita frase del nostro, che "tutto il dolce del liberalismo finiva con attirarle ( le nazioni) fra le strette della vorace piovra del giudaismo".



    La frase saprà di "semplicismo", e sia pure. Ma il certo è che il liberalismo così traviato, come il giudaismo ed il massonismo da esso protetto, venne a punirsi da sé, nei medesimi effetti tristissimi della sua "degenerazione" o deviazione, partecipe della pena, come fu complice della colpa, del suo protetto, il giudaismo. E di quello possiamo dire ciò che di quest'ultimo scriveva il nostro collega nel 1890, ben presago di quanto si è poi venuto maturando e che possiamo riscontrare più al vivo in questi ultimi tempi: "sente già rumoreggiare da lontano la tempesta di quella rivoluzione sociale che esso ha in gran parte generato e pare debba essere l'esterminatrice sua e dei rinnegati che seco hanno stretto alleanza".

    Le parole sono forti, ma più duro ancora è l'esito che fin d'allora esse preanunciavano e che al presente tutti possono già vedere verificato in diversi paesi, mentre in altri si va purtroppo avverando.

    Conchiudiamo tuttavia, per debito di verità e di lealtà, che ciò non è avvenuto e non avviene per colpa unica, e neppure forse la più grave, degli ebrei; avviene altresì per colpa della complicità o dell'inerzia di tanti cristiani e cattolici sviati; e le colpe di costoro non è giustizia addossare sugli ebrei per infierire ai loro danni.



    * * *


    L'ordine delle considerazioni in cui ci siamo tenuti finora, ci esime dall'entrare nell'esame e nella discussione dei tanti altri particolari aspetti della questione giudaica; tanto più che di non pochi si è già trattato, più o meno ampiamente, nel nostro periodico (6).

    Di altri punti che riguardano particolarmente il lato politico, economico, finanziario e simili, come il "capitalismo ebraico" in particolare, il "mito giudaico" e le prime reazioni oppostevi dalla coscienza italiana, con le accuse e le difese degli ebrei, secondo la tradizione liberale e laica, si troverà pure una larga esposizione nello "studio introduttivo" del Mazzetti all'opera sopra citata (7). Egli appunto passa in un'erudita rassegna, anche se non del tutto adeguata per "un secolo di cultura italiana" fino allo scoppio della guerra mondiale, le varie opinioni, discussioni e proposte che si dibatterono in Italia; o piuttosto gli "atteggiamenti con cui i nostri pensatori esaminarono quella questione": atteggiamenti che egli ordina giustamente "secondo tre fondamentali correnti: una cattolica tradizionale; una cattolica liberale; una laica su basi economiche e giuridiche".

    Notiamo solo, tra le varie riserve che l'indirizzo liberale dell'autore ci suggerisce, come tutte e tre queste correnti vadano talora miste e confuse, per le diversità dei rigagnoli, diciamo così, che vi confluiscono. Diversa e non poco manchevole è la precisione di dottrina e spesso anche diverse le deficienze di ortodossia, dal giansenismo al cattolicesimo liberale, rappresentato, ad esempio, dall'abate Raffaele Lambruschini, la cui concezione umanistica non pare a noi così "intimamente religiosa, e in concreto, cattolica", ma piuttosto laica, e di un laicismo che fraintende e svisa il cattolicesimo genuino. Esso e ben lontano perciò dal concetto del Manzoni, del Tommaseo, del Rosmini, e vicino invece a quello del Gioberti, tanto tenero verso gli ebrei, come verso "i buoni e generosi Valdesi", quanto acerbo ed intollerante verso i cattolici da lui dissenzienti, designati col nomignolo di gesuiti, per lui il più odioso e calunniato.

    La fallacia, nel resto, dell'argomentazione liberale per la abolizione delle antiche leggi che regolavano la vita della nazione giudaica in mezzo ai popoli cristiani, è riconosciuta dallo stesso Mazzetti, che ben vi ravvisa pure qualche ingenuità. E tale è, ad es., l'insistere che fanno nell'attribuire i vizi degli ebrei all'effetto naturale delle leggi stesse, e vederne il rimedio invece nel sempre più "legarli alla vita moderna" mercé la piena eguaglianza dei diritti, senza nessuna tutela dei diritti dello stesso popolo cristiano. Ciò era un lasciar loro del tutto libero il campo, e questo a loro stesso danno, come ragionava il nostro periodico. Del quale infine il Mazzetti medesimo loda "l'opera coordinatrice ed ispiratrice", onde "la cultura italiana impostava, in tutta la ricchezza delle sue direzioni, e svolgeva, con indiscutibile serietà di preparazione scientifica, la questione ebraica". Ma appunto perché tale quell'opera del nostro periodico, non poteva dipartirsi, anche nella vivacità spiegabile della polemica, e dallo studio sincero della verità e dall'equilibrio doveroso della giustizia e della carità cristiana, che noi abbiamo dimostrato.

    E. Rosa S. I.





    --------------------------------------------------------------------------------




    NOTE

    ( l) Cfr. Civ. Catt. 1938, III, pp. 560-561.

    (2) Cfr. Civ. Catt., Serie XIV, vol. 8°, pp. 5 , 385 , 641. . (Della questione giudaica in Europa).

    (3) Cfr. La questione ebraica in, un secolo di cultura italiana. Con uno studio introduttivo di Roberto MAZZETTI (Modena, Soc. Tip. Modenese 1938), pp. 326-387.

    (4) Cfr. Civ. Catt. 1922, vol. IV, p. 11 (La rivoluzione mondiale e gli ebrei).

    (5) La questione ebraica, pp. 118-119

    (6) Cfr. Civ. Catt. 1934, vol. IV, pp. 126 segg.; 276 segg. (La questione giudaica e l'antisemitismo nazionalsocialista), 1937, vol. II, pag. 418 segg,., 497 segg.; vol. III, pag. 27 segg. e 1938, vol. II, p. 77. (La questione giudaica e il Sionismo; le conversioni e l'apostolato cattolico).

    (7) La questione giudaica (Modena 1938), pp. 7-119.
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    Predefinito L’OMICIDIO RITUALE EBRAICO

    L’OMICIDIO RITUALE EBRAICO
    Nel lontano 1893, la prestigiosa rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, pubblicò una serie di articoli sulla morale giudaica a cura del Padre Oreglia s.j.. Nel primo di essi, questi affermava: «NOI NON SCRIVIAMO NELL’INTENTO DI ACCENDERE [...] L’ANTI-SEMITISMO, ma di dare piuttosto agli italiani l’allarme, perché si mettano sulle difese contro chi ne osteggia la fede, ne corrompe il costume e ne succhia il sangue, al fine di ammiserirli, dominarli e renderli schiavi» (1). Già Dante Alighieri aveva cantato: «[...] uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l giudeo di voi tra voi non rida!» (2). Anche per me che scrivo su questo scottante argomento (dell’omicidio rituale) il fine non è certo quello di fomentare l’antisemitismo (condannato dalla Chiesa e quindi anche da me) ma solo quello di fare un po’ di luce su un tema tanto misterioso. «Proclamata la libertà dei culti, e concessa anche ai giudei la cittadinanza, questi seppero avvantaggiarsene per tal forma, che di nostri eguali, divennero ben tosto padroni. Infatti, chi oggi dirige la politica è LA BORSA, e questa è in mano ai giudei; chi governa è LA MASSONERIA, e anche questa è diretta dai giudei; chi volge e rivolge a suo senno l’opinione pubblica, è LA STAMPA, e questa è altresì in gran parte ispirata e sussidiata dai giudei» (3). «Ecco ci dirà taluno, la ragione dell’antipatia che a tutti ispirano i giudei [...]. Sì, questa è una delle cagioni - continua La Civiltà Cattolica - ma non è l’unica, né la principale. Avvenne un’altra più occulta, più misteriosa, e che in sé comprende tutte le altre [...]. LA CAGIONE cui alludiamo È UN ODIO CONTRO IL CRISTIANESIMO, IMPOSTO AI GIUDEI PER LEGGE, odio che giunge fino a giustificare a nostro danno ogni sorta di delitti» (4).

    LA MORALE GIUDAICA È LA CAUSA PRINCIPALE DELL'ODIO DEI GIUDEI CONTRO I NON - GIUDEI
    «La prima e principale cagione dell’avversione dei giudei contro i non giudei, e massime contro i cristiani, si ha da rintracciare, cosa incredibile a dire, nella loro stessa morale e religione; la quale NON È PIÙ LA MOSAICA, MA Sì LA TALMUDICA O RABBINICA, foggiata a capriccio dagli scribi e farisei, bugiardi interpreti della legge».(5) Vediamo allora che cosa dice il Talmud sui cristiani: «IL CRISTIANO è omicida, immondo, sterco, dato alla bestialità; il suo solo incontro contamina anzi NON È PROPRIAMENTE UOMO, MA BESTIA» (6). «Posto questo bel concetto che i giudei hanno di noi [...], sarà da stupire che essi facciano un dovere di cospirare perpetuamente contro di noi? Se ci reputano bestie in sembianza umana, e bestie da Dio destinate a servirli, è naturale che ci trattino, ove lo possano, da bestie» (7). Il precetto dell’amore del prossimo (comandato dalla legge naturale e da quella mosaica) non è - secondo il Talmud - un precetto universale, ma è ristretto ai soli giudei e ai loro amici. «Senonché Maimonide [...] trova modo di salvare capra e cavoli, dicendo «essere LECITO FAR DEL BENE ANCHE AI CRISTIANI, però QUANDO NE PUÒ VENIR VANTAGGIO AD ISRAELE, o quando questo può giovare alla sua tranquillità e a meglio celare l’inimicizia verso i cristiani» (8). Anche recentemente, in Israele, il rabbino Josef Ovadia si poneva la questione: «Se un ebreo può permettersi di infrangere il sabato per salvare la vita ad un gentile, ad un non-ebreo. In merito non ha avuto dubbi, in una conferenza ha sostenuto che un ebreo può contravvenire al sabato se può salvare la vita di un non ebreo. Anzi deve farlo, ANCHE SE LA LEGGE EBRAICA PRESCRIVE [...] CHE IL SABATO PUÒ VENIR VIOLATO SOLO PER SOCCORRERE UN ALTRO EBREO. Ovadia infatti sostiene che il mancato intervento di un ebreo nel salvare un non-ebreo il sabato, potrebbe ritorcersi contro la comunità ebraica, rinvigorendo le critiche contro il suo stile di vita. Pertanto, secondo Ovadia, IL SALVARE UN NON-EBREO, anche di sabato, INDIRETTAMENTE PUÒ ESSERE CONSIDERATO UN ATTO LECITO come quello compiuto da chi salva un correligionario in quel giorno santo» (9). Il Sanhedrin afferma che «UN GIUDEO deve reputarsi QUASI EGUALE A DIO! Tutto il mondo è suo, tutto deve a lui servire, specialmente LE BESTIE CHE HAN FORMA DI UOMINI, CIOÈ I CRISTIANI» (10). «Ora, mirate le conseguenze che scaturiscono da questi bei principi, -riprende La Civiltà Cattolica- tutti i nostri beni appartengono ai giudei, poiché essi solo sono uomini, e perciò hanno diritto di possedere quindi il Talmud [...] dichiara lecita ai giudei L’USURA verso i cristiani (11), la frode (12), il furto (13), e la rapina» (14). Ed ancora: «Considerate I CRISTIANI -dice il Talmud- come BESTIE E ANIMALI FEROCI E TRATTATELI PER TALI. Non fate né bene né male ai gentili, ma mettete tutto il vostro ingegno e il vostro zelo per distruggere i cristiani» (15). Maimonide, uno dei loro massimi dottori, insegna loro che «OGNI GIUDEO, IL QUALE NON UCCIDE UN NON GIUDEO, VIOLA UN PRECETTO NEGATIVO» (16). «IL GIUDEO CHE UCCIDE UN CRISTIANO OFFRE A DIO UN SACRIFICIO ACCETTO» (17). La Civiltà Cattolica conclude così: «Dunque delle due l’una: o essi (i giudei, ndr) mandano al diavolo il loro Talmud con tutti i suoi commenti, che sono un insulto al buon senso ed un oltraggio alla stessa legge naturale, ovvero si rassegnino ad essere in uggia ed in abbominio a tutte le altre nazioni, massime cristiane» (18). A tale riguardo, vedasi anche H. DESPORTES (19), e A. MONNIOT (20), ed anche L. FERRARO (21).

    LA MORALE GIUDAICA E IL MISTERO DEL SANGUE

    «Vi è un rito religioso del giudeo disperso, d’un carattere eccezionale, che esce, con un rilievo terribile, dalla categoria dei riti ordinari, e che ha acquistato nella storia una celebrità sinistra; vogliamo parlare dell’OMICIDIO RITUALE o del SACRIFICIO UMANO [...]. In ricordo di Cristo crocifisso, per dare al crimine del Calvario, fino alla fine dei tempi, con un memoriale orribile, una sorta di prolungamento indefinito, il giudeo ha santificato, ogni volta che lo ha potuto, ogni anniversario del Deicidio, mediante l’immolazione di un cristiano. TRATTARE DELLA QUESTIONE GIUDAICA E TACERE SULL’OMICIDIO RITUALE, SIGNIFICHEREBBE OMETTERE CIÒ CHE VI È DI PIÙ IMPORTANTE NEL PROBLEMA [...]. In nessun posto la luce della storia è più necessaria, poiché in nessun posto la menzogna ha fatto di più, per creare la notte» (22). Cerchiamo allora di far luce dove si è voluto far notte. «Da quattro capi noi dedurremo le nostre prove; dalle deposizioni giuridiche fatte innanzi ai tribunali da giudei convinti e confessi di omicidi e infanticidi commessi a scopo di religione; dalle rivelazioni di Rabbini convertiti alla nostra fede; da documenti storici e finalmente dalla testimonianza tradizionale» (23).

    EBREI CONFESSI IN TRIBUNALE DI OMICIDIO RITUALE

    La Civiltà Cattolica tra i molti processi fatti agli ebrei per assassinio rituale in Francia, Italia, Spagna, Inghilterra, Germania, Baviera, Ungheria, Lituania e Polonia, senza parlare poi dei Paesi orientali, ricorda soprattutto quelli di Trento (sec. XV) e quello di Damasco (sec. XIX). «Orbene - afferma la prestigiosa rivista dei gesuiti - se raffrontisi i due processi, nel primo dei quali sono otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre al buon numero di testimoni tutti giudei, vedrassi con maraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze disposte in essi, quanto al rito e all’uso del sangue cristiano, si corrispondano a capello...
    1) Dai due processi comparati insieme, risulta con evidenza che L’ASSASSINIO DI UN CRISTIANO non solamente è riputato lecito, ma È COMANDATO ai giudei DALLA LEGGE TALMUDICA-RABBINICA...
    2) LO SCOPO DEL DETTO ASSASSINIO non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, [...] ma SOPRATTUTTO ADEMPIERE UN DOVERE RELIGIOSO, qual'è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse di sangue cristiano...
    3) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini, [...] si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste di Pasqua vuol essere il sangue di un fanciullo cristiano che non abbia oltrepassato i sette anni di età...
    4) Le azzimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, regalansi nelle feste del Purim ai non-giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali mangiansi per ben sette giorni dai soli giudei.
    5) Questo è IL SEGRETO DEL SOLO PADRE DI FAMIGLIA, cui spetta introdurre nella pasta degli azzimi, all’insaputa della moglie e dei figlioli, un po’ di sangue cristiano fresco o coagulato e ridotto in polvere.
    6) Egli deve altresì nella cena pasquale versare qualche goccia di sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa!
    7) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio [...], quando si fa nei giorni prossimi alla Pasqua.
    8) PERCHÉ IL SANGUE DI UN BAMBINO cristiano sia acconcio al rito e PROFICUO ALLA SALUTE DELL’ANIMA GIUDAICA, CONVIENE CHE IL BIMBO MUOIA TRA I TORMENTI [...].
    9) L’USO RITUALE E IL MISTERO DEL SANGUE sol si trova scritto NEI CODICI orientali, mentre negli OCCIDENTALI VENNE SOPPRESSO per tema dei governi cristiani e SOSTITUITO DALLA PRATICA E TRADIZIONE ORALE» (24). Queste sono le conclusioni tratte dalle confessioni dei rabbini e degli altri ebrei esaminati nei due processi di Trento e di Damasco. Chi volesse accertarsene può leggere per esteso il resoconto dei processi di Trento e di Damasco pubblicati dal La Civiltà Cattolica, serie II , voll. VIII-IX-X, nella Cronaca sotto la rubrica Roma (1881-1882). Per il processo di Damasco, si veda anche: ACHILLE LAURENT, Relation historique des affaires de Syrie, depuis 1840 jusqu'en 1842. Ormai quasi introvabile. Ed anche: ACELDAMA, Processo celebre contro gli ebrei di Damasco, Premiato stab. Tipografico G. Dessì, Cagliari-Sassari, 1896.

    LE RIVELAZIONI DEI RABBINI CONVERTITI AL CATTOLICESIMO

    Si trova conferma delle conclusioni tratte dalle confessioni rese durante i processi anche nelle rivelazioni fatte dai rabbini convertiti alla nostra fede. La Civiltà Cattolica cita soprattutto l’autorità di tre rabbini convertitisi: Paolo Medici, Giovanni da Feltre e Teofilo, monaco moldavo. «Paolo Medici nella sua opera intitolata RITI E COSTUMI DEGLI EBREI (25), confermò le frequenti uccisioni di fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al podestà di Milano l’uso che i giudei facevano del sangue cristiano (26); e Teofilo ne spiega il mistero nelle sue rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803, poscia ridotte in greco e pubblicate nel 1834 a Napoli di Romania da Giovanni de Giorgio, e finalmente tradotte in italiano dal Prof. N.F.S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo: IL SANGUE CRISTIANO NEI RITI EBRAICI DELLA MODERNA SINAGOGA [...] L’ex rabbino moldavo, [...] confessa il rito sanguinario e l’uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano [...]. «Cotesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Kakam (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che perciò si chiamano conservatori del mistero del sangue» [...]; questi SOLO A VOCE LO COMUNICANO AI PADRI DI FAMIGLIA, i quali lo tramandano a quel figliuolo che conoscono più capace del segreto, atterrendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui. E qui conta come a lui stesso lo rivelasse il padre suo: «Quando io pervenni all’età di 13 anni, mio padre presomi da parte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l’odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccoglierne il sangue [...]. Figlio mio, mi disse, [...] ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi dié la spiegazione del mistero e soggiunse esser quello cosa sacrosanta, rivelata da Dio, e comandata agli ebrei; e che quindi io ero stato messo a parte del segreto più importante della religione ebraica». Seguono poscia gli scongiuri e le minacce, di maledizione a lui fatte, ove avesse violato il segreto, nonché il precetto di non comunicarlo neppure alla madre, né alla sorella, né ai fratelli né alla sua futura moglie, ma soltanto a quello dei suoi figliuoli che gli paresse più zelante, il più savio per custodire il segreto [...]. Gli ebrei, dice Teofilo, sono più contenti quando possono ammazzare i bambini perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; li ammazzano a Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo» (27).

    I MOTIVI DI CREDIBILITÀ DI TEOFILO MOLDAVO

    «Sarebbe del tutto irragionevole non prestar fede alle rivelazioni dell’ex rabbino moldavo, in primo luogo perché chi le ha scritte è un testimone che conosce a menadito quanto ci rivela; infatti Teofilo fu lui stesso rabbino ed imparò fin da tredici anni tali misteri. Secondo, depone contro se stesso, avendo confessato di aver lui stesso fatto uso frequente di sangue cristiano. In terzo luogo, non ignorava che con tali rivelazioni si esponeva al rischio di venir ucciso e tuttavia volle farlo lo stesso per debito di coscienza e per carità verso i cristiani. In quarto luogo, perché le sue rivelazioni concordano quanto alla sostanza colle confessioni fatte ai giudici dai giudei nei succitati processi» (28).

    LA STORIA

    «Non ci troviamo d’innanzi ad uno od un altro scrittore, bensì davanti a tutto un popolo di storici, di analisti e di scrittori di tempo, di luogo e di nazione differenti; cotalché sarebbe cosa assurda il supporre che tutti si sieno insieme indettati a falsare i fatti a danno dei giudei [...]. Tali sono tra gli altri i Bollandisti, il Baronio, il Rhorbacker [...]» (29).

    ELENCO CRONOLOGICO DEGLI ASSASSINII PIÙ CONOSCIUTI COMMESSI DAI GIUDEI

    - Anno 1071. A Blois (30), un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. - 1114. A Norwich in Inghilterra (31), Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, e colà crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, vennegli ferito al fianco. - 1160. A Glocester (32), gli ebrei crocifiggono un bambino. - 1179. A Parigi (33), il fanciullo Riccardo viene immolato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi. - 1181. A Parigi (34), San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua. - 1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza (35), accade lo stesso a Domenico del Val. - 1236. Presso Hagenau (36), tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo. - 1244. A Londra (37), un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; e si venera nella Chiesa di S. Paolo. - 1250. In Aragona (38), un fanciullo di sette anni viene crocefisso circa nel tempo della Pasqua ebraica. - 1255. A Lincoln (39), Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, poscia in onta a Cristo coronavanli di spine, flagellavanli e crocifiggevanli (40). - 1257. A Londra (41), un fanciullo cristiano immolato da’ giudei. - 1260. A Wessemburg (42), un fanciullo ucciso dagli ebrei. - 1261. A Pfortzeim Bade (43), una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata. - 1283. A Magonza (44), un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO. - 1285. A Monaco (45), un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati. - 1286. A Oberwesel sul Reno (46), Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni. - 1287. A Berna (47), Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. - 1292. A Colmar (48), un fanciullo ucciso come sopra. - 1293. A Crems (49), un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano a forza d’oro. - 1294. A Berna (50), un altro fanciullo svenato dai giudei. - 1302. A Remken, lo stesso (51). - 1303. A Weissensee di Turingia (52), Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene. - 1345. A Monaco (53), il Beato Enrico crudelmente ucciso. - 1401. A Diessenhofen di Wurtemberg (54), un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Qui notisi che nel processo fattosi per cotesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi (55): È cosa notevole che le stesse confessioni e rivelazioni siano state fatte dagli ebrei a distanza di molti secoli ed in paesi lontanissimi: a Trento, in Moldavia, in Svizzera nei secoli XIV e XVIII; secondo che già si vide più sopra. - 1407. Quivi pure un altro fanciullo ucciso; donde una sommossa popolare e lo scacciamento degli ebrei (56). - 1410. In Turingia (57), sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani. - 1429. A Rovensbourg (58), Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani. - 1454. In Castiglia (59), un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459. - 1457. A Torino (60), un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per iscannare un fanciullo. -1462. Presso Inspruk (61), il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene immolato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue. - 1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali apparisce che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc. - 1480. A Treviso (62), si commette un delitto simile al precedente di Trento. - 1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco. - 1480. A Motta di Venezia (63), un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. - 1486. A Ratisbona (64), sei fanciulli vittime degli ebrei. - 1490. A Guardia presso Toledo (65), un fanciullo crocefisso. - 1494. A Tyrman in Ungheria (66), un fanciullo rapito e dissanguato. - 1503. A Waltkirch in Alsazia (67), un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo. - 1505. A Budweys (68), fatto simile. - 1520. A Tyrnau ed a Biring (69), due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria. - 1540. A Suppenfeld in Baviera (70), Michele di quattro anni torturato per tre giorni. - 1547. A Rave in Polonia (71), il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei. - 1569. A Witow in Polonia (72), Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove. - 1574. A Punia in Lituania (73), Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso. - 1590. A Szydlow (74), un fanciullo scomparso, trovossone il cadavere dissanguato con incisioni e punture. - 1595. A Gostin (75), un fanciullo venduto agli ebrei per essere dissanguato. - 1597. Presso Sryalow (76), un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. - 1650. A Caaden (77), un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. Questo storico annovera altri fatti simili accaduti a Steyermarck, Karnten, Crain, ecc. - 1655. A Tunguch in Germania (78), un fanciullo assassinato. - 1669. A Metz (79), un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670. - 1778. Di parecchi fanciulli uccisi dagli ebrei nel decimottavo secolo fa menzione il Journal historique et litteraire del 5 gennaio 1778 a pag. 88 e del 15 ottobre del medesimo anno, a pag. 258. - 1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito o Neofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti. - 1810. Negli atti del Processo di Damasco (80), esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue. - 1827. A Varsavia (81), scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea. - 1831. A Pietroburgo (82), un fanciullo assassinato dagli ebrei per iscopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici. - 1839. A Damasco (83), si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si sopisca la cosa. - 1840. A Damasco il celebre processo sopra l’assassinio del Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono convinti e condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani e livornesi. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, e venne poi stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. - 1843. A Rodi, Corfù ed altrove (84) assassinio ebreo di bambini cristiani. - 1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. - 1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff in Xanten della Prussia Renana il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, tant'è a dì nostri la potenza dell’oro ebraico! Abbiam letto gli atti di quel processo, tradotti dalla Verona fedele, e sfidiamo chiunque li leggerà a non vedervi per entro il fine prestabilito di salvare ad ogni patto il reo. È un processo che si può definire: Monumento eterno o d’insipienza giuridica o di corruzione giudaica»! (85).

    OBIEZIONI ALLA TESI DELL’OMICIDIO RITUALE

    Ci sono vari libri assai recenti che cercano di ridicolizzare e confutare l’accusa di omicidio rituale, liquidandola come leggenda o pura superstizione, come, ad esempio, J. MAIER - P. SCHAFER: Piccola Enciclopedia dell’Ebraismo, Marietti, Casale Monferrato 1985, alle voci: sangue, omicidio rituale, profanazione delle ostie. Anche nel Dizionario comparato delle religioni monoteiste: Ebraismo Cristianesimo, Islam, Piemme, Casale Monferrato 1991, alla voce sangue si legge: «Benché LA FAVOLA dell’assassinio rituale sia stata spesso confutata dalla Chiesa, essa è servita più volte come pretesto per pogrom e persecuzioni» (86). A noi risulta invece l’esatto contrario, come dalla decretale Etsi Judæos di Innocenzo III, con i suoi richiami a «pratiche nefande, contra fidem catholicam detestabilia et inaudita». Oltre al libro di PAUL JOHNSON, Storia degli Ebrei, Longanesi, Milano 1987 (87), ve n’è uno in particolare che tratta con una certa serietà ed in dettaglio il problema del sacrificio rituale riguardo al martirio di San Simonino di Trento, e che pone obiezioni all’apparenza più serie, non avendo la pretesa, come gli altri, di liquidare in due righe l’accusa, ridicolizzandola come se fosse una favola. Intendo parlare di A.ESPOSlTO-D. QUAGLIONI; I processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990. Sul quale mi dovrò soffermare a lungo e al quale dovrò rispondere. «Occasione del processo - vi si trova scritto - fu la scomparsa, alla vigilia della Pasqua del 1475 [...] del fanciullo Simone, poi ritrovato cadavere, con numerosi segni di ferite, nel fossato che, partendo dalla pubblica via [...], attraversava lo scantinato della casa del maggior esponente della comunità ebraica, ov’era anche la sinagoga. A denunciare al podestà il ritrovamento del cadavere furono proprio gli ebrei che nonostante ciò ed in base alla pubblica voce che li voleva colpevoli del ratto e dell’assassinio furono rinchiusi in carcere. L’inquisitio fu avviata in un CLIMA FORTEMENTE VIZIATO DALLE DICERIE POPOLARI. L’omicidio rituale imputato agli ebrei trentini non era affatto qualcosa di eccezionale, ma rientrava nella prassi normale di una setta dedita a riti stregoneschi e satanici. Procedendo [...] soprattutto in forza delle confessioni degli inquisiti, TUTTE ESTORTE CON LA TORTURA (88) [...] il giudice decise la condanna degli ebrei di Trento [...]. Un mese dopo, il 23 luglio, allarmato da quanto accadeva a Trento, a causa di numerose proteste circa il rispetto della legalità [...] lo stesso papa Sisto IV nominò un commissario con l’incarico di riferire sui fatti e sul processo medesimo [...]. Il legato pontificio, Battista de’ Giudici, [...] giunto a Trento [...] si trovò di fronte sia al FANATISMO POPOLARE [...] sia all’ostilità del Vescovo e delle autorità civili [...]. Convintosi dell’innocenza degli ebrei e della colpevolezza di un facinoroso, troppo frettolosamente discolpato, [...] il commissario abbandonò Trento e fissò la sede del proprio tribunale a Rovereto, oppidum della diocesi tridentina appartenente però al più sicuro territorio della Repubblica Veneta [...]. Prima ancora di esporre le sue rimostranze sulla condotta del commissario, (il Vescovo di Trento, ndr) [...] aveva confidato al fidato Zovenzoni [...] di ritener che la cattiva salute del commissario, fosse un mero pretesto e che quegli si fosse stabilito in Rovereto a bella posta, essendo colà un podestà aperto fautore degli ebrei. Questi (il commissario Battista de’ Giudei, ndr) dal canto suo, cita a comparire davanti al proprio tribunale il podestà di Trento, mentre questi, con lo stesso Hinderbach (il vescovo di Trento) rispose dichiarando nulli i monitoria del commissario e ACCUSANDOLO DI CORRUZIONE E DI CONDOTTA CONTRARIA ALLE ISTRUZIONI DEL PONTEFICE [...]. Ogni successiva azione di Trento è [...] rivolta a ritorcere contro il commissario le accuse che questi, intanto, veniva formulando contro l’operato dei giudei tridentini [...] facendolo comparire come FACILE PREDA DEL DENARO DEGLI EBREI. Il commissario infatti [...] aveva inoltrato a Trento l’istanza dell’ebreo Jacob de Ripa, che è [...] detto [...] providum et diseretum virum [...]. Il podestà di Trento era chiamato a rispondere presso un tribunale [...] in Rovereto, e con lui il Vescovo (di Trento, ndr) ed il Capitolo. Il 12 di ottobre il segretario del Vescovo di Trento [...] protesta solennemente in Rovereto, [...] essere nullius valoris l’istanza prodotta da Jacob de Ripa, poiché il commissario ha taciuto essere l’istante un ebreo, e gli scelleratissimi et perfidi judei semper fuerunt atque sunt persecutores et insidiatores fidei et religionis Christianæ [...]. Di fronte alla palese discordanza tra le sentenze trentine e le risultanze dell’inchiesta del suo commissario, IL PONTEFICE (Sisto IV, ndr) DOVETTE NOMINARE UNA COMMISSIONE DI CARDINALI, incaricata di esaminare la questione [...]. Il Vescovo (di Trento, ndr) promosse a Roma un vero movimento di curia a proprio favore, entro il quale si distinse in modo particolare l’umanista Platina. IL COMMISSARIO apostolico CADDE ovviamente (non si riesce a capire perché, ndr) IN DISGRAZIA: allontanato [...] da Roma, prima a Benevento e poi in Linguadoca [...]. La commissione sistina aveva concluso i suoi lavori (nel 1478, ndr) [...] affermando la correttezza formale del procedimento che si sarebbe svolto rite et recte. Come si sa un secolo più tardi la Santa Sede autorizzò il culto locale di Simone (San Simonino), culto che ufficialmente fu abrogato dopo il Concilio Vaticano II nel 1965 (tornerò su questo punto alla fine dell’opuscolo, ndr) (89). Per quanto riguarda le decisioni della commissione cardinalizia si può aggiungere: «Il giudice rotale accoglieva in pieno le accuse della parte tridentina, principale delle quali l'essersi il commissario sostituito indebitamente al giudice naturale, istruendo un nuovo processo, laddove i suoi compiti avrebbero dovuto esaurirsi nell'osservare e nel riferire, con particolare riguardo all’accertamento del martirio e dei miracoli [...] Battista de’ Giudici era ritenuto colpevole di aver ecceduto nel mandato non osservandone le disposizioni basilari e [...], di aver agito scopertamente a favore degli ebrei [...]. L’operato del commissario era in tal modo [...] dichiarato nullius momenti [...] et multiplieiter irritum mentre il podestà di Trento era liberato dall’accusa di aver agito in violazione della legalità [...]. La Bolla pontificia fu emanata il 20 giugno 1478 [...] in essa [...] si affermava che i processi tridentini si erano svolti rite et recte, ossia nel rispetto della legalità» (90).

    RISPOSTE

    Secondo il libro in questione sostenere la tesi dell'omicidio rituale «NON È DA UOMINI SANI DI MENTE» (91). Le obiezioni contenute in questo libro vorrebbero dimostrare «il ridicolo e l’assurdo della leggenda dell’omicidio rituale» (92). «Ma, anche solo ad esaminare con occhio distaccato tali obiezioni, viene spontaneo rilevare come il Papa, che pur in un primo momento si era mostrato assai scettico sul modo di condurre il processo da parte del Vescovo di Trento, tanto da inviargli un suo delegato, il commissario de’ Giudici o.p. per esaminarne l’operato, abbia poi nominato una commissione cardinalizia per vedere da che parte stesse la verità, e come tale commissione cardinalizia abbia allontanato il legato romano ed abbia dato ragione al Vescovo di Trento. Ma vediamo ora di dare delle risposte più dettagliate alle varie obiezioni mosse alla tesi dell’omicidio rituale. Un’obiezione soggiacente al libro in questione è che LA PASSIONE RELIGIOSA, il fanatismo cattolico medievale è IL FLAGELLO DELLA STORIA. Essa infatti o acceca o corrompe lo storico che la scrive. La risposta è facile, le testimonianze di tutti gli storici del mondo non costituiscono più - se si accetta il principio di tale obiezione - un titolo valido e bisogna allora dubitare di tutto ciò che gli storici scrivono. Ma allora la certezza storica non sussiste più, non vi è più un solo fatto in tutta la storia umana che possa scappare al naufragio. Infatti «se la passione religiosa rovina la storia, anche le altre passioni la rovinano [...]. Ora non esiste uomo al mondo [...] che non sia colto da una o l’altra di queste tre grandi passioni, vale a dire: la passione politica, quella di scuola e quella religiosa [...]. Ma politica, scuola, religione è tutto il campo della storia [...]. Siete ben sicuri, per esempio, che la battaglia di Farsalo è stata vinta da Giulio Cesare o anche che è realmente esistita una battaglia di Farsalo? [...]. Chi può dirci che degli uomini passionali non si siano fabbricata una battaglia di Farsalo secondo la propria convenienza [...]. La morte di Giulio Cesare, ci diranno i nostri scettici, è una pura invenzione di Antonio e di Ottavio. Vi erano tali e tanti vantaggi per loro a raccontarcela in tale modo! Cesare invece è caduto colto da apoplessia ai piedi della statua di Pompeo [...]. La passione in realtà può ingannare un individuo [...] ma la passione non può ingannare tutti gli uomini, né fare che tutti gli uomini si ingannino su un fatto di ordine pubblico; poiché in un campo così vasto la passione degli uni incontra sempre la passione contradditoria degli altri [...]. È ciò che permette che vi sia una verità storica in questo mondo» (93). L’omicidio rituale si presenta inoltre sotto la copertura e la garanzia di poteri politici di ogni paese: Filippo Augusto e San Luigi IX in Francia, S. Enrico e Massimiliano in Germania, S. Ferdinando in Spagna, Enrico III in Inghilterra, Gregorio XIII e Sisto IV a Roma. è lecito allora mettere in dubbio la credibilità di tali uomini? Ecco una seconda obiezione che si trova nel libro di ESPOSITO-QUAGLIONI, di cui stiamo trattando. Rispondo dunque che innanzi tutto vi sono tre Santi tra questi uomini; ora noi cattolici siamo tenuti a credere alla probità di coloro che la Chiesa infallibilmente mette sugli altari come modello di virtù da imitare per andare in Cielo. Se costoro avessero mentito non sarebbero dei Santi ma dei Calunniatori, quindi dei peccatori e dei modelli di vizio, e sulla strada che conduce all’inferno (absit!). Se però il nostro lettore non avesse la fede, tale argomento non varrebbe e, perciò, scendo al livello di ragione naturale. Il problema dell’esistenza dell’omicidio rituale si fonda sull’AUTORITÀ (io credo che Giulio Cesare o Napoleone siano esistiti anche se non li ho mai visti perché vi è un’autorità che me lo dice, e se tale autorità ha la scienza e l’onestà, posso credere all’esistenza di questi personaggi in virtù di un’evidenza estrinseca che è l’autorità di chi me lo insegna). Ora vi sono autorità giuridiche e autorità scientifiche. Ma prima e più in alto di esse vi è per noi cattolici un’autorità divinamente assistita che è l’Autorità della Chiesa di Roma e del Papa (per chi non avesse la fede darò in seguito argomenti di ordine di ragione naturale).

    L’AUTORITÀ DELLA CHIESA

    Nessun cattolico può dubitare che ogni volta che interviene la Chiesa egli deve aderire alle sue sentenze senza esitare. Ora nel caso dell’omicidio rituale ci si porrà facilmente la seguente obiezione: è lo stupido oscurantismo del Medioevo che ha creato tali favole; i lumi dell'epoca moderna hanno definitivamente liquidato tali leggende dell’ignoranza e del fanatismo medievale. Ma noi rispondiamo che la Chiesa si è già espressa su questo problema (si veda, ad esempio la commissione cardinalizia eretta da Sisto IV); inoltre, essa ha beatificato le vittime degli omicidi rituali degli ebrei, proponendoli così al culto dei cattolici assieme agli atti del loro martirio. «A nessuno, anche profano in studi teologici, può sfuggire la somma prudenza che traspira da ogni norma dei processi di beatificazione. La Chiesa procede veramente, come si suol dire, con i piedi di piombo» (94). Vi è un Ufficio ed un culto pubblico di San Simone di Trento, martirizzato dagli ebrei. La Chiesa in questo caso è andata più in là che in tutti gli altri casi di beatificazioni ordinarie; per San Simonino ha fatto ciò che fa soltanto per i canonizzati (pur essendo Simonino solo un beato); lo ha infatti posto nel Martirologio Romano, al 24 marzo: «Nono Kalendas Aprilis Tridenti passio SANCTI SIMONI pueri, A JUDEIS SÆVISSIME TRUCIDATI, qui multis postea miraculis coruscavit». Benedetto XIV ha fatto un riassunto della storia del martirio del Beato di Trento (chiamato comunemente Santo, anche se non è stato ancora canonizzato ma soltanto beatificato) nella Bolla Beatus Andrea del 22 febbraio 1755, nella quale leggiamo: «L’anno 1483, [...] SIMONE di Trento, FU MESSO CRUDELMENTE A MORTE DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE; di questo crimine atroce [...] i giudei misero in opera tutte le macchinazioni possibili, per sfuggire al castigo meritato [...]. Sisto IV non poté rifiutare di intervenire per far sospendere il culto pubblico, che si era già iniziato a dare al B. Simone. (Questa sospensione momentanea del culto pubblico non inficia la tesi dell’omicidio rituale; infatti questo culto pubblico era nato spontaneamente presso i fedeli di Trento. La procedura regolare non era ancora iniziata e la S. Sede non era ancora intervenuta ufficialmente. Intervenne poi sotto Sisto V, ed è soltanto a partire da allora, che la beatificazione di Simonino conta come giudizio ufficiale della S. Sede e da allora tutto è restato fuori discussione, fino al Concilio Vaticano II come vedremo oltre; ndr). FINO A CHE SI MISE BENE IN PIENA LUCE CHE ERA STATO UCCISO DAI GIUDEI, IN ODIO ALLA FEDE CRISTIANA [...]. Quando in seguito l'evidenza su questo fatto e le prove che la stabilivano furono prodotte, e fu ben dimostrata e la morte e il motivo per il quale fu inflitta, e fu constatato anche che gli assassini erano giudei, come risulta dal processo che si conserva attualmente negli archivi segreti a Castel Sant’Angelo [...]. II papa Sisto V deliberò nell'anno 1588 un breve di concessione per la celebrazione della Messa e la recita di un ufficio proprio in onore del B. Simone, nella città e in tutta la diocesi di Trento [...]. Tra ciò che Noi (Benedetto XIV, ndr) abbiamo concesso per il culto del Beato Andrea (martirizzato anche lui dai giudei, ndr) e ciò che i nostri predecessori hanno decretato per il culto del Beato Simone, vi è tuttavia questa differenza , che IL NOME DEL BEATO SIMONE È STATO ISCRITTO, DIETRO ORDINE DEL PAPA GREGORIO XIII, NEL MARTIROLOGIO ROMANO...». Vi è stato dunque un giudizio della Chiesa riguardo all'omicidio rituale di Simonino, che si chiama BEATIFICAZIONE. Questo giudizio è di ordine inferiore alla Canonizzazione in cui l’infallibilità del Papa interviene e rende tale atto irreformabile. Non è questo il caso della Beatificazione. Ma essa resta, al di sotto della canonizzazione, il decreto più forte e importante che possa dare la Chiesa [...]. Da che Roma si è riservata le cause di beatificazione, tali decreti restano IMMUTABILI DE FACTO, come la canonizzazione lo è di diritto [...]. È [...] per rendere impossibile ogni disprezzo sul pensiero della Chiesa che Gregorio XIII ha proceduto, riguardo al martirio di Trento, ad un atto talmente eccezionale che appare solo in questo caso nella storia della Chiesa [...] Gregorio XIII iscrisse il fanciullo di Trento al Martirologio e non sotto la Voce di Beato ma sotto quella di Santo (passio SANCTI Simonis pueri) [...]. Da qui a concludere all'equivalenza con un decreto di canonizzazione sarebbe eccessivo [...]. Dal momento in cui i Papi indicano che si può procedere alla canonizzazione, la canonizzazione implicita non segue necessariamente [...]. Ma resta fermo che, al di sotto del decreto infallibile (di canonizzazione) la testimonianza dei decreti di beatificazione è [...] la più importante che possa rispondere, in questo mondo, della verità storica di un fatto; e che l’atto che esprime tale testimonianza è l’atto della suprema autorità spirituale della Chiesa. Quindi negare la realtà del fatto affermato (Simonino ucciso dagli ebrei in odio alla fede, ndr) non sarà un’eresia, ma un’affermazione TEMERARIA» (95). Infine, per concludere, un'ultima obiezione, mossa, niente meno, dal commissario pontificio Battista de’ Giudici o.p. (che mostra o la sua ignoranza colpevole, essendo un Vescovo domenicano, o la sua malafede, come apparirà chiaro dalla nostra risposta). Per il de’ Giudici il martirio doveva essere un atto cosciente o volontario da parte della vittima; «In particolare egli negava che i bambini potessero essere martiri e santi, in quanto, per definizione, essi non possono fare nessun atto di volontà, quindi non hanno alcun merito proprio anche se sono uccisi» (96). Anche il lettore che non è sacerdote e domenicano sa benissimo che la Chiesa ha canonizzato i Santi Martiri Innocenti, fatti uccidere da Erode in tenera età. San Bernardo scrive: «Saranno stati martiri agli occhi tuoi, mio Dio, anche coloro nei quali né l’uomo né l’Angelo hanno potuto scoprire un merito ma che il singolare favore dalla tua grazia ha voluto arricchire [...]. Pace agli uomini, anche a quelli che non hanno ancora l’uso della propria volontà: ecco il mistero della mia misericordia (dice il Signore)». Noi, battezzati con l’acqua, dobbiamo rendere gloria a questi neonati battezzati nel proprio sangue. «I fanciulli che vennero uccisi in odio alla fede (SS. Innocenti) SI DICONO VERI MARTIRI, perché in questo caso l’accettazione della volontà fu supplita da una grazia particolare» (97).

    L’AUTORITÀ DELLA S. SCRITTURA E DELL’ARCHEOLOGIA I SACRIFICI UMANI NELL’ANTICO TESTAMENTO

    «La religione legittima in Israele condanna qualsiasi sacrificio umano (98); sono un’empietà dei Cananei e sono proibiti con severità. ESSI FURONO PRATICATI (99) NELLA RELIGIONE POPOLARE contaminata appunto per influsso cananaico [...]. Severe sono le condanne ripetute frequentemente dai profeti» (100). Queste documentano L’INFILTRARSI DI RITI ABOMINEVOLI FRA GLI ADORATORI DI JAHWEH, e quanto essi fossero estranei al vero spirito della religione ebraica» (101). Ora non essendo più la religione attuale degli ebrei la Mosaica, ma la rabbinico-talmudica, contaminata quindi dalla Càbala spuria egiziano-babilonese, non ci si stupisce che proprio gli stessi sacrifici umani - che erano praticati nella religione popolare (102) - si siano infiltrati di nuovo tra i figli carnali di coloro che adoravano Jahweh, di cui non conservano più lo spirito che vivifica, mentre tengono la lettera che uccide. Queste verità vengono confermate, come scrive mons. Spadafora, dai profeti ispirati; SONO pertanto DIVINAMENTE RIVELATE. Sentiamo Geremia: «I FIGLI DI GIUDA HANNO INNALZATO ALTARI A TOPET, AFFINE DI CONSUMARVI NEL FUOCO I LORO FIGLI E LE LORO FIGLIE».(103) Moloch «è la divinità cananea Milk [...] alla quale erano offerti sacrifici umani, come dimostrano le recenti scoperte archeologiche [...]. Il Vecchio Testamento alla divinità Moloch sempre congiunge e riferisce i SACRIFICI UMANI IN PARTICOLARE DI BIMBI (104). ESSI VENIVANO SGOZZATI (105) E QUINDI POSTI A BRUCIARE SU UNA GRIGLIA».(106) La scienza archelogica conferma dunque anche oggi ciò che Dio ha rivelato e ciò che i nostri occhi stenterebbero a credere, se non vi fossero tante e tali prove che possono essere definite schiaccianti senza paura di esagerare.

    AUTORITÀ GIUDAICHE: IL TALMUD

    «Già nella parte più antica del Talmud, detta Mischna, vi è espressa l'opinione che andare attraverso il fuoco (107) non accennasse un sacrificio umano, ma soltanto ad una cerimonia simbolica di purificazione... Solo nel Talmud posteriore si trova la descrizione di UN SIMULACRO DEL DIO MOLOCH CHE VENIVA FATTO ARROVENTARE E NELLE CUI BRACCIA SAREBBERO STATI GETTATI DEI BAMBINI VIVI. (Cfr. presso KORTLEITNER, De polytheismo; 216 ss)., il materiale raccolto a questo riguardo» (108). «Moloch [...] (è) il nome di un idolo a cui gli Ebrei del tempo dei re sacrificavano vittime umane nella Valle di Hinnon (Geenna) presso Gerusalemme (109) [...]. È CERTO che NEI PERIODI DI SINCRETISMO religioso, GLI EBREI USARONO NEL CULTO DI MOLOCH VITTIME UMANE [...] OFFRENDO, BRUCIANDOLI IN OLOCAUSTO, I PROPRI FIGLI» (110).

    LE AUTORITÀ GIURIDICHE

    Dopo aver parlato dell’autorità divina della Chiesa e della S. Scrittura scendiamo ora all’ordine naturale, che è il dominio di tutti, credenti o meno. In tale ordine vi sono delle autorità giuridiche e scientifiche. Vediamo le prime. I re che a causa dell'omicidio rituale hanno cacciato dai loro regni gli ebrei, hanno proceduto giuridicamente, altrimenti avrebbero agito da tiranni che non si curano dei loro soggetti, ed avrebbero veramente angariato ingiustamente gli ebrei. Se si obietta che mancano oggi i resoconti dei processi intentati loro riguardo all’espulsione, rispondo che non è possibile farli ritornare all'esistenza dal fuoco che li ha distrutti, o dai terremoti che hanno devastato nel corso della storia molti archivi in cui si trovavano. (Nel caso di S. Simone di Trento, invece, il resoconto è ancora esistente negli archivi segreti vaticani). Va detto inoltre che non vi sarebbero quasi mai criminali condannati giuridicamente se tali fossero solo coloro di cui gli archivi pubblici mantengono il resoconto degli interrogatori. Dove si trovano ora per esempio, i resoconti degli interrogatori di Verre, il pretore siciliano difeso da Cicerone? È vero che possediamo le arringhe del suo avvocato, ma queste non sono i resoconti formali di un processo; allora Verre sarebbe il più innocente e il più perseguitato di tutti gli uomini perché oggi non possediamo gli atti del suo processo? NO! Per questo si può dire che gli ebrei sono stati condannati giuridicamente (come e più di Verre, nel caso di Trento ad esempio), innanzi tutto perché la storia ce lo testimonia, in quanto i re cristiani - di cui ho citato i nomi - furono tra i più giusti che la storia abbia conosciuto e furono canonizzati dalla Chiesa. Se questi fossero stati ingiusti procedendo non giuridicamente contro gli ebrei, la Chiesa offrirebbe all’imitazione dei fedeli modelli che non porterebbero in cielo ma all’inferno, perché ingiusti e falsi; ma noi cattolici sappiamo che la Chiesa nel canonizzare è infallibile, cioè che è infallibilmente vero che l’imitazione degli esempi di tali Santi porta sicuramente in paradiso! Inoltre gli atti del processo di Trento erano conservati ancora sotto il pontificato di Benedetto XIV negli archivi di Castel Sant’Angelo e prima che le truppe piemontesi entrassero a Roma, furono trasferiti nella biblioteca vaticana (La Civiltà Cattolica li ha pubblicati per esteso negli anni 1881 e 1882), per ordine di Pio IX e, col permesso di Leone XIII, possono essere esaminati dagli studiosi.

    LE AUTORITÀ SCIENTIFICHE

    La storia è una scienza, cioè una cognitio certa, che offre la certezza dell'esistenza del fatto storico, certezza estrinseca o di credibilità, fondata sulla credibilità intrinseca del testimone. Si ha quindi una certezza morale dell'esistenza del fatto storico (qui dell’omicidio rituale). In Storia, le autorità sono gli uomini di scienza storica, di probità storica e di discernimento storico. E per quanto riguarda l’omicidio rituale tali autorità sono i Papi e i Bollandisti.

    I PAPI E LA LORO SCIENZA STORICA
    Ritengo che non sia necessario insegnare a nessuno che i Papi sono sempre stati stimati tra gli uomini più sapienti della loro epoca; qui presento, a fedeli e non, l’autorità della loro SCIENZA UMANA e non parlo dell’assistenza dello Spirito Santo che li rende infallibili. Ora ciò che i Papi conoscono meglio, dopo la teologia e il diritto canonico, è la storia dell’umanità, che coincide in gran parte con quella sacra e con quella della Chiesa.
    La loro probità storica
    Normalmente (salvo qualche rara eccezione, che conferma la regola) la figura del Papa si presenta nella storia con un riflesso di onestà che dovrebbe contraddistinguere ogni ministro di Dio.
    Il loro discernimento storico
    Parlo di discernimento, infatti la prudenza dei Papi è proverbiale; immaginiamoci allora con quale maturità e ponderazione i romani Pontefici dovettero trattare una materia così delicata come quella che stiamo esaminando.

    I BOLLANDISTI E LA LORO SCIENZA STORICA

    Dopo i Papi, i Bollandisti sono i più esperti conoscitori di tale materia storica. Il loro nome deriva da Jean Bolland che «[... ] s'era guadagnato per reputazione di brillante professore e le sue conoscenze dell’antichità giustificavano la scelta dei superiori» (111). La loro probità storica Il carattere di Bolland è al di sopra di ogni attacco; il primo che lo criticò fu Voltaire, il meno serio di tutti gli uomini, il cui motto era: «calunnia, calunnia qualche cosa resterà».
    Il loro discernimento storico
    Se ci fosse un rimprovero da muovere ai Bollandisti, sarebbe piuttosto di aver difeso ad oltranza i diritti della Storia. Senza aver nulla in comune con la scuola scettica, i Bollandisti hanno spinto - nell’esame delle testimonianze - la severità al massimo; se peccato c’è stato (riguardo soprattutto ai neo-Bollandisti) c'è stato per eccesso di severità e di critica storica e non per difetto o credulità; in breve i Bollandisti non raccontano favole ma sono storici seri. Ora tale estrema severità, non ha impedito loro di scrivere più volte sull’omicidio rituale (112).

    IL RACCONTO DEL MARTIRIO

    «Nelle loro confessioni [...] tutti i nove principali imputati fornirono una versione più o meno concorde degli scopi e del rituale dell'omicidio in vilipendium christianæ fidei, condotto il bambino ancora vivo nella camera che precede la sinagoga [...]. Samuele avrebbe legato un fazzoletto intorno al collo del piccolo, che il vecchio Mosè, seduto in uno scanno, teneva sulle ginocchia, perché non si udissero i lamenti. Quindi Mosè con una tenaglia di ferro avrebbe inciso la mascella destra di Simone, seguito da Samuele e Tobia che intanto, alternandosi con Mohar, avrebbero raccolto il sangue in una scodella. Tutti i presenti avrebbero poi punto il bambino in tutto il corpo con aghi a pomello, recitando maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Sempre con la stessa tenaglia sarebbe stata poi incisa la tibia destra, mentre con un coltello il vecchio Mosè avrebbe praticato al bambino una sorta di circoncisione. Simone è stato dunque tenuto, iam quasi semi mortuum, eretto sullo scanno con le braccia tese in forma crucifixi, mentre tutti gli intervenuti avrebbero ripreso a pungerlo con gli aghi per tutto il corpo, ripetendo le maledizioni all’indirizzo dei cristiani. Il bimbo sarebbe morto proprio in questi frangenti, dopo essere stato tormentato per circa mezz’ora. Tutti gli inquisiti risultano anche bene informati sulle finalità pratiche del rito omicida [...]. Samuele risponde che nel lontanissimo passato, prima che la fede cristiana divenisse tanto potente, i più saggi tra gli ebrei della regione di Babilonia, stabilirono che il sangue di un bambino cristiano ita interfectus sarebbe stato di gran giovamento alla salute delle anime dei giudei, ma alla condizione che [...] interficentur ea forma qua fuit interfectus Jesus» (113). Per avere maggiori dettagli si può consultare lo stesso volume da pag. 109 a 454, che riporta gli atti del processo, oppure La Civiltà Cattolica (114).

    I FRANCESCANI OSSERVANTI E «LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO»

    «A Trento [...] non c’era bisogno delle prediche di Bernardino da Feltre per dar vita al sospetto di omicidio rituale, come vuole una tradizione, oggi peraltro discussa. Abbia o meno Bernardino profetizzata la triste vicenda della Pasqua del 1475 (l’uccisione di S. Simonino; ndr) [...]. Certo è che il CASO TRENTINO DEVE ESSERE MESSO IN RELAZIONE CON LA CAMPAGNA DI ODIO ANTIEBRAICO PROMOSSA SUL SECONDO QUATTROCENTO SOPRATTUTTO DAI FRANCESCANI OSSERVANTI, contestualmente alla polemica contro il prestito usuraio ed in favore dei Monti di Pietà. La lotta contro le usure diviene anzi tutt’uno con la polemica contro gli ebrei, e il Monte di Pietà l’espediente per sovvenire i poveri [...] e così «evitare la rabiosa voragine de le usure et rabiosa perfidia et dura cervice de’ Iudii, usurpatori delle substantie et SUCCATORI DEL SANGUE de li cristiani». È quanto si legge, ad esempio, nel proemio degli statuti del Monte Pio di Rieti, dettati dallo stesso Bernardino da Feltre nel 1489, dove il riferimento all’uso del SANGUE CRISTIANO e quindi all’omicidio rituale non è soltanto un’allusione retorica, ma l’affermazione di una pratica abituale associata all'esercizio dell’usura. Il nesso tra usura e omicidio rituale era del resto già presente [...] nella Storia di Simone di Giovanni Mattia Tiberino, uno dei medici che avevano eseguito la perizia sul cadavere del bambino. Anche Brescia, città di provenienza del Tiberino [...] aveva visto il violento intervento dei predicatori francescani, che negli anni 1440 prima, con la presenza di Bernardino da Siena, e quindi, negli anni 1460, di Giacomo della Marca e Michele Carcano; predicazione che, dopo i fatti di Trento, porterà all'espulsione degli ebrei dalla città» (115). Ma vediamo un po’ chi fossero questi terribili predicatori francescani fomentatori di una «campagna di odio antiebraico» ed operatori di «interventi violenti». Il primo è il BEATO BERNARDINO DA FELTRE. Nato a Feltre nel 1439, fu battezzato col nome di Martino ed assunse quello di Bernardino in onore di S. Bernardino da Siena, di cui rinnovò la prodigiosa attività di predicatore e di Santo, entrando il 14 maggio 1456 a Padova, tra i Frati Minori Osservanti della provincia veneta. «Fanciullo di ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi progressi negli studi umani-stici, tanto che a 11 anni leggeva e parlava il latino con facilità [...]. Studente di diritto a Padova, era ammirato da tutti per la serietà della condotta e l’intelligenza [...]. Quando predicò nella città il francescano S. Giacomo della Marca, discepolo di S. Bernardino da Siena, la sua parola finì per convincerlo e Bernardino prese l’abito dei frati minori [...]. Dal 1469 (anno in cui fu nominato predicatore, ndr) fino alla morte, non cessò di predicare e percorse tutta l’Italia centro-settentrionale [...]. Molte volte a piedi scalzi, trovandosi spesso in frangenti difficili per le avverse condizioni atmosferiche [...] l'espulsione da parte dei principi, l’ODIO DEGLI USURAI E DEGLI EBREI [...]. Le sue prediche attiravano uditori senza numero e se lo contendevano le città più illustri [...]. Promotore dei Monti di Pietà [...], nonostante la forte opposizione della maggior parte dei suoi confratelli, sostenne, da esperto giurista, che era lecito esigere il pagamento di un modesto interesse sul mutuo, necessario al funzionamento della organizzazione bancaria. Contro l’usura fu inflessibile. Una grave lotta sostenne a Trento quando nel 1476 ACCUSÒ GLI EBREI DI STROZZINAGGIO e al fondo della sua drammatica cacciata da Firenze [...] ci fu il risentimento della Signoria contro quel frate [...] che aveva denunziato le angherie fatte alla povera gente da prestatori senza coscienza [...] Bernardino incontrò sereno la morte a Pavia il 28 settembre 1494 [...]. Venerato subito dal popolo, il suo culto fu confermato nel 1654 per l’Ordine francescano e le diocesi di Feltre e di Pavia. I Minori ne celebrano la festa il 28 settembre» (116). «L’implacabile lotta iniziata a Trento nel 1476 contro gli usurai, specialmente ebrei, [...] gli valse lo sdegno di alcuni di questi, e perfino ATTENTATI ALLA VITA...» (117). Cerchiamo di vedere in dettaglio la profezia che il Beato fece, del martirio di S. Simonimo. «Nell’anno 1475, Bernardino predicò la Quaresima a Trento; fu allora che cominciò a predicare contro i giudei, dei quali non cessò fino alla morte di denunciare le perfidie ed i crimini [...]. Rimproverò agli abitanti di Trento di essere troppo familiari con loro [...]. SI ATTIRò così LA MALEVOLENZA DI ALCUNI CRISTIANI, CHE PRETENDEVANO CHE BERNARDINO AVESSE TORTO AD ATTACCARE DELLE PERSONE CHE, SALVO LA FEDE, ERANO PERBENE. «Voi non sapete» rispose l’uomo di Dio, «quale crimine stanno preparando contro di voi questi pretesi uomini perbene. Ma Pasqua non passerà senza che i giudei vi diano un segno della loro bontà». «Venne così il martirio della Settimana Santa, e mentre i cristiani si preparavano a celebrare i misteri della Passione del Salvatore, i giudei complottavano di immolare un fanciullo cristiano e di bere il suo sangue durante le loro infami cerimonie degli azzimi [...] un certo Tommaso rubò un bambino di 2 anni e 5 mesi, chiamato Simone, [...]. E durante la notte questa vittima innocente fu immolata dal furore dei giudei...» (118). A Crema Bernardino predicava così: «Non BISOGNA NUOCERE LORO in nulla, né in quanto alle loro persone, né nei loro beni. La GIUSTIZIA E LA CARITÀ CRISTIANE DEVONO ESERCITARSI ANCHE RIGUARDO DEI GIUDEI, poiché hanno la nostra stessa natura [...]. MA non è men vero che LE LEGGI CANONICHE PROIBISCONO ESPLICITAMENTE DI FREQUENTARLI TROPPO ASSIDUAMENTE e familiarmente; di SCEGLIERLI COME MEDICI... (ricordo come S. Bernardino raccontasse sovente che un medico e ebreo ad Avignone si vantava sul suo letto di morte di aver ucciso, invece di guarirli, più di duemila malati cristiani...). Di assistere alle loro feste [...]. Gli usurai ebrei passano ogni misura; strozzano i poveri e s’ingrassano della loro sostanza» (119). Ora, come può un Beato che ha operato tanti miracoli e che ha condotto una vita sì santa essere fomentatore di «ODIO anti-eantiebraico»? Ho riportato le sue stesse parole in cui afferma che bisogna usare anche verso i giudei la CARITÀ cristiana e che non è lecito far loro del male; però il Beato raccomanda la prudenza nel trattare con i giudei in quanto essi sono i persecutori di Cristo e dei cristiani: «Sinagoghe judeorum fontes persecutionum», diceva già Tertulliano. Perciò né odio, come dicono gli autori del libro sui Processi di Trento; né tantomeno filogiudaismo o falsa carità o meglio ancora sentimentalismo filantropico nei confronti del popolo deicida. «Siate semplici come colombe, e prudenti come serpenti» ci ha detto Nostro Signore Gesù Cristo, la Sapienza Incarnata. Per quanto riguarda gli altri «fomentatori di ODIO antiebraico», ebbene essi sono SAN GIACOMO DELLA MARCA e SAN BERNARDINO DA SIENA; non occorre che scriva delle loro gesta; basta il pronunciamento infallibile ed irreformabile della Chiesa che li ha canonizzati. Ora è impossibile che un canonizzato sia un fomentatore di odio, che è uno dei peccati più gravi che ripugnano e contraddicono alla Santità vera!

    SAN SIMONINO NON È PIÙ BEATO,
    IL VATICANO II È ARRIVATO!

    SHALOM, mensile ebraico d’informazione, al n. 5 del maggio 1991 pag. 35, alla rubrica PREGIUDIZIO, intitola: «Questo Beato è da cancellare». Si riferisce proprio a S. Simonino e dice: «Si trattava dell'omicidio rituale e precisamente di quello che sarebbe stato perpetrato nel 1475 da ebrei di Trento su un bambino che nel 1589 venne beatificato da Papa Sisto V con il nome di Simonino. Il culto del Beato [...] è continuato fino a non molti anni fa. È merito di Gemma Volli (ebrea; ndr) se l’Arcivescovo di Trento, Alessandro M. Gottardi, nel novembre 1963 ordinò di bruciare tutte le copie di un libretto antiebraico che veniva venduto in chiesa [...] e nel 1964 fece chiudere la cappella dedicata al B. Simonino [...] In seguito l’arcivescovo proibì la decennale processione ed infine il 4 maggio 1965 la Sacra Congregazione dei Riti aboliva il culto del Beato Simonino». «La decisione - commenta la BIBLIOTECA SANCTORUM - è stata accolta con soddisfazione anche dal mondo israelita, che vede così cadere una secolare INGIUSTA accusa a suo carico e un argomento che aveva tanto peso nell’accreditare la LEGGENDA dell'omicidio rituale» (120).

    SOLUZIONE

    «ROMA DELENDA EST», «QUESTO BEATO È DA CANCELLARE». Nell’articolo sul Deicidio, si è visto come Jules Isaac, ai tempi del Concilio, abbia chiesto o meglio, comandato ed ottenuto, la modifica delle preghiere liturgiche riguardanti gli ebrei [...]. L’affermazione che i giudei non sono affatto responsabili della morte di Cristo [...] (come) l’origine dello schema conciliare (Nostra Ætate) fosse dovuto ad una domanda di Jules Isaac al Vaticano. Ora invece vediamo come un'altra ebrea Gemma Volli abbia ordinato ed ottenuto la cancellazione di un processo di beatificazione, durante il Concilio Vaticano II. Ma se solo «la canonizzazione è un atto definitivo, solenne col quale il Papa con la pienezza dei suoi poteri e con l’infallibilità di cui è investito, dichiara che il Beato è in Paradiso ed impone ai cristiani di venerarlo come Santo» mentre «la beatificazione è (soltanto) un atto preparatorio, con cui si permette il culto pubblico [...] di qualche servo di Dio sotto il titolo di Beato [...]. Le sentenze di beatificazione non sono definitive, infallibili, irrevocabili [...] È PERO SEMPRE TEMERARIO SOSTENERE IN UN DATO CASO CHE LA CHIESA ABBIA REALMENTE, IN UN TAL GIUDIZIO, ERRATO» (121). Ora mi sembra lecito di poter concludere che la nuova religione del Vaticano II ha affermato TEMERARIAMENTE che la Chiesa di Roma ha errato realmente nel giudizio di beatificazione di S. Simonino di Trento. Ebbene questa cancellazione è un’altra tappa nella via del cedimento, dell’abbandono e della capitolazione da parte cristiana e un’avanzamento del processo di infiltrazione e di penetrazione fino al vertice della Chiesa della Càbala giudaica. Ma Nostro Signore ci ha promesso «PORTÆ INFERI NON PRÆVALEBUNT ADVERSUM EAM»; umanamente parlando assistiamo allo scacco e alla sconfitta (come il Venerdì Santo contempliamo la morte e l’umiliazione dell’umanità di Nostro Signore Gesù Cristo), ma coll’occhio della fede crediamo nella vittoria gloriosa (come la Domenica di Pasqua contempliamo la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo): «Regnavit a ligno Deus»; «Surrexit vere, Alleluja!»

    N O T E

    (1) Cfr. La morale giudaica, in La Civiltà Cattolica, serie XV, vol. V, fase. 1022, 10 gennaio 1893, pag. 147.

    (2) Cfr. D. ALIGHIERI, Divina Commedia, Paradiso, V, vv. 80 - 81.

    (3) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag. 146.

    (4) Ibid., pag. 147.

    (5) Ibid., pagg. 148-149.

    (6) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna, fol. 114, Ed. d’Amsterdam 1645, e Trattato Barakouth fol. 88; MAIMONIDE, Trattato dell’Omicidio, cap. II, art. 2; Cfr. PRANAITIS, Christianus in Talmude Judeorum, Parte 1a, cap. II, pagg. 54-61, Petropoli.

    (7) Cfr. P. OREGLIA, op. cit., pag. 150.

    (8) Cfr. MAIMONIDE, Hilkhtoh Akum, X, 6; P. OREGLIA, op. cit., pag. 159.

    (9) Cfr. Cit. in La Stampa, del 17 novembre 1991.

    (10) Cfr. Sanhedrin 586, cit. in PRANAITIS, op. cit., part. 2, pagg. 76-77.

    (11) Cfr. Abhodah Zarah, 54a, Baba Metsigna, cap. V, par. 6 pag. 14, cit. in PRANAITIS, op. cit., parte 2a pagg. 96-l00; La frode Babha Kama, 113b.

    (12) Cfr. Babha Kama, 113b.

    (13) Cfr. Babha Bathra, 54b.

    (14) Cfr. Talmud, Trattato Baba Metsigna, fol. 111 op. cit., pag. 151.

    (15) Cfr. Talmud, tom. 3, lib. 2, cap. IV, art. 5, pag. 279.

    (16) Cfr. SEPHER MITZVOT, fol. 85, c. 2, 3, cit. in La Civiltà Cattolica, pagg. 156-157.

    (17) Cfr. Sepher Or Israel, 177b.

    (18) Ibid., pag. 160.

    (19) Cfr. cit. in A. SAVINE, Le mystère du sang chez les juifs de tous les temps, Parigi 1890, pagg. 251-365.

    (20) Cfr. A. MONNIOT, Le crime rituel chez les juifs, Ed. Tequi, Parigi 1914, pagg. 73-136.

    (21) Cfr. L. FERRARO, El ultimo protocolo, Ed. A. A. Cultural, Madrid 1986, pagg. 37-76.

    (22) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant l’Eglise et l'histoire, Parigi 1891, Ed. Arthur Savaete, pagg. 227-228.

    (23) Cfr. La morale giudaica e il mistero del sangue, in La Civiltà Cattolica, serie XV, vol. V, fasc. 102, 12 gennaio 1893, pag. 269.

    (24) Ibid., pagg. 270-272.

    (25) Ibid., pag. 323, 6a ed. di Torino, Tip. Borri, 1874.

    (26) Cfr. La Civiltà Cattolica serie II, vol. VIII, pag. 230 e ss.

    (27) Cfr. La Civiltà Cattolica, pagg. 273-276.

    (28) Ibid, pag. 278.

    (29) Ibid., pag. 280.

    (30) Cfr. Monumenta historica Germania Scriptorum, vol. VI, pag. 500.

    (31) Cfr. BOLLANDISTI, vol. III di marzo, 588; e Monumenta ibid.

    (32) Cfr. Monumenta ibid.

    (33) Cfr. BOLLANDISTI ibid; pag. 591.

    (34) Cfr. Parigi all’anno 1881, n. 15, e BOLLANDISTI 25 marzo, pag. 589.

    (35) Cfr. Blanca Hispania illustrata, Tomo III, pag. 657.

    (36) Cfr. RICHIERI Acta Senonensia Monum., XXV, pag. 324 ed altrove.

    (37) Cfr. BARONIO n. 42 sopra quell’anno.

    (38) Cfr. GIOVANNI DA LENT, De Pseudo Messiis, pag. 33.

    (39) Cfr. BOLLANDISTI vol. VI di luglio, pag. 494.

    (40) Cfr. LAURENT, Les affaires de Syrie, tom. II, pag. 326. Ed. di Parigi 1846.

    (41) Cfr. CLUVERIO EPITOME Hist. pag. 541.

    (42) Cfr. ANNAL. COLMAR, Monum. XVII, 191.

    (43) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile 1838.

    (44) Cfr. BARONIO, n. 61. Acta Colmar. Monument. XVII, 210.

    (45) Cfr. Radeurs Bavaria sanecta Tomo II, pag. 331. Monum. XVII, 415.

    (46) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II di aprile 697. Monum. XVII, 77. BARONIO 1287 n. 18.

    (47) Cfr. BOLLANDISTI, vol. II, di aprile.

    (48) Cfr. Ann. Colm., II, 30.

    (49) Cfr. Monum., XI, 658.

    (50) Cfr. Ann. Colm., II, 32.

    (51) Cfr. Ann. Colm., II, 39.

    (52) Cfr. BARONIO, 64.

    (53) Cfr. RADERO 351.

    (54) Cfr. Storia del B. Alberto di Simone Habiki, presso i BOLLANDISTI, vol. II di aprile.

    (55) Cfr. Question Juive, pagg. 59-60.

    (56) Ibid.

    (57) Cfr. BARONIO, 31.

    (58) Cfr. BARONIO, 31; BOLLANDISTI, vol. III di aprile 978.

    (59) Cfr. S. HABIKI, op. cit.

    (60) Ibid.

    (61) Cfr. Bolland. 3 vol. di luglio 462.

    (62) Cfr. BARONIO pag. 569.

    (63) Cfr. Bolland. vol. 2 di aprile.

    (64) Cfr. RADERO 3, 174.

    (65) Cfr. Bolland. 1 aprile 3.

    (66) Cfr. Bolland. 2 aprile 838.

    (67) Cfr. Bolland. vol. 2 d’aprile 830.

    (68) Cfr. Efele Scriptores, l. 138.

    (69) Cfr. Bolland. vol. 2 aprile 839.

    (70) Cfr. RADERO 2, 231; 3, 179.

    (71) Cfr. S. HABIKI, op. cit.

    (72) Ibid.

    (73) Ibid.

    (74) Ibid.

    (75) Ibid.

    (76) Ibid.

    (77) Cfr. TENZEL, gennaio 1694.

    (78) Cfr. TENZEL, giugno 1693.

    (79) Cfr. Processo Parigi 1670, FELLER, giornale 1788, 2, 428.

    (80) Cfr. LAURANT; Affaires de Syrie, op. cit.

    (81) Cfr. CHIARINI, Teoria del Giudaismo, vol. I, pag. 355.

    (82) Cfr. Amblagen der Suden, Leipsig, 1864.

    (83) Cfr. Processo di Damasco, cit. in LAURENT, op. cit., pag. 301.

    (84) Cfr. L’Egitto sotto Mehemed Ali di Hamont, Parigi 1843.

    (85) Cfr. La Civiltà Cattolica, 23 gennaio. 1893, pagg. 281-286.

    (86) Ibid. pag. 529.

    (87) Ibid. pagg. 233-36.

    (88) Per quanto riguarda la liceità della TORTURA leggasi: P. PALAZZINI, Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1954, vol. XII, col. 342-343. «La liceità o meno della tortura si può presentare sotto due aspetti: quello dell’applicazione della tortura come pena, l’altro come mezzo di indagine. Non si può dubitare della liceità della tortura; come pena afflittiva supposta la liceità della pena di morte [...]. La questione della liceità dell’applicazione della tortura come mezzo di indagine giudiziaria, su individui già indiziati più o meno gravemente, allo scopo di carpirne la confessione giudiziaria, ha avuto soluzioni diverse. Per alcuni, [...] il bene comune può esigere che l’imputato venga sottoposto anche a mezzi costrittivi, quali la tortura [...]. Lo svantaggio di non riuscire a scoprire l’autore di un determinato delitto provocherebbe a volte danni ben maggiori alla società di quanti non ne possano venire dalla violazione della libertà nell'esigere e volere la manifestazione di un determinato individuo (J. DE LUGO, De iustitia et iure, disp. XXXVII, Ed. Fournialis, VII, Parigi, 1869, pag. 724). Tuttavia è fuor di dubbio, che anche in tal corrente di pensiero, per essere lecita la tortura deve essere contenuta entro limiti ben definiti [...] (cfr. S. ALFONSO M. DÉ LIGUORI, Th. mortuum, IV, cap. III a 3, n. 202, II)». Vi è stato inoltre il pronunciamento del Magistero pontificio che rendeva lecito l’uso della tortura (cfr. INNOCENZO IV, Bolla Ad extirpanda, 15. 5. 1252; CLEMENTE IV, Bolla Ne Inquisitionis, 13.1.1266 - CLEMENTE V, Decretali del Concilio di Vienna - URBANO IV, Bolla Ut negotium, 1262). Ed infine la pratica della Chiesa, che per secoli e secoli si è valsa della tortura come mezzo di indagine giudiziaria.

    (89) Cfr. ESPOSITO - QUAGLIONI, op. cit., pagg. 12-32.

    (90) Cfr. D. QUAGLIONI, Introduz. a: BATTISTA DE’ GIUDICI, Apologia judeorum invectiva contra Platinam, RR inedita, Roma 1987, pagg. 34-35.

    (91) Cfr. Op. cit. pag. 49.

    (92) Ibid. pag. 50.

    (93) Cfr. P. CONSTANT, Les Juifs devant l'Eglise et l‘histoire, Savahete editeur, Paris 1898, pagg. 230-232.

    (94) Cfr. PARENTE-PIOLANTI-GAROFALO, Dizionario di Teologia dommatica, Ed. Studium, Roma 1957, 4a ed., pag. 49.

    (95) Cfr. P. CONSTANT, op. cit., pagg. 241-246.

    (96) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, op. cit., pag. 75.

    (97) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario di Teologia morale, Ed. Studium, Roma 1968, 3 ed., voce martirio, pag. 962, vol. II.

    (98) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; Deut. 12. 31; 18. 9 ss. e spesso nei profeti.

    (99) Cfr. I Reg. 16, 34; II Reg. 16, 3; 21, 6.

    (100) Cfr. Mi. 6, 7, Ier. 7, 31; 19, 5; 32, 35; Ez. 16, 20 ss.

    (101) Cfr. F. SPADAFORA, Dizionario biblico, Ed. Studium, Roma 1963, 3a ed., voce sacrificio, pag. 536.

    (102) Cfr. E. SPADAFORA, op. cit.,

    (103) Cfr. GER., 7, 31.

    (104) Cfr. Lev. 18, 21; 20, 2-5; I Reg. 11, 7, Ier. 32, 35, ecc.

    (105) Cfr. Bz. 16, 21.

    (106) Cfr. F. SPADAFORA, op. cit. voce moloch, pag. 419.

    (107) Cfr. 4 Re 16, 3,17,17.

    (108) Cfr. I. SCHUSTER - G.B. HOLZAMMER, Manuale di storia biblica; il Vecchio Testamento, SEI, Torino 1951, pag. 794.

    (109) Cfr. II-IV Re, XXIII, 10; Ger. XXXII, 35.

    (110) Cfr. G. RICCIOTTI, Enciclopedia italiana Treccani, Roma 1951, vol. XXIII, voce Moloch, pag. 587.

    (111) Cfr. Enciclopedia Italiana Treccani, vol. VII, voce BOLLANDISTI.

    (112) Per quanto riguarda il martirio di Simonino cfr. BOLLANDISTI, vol. X degli Atti dei Santi, Tomo 3, 24 marzo.

    (113) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, Processi contro gli ebrei di Trento, Cedam, Padova 1990, pagg. 71-72.

    (114) Cfr. serie XI, vol.VIII, fasc. 752, (8 ott. 1881) - fasc. 753 (29 ott. 1881) - fasc. 754 (12 nov. 1881) - fasc. 755 (26 nov. 1881) - fasc. 756 (10 dic. 1881); Vol. IX, fasc. 757 (31 dic. 1881) - fasc. 758 (14 genn. 1882) - fasc. 759 (28 genn. 188") - fasc. 760 (11 febbr. 1882) - fasc. 761 (25 febbr. 1882); Vol. X, fasc. 761 (8 apr. 1882) - fasc. 763 (24 mar. 1882) - fasc. 766 (13 mag. 1882) - fasc. 767 (27 mag. 1882) - fasc. 768 (10 giu. 1882).

    (115) Cfr. A. ESPOSITO-D. QUAGLIONI, op. cit., pagg. 61-63.

    (116) Cfr. G. SABBATELLI Biblioteca Sanctorum, Città Nuova Ed., Roma 1962, vol. II, pagg. 1289-1293.

    (117) Cfr. F. CASOLINI, Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1949, vol. II pag. 1406.

    (118) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, Le palmier séraphique, Bar-le-Duc edit., s. l. 1873, vol. IX, pagg. 515-16.

    (119) Cfr. Mons. PAUL GUERIN, op. cit., Pagg. 518, 522-524.

    (120) Cfr. I. ROGGER, Biblioteca Sanctorum, Ed. Città Nuova Roma 1968, pag. 1187.

    (121) Cfr. ROBERTI-PALAZZINI, Dizionario di Teologia morale, Ed. Studium, Roma 1968, vol. I, pag. 188.




    CRONOLOGIA STORIOGRAFICA
    - Anno 1071. A Blois, un bambino crocefisso poi buttato nel fiume. Il Conte Teobaldo fa bruciare gli ebrei colpevoli. -
    1114. A Norwich in Inghilterra, Guglielmo, fanciullo di dodici anni, è attirato in una casa ebrea, fu crocifisso in mezzo a mille oltraggi il dì di Pasqua, e perché meglio rappresentasse Gesù Cristo sulla Croce, venne ferito al fianco. -
    1160. A Glocester, gli ebrei crocifiggono un bambino. -
    1179. A Parigi, il fanciullo Riccardo viene sacrificato nel Castello di Pontoise il Giovedì Santo; ed è onorato come Santo a Parigi. -
    1181. A Parigi, San Rodberto, fanciullo, viene ucciso dagli ebrei verso le feste di Pasqua. -
    1182. I giudei a Pontoise crocifiggono un giovanetto dodicenne, per cui vengono espulsi dalla Francia. A Saragozza, accade lo stesso a Domenico del Val. -
    1236. Presso Hagenau, tre fanciulli di sette anni sono immolati dagli ebrei in odio a Gesù Cristo. -
    1244. A Londra, un fanciullo cristiano viene martirizzato dagli ebrei; oggi si venera nella Chiesa di S. Paolo. -
    1250. In Aragona, un fanciullo di sette anni viene crocefisso nel periodo della Pasqua ebraica. -
    1255. A Lincoln, Ugo fanciullo rapito dagli ebrei viene nutrito fino al giorno del sacrifizio. Molti ebrei convengono da varie parti dell’Inghilterra, e lo crocifiggono, rinnovando in lui tutte le scene della Passione di N. S. come ci narrano Mathieu Paris e Capgrave. Weever ci fa sapere ancora che i giudei delle principali città d’Inghilterra rapivano fanciulli maschi per circonciderli, per flagellarli e per coprire il loro capo di spine. -
    1257. A Londra, un altro fanciullo cristiano immolato dai giudei. -
    1260. A Wessemburg, un fanciullo ucciso dagli ebrei. -
    1261. A Pfortzeim Bade, una bambina settenne strozzata poi dissanguata ed annegata. -
    1283. A Magonza, un bambino venduto dalla sua balia agli ebrei e da questi UCCISO. -
    1285. A Monaco, un fanciullo viene dissanguato. Il suo sangue serve di rimedio agli ebrei. Il popolo brucia la casa dove gli ebrei si erano rifugiati. -
    1286. A Oberwesel sul Reno, Wernher quattordicenne martirizzato per tre giorni con ripetute incisioni. -
    1287. A Berna, Rodolfo giovanetto ucciso nella Pasqua dagli ebrei. -
    1292. A Colmar, un fanciullo ucciso come sopra. -
    1293. A Crems, un fanciullo immolato dagli ebrei, due degli uccisori sono puniti, gli altri si salvano corrompendo le autorità con l'oro. -
    1294. A Berna, un altro fanciullo svenato dai giudei. -
    1302. A Remken, lo stesso. -
    1303. A Weissensee di Turingia, Corrado Scolaro, figliuolo di un soldato, dissanguato con incisioni alle vene. -
    1345. A Monaco, il Beato Enrico crudelmente ucciso. -
    1401. A Diessenhofen di Wurtemberg, un fanciullo di quattro anni comprato per tre fiorini e dissanguato dagli ebrei. Nel processo fatto per codesto assassinio, l’ebreo accusato confessò «che ogni sette anni tutti gli ebrei hanno bisogno di sangue cristiano. Un altro rivelò che il cristiano assassinato doveva essere minore di tredici anni. Un terzo disse che si servivano di quel sangue nella Pasqua; che ne facevano seccare una parte per ridurla in polvere; e che se ne servivano pei loro riti religiosi.-
    1410. In Turingia, sono cacciati gli ebrei per delitti contro fanciulli cristiani. -
    1429. A Rovensbourg, Luigi Von Bruck, giovanetto cristiano, viene sacrificato dai giudei mentre li serviva a tavola tra la Pasqua e la Pentecoste: il suo corpo viene trovato ed onorato dai cristiani. -
    1454. In Castiglia, un fanciullo è fatto a pezzi ed il suo cuore cotto per cibo. Per questo ed altri simili delitti gli ebrei vengono poi cacciati dalla Spagna nel 1459. -
    1457. A Torino, un giudeo è colto nell’istante medesimo, in cui sta per scannare un fanciullo.- 1462. Presso Inspruk, il Beato fanciullo Andrea nato a Rinn, viene dissanguato il 9 luglio dagli ebrei che ne raccolgono il sangue. -
    1475. A Trento, il celebre martirio del B. Simoncino, di cui esistono i processi originali; dai quali affiora che gli ebrei di Trento, rei dell’assassinio rituale del B. Simoncino, ne rivelarono molte altre dozzine da loro e dai loro correligionari commessi allo stesso scopo rituale nel Tirolo, nella Lombardia, nel Veneto ed altrove in Italia, Germania, Polonia, ecc. ecc. -
    1480. A Treviso, si commette un delitto simile al precedente di Trento. -
    1480. Assassinio del B. Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco. -
    1480. A Motta di Venezia, un fanciullo viene immolato il Venerdì Santo. -
    1486. A Ratisbona, sei fanciulli vittime degli ebrei. -
    1490. A Guardia presso Toledo, un fanciullo crocefisso. -
    1494. A Tyrman in Ungheria, un fanciullo rapito e dissanguato. -
    1503. A Waltkirch in Alsazia, un fanciullo di quattro anni, venduto da suo padre agli ebrei per dieci fiorini, col patto che gli fosse restituito vivo dopo averne cavato sangue. Gli ebrei lo uccisero dissanguandolo. -
    1505. A Budweys, fatto simile. -
    1520. A Tyrnau ed a Biring, due fanciulli dissanguati. Perciò furono allora cacciati gli ebrei dall’Ungheria. -
    1540. A Suppenfeld in Baviera , Michele di quattro anni torturato per tre giorni. -
    1547. A Rave in Polonia, il figlio di un sarto sacrificato da due ebrei. -
    1569. A Witow in Polonia, Giovanni di due anni venduto per due marchi all'ebreo Giacomo di Leizyka, è da lui crudelmente ucciso. Altri fatti simili accaduti a Bielko ed altrove. -
    1574. A Punia in Lituania, Elisabetta di sette anni assassinata dall’ebreo Gioachino Smerlowiez il martedì prima della domenica delle Palme, il suo sangue vien raccolto in un vaso. -
    1590. A Szydlow, un fanciullo scompare. Dopo alcuni giorni, viene ritrovato il cadavere dissanguato con incisioni e punture. -
    1595. A Gostin, un fanciullo è venduto agli ebrei per essere dissanguato. -
    1597. Presso Sryalow, un fanciullo ucciso. Col suo sangue gli ebrei aspergono la nuova Sinagoga per consacrarla. -
    1650. A Caaden, un fanciullo di cinque anni e mezzo chiamato Mattia Tillich vi è assassinato l’11 marzo. -
    1655. A Tunguch in Germania, un fanciullo assassinato. -
    1669. A Metz, un fanciullo di tre anni rubato dal giudeo Raffaele Levi, è crudelmente assassinato. Il suo cadavere fu trovato orribilmente mutilato. Il reo venne arso vivo per sentenza del Parlamento di Metz il 16 giugno 1670. -
    1803. Possiamo a buona ragione porre qui in primo luogo questa data 1803, poiché in quest’anno uscì la prima volta alla luce il libretto di Teofito. Esso vale storicamente più di molte altre autorità per dimostrare che gli ebrei sempre usarono, usano e debbono usare (se pure sono ebrei osservanti) il sangue cristiano nei loro riti. -
    1810. Negli atti del Processo di Damasco, esiste una lettera di John Barcker ex-Console inglese in Aleppo dove si parla di una povera cristiana scomparsa da Aleppo. Tutti accusavano un ebreo, Raffaele d’Ancona, di averla scannata per raccoglierne il sangue. -
    1827. A Varsavia, scompare un bambino cristiano nell’occasione della Pasqua ebrea. -
    1831. A Pietroburgo, un fanciullo assassinato dagli ebrei a scopo rituale. Così sentenziarono quattro giudici. -
    1839. A Damasco, si scopre alla dogana una bottiglia di sangue portata da un ebreo, il quale offre diecimila piastre perché si nasconda la cosa. -
    1840. A Damasco il celebre processo per l’assassinio di Padre Tommaso da Calangiano Cappuccino e del suo servo cristiano uccisi dagli ebrei per scopo rituale. Gli ebrei furono condannati, benché poi graziati per danari. Quegli ebrei assassini erano quasi tutti italiani di Livorno. Il processo originale è negli Archivi di Parigi, successivamente venne stampato dal Laurent nel vol. II des Affaires de Syrie. -
    1843. A Rodi Corfù, assassinio ebreo di bambini cristiani. -
    1881. Ad Alessandria d’Egitto l’assassinio del giovane greco Fornarachi, di cui si occuparono tutti i giornali del 1881-1882. Il cadavere fu trovato dissanguato, tutto punzecchiato, e simile a statua di cera. -
    1882. A Tisza Eszlar in Ungheria, una giovinetta di 14 anni è scannata nella Sinagoga dal sacrificatore ebreo. Più recentemente ancora nel 1891 fu trovato presso l'ebreo Buschoff, in Xanten nella Prussia Renana, il cadavere del fanciullo cattolico Giovanni Hegmann senza una goccia di sangue. Il Buschoff venne processato, ma poi assolto, grazie alla potenza dell’oro ebraico!
    I sacrifici continuarono, altri cristiani furono barbaramente uccisi a scopo rituale, ma la grande ricchezza degli Ebrei, insabbiò i successivi casi.




    LA SITUAZIONE IN ITALIA RELATIVA AL CULTO DEI MARTIRI FANCIULLI:
    IL BEATO LORENZINO
    DA MAROSTICA,
    MARTIRIZZATO DUE VOLTE


    Nella ridente cittadina veneta di Marostica, conosciuta in tutto il mondo per la storica partita a scacchi, le autoritá della Chiesa conciliare stanno realizzando, nella quasi indifferenza generale, l'ennesimo delitto nei confronti della religione cattolica.
    Stiamo parlando della decisione del vescovo di Vicenza, Mons. Nonis, di proibire il culto multi secolare al Beato Lorenzino Sossio da Marostica. Il motivo? Il Beato Lorenzino é colpevole... di essere stato martirizzato dai Giudei.
    Chi scrive é andato di persona sul posto per permettere ai lettori di essere informati dettagliatamente su questa vergognosa vicenda.


    Il martirio del Beato Lorenzino

    Sfogliamo insieme un opuscoletto scritto nel 1885 da Monsignor G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto"(1), ristampato nel 1954 con 1' imprimatur del Vicario generale di Vicenza, don Francesco Snichelotto, quindi in piena regola con la disciplina ecclesiastica.


    Mons. Ronconi inizia col narrare le vicende familiari del beato Lorenzino.

    Siamo nel 1480: Giorgio Sossio, un umile carbonaio originario di Bassano del Grappa, si trasferisce nel paesino di Valrovina, sulle montagne sopra Bassano, appartenete al distretto di Marostica della Repubblica di San Marco. A Valrovina Giorgio Sossio sposa Maria dei Rosa. Nasce il loro primogenito che viene battezzato col nome di Lorenzino, pur essendo i suoi ignari del fatto che il piccolo avrebbe ricevuto, come il suo santo patrono, la palma del martirio.
    "Era il Venerdí Santo: 5 aprile dell'anno 1485. Lorenzino - scrive il Monsignore - toccava l'etá di cinque anni. Si era allontanato alquanto dalla casa paterna con altri fanciulli (...) Smarrita la strada, vagando di sentiero in sentiero, s'internó in un bosco, perdendo ogni orientamento. (...) Nel giorno che la pietá cristiana consacra alla morte di Cristo, vagavano per quei luoghi degli ebrei, con il truce disegno di trovare tra i cristiani una vittima da sacrificare in odio a Cristo..." (2).
    Mons. Ronconi continua descrivendo come i Giudei "lo videro e pensarono di fare il colpo sicuro (...) trascinandolo presso un antico e diroccato abituro, che ancor oggi si chiama Ca' Lugo. Spogliatolo delle vesti, l'appoggiarono con il dorso al tronco di una grossa quercia, gli tirarono indietro le braccia e poi gli legarono le mani e i piedi in forma di crocifisso" (3).

    La furia degli aggressori si scatena sul piccolo cristiano: "La tenera età, le lacrime, i gemiti, lo spasimo di tutte le membra, non valsero a placare quei discendenti dei crocifissoti di Cristo, che inveirono ancor più verso il piccino, finché questi, mancandogli le forze, con il pallore mortale sul volto, piegò la dissanguata testa e morì. Allora, staccatolo dalla quercia lo seppellirono, coprendo con terra, sassi e fogliami l'insanguinato cadavere. Poi si dileguarono "(4).
    La scena, continua il Ronconi, fu vista dall'alto di un colle vicino da un eremita che si precipitò sul luogo del martirio: "La terra era insanguinata e rosseggiante era la quercia e non molto lontano il cadavere del Fanciullo non bene coperto. Anzi un suo braccio, fuori dal terreno, era alzato in aria e pareva accennasse al cielo ove l'anima sua era salita a gloria immortale " (5). L'eremita avvisa un pastore che a sua volta "avvisò subito quelli di Valrovina che accorsero in massa (6). Tra lo strazio dei genitori, gli abitanti "inorriditi e in pari tempo sdegnati" recuperano il corpicino martoriato che viene sepolto nel cimitero "comune in quel tempo a Valrovina e a Marostica"(7).

    L' omicidio rituale
    A questo punto l'Autore interrompe la narrazione del martirio del Beato Lorenzino per ricordare che "l'uccisione di Lorenzino Sossio non era il primo caso del genere. Dieci anni prima, cioè nel 1475 - precisa Mons. Ronconi - gli Ebrei avevano trucidato nel Trentino, durante la Settimana Santa un bambino di circa due anni e mezzo chiamato Simone.
    (...) Inoltre anche nella diocesi di Bressanone, nel villaggio Rinnese, un altro fanciullo, chiamato Andrea, venne martirizzato dagli stessi ebrei e per gli stessi fini, e gli fu concessa dalla S. Sede Messa propria e Ufficio. Altri fanciulli ancora subirono la stessa fine, come si può vedere nel Bollario di Benedetto XIV"(8).
    Dunque i tre piccoli martiri, il Beato Lorenzino, San Simonino di Trento e il Beato Andrea da Rimi, sono stati tutti uccisi dagli Ebrei durante la Settimana Santa. Perché? E' la stessa domanda che si pose don Giuseppe Pavani, l'autore del libretto "S. Domenichino del Val, chierichetto martire" (9), un altro fanciullo ucciso dai giudei durante il Sacro Triduo: "Ma perché tante uccisioni di fanciulli e di bambini cristiani? Perché - spiegava don Tavani, rivolgendosi ai piccoli chierichetti - gli ebrei in certi loro riti tenebrosi facevano uso di sangue cristiano, e preferivano a questo scopo il sangue di piccoli innocenti " (10).
    Si tratta dell'omicidio rituale praticato dagli Ebrei nel corso dei secoli: uccidere dei fanciulli cristiani in occasione di certe festività per usare poi il loro sangue in alcuni riti talmuduci. Prima di continuare la lettura della vita del Beato Lorenzino è bene precisare le cose a riguardo di questo argomento, basandoci essenzialmente su due documenti: il primo si riferisce a uno studio de La Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei Gesuiti, il secondo a uno studio di Monsignor Umberto Benigni, storico di talento, fondatore del Sodalitium pianum auspicato da San Pio X per poter applicare concretamente le indicazioni contenute nella enciclica Pascendi contro gli adepti del Modernismo.

    11 documento della Civiltà cattolica
    Nel 1893 La Civiltà cattolica (quando era ancora cattolica) pubblicò un'importante studio sull'omicidio rituale giudaico ripreso poi, anche recentemente, da alcune riviste cattoliche. In questo studio, dopo aver esaminato i processi relativi all'uccisione di San Simonino a Trento nel XV secolo e all'omicidio del padre cappuccino Tommaso da Calangiano a Damasco nel XIX secolo, La Civiltà cattolica scrive:
    "Orbene, se si raffrontano i due processi, nel primo dei quali son otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre a buon numero di testimoni, tutti giudei, vedrassi con meraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze deposte in essi quanto al rito e all'uso del sangue cristiano si corrispondono a capello"...

    1°) Dai due processi comparati insieme risulta con evidenza che l'assassinio di un cristiano non solamente è riputato lecito, ma è comandato ai giudei dalla legge talmudico-rabbinica. siccome già vedemmo nel precedente articolo, in cui riportammo le stesse parole del Talmud e dei dottori ebrei.
    2°) Lo scopo del detto assassinio non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, sebbene anche a questo si miri; ma è soprattutto adempiere un dovere reliigoso, qual è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse del sangue cristiano. Laonde il processo di Damasco ci fa sapere che i giudei, mentre scannavano il P. Tommaso, erano festanti, come
    quelli che credevano di fare con quell' assassinio cosa graditissima a Dio e meritoria di vita eterna.
    3°) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini e degli altri giudei processati, si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste Pasquali vuol essere il sangue di un fanciullo che non abbia oltrepassato i sette anni di età, e la cui immolazione scusi quella dell' agnello.
    4°) Le azimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, si regalano nelle feste del Purim ai non giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali si mangiano per ben sette giorni dai soli giudei.
    5°) Questo è il segreto del solo padre di famiglia. cui spetta introdurre nella pasta degli azimi,
    all' insaputa della moglie e dei figlioli, un pò di sangue o fresco o coagulato e ridotto in polvere.
    ó°) Egli deve altresi nella cena pasquale versare qualche goccia di quel sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa (Oh che cara benedizione!).
    7°) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio, (come affermava nel processo di Trento il Rabbino Mosè vecchio di 80 anni), quando si fa nei giorni più prossimi alla Pasqua.
    8°) Perché il sangue di un bambino cristiano sia acconcio al rito e proficuo alla salute dell' anima giudaica, conviene che il bimbo muoia tra i tormenti, come appunto accadde all' innocente Simoncino e a tanti altri uccisi a punta di spilli, o tagliuzzati a membro a membro, o crocifissi. (...)
    11°) L' uso rituale e il mistero del sangue solo si trova scritto nei codici orientali, mentre negli occidentali venne soppresso per tema dei governi cristiani, e sostituito dalla pratica e tradizione orale.
    - 12°) Finalmente il detto rito è generale presso gli ebrei osservanti della loro legge (talmudica), e rimonta ai primi secoli del cristianesimo.
    Tali sono in sostanza le confessioni concordi dei rabbini e degli altri giudei esaminati in gran numero nei due processi di Trento e di Damasco "(11).

    La testimonianza dei rabbini convertiti
    La Civiltà cattolica prosegue citando "l'autorità di tre altri Rabbini convertiti al cristianesimo, cioè di Paolo Medici, di Giovanni da Feltre e di Teofito o Neofito monaco moldavo. (...) Paolo Medici - continua la rivista dei Padri Gesuiti - nella sua opera intitolata Riti e costumi degli ebrei (a pag. 323 6° ediz. di Torino - Tip. Borri 1874) confermò le frequenti uccisioni dei fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al potestà di Milano l'uso che i giudei facevano del sangue cristiano (cf. La Civiltà cattolica Serie II vol. VIII, p. 230 e segg.); e Teofito ne spiegava il mistero nelle sue Rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803 (...) tradotte in italiano dal Prof. N. F. S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo Riti ebraici della moderna Sinagoga (...).
    L'ex-Rabbino moldavo (...) schiettamente confessa il rito sanguinario e l'uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano, e le sue confessioni mirabilmente concordano con le deposizioni di altri rabbini e giudei processati a Trento, in Damasco e altrove".
    La Civiltà cattolica continua a riportare la terribile testimonianza dell'ex-rabbino imitatore di S. Paolo che da feroce persecutore dei cristiani divenne zelante difensore della religione contro i suoi ex-correligionari: "Codesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Laham (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che però si chiamano conservatori del mistero del sangue (...). Questi solo a voce lo comunicano ai padri di famiglia; i quali lo tramandano a quel figliolo che conoscono più capace del segreto, atterendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui" (...) "Quando io pervenni - continua Teofito - all' età di 13 anni, il mio padre, presomi in disparte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l'odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccogliere il sangue... Figlio mio, mi disse, (dandomi un bacio) ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi diè la spiegazione del mistero... ".
    "Il che conferma - prosegue ancora La Civiltà cattolica - quanto dicemmo nel precedente articolo, cioè che l'uccisione dei cristiani e l'uso del loro sangue è un precetto della legge talmudica, un dovere di coscienza, un rito religioso... ". 'Gli ebrei - concludendo a riferire la testimonianza dell' ex rabbino moldavo - sono più contenti quando possono ammazzare bambini; perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; e li ammazzano nella Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo".
    Vi è poi un'altro aspetto importante, sottolinea ancora La Civiltà cattolica, che spinge i giudei ad "avere tanta sete di sangue cristiano": le prescrizioni della Cabala, che promette guarigioni e altri benefici praticando superstizioni e sortilegi, che prevedono appunto l'uso del sangue cristiano

    Lo studio di Monsignor Benigni.
    Anche Monsignor Umberto Benigni, nella sua monumentale Storia sociale della Chiesa (12), tratta del problema dell'omicidio rituale giudaico. Col rigore dello storico serio inizia a definire la natura e i caratteri distintivi dell'omicidio rituale, cioé "una vera cerimonia cultuale", che lo differenzierebbe da altri "omicidi commessi in seguito all' odio inveterato degli ebrei contro il nome cristiano" senza "una mentalità rituale" (ad esempio il martirio di S. Stefano e di tutti gli altri cristiani uccisi dai giudei durante i primi secoli della Chiesa).
    Mons. Benigni suddivide gli omicidi rituali in due categorie: impliciti e espliciti. Implicito è "il supplizio di un cristiano messo a morte dagli Ebrei durante la Settimana Santa, in memoria e in odio della Passione di Cristo, soprattutto se questo martirio riproducesse le diverse fasi della flagellazione, del' incoronazione di spine e la crocifissione del Redentore ...con la persuasione di fare cosa grata a Dio". Sarebbe invece un omicidio rituale esplicito "se il sangue del martire o uno dei suoi organi fossero utilizzati in una cerimonia giudaica, officiale o superstiziosa o per un qualsiasi fine di propiziazione ".
    Prima di continuare la sua investigazione, il prelato fa notare che "l'omicidio rituale può non essere necessariamente né sempre l'effetto di un odio personale" riferendosi (come già indicato dai rabbini convertiti citati da La Civiltà cattolica) alla pratica di certe sette ebraiche; quindi "questa pratica superstiziosa non è assolutamente comune a tutti gli ebrei da cui deriva ( per gli ebrei delle sette incriminate) una distinzione facile a fare, tra un odio comune a tutti i loro correligionari e la loro superstizione particolare".
    Mons. Benigni esamina allora la lunga lista degli omicidi rituali più famosi: da quello commesso a Blois nel 1071 sino a quello del 1791 in Transilvania, percorrendo una settantina di casi registrati in tutti i Paesi europei.


    La palma del martirio riconosciuta dalla Chiesa
    Tra tutti questi episodi di bambini martirizzati, la Santa Chiesa, nella sua proverbiale prudenza, solamente in alcuni casi ha elevato le vittime agli onori degli altari (questo non significa che la Chiesa non ritiene gli altri fanciulli come martiri, ma che si limita a dire che quelli beatificati lo sono sicuramente; come a Lourdes dove su oltre 2.500 guarigioni riconosciute dai medici come miracolose, le autorità ecclesiastiche hanno considerato come veri miracoli solamente 62 casi).Essi sono, oltre al Beato Lorenzino, di cui torneremo a parlare tra non molto:
    - San Domenichino del Val, crocifisso con chiodi alle mani e ai piedi nella Settimana Santa del 1250 a Saragozza; il corpo era venerato nella cattedrale dove una lapide ammoniva: "Questa Santa Chiesa Metropolitana volle qui deposta la salma del bimbo Domenico ... Sottoposto all'estremo supplizio qui a Saragozza dietro ordine della Sinagoga degli ebrei fu confitto con chiodi a una parete e infine gli fu trapassato da un lato il petto con una spada. Sofferse gloriosamente il martirio il dì XXXI Agosto MCCL" (13). Nel 1805 Pio VIII confermava il culto; festa il 31 agosto. Il card. Merry del Val apparteneva alla stessa famiglia del Santo.
    - il Beato Andrea, seviziato nel 1462 nel paesino tirolese di Rinn, vicino a Innsbruck, particolarmente venerato in tutto il Tirolo; Benedetto XIV nel 1755 confermava il culto, concedendo un ufficio liturgico proprio; festa il 12 luglio.
    - San Simonino, martirizzato a Trento nel 1475, di cui esistono i processi originali dai quali appare che gli Ebrei di Trento, responsabili dell'omicidio rituale di S. Simonino, ne rivelarono molte altri commessi dai giudei allo stesso scopo rituale in Tirolo, in Lombardia, nel Veneto e in altri luoghi dell'Italia, della Germania, della Polonia, ecc. Il suo nome è inserito nel Martirologio romano, in data 24 marzo: "Il nono delle calende d'aprile a Trento la passione di San Simone, fanciullo, trucidato crudelmente dai Giudei, autore di molti miracoli". Roma concesse una Messa e un Ufficio proprio (14).
    - il Beato Cristobal della Guardia, "l'infame sacrilegio fu eseguito nella Settimana Santa del 1491 " a Toledo, beatificato da Pio VII nel 1805, festa il 26 settembre.
    Inoltre vi è un culto multi secolare locale per:
    - il Beato Riccardo, immolato il giovedì santo del 1179 nel castello di Pointoise, in Francia; in seguito al processo fu riconosciuto il martirio ed è venerato tra i santi della arcidiocesi di Parigi il 25 marzo (15).
    - il Beato Ugo di Lincoln, martirizzato in Inghilterra nel 1225. Nel Medioevo fu composta l'opera sacra Passio pueri Hugonis de Lincolna (16).
    - il Beato Werner, immolato dagli Ebrei nel 1287, a Oberwezel, nella diocesi di Treveri, festeggiato il 19 aprile (17).
    - il Beato Enrico, "crudelmente martirizzato" a Monaco nel 1345, venerato nella diocesi.
    - il Beato Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco, ucciso ritualmente nel 1480. - il Beato Simonino, ucciso a Vilna, in Lituania nel 1592; sul suo corpo si contarono più di 170 ferite.

    Altri argomenti
    Dopo aver esaminato questa lunga lista di delitti di fanciulli cristiani attribuiti a omicidi rituali giudaici, Mons. Benigni passa a quello che chiama "la critica" della questione, argomentando come:
    1) nessuno possa negare che "l'ebraismo, sottomesso alla lettera e allo spirito del Talmud, abbia realmente vissuto in un'atmosfera di odio implacabile contro i cristiani"; inoltre in "un'epoca di più rudezza e di ferocità"non è sorprendente che "certe sette giudee più fanatiche" abbiano potuto praticare "l'omicidio religioso, in forma più o meno rituale;
    2) pur ammettendo che tra le centinaia di casi elencati ve ne siano alcuni dubbi quanto alla loro veridicità, sembra impossibile di pensare che "tutti e ciascuno tra le centinaia di fatti raccolti dalla storia ... siano falsi assolutamente in blocco ", tanto più che emergono delle "linee caratteristiche" comuni che "hanno tutta l'apparenza della realtà".
    Esaminando poi gli argomenti dei "difensori della cattiva causa ebraica" secondo i quali alcuni papi non avrebbero creduto all'esistenza dell'omicidio rituale ebraico, Mons. Benigni taglia corto: "Un Papa parla come Papa quando ci dice <Venerate tizio come martire, perché è stato ucciso in odio alla fede cristiana>, ma quando asserisce di non credere all'omicidio rituale, parla come uomo, si tratta solamente di una <opinione personale> ".
    E allora Monsignor Benigni considera proprio tutti gli atti pontifici relativi al culto dei fanciulli martiri, annotando che:
    1) "La Santa Sede non ha mai fatto dichiarazioni neganti il fatto dell'omicidio rituale ".
    2) "A più riprese, solennemente, la Santa Sede ha riconosciuto la realtà storica del delitto implicitamente rituale (cioè l'assassinio di un fanciullo cristiano in occasione della Settimana Santa, per un rinnovamento dei supplizi della Passione di Cristo sul corpo del martire) ".
    "E questo spirito - prosegue il prelato - come questo parere della Roma papale, appare alle intelligenze oneste, competenti e informate, come il verdetto stesso della storia". Mons. Benigni termina con le ultime obiezioni relative all'omicidio rituale esplicito (l'uso del sangue per i riti segreti): "Noi ameremmo, per l'onore dell'umanità, poterne negare categoricamente la realtà: ma contro vi sono due fatti gravi".
    Il primo è che questa accusa cristiana lanciata contro i giudei è millenaria, costante e si è "perpetuata e rinnovata" nel corso dei secoli: ritroviamo qui il giudizio de La Civiltà Cattolica, sulla molteplicità dei casi incriminati e l'omogeneità degli elementi che li caratterizzano, malgrado epoche e nazioni differenti. Il che fà appunto supporre che si tratta dell'osservanza di un qualcosa di ben definito, e rigorosamente precisato.
    Inoltre, continua Mons. Benigni, vi è un altro elemento determinante (anch'esso già messo in luce dalle colonne del La Civiltà Cattolica) relativo all' uso del sangue cristiano per "dei fini extra-rituali ", come rimedio medicinale. "Gli Ebrei del Medio Evo raccolsero ...questa <ricetta> orientale, e poi greco-romana di usare il sangue umano come "rimedio" medicinale; l'adottarono, come del resto adottarono tutte le superstizioni dell'alchimia, dell'astrologia, dell'occultismo, che fanno uso del sangue umano. I filtri magici a base di sangue cristiano abbondarono per gli incantesimi, divinazioni, scoperte dei segreti della natura".
    Il Benigni arriva dunque alla conclusione della sua investigazione: l'uso di sangue cristiano da parte dei giudei "sarebbe difficile negarlo categoricamente davanti la moltitudine di testimonianze raccolte attraverso le epoche. Queste testimonianze in effetti potrebbero contraddirsi quanto alfine ricercato dall'omicidio: gli uni ci hanno visto la finalità del <rimedio> (medicinale), gli altri hanno creduto all'intenzione rituale; ma tutti concordano quanto a questo fatto tangibile e per conseguenza incontenstabile dell'uso fatto dai Giudei di sangue cristiano'
    "Ecco le ragioni che ci impediscono di credere assolutamente finita in senso negativo questa questione dell'omicidio propriamente rituale tra i giudei ".
    Evidentemente nei casi dei fanciulli beatificati, i Sommi Pontefici hanno riconosciuto come causa del delitto non un semplice uso superstizioso del sangue cristiano, essendo "questi fanciulli uccisi in odio al cristianesimo e che sono, da tempo imme-morabile, in qualche città o diocesi in possesso del culto pubblico con la scienza, con la tolleranza o addirittura con la positiva approvazione degli Ordinari ", come insegnò Benedetto XIV nel suo Bollario (tomo IV, costituzione 43).

    Il culto al beato Lorenzino
    Dopo questa lunga precisazione - mi auguro sufficiente (18) - sul fatto storico dell'omicidio rituale e dell'uso del sangue cristiano da parte dei Giudei, ritorniamo alla vita del Beato Lorenzino, illustrando la propagazione del suo culto.
    Mons. Ronconi sottolinea il fatto che anche "nel cimitero deve era stato sepolto, il cadavere del piccolo martire fu trovato con un braccio sopra la terra e la mano alzata verso il Cielo" (19).
    Per ben due volte il braccio fu sepolto ma ogni volta tornava a uscire da terra rivolto al cielo. La seconda volta addirittura sopra la terra vi era "il corpo del piccolo Martire con la solita mano destra alzata" (20) che sprigionava una gran luce.
    Il corpo risultava incorrotto. La popolazione allora esclamò: "Questo è il corpo di un Santo che Dio vuole glorificare: portiamolo in chiesa, collochiamolo in un luogo dove si possa tributargli onore e venerazione" (21).
    Ma in quale chiesa portarlo? Valrovina, Marostica e Bassano si contendevano la preziosa reliquia. Si caricò allora il corpicino su un carro trasportato da due giovenche "le quali dovevano essere lasciate libere di andare dove l'istinto le avesse condotte" (22).
    La Provvidenza li condusse in direzione di Marostica, tra il tripudio dei fedeli di quella città. Le giovenche si arrestarono nei pressi della chiesa francescana di S. Sebastiano: era il 28 aprile del 1485.
    Da allora il corpo, rimasto incorrotto sino ad oggi, fu venerato con grande fede dal popolo cristiano.
    Quando le leggi empie dei "liberatori" napoleonici fecero chiudere tutti i conventi con le loro chiese, il corpo del Beato Lorenzino fu trasportato dalla chiesa conventuale alla vicina Pieve dedicata a S. Maria Assunta, fuori dalle mura cittadine, dove è tuttora (ma non per molto, come vedremo), mentre la mano destra fu concessa alla chiesa parrocchiale di Valrovina.
    Il Ronconi sottolinea come nel corso dei secoli la Chiesa approvò il culto popolare, spontaneo, genuino che fu sempre attribuito al fanciullo martire. Ventiquattro vescovi della diocesi avevano "riconosciuto e approvato il culto <privato> al Martire bambino" (23).
    Nel 1602 Mons. Corner, vescovo di Padova, "ordinò la raccolta degli atti necessari per la canonizzazione" ma una volta arrivato a Roma morì e la causa non ebbe luogo.
    Finalmente "nel 1867 a Roma fu pubblicato il decreto che confermava (perché ad immemorabili) il culto al B. Lorenzino ". Pio IX concesse anche "al clero vicentino e padovano l' Ufficiatura propria del Beato, fissando la festa liturgica il 15 aprile e la festa esterna cittadina la seconda domenica dopo Pasqua" (24).
    In occasione del IV centenario del martirio (1885) presenziò alle funzioni il cardinale Patriarca di Venezia.

    La potente intercessione del Santo fanciullo
    Il culto al piccolo martire continuò e aumentò col passare dei secoli. Durante le ultime, terribili giornate della seconda guerra mondiale, quando il Nord Italia era sconvolto dalle bombe angloamericane e dalle scorribande delle bande partigiane, la popolazione di Marostica si strinse attorno al suo Santo pronunciando un voto solenne: "O beato Lorenzino, salvaci, salvaci ... salvaci dai pericoli della guerra e quanto prima una cappella sorgerà al tuo nome perché si dica ai nostri figli quanto è potente la tua piccola mano e quanto ami i tuoi devoti. O B. Lorenzino, salvaci... ".
    "Il Beato Lorenzino - annota il Ronconi - esaudì l'accorata e umile supplica dei suoi fedeli devoti. Marostica con i suoi abitanti rimase illesa in mezzo all'uragano ...e i Marosticensi mantennero la promessa" (25).
    Fu così progettata e costruita immediatamente una nuova cappella laterale nella parrocchiale di S. Maria Assunta per ospitare il corpicino sempre incorrotto del Martire.
    L'inaugurazione avvenne nell' aprile del 1947: la descrizione lasciataci dal Ronconi è commovente e la riportiamo interamente per sottolineare il contrasto con le direttive delle attuali autorità ecclesiastiche.
    La data dell'inaugurazione fu fissata alla "seconda domenica dopo Pasqua, festa annuale del beato. Fin dalla domenica in Albis (la prima dopo Pasqua), 13 aprile, cominciarono i preparativi delle solenni onoranze con predicazioni e preghiere. In quei giorni, tra i fedeli che gremivano la Chiesa, particolare commozione suscitò la traslazione dell'urna... Portato da quattro reduci, il corpo del Beato attraversò la Chiesa e fu deposto nella Sua nuova dimora. Fu un momento indimenticabile quello in cui l'Arciprete Don Casto Poletto, visibilmente commosso, rievocando i tristi momenti della guerra, rivolse il primo e pubblico ringraziamento al piccolo Martire, che tanto aveva fatto per i cittadini di Marostica.
    Le solennità cominciarono il venerdì sera con l'arrivo di S. E. Mons. Socche Vescovo di Reggio Emilia (ex vicario di Marostica) ... Al sabato sera, tra una festa di luci e di suoni, arrivò anche il vescovo diocesano S. E. Mons. Zinato... La domenica 20 aprile, tra un popolo stipatissimo e proveniente anche dai paesi vicini, pontificò solennemente il vescovo diocesano. Nel pomeriggio, dopo i vesperi pontificali, dinanzi all' urna del Beato Martire, informa solenne, il voto fu sciolto" (26).
    Nei libri devozionali del vicentino si possono trovare il triduo di preghiere al Beato ("...offristi il Tuo tenero corpo all'ira nefanda dei nemici di Cristo...") e la "Preghiera dei bambini al B. Lorenzino Sossio" ("...per lo strazio delle Tue membra purissime, che i perfidi giudei martoriarono in odio al nome cristiano...") (27).
    A Marostica la cappella contenente l'urna del martire è sempre stata meta dei fedeli, gente semplice animata da una grande fede, che amava lasciare ceri e fiori in onore del Santo fanciullo. La processione annuale manifestava la profonda devozione popolare, con le strade gremite in onore del martire, in una profusione di luci e canti. A Valrovina nella chiesa parrocchiale i fedeli veneravano il prezioso braccio destro del Santo e si assiepavano ogni anno nel luogo del martirio, in mezzo ai boschi, dove una cappellina ricorda il tragico evento. Sia a Marostica che a Valrovina una strada comunale è dedicata al "Beato Lorenzino", così pure la scuola materna adiacente alla chiesa di Marostica.

    Il revisionismo storico dei modernisti
    Oggi le cose sono cambiate e rischiano di peggiorare ulteriormente.
    Quello che state per leggere è stato visto e sentito in prima persona dal sottoscritto, andato sul posto per interpellare il "popolo di Dio" di Marostica e Valrovina che sta soffrendo impotente davanti alla prevaricazione del clero conciliare.
    Sulle prime la popolazione mi guardava con diffidenza, pensando che fossi uno dei preti "revisionisti" che vogliono eliminare il culto del B. Lorenzino. Addirittura una signora sessantenne, vedendomi scattare delle foto, mi aveva redarguito dalla finestra e poi, vedendomi devoto al "loro" santo, era corsa a cercare un santino per farmene omaggio. La perpetua mi spiega che il vescovo ha iniziato con abolire la processione annuale ("che era proprio bella, con dei luminari stupendi"), poi il parroco ha fatto togliere ceri e fiori dalla cappella dove si conserva l'urna e l'urna stessa non si apre più per permettere di venerare il corpicino incorrotto e adesso vogliono addirittura portare via il corpo! "Vogliono portarci via il nostro santo, fate qualcosa! Se può scriva a Roma... ".
    Chiedo il motivo di tanto accanimento... "Sono gli ebrei che protestano: ogni anno quando facevamo la processione, il vescovo di Vicenza riceveva telefonate da ebrei di mezza Italia: Milano, Roma, Firenze ... Ma noi non preghiamo San Lorenzino per fanatismo (alludendo probabilmente all'accusa di antisemitismo, ndr), ma perché è il nostro santo, lo abbiamo sempre pregato... " raccontandomi poi la devozione delle mamme, gli ex-voto, la pietà popolare, sincera, profonda, frutto della Tradizione cattolica. A Valrovina le scene si ripetono: fotografando la celletta costruita dove un tempo sorgeva la casa dei Sossio, i vicini di casa mi guardano con sospetto e poi iniziano a protestare per il disegno di sopprimere il culto al Beato: "Mi hanno sempre insegnato che sono stati gli ebrei a ucciderlo, là nel bosco. Adesso dicono che non è vero... " barbotta un settantenne. E una vispa signora quarantenne sfida la pioggia (pioveva a dirotto) pur di cercare le chiavi della chiesa e permettermi di venerare il braccio miracoloso.
    La reliquia è esposta in una cappella laterale: è impressionante vedere questo piccolo, esile braccio rimasto incorrotto dopo tanti secoli. Mi preme allora giungere sul luogo del martirio "ma guardi che è nel bosco, non si può arrivare in auto" mi spiegano. Mi inoltro nel bosco su una strada sterrata per circa due chilometri, poi sono costretto a proseguire a piedi per un altro chilometro, sotto la pioggia.
    Mi trovo finalmente di fronte alla cappellina sorta sul luogo esatto del martirio. Ai suoi piedi vi sono fiori freschi e ceri accesi: la fede popolare resiste malgrado i cattivi pastori. Dietro la robusta cancellata che protegge la celletta rimango esterefatto nel vedere un pannello col disegno di grande prato con delle farfalle svolazzanti e una piccola immagine del B. Lorenzino in gloria. La Provvidenza ha voluto che poco tempo dopo dei benemeriti ignoti rimuovessero il pannello, ridando alla luce l'affresco originale che rappresenta il fanciullo crocifisso su un albero attorniato da due giudei (riconoscibili dai tratti somatici, in particolare dal setto nasale) che lo seviziano con delle tenaglie ed altri strumenti. Evidentemente il pannello con le farfalle è più ecumenico...
    Tornato a Marostica incontro il parroco, avvolto in un completino grigio-topo. Gioco al turista ignaro e chiedo chi sia il santo contenuto nell'urna: "non è un santo, si tratta di una mistificazione storica", rammaricandosi di come "a Trento sia stato più facile" (!!!) (riferendosi all'abolizione del culto di S. Simonino). Allora la Chiesa ha sbagliato nel beatificarlo? `Il vescovo lo vuol far togliere (SIC!), bisogna obbedire".

    Il veto della Sinagoga
    Per la verità, l'abolizione del culto del B. Lorenzino non è una iniziativa personale del vescovo vicentino, quanto piuttosto di una decisione romana che ha già colpito gli altri piccoli martiri.
    A Trento, il vescovo Gottardi con un decreto del 28.05.1965 "sospendeva qualsiasi forma di culto pubblico" di San Simonino, trafugando il corpo del martire dall'urna esposta nella chiesa di San Pietro, per poi nasconderlo; un giurista lo ha definito un vero e proprio occultamento di cadavere. L'urna è stata poi messa in un angolino con dentro un beffardo cartello che, discolpando da ogni responsabilità gli Ebrei, riporta tra l'altro: "Serie ricerche storiche hanno smentito tale versione dei fatti... ", invitando comunque a pregare San Simonino (ma se non è santo perché bisogna pregarlo?) per "quanti sono ingiustamente perseguitati". La rivista paolina Jesus recentemente ha trattato dell'argomento parlando di un"falso beato" (28).
    Anche nel paesino tirolese di Rinn, nel 1985, le reliquie del Beato Andrea (un tempo esposte sotto l'altar maggiore) sono state fatte rimuovere dal vescovo diocesano, Mons. Stecher, perchè "La Chiesa aveva commesso un pesante errore nel beatificare il fanciullo di Rinn..." (!!!) (29) e poste in fondo alla chiesa, dietro una squallida lapide che informa che Andrea è stato rapito da sconosciuti (!) e che la colpa è stata ingiustamente attribuita ai Giudei (30). Sono spariti i numerosi ex voto e sulla roccia dove fu martirizzato la sua statua è stata sostituita da una di Gesù orante. Il culto è vietato, ma ogni anno i cattolici tirolesi si riuniscono nella chiesetta di Rinn per pregare il Martire.
    A Marina di Massa la parrocchia di Poveromo-Ronchi era dedicata a S. Domenichino: anche qui il vescovo locale ha provveduto, nel dicembre 1970, all'epurazione, cancellando ogni riferimento al Santo spagnolo; in un'opera di propaganda filo-ebraica si legge: "E' soppresso, solo in questo anno, il culto di Domenichino del Val, pseudo-santo epseudo-martire" (31). Nell'estate del 1990 si constatava ancora la devozione popolare per San Dominichino e allora il parroco riceveva del vescovo di Massa, Carrara e Pontremoli una incredibile lettera riportata del Corriere della Sera: "Deve scomparire, nell'ambito della pietà popolare, ogni riferimento al bimbo spagnolo. A suo tempo si potrà modificare anche il nome della parrocchia "(32) . Nella missiva si vietava anche la diffusione dei santini recanti l'immagine del piccolo martire.
    Il Corriere della Sera, dopo aver sottolineato che "I parrocchiani sono sconcertati. Erano affezionati alla piccola, stupenda chiesetta che portava il nome del martire", ammetteva che "il martire non sarebbe gradito alle comunità ebraiche nazionali ed estere ".
    Stranamente a Marostica le cose sono andate per le lunghe, anche se fin dal 1972 la rivista Shalom chiedeva a gran voce la soppressione del culto del Beato Lorenzino (33).
    E' eloquente il fatto che le comunità ebraiche abbiano richiesto e ottenuto dalla gerarchia cattolica di sopprimere il culto ai fanciulli cristiani uccisi dai giudei, dopo aver chiesto e ottenuto durante il Concilio Vaticano II di essere discolpati dall'accusa di deicidio.
    Se infatti il Vaticano modernista è pronto a riconoscere il popolo ebraico non responsabile della crocifissione di Nostro Signore, andando così contro la Sacra Scrittura, il Magistero, e la Storia, perché non negare anche gli omicidi rituali ebraici e quindi il martirio di questi piccoli cristiani?
    Così i gerarchi conciliari, da buoni fratelli minori, non fanno altro che imitare i loro fratelli maggiori, procurando un secondo martirio a questi Santi Fanciulli.

    Fermiamo questa empietà!
    Davanti al progetto di eliminare il culto pubblico del Beato Lorenzino invitiamo i lettori a indirizzare al vescovo di Vicenza e al parroco di Marostica delle lettere di protesta, sollecitando il mantenimento del culto multi secolare al Martire in ossequio alla verità storica e alla fede cristiana. Le lettere potranno essere indirizzate a:

    S.E.R. Mons. Nonis
    Curia Vescovile 36100 - Vicenza e al:
    M.R. Parroco
    Chiesa S. Maria Assunta 36063 Marostica (VI).

    La bella orazione del Postcommunio della Messa propria del Beato Lorenzino ci aiuti a impegnarci con fiducia e fermezza per la difesa della religione cattolica dagli assalti dei suoi nemici esterni ed interni:
    "O Dio, per il cui disprezzo gli empi giudei inflissero un genere di crudelissima morte all'innocente fanciullo e martire Lorenzino, concedi ai tuoi fedeli che venerano piamente la Sua memoria in terra, di conseguire il frutto della Tua passione in cielo" (34).

    NOTE:
    (1) Mons. G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto", Tip. Ars et Religio, Vedelago (TV) 1954.
    (2) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 10 (3) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (4) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (5) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 12. (6) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (7) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (8) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 14.
    (9) Don G. Pavani, "S. Domenichino del Val, Chierichetto Martire ", Ed. Piccolo Clero, Parma 1963. (10) Don G. Pavani, op. cit., pag. 18.
    (11) "La morale giudaica e il mistero del sangue", in La Civiltà cattolica , serie XV, vol. V, fase. 102 del 12 gennaio 1893, pag. 269 e seguenti.
    (12) Mons. Umberto Benigni, "Storia sociale della Chiesa", ed. Vallardi, Milano 1922, vol. IV, t. I, app. III, pag. 369 e seguenti.
    (13) Don G. Pavani, op. cit., pag. 42.
    (14) Per il martirio di S. Simonino rimandiamo alla lettura della "Storia del Beato Simone da Trento, compilata sui processi autentiti istituiti contro gli Ebrei e sopra altri documenti contemporanei dal Sac. Giuseppe Divina - Parroco di S. Pietro - Canonico Onorario della Cattedrale di Trenta ", Trento 1902, Tip. Ed. Artigianelli, Vol. 1 e II.
    (15) Albert Monniot, "Le crime rituel chez les les Juifs", Paris Terqui 1914, pag. 146

    (16) Henri Desportes, "Le mystere du sang chez les Juifs de tous les temps", Paris Savine 1890, pag. 105.
    (17) Albert Monniot, op. cit., pag. 159.
    (18) Chi fosse tentato a rifiutare l'evidenza storica può riflettere anche sulla notizia riportata dai maggiori quotidiani nazionali (non sospetti di antisemitismo) della strage nella moschea di Hebron lo scorso anno in occasione della festa ebraica del Purim ad opera del terrorista giudeo B. Goldstein. repubblica del 4.03.94 scriveva: "Per i coloni più fanatici è tutto scritto nei sacri testi. Massacrando decine di nemici inginocchiati in preghiera il dottor Goldstein non ha fatto altro che tradurre nella realtà il precetto di Dio... " e cioè sacrificare degli uomini proprio il giorno del Purim. Il Corriere della Sera del 4.03.95 ricordava inoltre che "Nel '92, a due anni dalla strage della spianata del Tempio, 20 arabi uccisi e 20 feriti, il bollettino ciclostilato del Kach era uscito con un editoriale dal titolo <Al posto di settanta buoi>, ricordando appunto i settanta buoi che venivano sacri reati durante la festa del Succot. I buoi, in questo caso, erano i dimostranti palestinesi ". Su Il Corriere della Sera del 4.03.1994 si legge inoltre che il Goldstein, di professione medico, durante la guerra del Libano "si rifiutò categoricamente di curare i non ebrei".
    (19) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 16.

    (20) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 17.

    (21) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 17.

    (22) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 18.

    (23) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 28.

    (24) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 29.

    (25) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 33.

    (26) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 37.

    (27) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 60.

    (28) Jesus, gennaio 1995, pag. 66.
    (29) Le Chardonnet, N. 54 - Marzo 1990.
    (30) Kaplan Gottfried Melzer, "Das selige Kind Andreas von Rinn", Durach 1989, pag. 83.
    (31) Di Nola, "Antisemitismo in Italia 19621 1972 ", Vallecchi Editore 1973, pag. 168.
    (32) Il Corriere della Sera del 21.07.1990.
    (33) Shalom, luglio/agosto, M. Nardello, Il presunto martirio del beato Lorenzino Sossio da Marostica, in Archivio Veneto, serie V, vol XCV, 1972

    (34) Mons. G. Ronconni, op. cit. pag. 56.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    IL BEATO LORENZINO
    DA MAROSTICA,
    MARTIRIZZATO DUE VOLTE


    Nella ridente cittadina veneta di Marostica, conosciuta in tutto il mondo per la storica partita a scacchi, le autoritá della Chiesa conciliare stanno realizzando, nella quasi indifferenza generale, l'ennesimo delitto nei confronti della religione cattolica.
    Stiamo parlando della decisione del vescovo di Vicenza, Mons. Nonis, di proibire il culto multi secolare al Beato Lorenzino Sossio da Marostica. Il motivo? Il Beato Lorenzino é colpevole... di essere stato martirizzato dai Giudei.
    Chi scrive é andato di persona sul posto per permettere ai lettori di essere informati dettagliatamente su questa vergognosa vicenda.


    Il martirio del Beato Lorenzino

    Sfogliamo insieme un opuscoletto scritto nel 1885 da Monsignor G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto"(1), ristampato nel 1954 con 1' imprimatur del Vicario generale di Vicenza, don Francesco Snichelotto, quindi in piena regola con la disciplina ecclesiastica.


    Mons. Ronconi inizia col narrare le vicende familiari del beato Lorenzino.

    Siamo nel 1480: Giorgio Sossio, un umile carbonaio originario di Bassano del Grappa, si trasferisce nel paesino di Valrovina, sulle montagne sopra Bassano, appartenete al distretto di Marostica della Repubblica di San Marco. A Valrovina Giorgio Sossio sposa Maria dei Rosa. Nasce il loro primogenito che viene battezzato col nome di Lorenzino, pur essendo i suoi ignari del fatto che il piccolo avrebbe ricevuto, come il suo santo patrono, la palma del martirio.
    "Era il Venerdí Santo: 5 aprile dell'anno 1485. Lorenzino - scrive il Monsignore - toccava l'etá di cinque anni. Si era allontanato alquanto dalla casa paterna con altri fanciulli (...) Smarrita la strada, vagando di sentiero in sentiero, s'internó in un bosco, perdendo ogni orientamento. (...) Nel giorno che la pietá cristiana consacra alla morte di Cristo, vagavano per quei luoghi degli ebrei, con il truce disegno di trovare tra i cristiani una vittima da sacrificare in odio a Cristo..." (2).
    Mons. Ronconi continua descrivendo come i Giudei "lo videro e pensarono di fare il colpo sicuro (...) trascinandolo presso un antico e diroccato abituro, che ancor oggi si chiama Ca' Lugo. Spogliatolo delle vesti, l'appoggiarono con il dorso al tronco di una grossa quercia, gli tirarono indietro le braccia e poi gli legarono le mani e i piedi in forma di crocifisso" (3).

    La furia degli aggressori si scatena sul piccolo cristiano: "La tenera età, le lacrime, i gemiti, lo spasimo di tutte le membra, non valsero a placare quei discendenti dei crocifissoti di Cristo, che inveirono ancor più verso il piccino, finché questi, mancandogli le forze, con il pallore mortale sul volto, piegò la dissanguata testa e morì. Allora, staccatolo dalla quercia lo seppellirono, coprendo con terra, sassi e fogliami l'insanguinato cadavere. Poi si dileguarono "(4).
    La scena, continua il Ronconi, fu vista dall'alto di un colle vicino da un eremita che si precipitò sul luogo del martirio: "La terra era insanguinata e rosseggiante era la quercia e non molto lontano il cadavere del Fanciullo non bene coperto. Anzi un suo braccio, fuori dal terreno, era alzato in aria e pareva accennasse al cielo ove l'anima sua era salita a gloria immortale " (5). L'eremita avvisa un pastore che a sua volta "avvisò subito quelli di Valrovina che accorsero in massa (6). Tra lo strazio dei genitori, gli abitanti "inorriditi e in pari tempo sdegnati" recuperano il corpicino martoriato che viene sepolto nel cimitero "comune in quel tempo a Valrovina e a Marostica"(7).

    L' omicidio rituale
    A questo punto l'Autore interrompe la narrazione del martirio del Beato Lorenzino per ricordare che "l'uccisione di Lorenzino Sossio non era il primo caso del genere. Dieci anni prima, cioè nel 1475 - precisa Mons. Ronconi - gli Ebrei avevano trucidato nel Trentino, durante la Settimana Santa un bambino di circa due anni e mezzo chiamato Simone.
    (...) Inoltre anche nella diocesi di Bressanone, nel villaggio Rinnese, un altro fanciullo, chiamato Andrea, venne martirizzato dagli stessi ebrei e per gli stessi fini, e gli fu concessa dalla S. Sede Messa propria e Ufficio. Altri fanciulli ancora subirono la stessa fine, come si può vedere nel Bollario di Benedetto XIV"(8).
    Dunque i tre piccoli martiri, il Beato Lorenzino, San Simonino di Trento e il Beato Andrea da Rimi, sono stati tutti uccisi dagli Ebrei durante la Settimana Santa. Perché? E' la stessa domanda che si pose don Giuseppe Pavani, l'autore del libretto "S. Domenichino del Val, chierichetto martire" (9), un altro fanciullo ucciso dai giudei durante il Sacro Triduo: "Ma perché tante uccisioni di fanciulli e di bambini cristiani? Perché - spiegava don Tavani, rivolgendosi ai piccoli chierichetti - gli ebrei in certi loro riti tenebrosi facevano uso di sangue cristiano, e preferivano a questo scopo il sangue di piccoli innocenti " (10).
    Si tratta dell'omicidio rituale praticato dagli Ebrei nel corso dei secoli: uccidere dei fanciulli cristiani in occasione di certe festività per usare poi il loro sangue in alcuni riti talmuduci. Prima di continuare la lettura della vita del Beato Lorenzino è bene precisare le cose a riguardo di questo argomento, basandoci essenzialmente su due documenti: il primo si riferisce a uno studio de La Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei Gesuiti, il secondo a uno studio di Monsignor Umberto Benigni, storico di talento, fondatore del Sodalitium pianum auspicato da San Pio X per poter applicare concretamente le indicazioni contenute nella enciclica Pascendi contro gli adepti del Modernismo.

    11 documento della Civiltà cattolica
    Nel 1893 La Civiltà cattolica (quando era ancora cattolica) pubblicò un'importante studio sull'omicidio rituale giudaico ripreso poi, anche recentemente, da alcune riviste cattoliche. In questo studio, dopo aver esaminato i processi relativi all'uccisione di San Simonino a Trento nel XV secolo e all'omicidio del padre cappuccino Tommaso da Calangiano a Damasco nel XIX secolo, La Civiltà cattolica scrive:
    "Orbene, se si raffrontano i due processi, nel primo dei quali son otto e nel secondo sedici i rei convinti e confessi, oltre a buon numero di testimoni, tutti giudei, vedrassi con meraviglia come, malgrado la distanza di quattro secoli che li divide, le confessioni e le testimonianze deposte in essi quanto al rito e all'uso del sangue cristiano si corrispondono a capello"...

    1°) Dai due processi comparati insieme risulta con evidenza che l'assassinio di un cristiano non solamente è riputato lecito, ma è comandato ai giudei dalla legge talmudico-rabbinica. siccome già vedemmo nel precedente articolo, in cui riportammo le stesse parole del Talmud e dei dottori ebrei.
    2°) Lo scopo del detto assassinio non è solamente far onta a Cristo e danno al cristianesimo, sebbene anche a questo si miri; ma è soprattutto adempiere un dovere reliigoso, qual è celebrare degnamente le due feste del Purim e della Pasqua, facendo uso in esse del sangue cristiano. Laonde il processo di Damasco ci fa sapere che i giudei, mentre scannavano il P. Tommaso, erano festanti, come
    quelli che credevano di fare con quell' assassinio cosa graditissima a Dio e meritoria di vita eterna.
    3°) Nelle feste del Purim, per avviso dei rabbini e degli altri giudei processati, si può far uso del sangue di qualsivoglia cristiano, ma per le feste Pasquali vuol essere il sangue di un fanciullo che non abbia oltrepassato i sette anni di età, e la cui immolazione scusi quella dell' agnello.
    4°) Le azimelle, giudaicamente ammanierate con quel saporetto di sangue cristiano, si regalano nelle feste del Purim ai non giudei, massime a quei cristiani che fossero (così per modo di dire) conoscenti ed amici; ma nelle feste pasquali si mangiano per ben sette giorni dai soli giudei.
    5°) Questo è il segreto del solo padre di famiglia. cui spetta introdurre nella pasta degli azimi,
    all' insaputa della moglie e dei figlioli, un pò di sangue o fresco o coagulato e ridotto in polvere.
    ó°) Egli deve altresi nella cena pasquale versare qualche goccia di quel sangue nel vino che mesce alla famiglia e benedirne anche la mensa (Oh che cara benedizione!).
    7°) Il sangue è migliore e il sacrificio del fanciullo è più accetto a Dio, (come affermava nel processo di Trento il Rabbino Mosè vecchio di 80 anni), quando si fa nei giorni più prossimi alla Pasqua.
    8°) Perché il sangue di un bambino cristiano sia acconcio al rito e proficuo alla salute dell' anima giudaica, conviene che il bimbo muoia tra i tormenti, come appunto accadde all' innocente Simoncino e a tanti altri uccisi a punta di spilli, o tagliuzzati a membro a membro, o crocifissi. (...)
    11°) L' uso rituale e il mistero del sangue solo si trova scritto nei codici orientali, mentre negli occidentali venne soppresso per tema dei governi cristiani, e sostituito dalla pratica e tradizione orale.
    - 12°) Finalmente il detto rito è generale presso gli ebrei osservanti della loro legge (talmudica), e rimonta ai primi secoli del cristianesimo.
    Tali sono in sostanza le confessioni concordi dei rabbini e degli altri giudei esaminati in gran numero nei due processi di Trento e di Damasco "(11).

    La testimonianza dei rabbini convertiti
    La Civiltà cattolica prosegue citando "l'autorità di tre altri Rabbini convertiti al cristianesimo, cioè di Paolo Medici, di Giovanni da Feltre e di Teofito o Neofito monaco moldavo. (...) Paolo Medici - continua la rivista dei Padri Gesuiti - nella sua opera intitolata Riti e costumi degli ebrei (a pag. 323 6° ediz. di Torino - Tip. Borri 1874) confermò le frequenti uccisioni dei fanciulli cristiani; Giovanni da Feltre dichiarò solennemente innanzi al potestà di Milano l'uso che i giudei facevano del sangue cristiano (cf. La Civiltà cattolica Serie II vol. VIII, p. 230 e segg.); e Teofito ne spiegava il mistero nelle sue Rivelazioni scritte in lingua moldava e rese di pubblica ragione nel 1803 (...) tradotte in italiano dal Prof. N. F. S. e pubblicate a Prato nel 1883 sotto il seguente titolo Riti ebraici della moderna Sinagoga (...).
    L'ex-Rabbino moldavo (...) schiettamente confessa il rito sanguinario e l'uso che egli stesso, prima della sua conversione, aveva fatto del sangue cristiano, e le sue confessioni mirabilmente concordano con le deposizioni di altri rabbini e giudei processati a Trento, in Damasco e altrove".
    La Civiltà cattolica continua a riportare la terribile testimonianza dell'ex-rabbino imitatore di S. Paolo che da feroce persecutore dei cristiani divenne zelante difensore della religione contro i suoi ex-correligionari: "Codesto segreto del sangue, egli dice, non è conosciuto da tutti gli ebrei, ma dai soli Laham (dottori) o rabbini, e dagli scribi e farisei, che però si chiamano conservatori del mistero del sangue (...). Questi solo a voce lo comunicano ai padri di famiglia; i quali lo tramandano a quel figliolo che conoscono più capace del segreto, atterendolo con orrende minacce dallo svelarlo altrui" (...) "Quando io pervenni - continua Teofito - all' età di 13 anni, il mio padre, presomi in disparte, da solo a solo, dopo avermi istruito e sempre più inculcato l'odio contro i cristiani, come cosa da Dio comandata, fino ad ammazzarli e raccogliere il sangue... Figlio mio, mi disse, (dandomi un bacio) ti ho fatto il più intimo mio confidente ed un altro me stesso; e messami una corona in capo, mi diè la spiegazione del mistero... ".
    "Il che conferma - prosegue ancora La Civiltà cattolica - quanto dicemmo nel precedente articolo, cioè che l'uccisione dei cristiani e l'uso del loro sangue è un precetto della legge talmudica, un dovere di coscienza, un rito religioso... ". 'Gli ebrei - concludendo a riferire la testimonianza dell' ex rabbino moldavo - sono più contenti quando possono ammazzare bambini; perché sono innocenti e vergini, e quindi perfetta figura di Gesù Cristo; e li ammazzano nella Pasqua, acciocché possano meglio rappresentare la passione di Gesù Cristo".
    Vi è poi un'altro aspetto importante, sottolinea ancora La Civiltà cattolica, che spinge i giudei ad "avere tanta sete di sangue cristiano": le prescrizioni della Cabala, che promette guarigioni e altri benefici praticando superstizioni e sortilegi, che prevedono appunto l'uso del sangue cristiano

    Lo studio di Monsignor Benigni.
    Anche Monsignor Umberto Benigni, nella sua monumentale Storia sociale della Chiesa (12), tratta del problema dell'omicidio rituale giudaico. Col rigore dello storico serio inizia a definire la natura e i caratteri distintivi dell'omicidio rituale, cioé "una vera cerimonia cultuale", che lo differenzierebbe da altri "omicidi commessi in seguito all' odio inveterato degli ebrei contro il nome cristiano" senza "una mentalità rituale" (ad esempio il martirio di S. Stefano e di tutti gli altri cristiani uccisi dai giudei durante i primi secoli della Chiesa).
    Mons. Benigni suddivide gli omicidi rituali in due categorie: impliciti e espliciti. Implicito è "il supplizio di un cristiano messo a morte dagli Ebrei durante la Settimana Santa, in memoria e in odio della Passione di Cristo, soprattutto se questo martirio riproducesse le diverse fasi della flagellazione, del' incoronazione di spine e la crocifissione del Redentore ...con la persuasione di fare cosa grata a Dio". Sarebbe invece un omicidio rituale esplicito "se il sangue del martire o uno dei suoi organi fossero utilizzati in una cerimonia giudaica, officiale o superstiziosa o per un qualsiasi fine di propiziazione ".
    Prima di continuare la sua investigazione, il prelato fa notare che "l'omicidio rituale può non essere necessariamente né sempre l'effetto di un odio personale" riferendosi (come già indicato dai rabbini convertiti citati da La Civiltà cattolica) alla pratica di certe sette ebraiche; quindi "questa pratica superstiziosa non è assolutamente comune a tutti gli ebrei da cui deriva ( per gli ebrei delle sette incriminate) una distinzione facile a fare, tra un odio comune a tutti i loro correligionari e la loro superstizione particolare".
    Mons. Benigni esamina allora la lunga lista degli omicidi rituali più famosi: da quello commesso a Blois nel 1071 sino a quello del 1791 in Transilvania, percorrendo una settantina di casi registrati in tutti i Paesi europei.


    La palma del martirio riconosciuta dalla Chiesa
    Tra tutti questi episodi di bambini martirizzati, la Santa Chiesa, nella sua proverbiale prudenza, solamente in alcuni casi ha elevato le vittime agli onori degli altari (questo non significa che la Chiesa non ritiene gli altri fanciulli come martiri, ma che si limita a dire che quelli beatificati lo sono sicuramente; come a Lourdes dove su oltre 2.500 guarigioni riconosciute dai medici come miracolose, le autorità ecclesiastiche hanno considerato come veri miracoli solamente 62 casi).Essi sono, oltre al Beato Lorenzino, di cui torneremo a parlare tra non molto:
    - San Domenichino del Val, crocifisso con chiodi alle mani e ai piedi nella Settimana Santa del 1250 a Saragozza; il corpo era venerato nella cattedrale dove una lapide ammoniva: "Questa Santa Chiesa Metropolitana volle qui deposta la salma del bimbo Domenico ... Sottoposto all'estremo supplizio qui a Saragozza dietro ordine della Sinagoga degli ebrei fu confitto con chiodi a una parete e infine gli fu trapassato da un lato il petto con una spada. Sofferse gloriosamente il martirio il dì XXXI Agosto MCCL" (13). Nel 1805 Pio VIII confermava il culto; festa il 31 agosto. Il card. Merry del Val apparteneva alla stessa famiglia del Santo.
    - il Beato Andrea, seviziato nel 1462 nel paesino tirolese di Rinn, vicino a Innsbruck, particolarmente venerato in tutto il Tirolo; Benedetto XIV nel 1755 confermava il culto, concedendo un ufficio liturgico proprio; festa il 12 luglio.
    - San Simonino, martirizzato a Trento nel 1475, di cui esistono i processi originali dai quali appare che gli Ebrei di Trento, responsabili dell'omicidio rituale di S. Simonino, ne rivelarono molte altri commessi dai giudei allo stesso scopo rituale in Tirolo, in Lombardia, nel Veneto e in altri luoghi dell'Italia, della Germania, della Polonia, ecc. Il suo nome è inserito nel Martirologio romano, in data 24 marzo: "Il nono delle calende d'aprile a Trento la passione di San Simone, fanciullo, trucidato crudelmente dai Giudei, autore di molti miracoli". Roma concesse una Messa e un Ufficio proprio (14).
    - il Beato Cristobal della Guardia, "l'infame sacrilegio fu eseguito nella Settimana Santa del 1491 " a Toledo, beatificato da Pio VII nel 1805, festa il 26 settembre.
    Inoltre vi è un culto multi secolare locale per:
    - il Beato Riccardo, immolato il giovedì santo del 1179 nel castello di Pointoise, in Francia; in seguito al processo fu riconosciuto il martirio ed è venerato tra i santi della arcidiocesi di Parigi il 25 marzo (15).
    - il Beato Ugo di Lincoln, martirizzato in Inghilterra nel 1225. Nel Medioevo fu composta l'opera sacra Passio pueri Hugonis de Lincolna (16).
    - il Beato Werner, immolato dagli Ebrei nel 1287, a Oberwezel, nella diocesi di Treveri, festeggiato il 19 aprile (17).
    - il Beato Enrico, "crudelmente martirizzato" a Monaco nel 1345, venerato nella diocesi.
    - il Beato Sebastiano da Porto Buffole nel Bergamasco, ucciso ritualmente nel 1480. - il Beato Simonino, ucciso a Vilna, in Lituania nel 1592; sul suo corpo si contarono più di 170 ferite.

    Altri argomenti
    Dopo aver esaminato questa lunga lista di delitti di fanciulli cristiani attribuiti a omicidi rituali giudaici, Mons. Benigni passa a quello che chiama "la critica" della questione, argomentando come:
    1) nessuno possa negare che "l'ebraismo, sottomesso alla lettera e allo spirito del Talmud, abbia realmente vissuto in un'atmosfera di odio implacabile contro i cristiani"; inoltre in "un'epoca di più rudezza e di ferocità"non è sorprendente che "certe sette giudee più fanatiche" abbiano potuto praticare "l'omicidio religioso, in forma più o meno rituale;
    2) pur ammettendo che tra le centinaia di casi elencati ve ne siano alcuni dubbi quanto alla loro veridicità, sembra impossibile di pensare che "tutti e ciascuno tra le centinaia di fatti raccolti dalla storia ... siano falsi assolutamente in blocco ", tanto più che emergono delle "linee caratteristiche" comuni che "hanno tutta l'apparenza della realtà".
    Esaminando poi gli argomenti dei "difensori della cattiva causa ebraica" secondo i quali alcuni papi non avrebbero creduto all'esistenza dell'omicidio rituale ebraico, Mons. Benigni taglia corto: "Un Papa parla come Papa quando ci dice <Venerate tizio come martire, perché è stato ucciso in odio alla fede cristiana>, ma quando asserisce di non credere all'omicidio rituale, parla come uomo, si tratta solamente di una <opinione personale> ".
    E allora Monsignor Benigni considera proprio tutti gli atti pontifici relativi al culto dei fanciulli martiri, annotando che:
    1) "La Santa Sede non ha mai fatto dichiarazioni neganti il fatto dell'omicidio rituale ".
    2) "A più riprese, solennemente, la Santa Sede ha riconosciuto la realtà storica del delitto implicitamente rituale (cioè l'assassinio di un fanciullo cristiano in occasione della Settimana Santa, per un rinnovamento dei supplizi della Passione di Cristo sul corpo del martire) ".
    "E questo spirito - prosegue il prelato - come questo parere della Roma papale, appare alle intelligenze oneste, competenti e informate, come il verdetto stesso della storia". Mons. Benigni termina con le ultime obiezioni relative all'omicidio rituale esplicito (l'uso del sangue per i riti segreti): "Noi ameremmo, per l'onore dell'umanità, poterne negare categoricamente la realtà: ma contro vi sono due fatti gravi".
    Il primo è che questa accusa cristiana lanciata contro i giudei è millenaria, costante e si è "perpetuata e rinnovata" nel corso dei secoli: ritroviamo qui il giudizio de La Civiltà Cattolica, sulla molteplicità dei casi incriminati e l'omogeneità degli elementi che li caratterizzano, malgrado epoche e nazioni differenti. Il che fà appunto supporre che si tratta dell'osservanza di un qualcosa di ben definito, e rigorosamente precisato.
    Inoltre, continua Mons. Benigni, vi è un altro elemento determinante (anch'esso già messo in luce dalle colonne del La Civiltà Cattolica) relativo all' uso del sangue cristiano per "dei fini extra-rituali ", come rimedio medicinale. "Gli Ebrei del Medio Evo raccolsero ...questa <ricetta> orientale, e poi greco-romana di usare il sangue umano come "rimedio" medicinale; l'adottarono, come del resto adottarono tutte le superstizioni dell'alchimia, dell'astrologia, dell'occultismo, che fanno uso del sangue umano. I filtri magici a base di sangue cristiano abbondarono per gli incantesimi, divinazioni, scoperte dei segreti della natura".
    Il Benigni arriva dunque alla conclusione della sua investigazione: l'uso di sangue cristiano da parte dei giudei "sarebbe difficile negarlo categoricamente davanti la moltitudine di testimonianze raccolte attraverso le epoche. Queste testimonianze in effetti potrebbero contraddirsi quanto alfine ricercato dall'omicidio: gli uni ci hanno visto la finalità del <rimedio> (medicinale), gli altri hanno creduto all'intenzione rituale; ma tutti concordano quanto a questo fatto tangibile e per conseguenza incontenstabile dell'uso fatto dai Giudei di sangue cristiano'
    "Ecco le ragioni che ci impediscono di credere assolutamente finita in senso negativo questa questione dell'omicidio propriamente rituale tra i giudei ".
    Evidentemente nei casi dei fanciulli beatificati, i Sommi Pontefici hanno riconosciuto come causa del delitto non un semplice uso superstizioso del sangue cristiano, essendo "questi fanciulli uccisi in odio al cristianesimo e che sono, da tempo imme-morabile, in qualche città o diocesi in possesso del culto pubblico con la scienza, con la tolleranza o addirittura con la positiva approvazione degli Ordinari ", come insegnò Benedetto XIV nel suo Bollario (tomo IV, costituzione 43).

    Il culto al beato Lorenzino
    Dopo questa lunga precisazione - mi auguro sufficiente (18) - sul fatto storico dell'omicidio rituale e dell'uso del sangue cristiano da parte dei Giudei, ritorniamo alla vita del Beato Lorenzino, illustrando la propagazione del suo culto.
    Mons. Ronconi sottolinea il fatto che anche "nel cimitero deve era stato sepolto, il cadavere del piccolo martire fu trovato con un braccio sopra la terra e la mano alzata verso il Cielo" (19).
    Per ben due volte il braccio fu sepolto ma ogni volta tornava a uscire da terra rivolto al cielo. La seconda volta addirittura sopra la terra vi era "il corpo del piccolo Martire con la solita mano destra alzata" (20) che sprigionava una gran luce.
    Il corpo risultava incorrotto. La popolazione allora esclamò: "Questo è il corpo di un Santo che Dio vuole glorificare: portiamolo in chiesa, collochiamolo in un luogo dove si possa tributargli onore e venerazione" (21).
    Ma in quale chiesa portarlo? Valrovina, Marostica e Bassano si contendevano la preziosa reliquia. Si caricò allora il corpicino su un carro trasportato da due giovenche "le quali dovevano essere lasciate libere di andare dove l'istinto le avesse condotte" (22).
    La Provvidenza li condusse in direzione di Marostica, tra il tripudio dei fedeli di quella città. Le giovenche si arrestarono nei pressi della chiesa francescana di S. Sebastiano: era il 28 aprile del 1485.
    Da allora il corpo, rimasto incorrotto sino ad oggi, fu venerato con grande fede dal popolo cristiano.
    Quando le leggi empie dei "liberatori" napoleonici fecero chiudere tutti i conventi con le loro chiese, il corpo del Beato Lorenzino fu trasportato dalla chiesa conventuale alla vicina Pieve dedicata a S. Maria Assunta, fuori dalle mura cittadine, dove è tuttora (ma non per molto, come vedremo), mentre la mano destra fu concessa alla chiesa parrocchiale di Valrovina.
    Il Ronconi sottolinea come nel corso dei secoli la Chiesa approvò il culto popolare, spontaneo, genuino che fu sempre attribuito al fanciullo martire. Ventiquattro vescovi della diocesi avevano "riconosciuto e approvato il culto <privato> al Martire bambino" (23).
    Nel 1602 Mons. Corner, vescovo di Padova, "ordinò la raccolta degli atti necessari per la canonizzazione" ma una volta arrivato a Roma morì e la causa non ebbe luogo.
    Finalmente "nel 1867 a Roma fu pubblicato il decreto che confermava (perché ad immemorabili) il culto al B. Lorenzino ". Pio IX concesse anche "al clero vicentino e padovano l' Ufficiatura propria del Beato, fissando la festa liturgica il 15 aprile e la festa esterna cittadina la seconda domenica dopo Pasqua" (24).
    In occasione del IV centenario del martirio (1885) presenziò alle funzioni il cardinale Patriarca di Venezia.

    La potente intercessione del Santo fanciullo
    Il culto al piccolo martire continuò e aumentò col passare dei secoli. Durante le ultime, terribili giornate della seconda guerra mondiale, quando il Nord Italia era sconvolto dalle bombe angloamericane e dalle scorribande delle bande partigiane, la popolazione di Marostica si strinse attorno al suo Santo pronunciando un voto solenne: "O beato Lorenzino, salvaci, salvaci ... salvaci dai pericoli della guerra e quanto prima una cappella sorgerà al tuo nome perché si dica ai nostri figli quanto è potente la tua piccola mano e quanto ami i tuoi devoti. O B. Lorenzino, salvaci... ".
    "Il Beato Lorenzino - annota il Ronconi - esaudì l'accorata e umile supplica dei suoi fedeli devoti. Marostica con i suoi abitanti rimase illesa in mezzo all'uragano ...e i Marosticensi mantennero la promessa" (25).
    Fu così progettata e costruita immediatamente una nuova cappella laterale nella parrocchiale di S. Maria Assunta per ospitare il corpicino sempre incorrotto del Martire.
    L'inaugurazione avvenne nell' aprile del 1947: la descrizione lasciataci dal Ronconi è commovente e la riportiamo interamente per sottolineare il contrasto con le direttive delle attuali autorità ecclesiastiche.
    La data dell'inaugurazione fu fissata alla "seconda domenica dopo Pasqua, festa annuale del beato. Fin dalla domenica in Albis (la prima dopo Pasqua), 13 aprile, cominciarono i preparativi delle solenni onoranze con predicazioni e preghiere. In quei giorni, tra i fedeli che gremivano la Chiesa, particolare commozione suscitò la traslazione dell'urna... Portato da quattro reduci, il corpo del Beato attraversò la Chiesa e fu deposto nella Sua nuova dimora. Fu un momento indimenticabile quello in cui l'Arciprete Don Casto Poletto, visibilmente commosso, rievocando i tristi momenti della guerra, rivolse il primo e pubblico ringraziamento al piccolo Martire, che tanto aveva fatto per i cittadini di Marostica.
    Le solennità cominciarono il venerdì sera con l'arrivo di S. E. Mons. Socche Vescovo di Reggio Emilia (ex vicario di Marostica) ... Al sabato sera, tra una festa di luci e di suoni, arrivò anche il vescovo diocesano S. E. Mons. Zinato... La domenica 20 aprile, tra un popolo stipatissimo e proveniente anche dai paesi vicini, pontificò solennemente il vescovo diocesano. Nel pomeriggio, dopo i vesperi pontificali, dinanzi all' urna del Beato Martire, informa solenne, il voto fu sciolto" (26).
    Nei libri devozionali del vicentino si possono trovare il triduo di preghiere al Beato ("...offristi il Tuo tenero corpo all'ira nefanda dei nemici di Cristo...") e la "Preghiera dei bambini al B. Lorenzino Sossio" ("...per lo strazio delle Tue membra purissime, che i perfidi giudei martoriarono in odio al nome cristiano...") (27).
    A Marostica la cappella contenente l'urna del martire è sempre stata meta dei fedeli, gente semplice animata da una grande fede, che amava lasciare ceri e fiori in onore del Santo fanciullo. La processione annuale manifestava la profonda devozione popolare, con le strade gremite in onore del martire, in una profusione di luci e canti. A Valrovina nella chiesa parrocchiale i fedeli veneravano il prezioso braccio destro del Santo e si assiepavano ogni anno nel luogo del martirio, in mezzo ai boschi, dove una cappellina ricorda il tragico evento. Sia a Marostica che a Valrovina una strada comunale è dedicata al "Beato Lorenzino", così pure la scuola materna adiacente alla chiesa di Marostica.

    Il revisionismo storico dei modernisti
    Oggi le cose sono cambiate e rischiano di peggiorare ulteriormente.
    Quello che state per leggere è stato visto e sentito in prima persona dal sottoscritto, andato sul posto per interpellare il "popolo di Dio" di Marostica e Valrovina che sta soffrendo impotente davanti alla prevaricazione del clero conciliare.
    Sulle prime la popolazione mi guardava con diffidenza, pensando che fossi uno dei preti "revisionisti" che vogliono eliminare il culto del B. Lorenzino. Addirittura una signora sessantenne, vedendomi scattare delle foto, mi aveva redarguito dalla finestra e poi, vedendomi devoto al "loro" santo, era corsa a cercare un santino per farmene omaggio. La perpetua mi spiega che il vescovo ha iniziato con abolire la processione annuale ("che era proprio bella, con dei luminari stupendi"), poi il parroco ha fatto togliere ceri e fiori dalla cappella dove si conserva l'urna e l'urna stessa non si apre più per permettere di venerare il corpicino incorrotto e adesso vogliono addirittura portare via il corpo! "Vogliono portarci via il nostro santo, fate qualcosa! Se può scriva a Roma... ".
    Chiedo il motivo di tanto accanimento... "Sono gli ebrei che protestano: ogni anno quando facevamo la processione, il vescovo di Vicenza riceveva telefonate da ebrei di mezza Italia: Milano, Roma, Firenze ... Ma noi non preghiamo San Lorenzino per fanatismo (alludendo probabilmente all'accusa di antisemitismo, ndr), ma perché è il nostro santo, lo abbiamo sempre pregato... " raccontandomi poi la devozione delle mamme, gli ex-voto, la pietà popolare, sincera, profonda, frutto della Tradizione cattolica. A Valrovina le scene si ripetono: fotografando la celletta costruita dove un tempo sorgeva la casa dei Sossio, i vicini di casa mi guardano con sospetto e poi iniziano a protestare per il disegno di sopprimere il culto al Beato: "Mi hanno sempre insegnato che sono stati gli ebrei a ucciderlo, là nel bosco. Adesso dicono che non è vero... " barbotta un settantenne. E una vispa signora quarantenne sfida la pioggia (pioveva a dirotto) pur di cercare le chiavi della chiesa e permettermi di venerare il braccio miracoloso.
    La reliquia è esposta in una cappella laterale: è impressionante vedere questo piccolo, esile braccio rimasto incorrotto dopo tanti secoli. Mi preme allora giungere sul luogo del martirio "ma guardi che è nel bosco, non si può arrivare in auto" mi spiegano. Mi inoltro nel bosco su una strada sterrata per circa due chilometri, poi sono costretto a proseguire a piedi per un altro chilometro, sotto la pioggia.
    Mi trovo finalmente di fronte alla cappellina sorta sul luogo esatto del martirio. Ai suoi piedi vi sono fiori freschi e ceri accesi: la fede popolare resiste malgrado i cattivi pastori. Dietro la robusta cancellata che protegge la celletta rimango esterefatto nel vedere un pannello col disegno di grande prato con delle farfalle svolazzanti e una piccola immagine del B. Lorenzino in gloria. La Provvidenza ha voluto che poco tempo dopo dei benemeriti ignoti rimuovessero il pannello, ridando alla luce l'affresco originale che rappresenta il fanciullo crocifisso su un albero attorniato da due giudei (riconoscibili dai tratti somatici, in particolare dal setto nasale) che lo seviziano con delle tenaglie ed altri strumenti. Evidentemente il pannello con le farfalle è più ecumenico...
    Tornato a Marostica incontro il parroco, avvolto in un completino grigio-topo. Gioco al turista ignaro e chiedo chi sia il santo contenuto nell'urna: "non è un santo, si tratta di una mistificazione storica", rammaricandosi di come "a Trento sia stato più facile" (!!!) (riferendosi all'abolizione del culto di S. Simonino). Allora la Chiesa ha sbagliato nel beatificarlo? `Il vescovo lo vuol far togliere (SIC!), bisogna obbedire".

    Il veto della Sinagoga
    Per la verità, l'abolizione del culto del B. Lorenzino non è una iniziativa personale del vescovo vicentino, quanto piuttosto di una decisione romana che ha già colpito gli altri piccoli martiri.
    A Trento, il vescovo Gottardi con un decreto del 28.05.1965 "sospendeva qualsiasi forma di culto pubblico" di San Simonino, trafugando il corpo del martire dall'urna esposta nella chiesa di San Pietro, per poi nasconderlo; un giurista lo ha definito un vero e proprio occultamento di cadavere. L'urna è stata poi messa in un angolino con dentro un beffardo cartello che, discolpando da ogni responsabilità gli Ebrei, riporta tra l'altro: "Serie ricerche storiche hanno smentito tale versione dei fatti... ", invitando comunque a pregare San Simonino (ma se non è santo perché bisogna pregarlo?) per "quanti sono ingiustamente perseguitati". La rivista paolina Jesus recentemente ha trattato dell'argomento parlando di un"falso beato" (28).
    Anche nel paesino tirolese di Rinn, nel 1985, le reliquie del Beato Andrea (un tempo esposte sotto l'altar maggiore) sono state fatte rimuovere dal vescovo diocesano, Mons. Stecher, perchè "La Chiesa aveva commesso un pesante errore nel beatificare il fanciullo di Rinn..." (!!!) (29) e poste in fondo alla chiesa, dietro una squallida lapide che informa che Andrea è stato rapito da sconosciuti (!) e che la colpa è stata ingiustamente attribuita ai Giudei (30). Sono spariti i numerosi ex voto e sulla roccia dove fu martirizzato la sua statua è stata sostituita da una di Gesù orante. Il culto è vietato, ma ogni anno i cattolici tirolesi si riuniscono nella chiesetta di Rinn per pregare il Martire.
    A Marina di Massa la parrocchia di Poveromo-Ronchi era dedicata a S. Domenichino: anche qui il vescovo locale ha provveduto, nel dicembre 1970, all'epurazione, cancellando ogni riferimento al Santo spagnolo; in un'opera di propaganda filo-ebraica si legge: "E' soppresso, solo in questo anno, il culto di Domenichino del Val, pseudo-santo epseudo-martire" (31). Nell'estate del 1990 si constatava ancora la devozione popolare per San Dominichino e allora il parroco riceveva del vescovo di Massa, Carrara e Pontremoli una incredibile lettera riportata del Corriere della Sera: "Deve scomparire, nell'ambito della pietà popolare, ogni riferimento al bimbo spagnolo. A suo tempo si potrà modificare anche il nome della parrocchia "(32) . Nella missiva si vietava anche la diffusione dei santini recanti l'immagine del piccolo martire.
    Il Corriere della Sera, dopo aver sottolineato che "I parrocchiani sono sconcertati. Erano affezionati alla piccola, stupenda chiesetta che portava il nome del martire", ammetteva che "il martire non sarebbe gradito alle comunità ebraiche nazionali ed estere ".
    Stranamente a Marostica le cose sono andate per le lunghe, anche se fin dal 1972 la rivista Shalom chiedeva a gran voce la soppressione del culto del Beato Lorenzino (33).
    E' eloquente il fatto che le comunità ebraiche abbiano richiesto e ottenuto dalla gerarchia cattolica di sopprimere il culto ai fanciulli cristiani uccisi dai giudei, dopo aver chiesto e ottenuto durante il Concilio Vaticano II di essere discolpati dall'accusa di deicidio.
    Se infatti il Vaticano modernista è pronto a riconoscere il popolo ebraico non responsabile della crocifissione di Nostro Signore, andando così contro la Sacra Scrittura, il Magistero, e la Storia, perché non negare anche gli omicidi rituali ebraici e quindi il martirio di questi piccoli cristiani?
    Così i gerarchi conciliari, da buoni fratelli minori, non fanno altro che imitare i loro fratelli maggiori, procurando un secondo martirio a questi Santi Fanciulli.

    Fermiamo questa empietà!
    Davanti al progetto di eliminare il culto pubblico del Beato Lorenzino invitiamo i lettori a indirizzare al vescovo di Vicenza e al parroco di Marostica delle lettere di protesta, sollecitando il mantenimento del culto multi secolare al Martire in ossequio alla verità storica e alla fede cristiana. Le lettere potranno essere indirizzate a:

    S.E.R. Mons. Nonis
    Curia Vescovile 36100 - Vicenza e al:
    M.R. Parroco
    Chiesa S. Maria Assunta 36063 Marostica (VI).

    La bella orazione del Postcommunio della Messa propria del Beato Lorenzino ci aiuti a impegnarci con fiducia e fermezza per la difesa della religione cattolica dagli assalti dei suoi nemici esterni ed interni:
    "O Dio, per il cui disprezzo gli empi giudei inflissero un genere di crudelissima morte all'innocente fanciullo e martire Lorenzino, concedi ai tuoi fedeli che venerano piamente la Sua memoria in terra, di conseguire il frutto della Tua passione in cielo" (34).

    NOTE:
    (1) Mons. G. Ronconi, "Il Beato Lorenzino da Marostica nella Storia e nel Culto", Tip. Ars et Religio, Vedelago (TV) 1954.
    (2) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 10 (3) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (4) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 11 (5) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 12. (6) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (7) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 13. (8) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 14.
    (9) Don G. Pavani, "S. Domenichino del Val, Chierichetto Martire ", Ed. Piccolo Clero, Parma 1963. (10) Don G. Pavani, op. cit., pag. 18.
    (11) "La morale giudaica e il mistero del sangue", in La Civiltà cattolica , serie XV, vol. V, fase. 102 del 12 gennaio 1893, pag. 269 e seguenti.
    (12) Mons. Umberto Benigni, "Storia sociale della Chiesa", ed. Vallardi, Milano 1922, vol. IV, t. I, app. III, pag. 369 e seguenti.
    (13) Don G. Pavani, op. cit., pag. 42.
    (14) Per il martirio di S. Simonino rimandiamo alla lettura della "Storia del Beato Simone da Trento, compilata sui processi autentiti istituiti contro gli Ebrei e sopra altri documenti contemporanei dal Sac. Giuseppe Divina - Parroco di S. Pietro - Canonico Onorario della Cattedrale di Trenta ", Trento 1902, Tip. Ed. Artigianelli, Vol. 1 e II.
    (15) Albert Monniot, "Le crime rituel chez les les Juifs", Paris Terqui 1914, pag. 146

    (16) Henri Desportes, "Le mystere du sang chez les Juifs de tous les temps", Paris Savine 1890, pag. 105.
    (17) Albert Monniot, op. cit., pag. 159.
    (18) Chi fosse tentato a rifiutare l'evidenza storica può riflettere anche sulla notizia riportata dai maggiori quotidiani nazionali (non sospetti di antisemitismo) della strage nella moschea di Hebron lo scorso anno in occasione della festa ebraica del Purim ad opera del terrorista giudeo B. Goldstein. repubblica del 4.03.94 scriveva: "Per i coloni più fanatici è tutto scritto nei sacri testi. Massacrando decine di nemici inginocchiati in preghiera il dottor Goldstein non ha fatto altro che tradurre nella realtà il precetto di Dio... " e cioè sacrificare degli uomini proprio il giorno del Purim. Il Corriere della Sera del 4.03.95 ricordava inoltre che "Nel '92, a due anni dalla strage della spianata del Tempio, 20 arabi uccisi e 20 feriti, il bollettino ciclostilato del Kach era uscito con un editoriale dal titolo <Al posto di settanta buoi>, ricordando appunto i settanta buoi che venivano sacri reati durante la festa del Succot. I buoi, in questo caso, erano i dimostranti palestinesi ". Su Il Corriere della Sera del 4.03.1994 si legge inoltre che il Goldstein, di professione medico, durante la guerra del Libano "si rifiutò categoricamente di curare i non ebrei".
    (19) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 16.

    (20) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 17.

    (21) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 17.

    (22) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 18.

    (23) Mons. G. Ronconi, op. cit- pag. 28.

    (24) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 29.

    (25) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 33.

    (26) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 37.

    (27) Mons. G. Ronconi, op. cit., pag. 60.

    (28) Jesus, gennaio 1995, pag. 66.
    (29) Le Chardonnet, N. 54 - Marzo 1990.
    (30) Kaplan Gottfried Melzer, "Das selige Kind Andreas von Rinn", Durach 1989, pag. 83.
    (31) Di Nola, "Antisemitismo in Italia 19621 1972 ", Vallecchi Editore 1973, pag. 168.
    (32) Il Corriere della Sera del 21.07.1990.
    (33) Shalom, luglio/agosto, M. Nardello, Il presunto martirio del beato Lorenzino Sossio da Marostica, in Archivio Veneto, serie V, vol XCV, 1972

    (34) Mons. G. Ronconni, op. cit. pag. 56.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    ANCORA SULL’OMICIDIO
    RITUALE
    don Curzio Nitoglia
    Alcuni esponenti del Giudaismo inglese,
    tramite l’Arcivescovo di Westminster,
    si rivolsero a Leone XIII, verso la fine del
    1899, per ottenere una dichiarazione della S.
    Sede che condannasse come falsa l’accusa di
    Omicidio Rituale giudaico (1).
    Pio IX nel 1867 aveva autorizzato il culto
    del Beato Lorenzino da Marostica, il cui
    Omicidio Rituale risaliva al Venerdì Santo
    del 1485 (2).
    Nel 1894, al Congresso Eucaristico di
    Torino, Rocca D’Adria, alla presenza di 16
    Vescovi del Piemonte, aveva illustrato la natura
    dell’Omicidio Rituale in una relazione
    intitolata: L’Eucarestia e il rito pasquale
    ebraico moderno, che si trova negli Atti del
    Congresso Eucaristico tenutosi in Torino nei
    giorni 2-6 settembre 1894, Torino, 1895, vol.
    II, pagg. 79-95 (3).
    Secondo Rocca D’Adria, scrive il professor
    Miccoli, «L’idea... che l’uccisione dei
    bambini cristiani avvenisse in odio a Cristo,
    per profanare così la Pasqua... non avrebbe
    corrisposto al vero motivo. Il delitto in realtà
    era strettamente imposto dalla religione talmudica,
    era atto di devozione religiosa, un
    “delitto nazionale e legale”. I rabbini... sanno
    e riconoscono che il Messia è già venuto
    nella persona del Cristo. Con il suo sangue
    egli ha salvato e salva i cristiani. Impadronirsi
    di sangue cristiano innocente: ecco il mezzo
    escogitato dai rabbini per rendere il proprio
    popolo partecipe di quella strada di salvezza.
    Una goccia di quel sangue doveva venire
    mescolata agli azzimi prescritti per la
    Pasqua ebraica... Depositari del terribile segreto
    erano i rabbini e i capi famiglia, che a
    loro volta lo tramandavano al figlio maggiore
    o più fidato. Ne usciva così ribadito il carattere
    superstizioso e... formalistico, esteriore,
    della religione talmudica. Ma non solo:
    perché una religione fondata su un tale rito
    non poteva non essere una religione completamente
    depravata, l’intero popolo, o quanto
    meno tutti gli ebrei osservanti ne erano coinvolti.
    Lo stesso persistente rifiuto del Cristo
    e della Chiesa da parte degli ebrei mutava
    completamente carattere: esso infatti non
    muoveva da cecità e ignoranza, ma dalla positiva
    volontà di restare nell’errore. Il gesto
    di Satana trovava nella religione ebraica la
    sua perfetta analogia: era dunque una religione
    satanica che aveva rotto ogni ponte
    con l’antico mosaismo» (4).
    Il Padre Oreglia concludeva così un suo
    articolo pubblicato sulla Civiltà Cattolica:
    «Resta per sola difesa dei popoli specialmente
    cristiani che si faccia con questi ebrei
    come appunto si fa con la peste: che, se non
    si può distruggere, si può circoscrivere» (5).
    Henry Desportes, nel 1899, nell’inviare a
    Leone XIII una copia del suo libro Le mystère
    du sang chez les juifs de tous les temps,
    aveva scritto: «Non è una vergogna che coloro
    che martirizzano così i nostri bambini in
    odio alla fede cristiana, siano onorati dappertutto,
    e che i popoli cristiani bacino queste
    mani rosse del sangue dei loro fratelli?
    Io ho voluto far cessare quest’infamia» (6).
    Il Cattolicesimo inglese e l’Omicidio Rituale
    Alcuni cattolici, e moltissimi ebrei, erano
    contrari alla tesi dell’Omicidio Rituale
    ebraico specialmente «un cattolicesimo minoritario
    come quello inglese... manifestò attraverso
    la propria stampa tutta la sua perplessità
    nel vedere teologi e preti... coinvolgere
    la Chiesa (...).
    Le accuse di intolleranza e di antisemitismo
    mosse ai cattolici e alla Chiesa da autorevoli
    organi della stampa conservatrice e liberale
    inglese costituirono per la minoranza
    cattolica un ulteriore stimolo a prendere
    apertamente posizione. Era un altolà all’antisemitismo...
    Ma solo il Papa poteva pronunciarlo
    con piena autorevolezza» (7).
    Lord Russel in una lunga lettera del 28
    novembre 1899 a Leone XIII lo invitava a
    dichiarare l’infondatezza della tesi dell’Omicidio
    Rituale ebraico; ma L’Osservatore Romano
    proprio in quei giorni pubblicava un
    articolo che sembrava sostenerne la fondatezza.
    In esso si legge: «Credete voi che in
    tal caso vi sia un Omicidio Rituale? Senza il
    minimo dubbio... Ma allora perché avete liberato
    l’assassino? (...) Perché all’indomani
    della condanna, il popolo avrebbe probabilmente
    ucciso ventimila ebrei, e allora chi vo-
    La questione ebraica
    lete che ci dia il denaro, se non abbiamo più
    gli ebrei?» (8).
    Anzi fin dal 1892 l’Osservatore aveva
    pubblicato due articoli sull’Omicidio Rituale:
    nel primo: Bushoff e gli omicidi rituali,
    scriveva «intorno alla possibilità dei sacrifici
    umani, o assassinii rituali di fanciulli perpetrati
    dagli ebrei. (...) Ciò non ostante si continua
    a raccogliere danari per inviarli a Bushoff
    [accusato di Omicidio Rituale n.d.a.],
    come se egli fosse immune da ogni sospetto
    nell’atroce fatto (...). Si badi che a furia di
    negare giustizia per simili delitti, non sorga
    poi qualche volta tremenda e incomposta la
    giustizia popolare» (9).
    Nel secondo articolo: “A proposito di Bushoff”,
    l’Osservatore scriveva circa «la assoluzione
    del macellaio cristianicida [Bushoff],
    cui la Germania contrappone il fatto di tre
    uccisioni rituali di fanciulli fatte da ebrei» (10).
    E siccome L’Osservatore Romano non è
    l’organo ufficiale del Vaticano, ma è solo…
    un giornale sul quale i comunicati del Vaticano
    sono ufficialmente pubblicati... risultava
    intollerabile a Lord Russel che il nome
    del Papa e della S. Sede potesse venir immischiato
    in simili vicende! Attraverso la condanna
    della tesi della veridicità dell’Omicidio
    Rituale ebraico, si tendava a colpire la
    polemica antigiudaica. Si mossero anche il
    duca di Norfolk e il cardinal Vaughan, Arcivescovo
    di Westminster.
    «In realtà non pochi segni lasciano chiaramente
    intendere che la Santa Sede non solo
    non era per niente incline a intervenire sulla
    questione, ma che il suo giudizio su tali accuse
    era ben diverso da quello dei suoi interlocu-
    5
    tori inglesi. Nel ricevere i volumi del Desportes
    Leone XIII aveva invariabilmente risposto
    manifestandogli la sua “riconoscenza” per
    “il filiale omaggio” e impartendogli “dal fondo
    del cuore l’apostolica benedizione”» (11).
    Gli articoli de L’Osservatore Romano
    avevano sdegnato Lord Russel, ma il pensiero
    della S. Sede e della Segreteria di Stato
    era ben lungi da quello del Lord inglese. Basti
    pensare ai 26 articoli che, tra gli anni Ottanta
    e Novanta La Civiltà Cattolica aveva
    dedicato all’Omicidio Rituale ebraico, sostenendo
    e dimostrando la fondatezza della tesi
    “sterminazionista” dell’Ebraismo talmudico
    verso i Cristiani.
    La pratica è affidata al Sant’Uffizio
    «Tuttavia l’autorevolezza dei personaggi
    che si erano rivolti a Leone XIII per sollecitare
    un suo intervento non permetteva certo
    che si potessero lasciare senza una risposta...
    Tutta la pratica venne perciò girata al Santo
    Uffizio, da tempo oramai deputato a trattare
    le questioni riguardanti gli ebrei che avessero
    attinenza con la fede» (12).
    Occorre sapere che già nella seconda
    metà del Settecento il S. Uffizio si era occupato
    della questione e che il Padre francescano
    Lorenzo Ganganelli (che in seguito
    divenne cardinale e poi Papa) espresse
    un’opinione personale apparentemente contraria
    alla tesi dell’Omicidio Rituale (13).
    Molti avversari della tesi si basano su tale
    fatto, omettendo di dire che l’opinione
    espressa dal Ganganelli è quella di un semplice
    dottore privato e non quella del Papa e
    attribuendo un significato diverso al suddetto
    documento, come si è dimostrato in nota,
    per affermare che la S. Sede era contraria
    alla veridicità storica dell’Omicidio Rituale.
    La pratica, avviata sotto il Pontificato di
    Leone XIII, fu spedita al S. Uffizio il 4 dicembre
    1900, e venne affidata a Monsignor
    Merry del Val.
    «L’appunto interno, che segnala l’arrivo
    della pratica e illustra la scelta di Merry del
    Val, è altamente espressivo dell’animo con
    cui i responsabili del Santo Uffizio si apprestavano
    ad affrontare la questione:
    Il Card. Arciv. di Westminster ha creduto di
    denunziare alla Santa Sede l’odierno anti-semitismo,
    specie sul punto dell’Assassinio Rituale.
    Quanto sia grave la cosa è facile a capirsi,
    se si considera l’arditezza degli ebrei potenti
    Papa Innocenzo IV
    di Londra, i quali nel loro non contrastato
    dominio in Europa spingono l’orgogliosa demenza
    sino a pretendere di essere difesi dalla
    Santa Sede.
    Riflettendo a tutto questo, il Commissario
    ha pensato di proporre a Mons. Assessore di
    affidare l’incarto del Card. Vaughan... a
    Mons. Merry del Val...
    Il Merry del Val, che tra i suoi antenati
    ha un fanciullo crocifisso dagli Ebrei or venerato
    sugli altari, [si tratta del Beato Domenichino
    del Val, crocifisso a Saragozza nella
    Pasqua del 1250] è un uomo adatto al lavoro.
    Il fastidio per l’iniziativa dell’arcivescovo
    di Westminster - continua il Miccoli - considerato
    implicitamente poco meno di una pedina
    in mano ebraica, risulta evidente...
    Il suggerimento di scegliere Merry del
    Val... mostra chiaramente in quali termini si
    auspica e si vuole che tale proposta sia redatta
    » (14).
    La faccenda non fu risolta rapidamente
    da Roma e gli inglesi ritornarono alla carica.
    Il 26 marzo del 1900 il cardinale Vaughan
    trasmise una petizione chiedendo un intervento
    di Roma, al cardinale che, dopo aver
    informato il Papa, la trasmise, dietro suo ordine,
    al Sant’Uffizio. Secondo gli autori della
    petizione “l’Accusa del Sangue” è «un’antica,
    una crudele, ed affatto screditata leggenda
    ».
    Il professor Miccoli commenta: «Non ho
    trovato commenti diretti della Segreteria di
    Stato o del Sant’Uffizio sui rilievi e le argomentazioni
    prospettati nella petizione. Non
    v’è dubbio che la premessa da cui essa partiva,
    essere cioè l’accusa di “Omicidio Rituale”
    “un’antica... leggenda”, non era per nulla
    condivisa né dagli ambienti romani, né dalla
    grande maggioranza della pubblicistica e
    della stampa cattolica europea (...)
    In realtà... trasparente era stato il fastidio
    con cui il Sant’Uffizio aveva accolto la loro
    iniziativa. Ma era l’intero cattolicesimo inglese...
    a non godere di buona stampa a Roma
    (...) da Roma si guardava con diffidenza
    ed ironia alle campagne “filosemite” di quei
    cattolici. Nell’ottobre 1899 La Civiltà Cattolica,
    reagendo alle accuse rivolte alla Chiesa di
    essere corresponsabile della campagna antisemita...
    non nascose la sua riprovazione per
    i cattolici inglesi... giudicandoli “alquanto
    ombrosi e timidi rispetto ad ogni accusa che
    si diffonda, pur senza fondamento, contro la
    Chiesa romana e il cattolicesimo”» (15).
    6
    “Petitam declarationem dari non posse”
    La congregazione del S. Uffizio si riunì
    infine il 25 luglio del 1900. «Manca... il verbale...
    La richiesta tuttavia era chiara: dichiarare
    infondata l’accusa di Omicidio Rituale
    mossa agli ebrei. La risoluzione recita: “Respondeatur
    per Secretarium Status, petitam
    declarationem dari non posse”. Il 27 luglio
    essa fu approvata dal Papa e il 31 luglio l’assessore
    del Sant’Uffizio ne comunicò il tenore
    al cardinal Rampolla. Questi... tramite il
    cardinale Vaughan, la fece pervenire al duca
    di Norfolk e a lord Russel: il loro tentativo
    dunque era completamente fallito» (16).
    In un breve testo manoscritto della S. Sede,
    del 25 luglio 1900 si legge: «È storicamente
    certo l’Assassinio Rituale, e ne parla
    Benedetto XIV; e la S. Sede l’ha canonizzato
    con mettere sugli altari un bambino [Andrea
    da Rinn] da essi [ebrei] ucciso in odio
    alla fede (...). Stante ciò la S. Sede non può
    dare la chiesta dichiarazione» (17).
    In breve la S. Sede risponde: «La dichiarazione
    richiesta non può esser data, (...) perché
    quegli Omicidi Rituali che si vorrebbero
    negare sono invece realmente accaduti» (18).
    Obiezioni e risposte
    La Civiltà Cattolica, già nel 1881, aveva
    evidenziato che la Lettera di Papa Innocenzo
    IV in difesa degli ebrei non solo non di-
    Il cardinale Merry del Val, segretario di Stato di S. Pio X
    mostrava nulla riguardo all’Omicidio Rituale,
    ma addirittura non ne parlava in maniera
    specifica. Scrive infatti l’autorevole rivista
    dei Gesuiti: «Pensano alcuni... che... ineluttabile
    argomento contro le prove legali e
    storiche della legge e della pratica talmudico-
    ebraica di assassinare i cristiani per ispirito
    di pietà e di devozione giudaica, specialmente
    nelle feste Pasquali, possa ricavarsi
    dalla lettera che... scrisse da Lione ...Innocenzo
    IV... il 3 di luglio del 1274, per difendere,
    secondo l’uso di tanti altri suoi predecessori
    e successori, gli ebrei di quei paesi
    dalle calunnie e dalle persecuzioni ond’erano
    fieramente oppressi (...).
    Nessun argomento può però ricavarsi
    dalla sopraccennata lettera di Innocenzo IV
    contro la, non soltanto fondata, ma certissima
    legge talmudica, non rare volte messa in
    pratica... dalla razza ebrea, dell’assassinare...
    i cristiani fanciulli e non fanciulli per spirito
    di pietà, di devozione e di osservanza legale
    (...). Nessuno... ha mai accusato... gli ebrei di
    comunicarsi, nella festa di Pasqua, con il
    cuore di un fanciullo ucciso... che è la calunnia
    onde Innocenzo IV li scagiona. Bensì essi
    furono sempre accusati e spesso convinti
    di tutt’altro: cioè ...di usare il sangue dei cristiani
    fanciulli o non fanciulli per impastare
    il loro pane azzimo; del che Innocenzo IV
    non dice verbo» (19).
    Padre P. Silva, circa quindici anni dopo, su
    La Civiltà Cattolica rispose alle obiezioni contro
    la fondatezza storica dell’Accusa del Sangue
    (da parte di Lord Rothshild) in due articoli
    intitolati Raggiri ebraici e documenti papali
    («CC», 65 [1914], II, pagg. 196-215 e 330-344).
    «Tra le autorità interpellate... per comprovare
    la inesistenza del Delitto Rituale, ve
    ne ha una alla cui testimonianza la sinagoga
    attribuiva maggior valore... e che merita anche
    da noi singolare attenzione: tale è l’autorità
    della S. Sede» (20).
    La rivista dei Gesuiti cita una lettera di
    Lord Rothshild al card. Merry del Val (7 ottobre
    1913), in cui il Lord ebreo si rifà all’opinione
    espressa dal Padre Ganganelli
    consultore del S. Uffizio (che sarebbe poi diventato
    Papa Clemente XIV) apparentemente
    contraria alla tesi dell’Omicidio Rituale
    ebraico. E cita poi una lettera di papa Innocenzo
    IV, in cui il Pontefice dichiarerebbe
    infondata l’accusa di Omicidio Rituale.
    Ma, continua il Lord ebreo, Justinus Elisejevitch
    Pranaitis, maestro di Teologia e
    7
    diocesano romano cattolico della provincia
    del Turkestan, asserisce che tali testi sarebbero
    stati manipolati, e chiede al Card.
    Merry del Val di autenticare il testo pubblicato
    della lettera di Innocenzo IV e della relazione
    del Ganganelli.
    La Civiltà Cattolica risponde: «Che cosa
    richiede il Lord ebreo? Egli vuol sapere... se
    una lettera di Innocenzo IV e una dissertazione
    di un consultore del S. Uffizio siano
    autentici o no. Ora, fu giustamente osservato,
    che per tale verifica non era davvero necessario
    ricorrere al cardinale segretario di
    Stato né incaricarlo di un’incombenza che
    non gli appartiene... anzi per il documento di
    Innocenzo IV bastava che il Lord banchiere
    consultasse in una pubblica biblioteca le edizioni
    critiche dei regesti di quel Pontefice...
    dove, senza far perdere il tempo ad altri,
    avrebbe potuto cerziorarsi della verità (...).
    Quanto alla lettera di Innocenzo IV... essendo
    il ritornello obbligato che la sinagoga
    ricanta ogni volta che le si rinfaccia l’onta del
    Delitto Rituale... il dott. Pranaitis non avrà
    già dubitato che il testo di Innocenzo IV sia
    autentico, ma avrà negato che sia autentico il
    significato che le danno i difensori della sinagoga
    e che suppone lo stesso Lord: e in questo
    il Pranaitis aveva mille volte ragione,
    giacché la lettera di quel Pontefice dice ben
    altro di quello che coloro le fanno dire» (21).
    La rivista dei Gesuiti cita la lettera di Innocenzo
    IV e ne dà il vero significato, dissipando
    “i raggiri ebraici”.
    La prima parte della lettera - scrive La
    Civiltà Cattolica - è solo l’esposizione delle
    ragioni presentate dai ricorrenti (gli ebrei); la
    seconda parte contiene il dispositivo, vale a
    dire la volontà del Papa e ciò che egli ordina.
    «Ora in tutto questo è manifesto che nulla
    vi è di quello che il Rothschild e i suoi
    correligionari pretendono di trovare.
    Il Pontefice..., mentre da un lato riceveva
    quelle... lamentazioni, dall’altro conosceva
    molto bene quella gente e già pochi anni prima,
    nel 1244, aveva pressato il santo re Luigi
    IX perché togliesse loro di mano l’empio
    Talmùd per gettarne tutte le copie al fuoco...
    quel savio Pontefice non avrebbe potuto prudentemente
    giudicare da lontano, e senza udire
    gli avversari, fino a che punto bisognasse
    credere o non credere ai lamenti presentati
    nel ricorso: perciò non discute i fatti, e si contenta
    di dare quegli ordini la cui applicazione
    non poteva soggiacere ad errore, poiché era-
    no le semplici norme di giustizia che costituiscono
    un dovere fondamentale per l’uomo.
    Che i vescovi facciano riparare i torti commessi
    dai prepotenti... il Pontefice... nulla afferma
    o definisce, ma, data la ipotesi che esistano
    i torti lamentati, ne comanda la riparazione.
    Ecco tutto. Questa lettera non è dunque una
    sentenza giudiziaria, e non contiene minimamente
    “la specifica dichiarazione che la colpa
    dell’Assassinio Rituale attribuita all’ebraismo
    è una infondata e perfida invenzione”.
    Come osò dunque asseverarlo così solennemente
    il Lord banchiere?» (22).
    Il Card. Merry del Val rispose al Rotschild
    il 18 ottobre 1913, con una semplice e
    fredda autenticazione della lettera di Innocenzo
    IV e della relazione di Ganganelli ai
    consultori del S. Uffizio.
    Ciò non significava assolutamente (come
    già era avvenuto circa quindici anni prima)
    che la S. Sede asserisse l’infondatezza dell’Accusa
    del Sangue. Anzi dai testi citati se
    ne arguisce esattamente il contrario!
    Monsignor Umberto Benigni e l’omicidio
    rituale
    Nel 1922, monsignor Umberto Benigni,
    nella sua Storia Sociale della Chiesa, era
    giunto alle stesse conclusioni, pur senza aver
    potuto consultare la documentazione Sul sacrificio
    di sangue attribuito agli ebrei, conservata
    nell’Archivio Segreto Vaticano, alla cui
    lettura è stato ammesso il Miccoli, qualche
    anno fa sebbene avesse potuto studiare gli
    articoli de ‘La Civiltà Cattolica’.
    Mi piace riportare le conclusioni del celeberrimo
    storico cattolico, per poter penetrare
    ancor meglio in tale “Mistero del Sangue”,
    senza cadere nei due errori opposti, per difetto:
    lo scetticismo negatore e per eccesso: la
    credulità superstiziosa e fanatica, che per voler
    affermare troppo, rischia di compromettere
    ciò che vi è di serio e storicamente fondato
    nella tesi dell’Omicidio Rituale ebraico.
    Il Benigni osserva, preliminarmente, che
    per poter affermare che un delitto sia Rituale,
    deve essere prodotto da una intenzione
    religiosa (l’odio contro i fedeli di un’altra religione)
    ed inoltre deve avere la forma di un
    rito. Per esempio, un Delitto sarà implicitamente
    Rituale se un cristiano è ucciso dagli
    ebrei, durante la Settimana Santa, per commemorare,
    con odio, la Passione di Gesù,
    mediante atti che riproducano la flagellazione,
    la coronazione di spine, la crocifissione.
    Il Delitto, sarà invece esplicitamente o
    pienamente rituale se un cristiano è martoriato
    come sopra (in odio alla fede cattolica) ed
    in più si userà il sangue della vittima per uso
    delle cerimonie ebraiche ufficiali o superstiziose,
    vale a dire a scopo di propiziazione religiosa
    o meglio ancora superstiziosa.
    Non sarebbe un Crimine perfettamente o
    pienamente rituale quello in cui si estraesse il
    sangue cristiano per farne un farmaco o una
    specie di sacramentale, senza il movente
    dell’odio religioso (23).
    Il Benigni, saggiamente, ammette che tra
    tutti i Crimini denunziati come Rituali, nel
    corso della storia, parecchi non siano stati
    provati storicamente come tali, ma ciò non
    autorizza ad asserire che tutti i Crimini ritenuti
    Rituali e denunziati come tali, siano tutti
    falsi (abusus non tollit usum)!
    All’obiezione ebraica che alcuni Papi
    avrebbero negato la storicità del Delitto Rituale,
    il Benigni risponde che:
    1°) Innocenzo IV, nella bolla del 28 maggio
    1287 all’Arcivescovo di Vienne, Giovanni
    di Bernin, espone innanzitutto il ricorso
    degli ebrei che si lamentavano di essere stati
    oppressi ingiustamente, a causa dell’accusa
    di aver crocefisso una bambina. Poi il Pa-
    Papa Ganganelli, Clemente XIV
    pa ordina all’Arcivescovo che se le accuse
    siano false, impedisca la persecuzione degli
    innocenti, ma se invece il delitto fosse vero,
    deve essere punito.
    Il Papa, nella bolla del 5 luglio 1247,
    all’Episcopato di Francia e Germania, asserisce
    che gli ebrei di Germania dicono che falsamente
    vengono accusati di mangiare un cuore di
    fanciullo cristiano per la loro pasqua, e che ora
    egli non vuole che si commettano ingiustizie e
    qualora fossero state commesse contro di essi,
    si cessi e non li si molesti più ingiustamente.
    Nella bolla del 25 settembre 1253, afferma
    di non credere che gli ebrei mangino carne
    cristiana, non crede cioè a uno specifico
    fine del delitto rituale: l’antropofagia. Ritiene
    anzi che alcuni nobili cristiani abusino di
    tali accuse, per impossessarsi dei beni degli
    ebrei, e lo proibisce, ma non nega l’esistenza
    del Delitto Rituale in sé.
    2°) Martino V, nella bolla del 13 febbraio
    1429, proibisce ai predicatori di abusare
    della predicazione contro gli ebrei.
    Nella bolla del 2 novembre 1447, nega
    che gli ebrei celebrassero le loro feste mangiando
    il fegato o il cuore di un cristiano.
    Monsignor Benigni scrive che «da notabili
    ebrei, nel 1913, in occasione del processo Beylis,
    si domandò... con grande formalità alla S.
    Sede se erano autentiche la bolla di Innocenzo
    IV e la relazione del cardinal Ganganelli...
    La S. Sede rispose - per la bolla innocenziana,
    rimettendosi al giudizio degli storici
    competenti, - e per il rapporto Ganganelli,
    che consultato l’archivio, si era verificata
    l’autenticità di quello (...).
    Quanto al rapporto Ganganelli, esso è
    l’esposizione del giudizio personale di un
    porporato (e non già di un Papa) che negando
    essere provati tanti Delitti Rituali, conveniva
    nella realtà storica di quelli dei due beati
    Andrea da Rinn e Simoncino da Trento» (24).
    In breve, la Chiesa saggia prudente e materna,
    cerca di rasserenare gli animi, scongiurando
    che cadano nei due errori opposti, e
    perciò smentisce l’accusa specifica che gli
    ebrei mangino il cuore di un fanciullo cristiano,
    per evitare l’errore per eccesso o il fanatismo
    credulo ed esaltato; mentre afferma l’esistenza
    storica dell’Omicidio Rituale, onde evitare
    l’errore per difetto ovvero lo scetticismo.
    Anche oggi, ad esempio, vi sono degli
    esaltati che affermano che i giovani che
    muoiono il sabato sera, per incidente stradale,
    uscendo dalle discoteche, sono vittime di
    9
    Omicidi Rituali ebraici! Naturalmente ciò è
    falso anzi è pazzesco, ma ciò non autorizza a
    negare la realtà storica dell’Omicidio Rituale,
    “l’abuso - dicevano i latini - non toglie l’uso”.
    Così nel passato ci saranno stati degli esaltati,
    magari spinti da persone interessate, che in
    caso di carestia o di epidemia accusavano gli
    ebrei di aver infettato l’aria, i campi o l’acqua,
    per poi - magari - impossessarsi dei loro beni.
    La Chiesa procede lentamente e, come si
    suol dire, con i piedi di piombo, poiché “la fretta
    è cattiva consigliera”: nel caso di Simonino
    di Trento - per fare un esempio - intervenne ripetutamente.
    Sisto IV il 10 ottobre 1475 sospese
    il culto popolare già prestato a Simonino,
    come martire degli ebrei, poiché secondo il
    Papa nulla era stato ancora definitivamente
    constatato a proposito. Il Vescovo di Trento,
    Giovanni Hinterbach, istituì un processo, e si
    pronunziò a favore dell’Omicidio Rituale di Simonino,
    per mano degli ebrei, ma il commissario
    pontificio istituì un secondo processo, asserendo
    che il Vescovo di Trento aveva commesso
    delle irregolarità giuridiche. Allora il Papa
    istituì un terzo processo a Roma, dopo il quale
    asserì che il primo processo, del Vescovo di
    Trento, era stato fatto “rite et recte”, ma non
    approvò ancora il culto pubblico di Simonino.
    Nel 1584 Gregorio XIII, nel Martyrologium
    Romanum, promulgò che il 24 marzo 1475, a
    Trento vi era stata la “passio sancti Simeonis
    pueri a judeis saevissime trucidati, qui multis
    postea miraculis coruscavit”. L’8 giugno 1588,
    più di cento anni dopo il martirio di S. Simoni-
    Il martire Rodolfo da Berna
    no, Sisto V, ratificò per la diocesi di Trento, il
    culto pubblico reso al Beato Simonino (Cfr.
    L’Omicidio rituale in Sodalitium, n° 29, pagg.
    35-51). La Chiesa ha il concesso culto pubblico
    ed ha beatificato anche Andrea da Rinn sotto
    il pontificato di Benedetto XIV, 15 dicembre
    1753 e 22 febbraio 1755; e poi ancora Dominguito
    del Val (sotto Pio VII, 24 novembre
    1805, 12 maggio del 1807 e 7 agosto dello stesso
    anno), Cristoforo de La Guardia, presso Toledo
    (sempre sotto Pio VII) e Lorenzino da
    Marostica (sotto Pio IX, nel 1867).
    Ricordiamo ancora che secondo l’opinione
    del card. Ganganelli, relatore del S. Uffizio,
    uomo alieno da ogni fanatismo o estremismo,
    di tanti Delitti Rituali attribuiti agli ebrei nel
    corso della storia, sono da ritenersi per certi e
    veri quelli di Simonino da Trento ed Andrea
    da Rinn, uccisi “in odio alla Fede cristiana”.
    Perciò, conclude mons. Benigni, «perfino
    Benedetto XIV e il cardinal Ganganelli [che
    gli ebrei cercano di citare a loro favore e
    contro la tesi del ‘Mistero del Sangue’], hanno
    creduto storico il martirio dei Beati da
    Rinn e di Trento» (25).
    Mi sembra perciò, che si possa affermare,
    senza paura di sbagliarsi, la veridicità
    storica della tesi dell’Omicidio Rituale ebraico,
    senza cadere in eccessi di fanatismo, che
    lo vedono ove non c’è, ma senza neanche
    cadere nell’errore di scetticismo che si ostina
    a negarlo, dopo prove storiche e magisteriali
    così probanti.
    Note
    1) La documentazione di tale intervento è conservata
    in ASV, SS, 1900, rubr. 66, fasc. unico; e in ASU, Rerum
    variarum 1901, n° 7 bis (Sul Sacrifizio di sangue attribuito
    agli ebrei).
    Il professor Giovanni Miccoli, dell’Università di
    Trieste, è stato ammesso alla consultazione di tali documenti,
    e ne ha scritto in Storia d’Italia, Annali 11*, Santa
    Sede, questione ebraica e antisemitismo, Einaudi, Torino,
    1997, pagg. 1525-1544.
    In tale articolo mi baso sulle preziose ricerche del
    professor Miccoli. (Voglio precisare che il mio punto di
    vista è essenzialmente diverso da quello del Miccoli).
    2) Per quanto riguarda il problema dell’Omicidio
    Rituale ebraico si veda Sodalitium, n° 29, pagg. 35-51.
    3) Cfr. Sodalitium, n° 43, pagg. 3-18.
    4) G. MICCOLI, op. cit., pagg. 1527-1528.
    5) Uso fatto dagli ebrei nei riti del sangue cristiano, in
    «CC» (Civiltà Cattolica), 32 (1881), II, pag. 602.
    6) In ASV, SS, 1895, rubr. 66, fasc. unico, f. 20r, lettera
    del 26 luglio 1889.
    7) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1529.
    8) «OR», 23 novembre 1899, L’omicidio rituale giudaico.
    9) «OR» 26 luglio 1892. Bushoff e gli omicidi rituali.
    10) «OR» 5 agosto 1892. A proposito di Bushoff.
    10
    11) Cit. in G. Miccoli, pag. 1531.
    12) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1532.
    13) A Jampol, in Polonia, nel fiume Oregna, che si
    getta nel Dniester, nel 1756, venne trovato un cadavere.
    Gli ebrei vennero accusati di Omicidio Rituale e ricorsero
    a Roma; il Papa Benedetto XIV incaricò il Padre
    Lorenzo Ganganelli, che divenne successivamente
    cardinale e Papa, di esaminare la questione, in qualità
    di consultore del S. Uffizio. «Il... Ganganelli esprime il
    parere che la detta accusa sia del tutto eguale a quelle
    che, al tempo del Papa Innocenzo IV (1243-1254), eransi
    elevate contro gli ebrei in Germania» (V. MANZINI,
    Sacrifici umani e omicidi rituali, ristampa, Genova, Melita,
    1988, pag. 133). Il Papa Innocenzo IV negava soltanto
    che gli ebrei “se corde pueri comunicant interfecti”
    e non la veridicità dell’Omicidio Rituale.
    Il Ganganelli presentò la relazione alla Congregazione
    delle Grazie il 2 marzo 1758. Egli dopo un serio
    esame, quantunque «ritenesse veri i fatti di Trento e di
    Rinn» (V. MANZINI, op. cit., pag. 230), concluse che
    l’accusa contro gli ebrei di Jampol, che avrebbero mangiato
    a mò di Comunione il cuore del cristiano trovato
    morto nel fiume, era falsa e che in quel caso specifico
    mancavano delle prove serie sulla loro colpevolezza.
    Nella sua relazione il Padre Ganganelli scriveva:
    «Ammetto dunque per vero il fatto del Beato Simone,
    fanciullo di tre anni, ucciso dagli ebrei, in odio alla Fede
    di Gesù Cristo, in Trento, nell’anno 1475... Ammetto
    eziandio per vero un altro fatto accaduto l’anno 1462 nel
    villaggio Rinnese [Rinn in Tirolo n.d.a.], Diocesi di
    Bressanone, nella persona del Beato Andrea, fanciullo
    barbaramente trucidato dagli ebrei in odio alla Fede di
    Gesù Cristo» (V. MANZINI, op. cit., pag. 244).
    L’opinione del Ganganelli, dunque, oltre ad essere
    quella di un semplice dottore privato, non negava la verità
    storica dell’Accusa del Sangue (anzi ammetteva
    esplicitamente il Martirio del Beato Simonino da Trento
    e del Beato Andrea da Rinn, da parte degli ebrei);
    ma negava soltanto, come Innocenzo IV nel XIII secolo,
    che gli ebrei si “comunicassero” con il cuore di un
    cristiano nella loro festività Paquale. Nulla di più nulla
    di meno!
    14) G. MICCOLI, op. cit., pagg. 1534-1535.
    15) G. MICCOLI, op. cit., pagg. 1536-1537.
    16) Ibid., pag. 1539.
    17) ASU, SS, D 2-i, pagg. 76-87.
    18) Cit. in G. MICCOLI, pag. 1543.
    19) «CC», Serie 11, vol. VII, 7 luglio 1881, pagg. 230-235.
    20) «CC», 32 (1881), II., pag. 330.
    21) «CC», op. cit., pag. 333.
    22) «CC», op. cit., pag. 334.
    23) Cfr. U. BENIGNI, Storia Sociale della Chiesa, Vallardi,
    Milano, 1922, vol. IV, tomo I, pag. 370.
    24) Op. cit., pag. 381.
    25) Op. cit., pag. 383.
    Papa Martino V
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    INFILTRAZIONI GIUDAICO MASSONICHE NELLA CHIESA ROMANA
    di don Curzio Nitoglia (parte prima)

    INTRODUZIONE

    Il Giudaismo-religione ha sempre congiurato contro Gesù Cristo, i suoi Apostoli e la Chiesa, cercando d’infiltrare una “quinta colonna” nella Chiesa stessa per poterla distruggere dall’interno. Nel presente articolo cercherò di richiamare l’attenzione del lettore su una serie di fatti oggettivi e inequivocabili che mostrano le infiltrazioni della contro-Chiesa attuate nel Corpo Mistico di Cristo. Il COME sia stato possibile tutto ciò è un mistero che ci sorpassa, è il mistero della Volontà permissiva di Dio in rapporto al male morale, che non è voluto ma solo permesso per trarne un bene maggiore. Il perché dell’infiltrazione giudaico-massonica nella Chiesa sorpassa il nostro misero intelletto, ma sarebbe irragionevole chiudere gli occhi sugli avvenimenti che la comprovano e purtroppo, con il Concilio Vaticano II, la testimoniano sino al suo stesso vertice. Paolo VI d’altronde, aveva già parlato di “autodemolizione della Chiesa” e di “fumo di satana, penetrato all’interno della Chiesa di Dio”, ammettendo implicitamente la realtà del fatto. In molti casi dobbiamo fermarci al quia, alla constatazione del fatto, senza pretendere di conoscere il propter quid, il perché del fatto. La Giudeo-Massoneria ha formato il disegno di corrompere le membra della Chiesa, e specialmente il clero e la gerarchia, inoculando in esse falsi principi che di cristiano mantengono solo il nome senza averne più la sostanza (2). Un altro fatto inequivocabile (oltre al complotto contro la Chiesa) è che oggi quasi tutti, anche i cattolici, appartengono in qualche modo all’anima della Massoneria, pur non essendo membri del suo corpo, cioè pensano e ragionano da massoni: sono per la tolleranza, il pluralismo, il rispetto dell’errante, la democrazia moderna e liberale, il non esclusivismo. Oggi Benedetto Croce avrebbe più giustamente scritto "Perché non possiamo non dirci massoni", e la teoria di Rahner andrebbe riproposta come "Il massone anonimo" (3). Questa è la triste realtà: da un lato il complotto della Sinagoga contro la Chiesa, dall’altro lo spirito cabalistico-massonico che ha invaso ogni cosa e che respiriamo ormai come l’aria che ci circonda. È molto arduo poter de finire il perché, il come di tutto ciò, che in molti aspetti ci sfugge, ci sovrasta e su cui possiamo solo fare congetture senza poter arrivare alla certezza; eppure non dobbiamo chiudere gli occhi sulla terribile realtà nella quale siamo chiamati a vivere, sotto pena di sbagliare di “campo” o di stendardo, convinti magari di militare sotto quello di Cristo, ma combattendo in realtà, sotto quello di Lucifero (4). In passato abbiamo visto i piani massonici (svelati da Barruel e da Cretineau-Joli, e riportati nei suoi volumi da Mons. Delassus), i quali parlano di UN “PAPA” SECONDO I BISOGNI DELLA SETTA, cioè imbevuto della sua filosofia, un “Papa” che, pur non essendovi iscritto, fa però parte della sua anima, al fine di portare a compimento il TRIONFO DELLA RIVOLUZIONE. Per giungere a tale scopo la Massoneria ha formato una generazione degna di tale avvenimento, mediante la corruzione intellettuale e morale della gioventù, fin dalla più tenera età, per poterla poi attirare, senza che se ne accorga, alla mentalità del “massonismo”. Soprattutto nei seminari essa ha svolto il suo ruolo d’infiltrata, di corruttrice delle idee, perché un giorno i giovani seminaristi diverranno preti, vescovi, cardinali, governeranno e amministreranno la Chiesa e, come cardinali, saranno chiamati a scegliere un “Papa”; ma questo “Papa”, come la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà imbevuto di principi filantropici e naturalistici e sarà quindi omologo agli interessi della setta. IL CLERO E I FEDELI MARCERANNO COSÌ SOTTO LO STENDARDO MASSONICO, CREDENDO ANCORA DI ESSERE SOTTO LA BANDIERA PONTIFICIA. I fatti che mi accingo a riportare sono la prova inequivocabile che tale disegno è riuscito, almeno per ora. Nostro Signore infatti ci ha promesso che “le porte dell’inferno non prevarranno” e così sarà. Noi cristiani, come il nostro Capo, Gesù Cristo siamo abituati a vincere per mezzo delle sconfitte. Proprio quando Gesù fu crocifisso e abbandonato da tutti, con la sua morte ci redènse; così sarà anche del suo Corpo Mistico, la Chiesa: quando sembrerà ormai essere morta, allora risorgerà in tutto il suo fulgore: “Regnavit a ligno Deus”! Tali fatti non devono scandalizzarci, ma, al contrario, devono farci prendere i mezzi adatti (con l’aiuto di Dio che non manca mai) per fare qualcosa per il bene della Chiesa, flagellata e coronata di spine come il caro e buon Gesù. Una bella preghiera di San Tommaso Moro recita così: “O Signore fate che non mi scandalizzi davanti al male ed al peccato, ma datemi la forza di porvi rimedio”.

    I PAPI DENUNCIANO LE INFILTRAZIONI GIUDAICO-MASSONICHE ALL’INTERNO DELLA CHIESA

    Pio VI nel Breve “Quid aliquantum”(10 marzo 1791) critica la Costituzione civile del clero e in un altro Breve al clero e al popolo
    francese (19 marzo 1792) condanna gli ecclesiastici che giurano fedeltà alla Rivoluzione in questi termini: “Il carattere... degli eretici e degli scismatici fu... di ricorrere all’ARTIFICIO e alla DISSIMULAZIONE: così i nuovi INTRUSI della Chiesa di Francia hanno imitato alla perfezione quest’arte... d’ingannare... mediante la FINZIONE e la MENZOGNA...” (5).
    Pio VII nell’Enciclica Diu Satis (15 maggio 1800) mette in guardia l’alto clero: “Non ammettete nessuno nei ranghi del clero... prima di averlo esaminato con cura, controllato ed approvato maturamente... [vi è] una moltitudine di falsi apostoli... artefici di inganni, mascherati da apostoli di Cristo”. Nell’Enciclica Ecclesiam (13 settembre 1821) condanna la Carboneria, vera miniera di falsi fratelli: “Vengono a voi sotto apparenza di agnelli ma sono, nel fondo del loro cuore, lupi rapaci”. Il Cardinale Bernetti in una lettera del 4 agosto 1845 scriveva: “Il nostro giovane clero è imbevuto delle dottrine liberali... La parte del clero che, dopo noi, arriva al governo, ...è mille volte di più intaccata dal vizio iberale” (6). Pio IX nell’Enciclica Nostis et Nobiscum (8 dicembre 1849) si lamenta del complotto contro la Chiesa: “Vi sono in Italia degli ecclesiastici,...che son passati nei ranghi del nemico della Chiesa”. Molti anni dopo nella lettera "Exortæ in ista" (29 aprile 1876) descrive il caso classico di un’infiltrazione massonica in Brasile. “La confusione che è sorta in Brasile in questi anni è dovuta
    all’azione di AGENTI AFFILIATI ALLA SETTA MASSONICA, che si sono INFILTRATI nelle confraternite di pii cristiani” (7).
    Il CATTOLICESIMO LIBERALE è per Papa Mastai ancora più pericoloso del Comunismo; è infatti la “quinta colonna” della Giudeo-Massoneria nelseno stesso della Chiesa. Per Pio IX è molto più facile scoprire un nemico dichiarato che un falso fratello, come lo è, in realtà, il cattolico liberale. Nel Breve indirizzato al circolo Sant’Ambrogio di Milano (6 marzo 1873) spiega perché bisogna diffidare assolutamente dei cattolici democratici, imbevuti della filosofia moderna: “Questi uomini sono più pericolosi che i nemici dichiarati, poiché SECONDANO GLI SFORZI DI QUESTI ULTIMI, MA NON SI FANNO SCORGERE. Infatti, restando sui limiti delle opinioni condannate, si presentano sotto le apparenze di una dottrina integra e pura e ingannano così i fanatici della conciliazione ed anche i ferventi cristiani che, senza ciò, s’opporrebbero fermamente ad un errore manifesto” (8). Leone XIII nell’Enciclica Inimica vis (8 dicembre 1892), mette in guardia i vescovi e gli arcivescovi d’Italia contro la Massoneria che cerca di conquistare alla sua filosofia il clero: “...i settari massoni cercano con delle promesse di sedurre il basso clero. Allo scopo di guadagnare alla loro causa i ministri sacri e poi... di farne dei rivoltosi”. San Pio X condanna i cattolici-liberali, i democratici-cristiani, i modernisti come “la razza più pericolosa... che pretende di condurre la Chiesa al proprio modo di pensare. Tra-mite l’ASTUZIA e la MENZOGNA di questo perfido cattolicesimo-liberale, che fermandosi giusto ai limiti dell’errore condannato, si sforza di apparire come ortodosso... I cattolici liberali sono lupi sotto apparenza di agnelli. Il prete... deve svelare le loro TRAME PERFIDE. Sarete chiamati papisti, clericali, retro-gradi, intransigenti; onoratevene...”(9). Anche nell’Enciclica Pieni l’animo (28 luglio 1906) San Pio X mette in guardia contro le infiltrazioni nemiche nella Chiesa e parla esplicitamente dello “spirito d’insubordinazione e di indipendenza” che si manifesta tra il clero. Tale spirito -
    prosegue il Papa - “...penetra fin nel Santuario. ...È soprattutto tra i giovani preti che uno spirito sì funesto porta la corruzione... Si fa per tali dottrine nuove una propaganda più o meno OCCULTA, tra i giovani che nei seminari si preparano al sacerdozio”. Nella Pascendi (8 settembre 1907), poi, il Pontefice denuncia che “...i nemici sono arrivati FIN DENTRO IL CUORE DELLA CHIESA, nemici tanto più temibili quanto più lo sono meno apertamente. ...Parliamo di un gran numero... di preti... È DAL DI DENTRO che tramano la rovina della Chiesa, il pericolo è oggi quasi NEL SENO e NELLE VENE DELLA CHIESA STESSA... essi [i modernisti] non colpiscono i rami... ma la radice stessa, vale a dire la Fede”. Inoltre sempre S. Pio X, nell’allocuzione alla cerimonia d'imposizione della berretta cardinalizia ai nuovi porporati (27 maggio 1914) pronunciò queste parole: “Oh quanti marinai, quanti piloti e, non voglia Dio, quanti CAPITANI, facendo confidenza a queste novità profane ed alla falsa scienza del tempo presente, invece di giungere in porto, hanno fatto naufragio!” (S. Pio X AAS 1914 pagg. 260-262). Si noti che il Papa santo morirà neanche tre mesi dopo, il 20 agosto 1914, e che la parola “capitani” si riferisce ai Vescovi! Pio XI denuncia i progressi fatti dalla “quinta colonna” infiltratasi ormai nell’alto clero. “Nel Concistoro del 23 maggio 1923 Pio XI chiese a circa trenta cardinali della Curia romana cosa pensassero della convocazione di un Concilio Ecumenico. Il card. Billot parlò esplicitamente di divergenze profonde nel seno dello stesso Episcopato. Il card. Boggiani, domenicano, pensava che una parte considerevole del clero e dei vescovi era imbevuta di idee moderniste. ...Il card. Billot concludeva dicendo che il Concilio sarebbe stato MANOVRATO dai peggiori nemici della Chiesa” (10). Ancora, nell’Enciclica Divini Redemptoris (29 settembre 1937) Pio XI denuncia i tentativi d’infiltrazione comunista che, senza menzionare la dottrina propria del Comunismo, vorrebbe “impiantare i propri errori nei luoghi ove - senza ciò - non potrebbero penetrare. E lavorano [i comunisti] con tutte le loro forze per INFILTRARSI perfidamente nelle assemblee cattoliche”. Il P. Cordovani, infine,maestro dei Sacri Palazzi Apostolici sotto il pontificato di PIO XII, e quindi teologo di papa Pacelli, scrive sull’Osservatore Romano del 19 marzo 1950: “Nulla è cambiato nella legislazione della
    Chiesa rispetto alla Massoneria. ...I canoni 694 e specialmente il canone 2335, che infligge la scomunica alla Massoneria SENZA DISTINZIONE DI RITI, sono sempre in vigore. ...Tutti i cattolici devono... ricordarselo per non cadere nella TRAPPOLA”. Jacques Ploncard d’Assac commenta che si era in presenza di un’ INFILTRAZIONE
    di idee massoniche nella Chiesa e che il padre Cordovani, profondo conoscitore del problema, insisteva: “La scomunica, lo ripeto, VALE PER TUTTI I RITI MASSONICI, ...anche se alcuni dichiarano che non
    sono ostili alla Chiesa. ...Questa tendenza moderna, ...che metterebbe volentieri il Cattolicesimo in armonia con tutte le ideologie... non ha forse il marchio dell’eresia?” (11). I Papi perciò, fino a Pio XII, non hanno cessato di metterci in guardia contro le infiltrazioni nemiche nella Chiesa: purtroppo con Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II l’atteggiamento muta radicalmente; si dialoga con la Massoneria, si ammette addirittura la doppia appartenenza, come vedremo nei capitoli successivi (12).

    I FATTI: IL DIALOGO CATTO-MASSONICO

    Con la morte di Pio XII il Concilio non era ancora stato adunato, ma “l’aggiornamento” roncalliano cominciava già a dar corpo alle antiche aspirazioni di apertura verso i suppositi della Giudeo Massoneria, per poter così introdurre il cavallo di Troia nella Chiesa di Cristo. Naturalmente ci si propose di dialogare, oltre che con le altre religioni, anche con la Massoneria, per poter superare le condanne portate dalla Chiesa contro la setta (oltre 590 documenti), a partire da Clemente XII (In Eminenti, 1738) fino a Pio XII incluso e mai messe in discussione. “Le prime manifestazioni di questa tendenza nuova risalgono agli anni ’20. Un gesuita tedesco, P. Gruber… prese contatto con alti dignitari massonici… La campagna di avvicinamento iniziata in segreto dal padre Gruber fu ripresa… in Francia dal padre Berteloot, anch’esso gesuita. Costui pubblicò dal 1945 al 1949 una serie di articoli e di libri redatti con una grande prudenza, per poter preparare il riavvicinamento. La campagna di riavvicinamento tra Massoneria e Chiesa cattolica restò tuttavia allo stato latente sotto il pontificato di Pio XII. Il fuoco covava sotto le ceneri, ma i progressisti che avevano preso nella Chiesa un’influenza considerevole, si rendevano conto che i loro sforzi non avevano alcuna speranza finché viveva Pio XII… Con l’elezione di Giovanni XXIII ci fu bruscamente come un’esplosione… Si aveva nettamente l’impressione di una campagna internazionale, metodicamente orchestrata” (13). “Lo spirito di Giovanni XXIII - scrive padre Esposito (14) - poi la grande avventura ecumenica di Paolo VI, innescarono una reazione a catena di cui lì per lì non ci si rese conto, ma che divenne evidente allorché i diversi gruppi di esploratori - tra gli anni 1965 e 1968 - vennero scovati dalla stampa. ...Si scoprirono scambi epistolari, telefonate più o meno diuturne, ...simposi conviviali. Il tutto finiva per accrescere la reciproca conoscenza degli uomini dei due schieramenti: i cattolici toccavano con mano che i massoni non hanno il volto di Lucifero [le apparenze ingannano, n.d.r.], i massoni che i cattolici non sono tutti Grandi Inquisitori... Si può dire che l’incontro tra le due comunità quella ecclesiale e quella massonica, FU EFFETTUATO A TUTTI I LIVELLI”. “Il Gran Maestro della Massoneria Dupuy stimava che ‘L’avvenimento del Vaticano II costituisce una apertura considerevole della Chiesa al mondo’. Rivelava di aver intrattenuto con Giovanni XXIII delle relazioni ‘più che cordiali’, che ‘Giovanni XXIII e il Vaticano II hanno dato un impulso formidabile al lavoro di chiarificazione e di disarmo reciproco nei rapporti tra Chiesa e Frammassoneria’. Al limite, nella misura in cui la Chiesa conciliare scivola verso il pluralismo e la libera religione, tende a diventare una semplice obbedienza massonica” (15). D’altronde anche l’ex gran maestro del Grand’Oriente d’Italia, Armando Corona, afferma: “La Massoneria ha, per prima, nella storia caldeggiato e difeso la tolleranza religiosa ed il diritto di ogni uomo di professare la propria fede. Dopo tanti secoli, come Massoni, siamo lieti che anche il concilio Vaticano II abbia dichiarato testualmente: La coscienza degli uomini è sacra…” (16). Anche mons. Lefebvre fu costretto ad ammettere che la Chiesa era stata infiltrata dalla Massoneria allo scopo di distruggerla. Proprio perché aveva vissuto direttamente l’esperienza del Concilio scrisse: “La riforma liturgica è una delle cose più gravi. Fu fatta… dal Padre Bugnini, che l’aveva preparata già da molto tempo. Già nel 1955 padre Bugnini faceva tradurre i testi [liturgici] protestanti da mons. Pintonello… che era vissuto molto tempo in Germania… È stato proprio mons. Pintonello che mi ha raccontato che aveva tradotto i libri liturgici protestanti per Bugnini, che a quel tempo non contava ancora nulla… TIPI COME BUGNINI SONO DEGLI INFILTRATI NELLA CHIESA PER DISTRUGGERLA… Alcuni dicono che dietro tutto ciò vi è la Massoneria. È possibile… Ci troviamo davanti ad una VERA CONGIURA all’interno della Chiesa, da parte dei cardinali attuali. Una classe di intellettuali è insorta contro Nostro Signore, in un VERO COMPLOTTO DIABOLICO contro il suo Regno” (17). Il primo cardinale che avvicinò un Gran Maestro fu Innitzer, arcivescovo di Vienna, che nel 1948 impostò - ad insaputa di Pio XII - il dialogo col Gran Maestro Schechebaner. Negli anni ’60-’70 la schiera dei ‘dialoganti’ s'ingrossò e fece il tutto alla luce del giorno: i cardinali Cushing di Boston, Cooke di New-York, Etchegaray di Marsiglia, Alfrink di Utrecht, Feltin e poi Marty di Parigi, Krol di Filadelfia, Vilela di Bahìa (Brasile), Lorscheider di Fortaleza. Tra i vescovi si contano: Mendez Arceo di Cuernavaca (Messico), che in Concilio domandò che la legislazione antimassonica fosse modificata, mons. Dante Benigni di Albano Laziale, mons. Ablondi di Livorno che, secondo le affermazioni dell’Esposito (18), partecipò agli incontri coi dirigenti massonici insieme al gruppo italiano. A Parigi mons. Pezerie parlò addirittura in Loggia “come in passato vevano fatto Joyce di Boston, Pursley di South Bend, alcuni presuli nelle Isole Filip-pine, in Canada e altrove” (19). In Europa tale dialogo cattomassonico era benedetto “anche PRESSO LE ISTANZE più ALTE DELLA CHIESA. I tramiti più costanti... che ottennero un’ACCOGLIENZA ATTENTA PRESSO PAOLO VI, furono don Miano, che raggiungerà il card. Seper e il card. Koning... Il P. Riquet che ebbe ugualmente diverse opportunità di AVVICINARE PAOLO VI (20).Recentemente il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, l’avv. Gaito, ha dichiarato: “Quando ho ascoltato le gerarchie ecclesiastiche parlare nelle omelie dell’uomo come centro dell’universo mi sono commosso fino alle lacrime” (21).

    VERSO LA REVISIONE DELLA SCOMUNICA DELLA MASSONERIA

    L’intento immediato di tutti questi spuri connubi era di pervenire alla revisione e possibilmente all’abolizione della scomunica del 1738, della setta massonica. Per la Pasqua del 1971 sembrò prossima la pubblicazione di un Dubium della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede “che avrebbe in qualche modo cancellato le gravi pregiudiziali antimassoniche contenute nel Codice di diritto canonico del 1917, canone 2335 e luoghi paralleli; la pubblicazione fu rinviata alla festa dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno del me desimo anno, ma ancora una volta non si ritenne opportuno affrettare i passi, perché si temeva - e ben a ragione - che l’opinione pubblica cattolica... non avrebbe accolto la decisione senza scandalo” (22).

    LA CONFERENZA EPISCOPALE SCANDINAVO-BALTICA (21-23 ottobre 1966)

    Fin dal 1964 i vescovi della Norvegia avevano consentito ad un massone “convertitosi” al cattolicesimo di poter conservare l’iscrizione alla Massoneria. I vescovi della Danimarca, Svezia, Islanda, Norvegia, Finlandia applicarono il decreto conciliare Christus Dominus, che all’articolo 8 afferma: “Ai singoli vescovi diocesani è data facoltà di dispensare da una legge generale della Chiesa, ogniqualvolta ritengano che ciò giovi al bene spirituale dei fedeli, purché dalla suprema Autorità della Chiesa non sia stata fatta qualche riserva speciale in proposito”. Nella riunione plenaria del 21-23 ottobre 1966, infine, i vescovi di quelle cinque nazioni decidevano di non esigere dai massoni che chiedevano di entrare nella Chiesa, l’abiura, cioè l’abbandono della Massoneria. I VESCOVI NON RITENEVANO PERCIÒ INCOmPATIBILI LE DUE APPARTENENZE. “Nel mese di novembre LA DECISIONE VENNE COMUNICATA ALLA SANTA SEDE. QUI NON SI EBBERO REAZIONI, e questo significa che NON C’ERANO RAGIONI NEGATIVE, per cui il 24 gennaio 1968 la decisione venne resa pubblica” (23). Il Radiogiornale vaticano intervenne, comunicando che la Santa Sede non aveva mutato la disciplina vigente. “Si ribadiva in tal modo che la decisione scandinavo-baltica rimaneva circoscritta alla situazione locale, ma non la si contrastava” (24).

    LA LETTERA DEL "CARDINAL" SEPER AL "CARDINAL" KROL (19 luglio 1974)

    Il vento del Concilio continuava a soffiare, la Giudeo-Massoneria a tramare: il risultato più clamoroso dell’infiltrazione della “quinta colonna” all’interno della Chiesa la si ebbe il 16 luglio 1974. Si trattò di un modesto documento destinato a restare privato e che invece fu reso pubblico dal destinatario, il "cardinal" Krol, "arcivescovo" di Filadelfia e "presidente" della "Conferenza Episcopale nordamericana". Questo documento, brevissimo ed importantissimo, va inquadrato nella scia delle due consultazioni a livello universale ordinate dalla Sacra Congregazione per la dottrina della fede negli anni 1960-1970, per conoscere l’opinione dei vescovi sulla consistenza e le caratteristiche delle singole obbedienze massoniche. Su tale documento così scrive il P. Esposito: “A richiesta del card. Krol, il prefetto del dicastero romano (della dottrina della Fede) card. Franjo Seper rispose… con questa lettera così strutturata:
    1) la richiesta di nuove istruzioni relative al problema massonico è viva presso l’Episcopato, e la Santa Sede ha posto il problema
    in seria osservazione;
    2) …ogni eventuale mutamento viene demandato alla redazione del nuovo Codice di Diritto Canonico;
    3) nell’attesa, a) le situazioni locali devono essere giudicate in ambito locale; b) tale giudizio deve essere ispirato al principio dell’AMPLIFICAZIONE DELLE GRAZIE e delle RESTRIZIONI DEGLI ODI;
    4) LA PROIBIZIONE D'ISCRIZIONE ALLA MASSONERIA VIENE RISTRETTA AI SOLI MEMBRI DEL CLERO e degli istituti secolari;
    5) IMPLICITAMENTE LA SCOMUNICA NON VIENE PIÙ COMMINATA. Questa lettera ebbe consensi ovunque. Negli Stati Uniti inaugurò, da parte della Chiesa, un atteggiamento estremamente aperto… La comprensione tra cattolici e massoni negli Stati Uniti veniva da lontano… COMINCIÒ UN RALLENTAMENTO POLEMICO, allorché i massoni, rassicurati da Kennedy circa i suoi propositi non integralisti, appoggiarono validamente la sua candidatura, proseguì con la partecipazione del card. Cushing a riunioni conviviali, unitamente ad altri presuli, …tra i gesti più incisivi ricordiamo la partecipazione del cardinale arcivescovo di New York, Cooke, ad un simposio massonico nel corso del quale pronunciò un discorso di cordiale incoraggiamento alla reciproca com-prensione e collaborazione” (25).

    LA "CONFERENZA EPISCOPALE" DELL’INGHILTERRA E DEL GALLES
    (11-14 novembre 1976)

    In tale conferenza l’eco della lettera Seper-Krol fu evidente. Il documento episcopale affermava: “Un cattolico deve considerarsi anzitutto membro della Chiesa cattolica… Ma se egli crede sinceramente che la sua appartenenza alla Massoneria non entri in conflitto con questa fedeltà, può entrare in contatto con il suo vescovo… per discutere le implicazioni di tale appartenenza”.

    LA "CONFERENZA EPISCOPALE" DI SANTO DOMINGO (29 gennaio 1976)

    In una notificazione al clero diramata il 29 gennaio 1976 la Conferenza episcopale dominicana applicava la lettera del card. Seper asserendo: “Tra noi (cattolici e Repubblica dominicana) NON ESISTE INCOMPATIBILITÀ TRA L’ESSERE CATTOLICO praticante…ED ESSERE AFFILIATO AD UN’ASSOCIAZIONE MASSONICA o similare…”.

    MONS. ETCHEGARAY, "ARCIVESCOVO" DI MARSIGLIA (1975-1977)

    Su richiesta concedeva l’autorizzazione ai funerali religiosi di un massone.

    LA "CONFERENZA EPISCOPALE" DEL BRASILE (4 gennaio-12 marzo 1975)

    Nella sessione del 5 gennaio 1975 la "Conferenza Episcopale" brasiliana, presieduta da mons. Lorsheider, poi "cardinale", domandò alla Santa Sede istruzioni circa l’applicazione della lettera Seper; la risposta del 12 marzo, firmata dal Nunzio Apostolico in Brasile mons. Rocco, asseriva: “…Sembra pertanto che si possa prestar fede a quanti, iscritti già da tempo alla Massoneria, sollecitano
    spontaneamente di essere ammessi ai sacramenti…”. Non stupisce quindi che: “per il Natale di quell’anno IL CARDINAL BRANDAO VILELA ACCETTAVA L’INVITO DI CELEBRARE LA MESSA NELLA LOGGIA LIBERDADE DI SAN SALVADOR DI BAHIA… in quello stesso mese accettava un’alta onorificenza massonica, così come l’accettava nel 1976 il card. Paulo Evaristo Arns, arcivescovo di Rio de Janeiro” (26).
    San Pio X affermava dei modernisti: “Ad ascoltarli, a leggerli si sarebbe tentati di credere che cadono in contraddizione, che sono oscillanti e incerti. Assolutamente no! Tutto è misurato, tutto è voluto da costoro. …Una pagina delle loro opere potrebbe essere scritta da un cattolico; ma voltate pagina e vi sembrerà di leggere lo scritto di un razionalista” (27). La tattica di Satana e dei suoi suppositi è sempre stata quella di mischiare il vero al falso, la zizzania al buon grano; così fa la Giudeo-Massoneria che, ormai infiltratasi sino al vertice della Chiesa, mescola vero e falso per poter ingannare anche i buoni che, altrimenti, reagirebbero. Abbiamo già visto quale fosse la tattica del massone: restare dentro la Chiesa come “quinta colonna” per distruggerla dall’interno, se mai fosse possibile, e quindi, dopo aver fatto due passi avanti, farne uno indietro (Lenin docet), per non suscitare una vera reazione che annienti le macchinazioni della contro-chiesa. Sappiamo anche che la “quinta colonna”, una volta scoperta, susciterà una “terza forza”, che lavorerà assiduamente, sotto apparenza di moderazione, equili brio, amor di pace e carità, per impedire la distruzione della “quinta colonna”. Ebbene i vari documenti degli anni ’80 che
    rivedono le posizioni aperte al dialogo, proprie degli anni ’60-’70, non sono nient’altro che il classico passo indietro dopo i due compiuti in avanti, e la produzione di una “terza forza” per salvare il lavoro della “quinta colonna”! I documenti della falsa restaurazione sono: la Dichiarazione dell’Episcopato tedesco (28
    aprile 1980), la Dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede (17 febbraio 1981), la Dichiarazione della Sacra
    congregazione per le cause dei Santi (20 settembre 1981), il "Nuovo Codice di Diritto Canonico" (25 gennaio 1983) che nel canone 1374
    afferma: “Chi dà il [proprio] nome ad un’associazione che complotta contro la Chiesa, SIA PUNITO CON GIUSTA PENA”. Bisogna rilevare
    che tale testo è molto diverso dal canone 2335 del Codice del 1917, perché il rigore della pena è nettamente alleggerito, in quanto
    VIENE ESCLUSA LA SCOMUNICA, che era invece comminata IPSO FACTO, per
    chiunque avesse dato il proprio nome ad una setta massonica. Inoltre, per la gioia del padre gesuita Michel Riquet non viene neppure
    menzionata la Massoneria! (28). Così si giustificava la dichiarazione dell'allora Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia Virgilio Gaito: “Si consideri poi che la scomunica contro i massoni è ormai affievolita: è riservata soltanto a chi cospira contro la Chiesa Cattolica” (29). Tutto ciò prova che le condanne degli anni
    ’80 erano PURAMENTE VERBALI e che nulla de facto ne è seguito, né si voleva che ne seguisse. Infatti i vari monsignori che negli anni ’60-’70 erano impegnati nel dialogo con la Massoneria li ritroviamo quasi tutti promossi cardinali negli anni ’80, e coloro che già erano cardinali hanno continuato tranquillamente ad esserlo senza che alcun
    provvedimento fosse preso a loro carico! Bisogna infine registrare la Dichiarazione della Sacra Congregazione per la dottrina della Fede (26 novembre 1983), la quale, nell’affermare che “i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono IN STATO DI PECCATO GRAVE e non possono accedere alla santa comunione” NON RIBADISCE, però, LA SCOMUNICA! In un’intervista concessa dal "card". Ratzinger all’Avvenire, si legge che bisogna distinguere tra Massoneria e Masso-neria, che non bisogna fare di ogni erba un fascio, che vi è una Massoneria anticlericale con la quale non si può dialogare, ma che, se
    la Massoneria non fa professione di fede anticristiana, il dialogo è fattibile: si è, in pratica, ad un ritorno, seppur in sordina, alle posizioni degli anni ’60-’70. È il lavoro della “terza forza” che cerca di consolidare, sotto apparenza di maggior fermezza e di restaurazione, le conquiste della “quinta colonna”? La dottrina di cui sopra fu già condannata dal P. Cordovani nel 1950. Ma essa ritorna di moda anche in campo massonico, allorchè il prof. Di Bernardo, nel suo libro Filosofia della Massoneria afferma che la Massoneria è per principio non esclusivista e tollerante ed auspica un dialogo con la Chiesa, ciascuno restando quello che è. L’importante è che la Chiesa, senza perdere la sua identità, rinunci alle scomuniche per aprirsi al dialogo, accettando il pluralismo, la
    tolleranza ed il non esclusivismo, e divenga poi così, nella realtà, una specie di Massoneria universale. Tutto ciò si è avverato e lo ab-biamo costantemente sotto gli occhi (30).
    Anche in campo cattolico-conservatore è ripreso questo atteggiamento; per esempio mons. Casale "arcivescovo" di Foggia, l’11 dicembre
    1993, in un convegno organizzato dal CESNUR, ha dichiarato che la doppia appartenenza non è lecita, ma che il dialogo con le Massonerie… non è escluso dalla Chiesa cattolica [conciliare, n.d.r.] (31).

    I neomodernisti E IL ROTARY CLUB (1905)

    a) Massoneria e Rotary
    Il rapporto tra Rotary e Massoneria è “strutturale”, come dice P. Esposito, “ non solo a causa della fondazione del Rotary avvenuta
    il 23 febbraio 1905 ad opera dell’avvocato Paul Harris di Chicago e di tre suoi colleghi, massoni come lui; ma anche a causa dell’impostazione ideologica e giuridica del club, il quale DEL MESSAGGIO INIZIATICO ASSUME IL MEGLIO, PER INSERIRLO NELLA SOCIETÀ LAICIZZANDOLO, CIOÈ ESCLUDENDO GLI ASPETTI VINCOLANTI ED INIZIATICI”
    (32). In Cile ed in Spagna molti vescovi, negli anni Venti, espressero vive condanne del Rotary, denunciandone la radice massonica. La Santa Sede di fronte a queste denunce dovette prendere posizione. Il primo passo fu di prendere le distanze dal Rotary per poi condannarlo. Il compito di preparare la strada alla condanna fu affidato alla Civiltà Cattolica che pubblicò tre articoli del padre Pirri s.j., secondo il quale il ROTARY NON DIFFERISCE AFFATTO DALLA MASSONERIA, sotto il dominio della quale intende portare il mondo intero. Tuttavia il gesuita non vuole affermare che tutti i rotariani siano massoni, ammette l’ignoranza, la buona fede, l’ingenuità in alcuni di essi. La tolleranza religiosa del Rotary, conclude il Pirri, è de facto sincretismo religioso (33). Sull’Enciclopedia Cattolica mons. Buz-zetti scrive: “La mentalità ch’esso [il Rotary] proclama può facilmente diventare indipendenza dall’insegnamento della Chiesa, anche nel campo della fede e dei costumi e FAVORIRE L’INFILTRAZIONE DI ELEMENTI MASSONICI ed anticlericali” (34).

    b) La prima condanna pontificia (4 febbraio 1929)
    Il testo pontificio di condanna del Rotary uscì quasi contemporaneamente al terzo articolo del padre Pirri del 2 febbraio 1929; è infatti di solo due giorni posteriore il Dubium della Sacra Congregazione concistoriale. Il decreto pontificio era la risposta al quesito se fosse lecito agli ecclesiastici iscriversi al Rotary e partecipare alle riunioni di questa organizzazione, ed era nettissima: NON EXPEDIRE, cioè “non è conveniente”. La proibizione non è estesa ai laici. Il testo fu pubblicato negli A.A.S. (1929, anno 25, 15 gennaio 1929, 42). Anche il cardinale di Milano Schuster intervenne, vent’anni dopo, il 12 ottobre 1949, riaccendendo i fuochi della polemica: “Al tempo della nostra giovinezza a Roma… v’erano associazioni che si dicevano affiliate [alla Massoneria] come il Rotary… Tutte forme essoteriche di una Massoneria unica” (35).

    c) La seconda condanna (gennaio 1951) Essa fu molto più severa della prima, più solenne, con L’ESPLICITO RICHIAMO DELL’ASSENSO DIRETTO DI PIO XII (36).

    d) La svolta di Giovanni XXIII
    Il deus ex machina del Rotary italiano, Omero Ranelletti, che fondò il Club di Roma nel 1924 narra che “all’avvento di Papa Giovanni
    pensò che il problema avrebbe potuto essere avviato ad una soluzione migliore che in passato” (37); il 22 dicembre 1958 chiese pertanto a Giovanni XXIII un’udienza, che gli fu accordata il 20 aprile 1959. “In udienza presentò i suoi colleghi coi loro titoli rotariani, e papa Giovanni …gradì la visita affermando che a Venezia aveva avuto occasione di avvicinare più volte i rotariani della città, ed era per-ciò bene al corrente della nostra istituzione. …Ebbe per tutti parole di bontà, confortandoci infine della sua apostolica benedizione” (38). Il 20 marzo 1963 Roncalli accordò al Rotary una seconda udienza.

    e) Paolo VI
    La terza udienza pontificia ebbe luogo con Paolo VI il 28 settembre 1963. Ma la più importante fu la quarta, del 20 marzo 1965, nella quale Ranelletti ricordò che il 13 novembre
    1957 (un anno prima della morte di Pio XII) l’allora card. Montini s’incontrò con i rotariani e tra l’altro disse loro: “Vi ringrazio signori rotariani per questa manifestazione di omaggio che mi rivolgete, ma debbo con lealtà dichiararvi che in passato io ebbi molte riserve sul Rotary, frutto di ignoranza e di errori” (39).
    Nell’udienza del 20 marzo 1965 Paolo VI riprese questo pensiero; un altro incontro col Rotary avvenne il 14 novembre 1970.

    f) Giovanni Paolo II
    “CON GIOVANNI PAOLO II L’ACCETTAZIONE DEL ROTARY RAGGIUNGE LIVELLI ANCORA PIÙ ELEVATI, nel senso che non solo è affermata la COMPATIBILITÀ, …ma forse addirittura la COMPLEMENTARIETÀ fra l’opera cattolica e quella rotariana” (40).Giovanni Paolo II ha ricevuto i rotariani il 14 giugno 1979 ed il 4 febbraio 1984.

    IL MOVIMENTO PAX E IL GRUPPO I.DOC
    (braccio armato della sovversione all’interno della "Chiesa conciliare")
    “Dopo il Concilio Vaticano II - scrive Orio Nardi (41) - la gnosi influenza tutta la fermentazione modernista o progressista
    all’interno della Chiesa, non senza la complicità di teologi… che spesso operano sotto l’influsso di centri di potere mondialista, co-me appare dalla storia del Movimento Pax e del gruppo I.DOC”.

    IL MOVIMENTO PAX
    Il 6 giugno 1963 il card. Wyszynski scrisse una lettera ai vescovi francesi, che fu fatta pervenire al Segretariato dell’Episcopato
    francese tramite il nunzio apostolico: oggetto della lettera era il Movimento PAX. Il cardinale smascherava nel suo scritto
    la vera natura del Movimento: “PAX non è un’organizzazione a scopo culturale, ma uni-camente un mezzo di propaganda travestito per denigrare l’attività della Chiesa in Polo-nia,
    tramite la diffusione d'informazioni false… Tale movimento riceve le direttive dal Partito Comunista, dalla Polizia segreta e
    dall’Ufficio per gli Affari del Culto. In compenso della sua sottomissione PAX beneficia di certe facilitazioni ed appoggi”.
    All’inizio del Concilio il Movimento PAX intensificò la sua propaganda nei Paesi dell’Europa occidentale e specialmente in
    Francia, diffondendo notizie false od equivoche ed offensive della Chiesa e soprattutto della Curia romana.
    Il fondatore di PAX (vero e proprio organo della polizia comunista polacca, alle dirette dipendenze del Ministero degli Interni)
    era M. PIASECKI, che era stato condannato a morte dai russi sovietici ed era stato graziato a prezzo di un impegno formale di mettersi al servizio del Partito Comunista per infiltrare
    la Chiesa Cattolica. Fin dalle sue origini, quindi, PAX è un’agenzia del Partito Comunista Polacco che emana direttamente gli ordini ai suoi membri tramite l’Ufficio Centrale. Piasecki dipendeva in modo diretto dall’Ufficio Sicurezza (U. B.) e dall’Ufficio dei Culti, che, in Polonia, disponeva di un potere assoluto per
    quanto riguardava la Chiesa Cattolica. Nel 1956 col disgelo Piasecki cade in disgrazia (nuovamente), però, grazie ai servizi
    resi soprattutto alla Francia, può risalire la china; il suo potere raggiunge l’apogeo durante i lunghi anni di prigionia di Wyszynski.
    Fu quella l’epoca in cui PAX assorbiva tutte le pubblicazioni cattoliche ancora indipendenti dal Partito Comunista. La destalinizzazione atterrò di nuovo Piasecki, che però ri-sorse
    grazie… al Concilio Vaticano II! Infatti gli fu assegnato il compito di formare focolai di dissenso negli ambienti ecclesiastici che
    lavoravano al Concilio, di scindere i Vescovi in due blocchi (progressisti e conservatori), per poter mettere la Chiesa al passo con il mondo moderno (Solve et coagula).
    In Francia, giornali come la Croix e periodici come Les Informations catholiques Internationales erano giunti a diffamare il card. Wyszynski e a difendere PAX, spianando così la strada al trionfo del Comunismo in Francia e nel mondo.
    Jean Madiran scrisse un coraggioso ed interessante articolo su La Nation Française (1° luglio 1964) dal titolo Lo spionaggio so-vietico nella Chiesa, aggiungendo che Piasecki era una creatura del generale Ivanov Sierow della N.K.V.D. (la polizia politica rus-sa). Madiran scriveva anche che PAX attaccava la Curia romana, in quanto nel 1956 una sua delegazione si era recata in Vaticano per difendere Piasecki condannato dal Sant’Uffizio, senza però ottenere quanto desiderava.

    IL GRUPPO I.DOC
    Con l’inizio del Concilio nacque a Roma un Centro di informazione per i vescovi e i teologi olandesi, il Documentation. Tale centro diffondeva bollettini d’informazione in tutte le lingue ed organizzava conferenze stampa tenute dai Padri conciliari o da teologi progressisti per potersi impadronire dell’opinione pubblica; ad esse infatti erano regolarmente presenti i responsabili di agenzie internazionali e gli informatori di grandi quotidiani. Al termine del Concilio quest'Agenzia
    stampa volle mantenere le relazioni che aveva stabilite nel periodo del Concilio: così il DOC è diventato I.DOC (Information-Documentation sur l’Eglise Conciliaire). Louis Salleron scriveva: “Siamo in presenza di un vero potere parallelo [I.DOC] in
    seno al Cattolicesimo, perché tiene in mano l’informazione, la pubblica opinione… ed è in grado di cercare di imporre le proprie vedute al Magistero” (42).
    Delaman, a sua volta, sosteneva che “l’I.DOC dà le sue consegne… Quando un vescovo osa levarsi contro uno dei suoi obiettivi, …diventa la vittima di un vero assassinio morale nella stampa del mondo intero” (43). La rivista inglese Approches (44) afferma: “La sezione britannica di I.DOC è composta interamente da progressisti, e il gruppo è controllato all’interno da un nucleo marxista, esso stesso condotto da uno dei capi comunisti tra i più esperti dell’Inghilterra”. Jack Dunman, infatti, che occupa un posto di primo piano nella sezione inglese dell’I.DOC, è “una ersonalità in vista del Partito Comunista Inglese, il cui influsso è
    cresciuto con la sua elezione a deputato. In Inghilterra è lo specialista del dialogo tra co-munisti
    e cristiani” (45). Il Dunman godeva poi anche dell’appoggio del gruppo Slant, collegato con il Movimento PAX. Sono quindi profondamente vere le parole del Nardi: “È bene che la considerazione del tradimento affiori nelle coscienze di
    molti, e riporti soprattutto i responsabili al senso di dignità e di libertà di spirito che distingue i veri cercatori della verità” (46).
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 
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