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Discussione: Anarchia e Comunismo

  1. #1
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    Predefinito Anarchia e Comunismo

    Anarchia e comunismo

    C. Cafiero



    C. CAFIERO, Anarchia e comunismo. Riassunto del discorso pronunciato dal compagno Cafiero al Congresso della federazione giurassiana, in “Le Revolté”, 13 - 27 novembre 1880; ora in C. CAFIERO, La rivoluzione per la rivoluzione, a cura di G. Bosio, Roma 1970., pp. 47-56.

    [...]

    Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza.

    Ammaestrati dall'esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l'espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.

    Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la liberta, cioè l'anarchia, e l'eguaglianza, cioè il comunismo”.

    L'anarchia, oggi, è l'attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l'anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell'individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell'associazione; libero sviluppo dell'associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell'umanità.

    Il comunismo, il problema che oggi ci interessa maggiormente, è il secondo termine del nostro ideale rivoluzionario.

    Il comunismo attualmente è ancora l'attacco; non è la distruzione dell'autorità, ma la presa di possesso in nome di tutta l'umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra. Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facolta, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà.

    Bisogna tuttavia notare - e ciò in risposta soprattutto ai nostri avversari, i comunisti-autoritari o statalisti - che la conquista e il godimento di tutta la ricchezza esistente debbono essere, secondo noi, opera del popolo stesso. Non essendo né il popolo né l'umanità degli individui che possano afferrare la ricchezza e tenerla tra le mani, se ne è voluto concludere, è vero, che per questa ragione bisogna istituire tutta una classe di dirigenti, rappresentanti e depositari della ricchezza comune. Ma noi non siamo di questo parere. Nessun intermediario, nessun rappresentante, che finisce sempre per rappresentare solo se stesso! Nessun moderatore dell'eguaglianza e nemmeno nessun moderatore della libertà! Nessun nuovo governo o nuovo Stato, per quanto possa definirsi popolare o democratico, rivoluzionario o provvisorio.

    Poiché la ricchezza comune è diffusa su tutta la terra e appartiene di diritto all'umanità intera, coloro che si trovano alla portata di questa ricchezza e in grado di utilizzarla la sfrutteranno in comune. Gli abitanti di un dato paese utilizzeranno la terra, le macchine, i laboratori, le case ecc., e se ne serviranno tutti in comune. Come parte dell'umanità, eserciteranno di fatto e direttamente il loro diritto a una parte della ricchezza umana. Ma, se un abitante di Pechino venisse in questo paese, avrebbe gli stessi diritti degli altri: usufruirebbe, in comune con gli altri, di tutta la ricchezza del paese, cosi come avrebbe fatto a Pechino. [...]

    Ma ci viene chiesto: è attuabile il comunismo? Avremo prodotti a sufficienza per lasciare a ciascuno il diritto di prenderne a volontà, senza richiedere agli individui più lavoro di quanto ne vorranno fare?

    Rispondiamo: si. Certamente, si potrà applicare questo principio: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà, poiché nella società futura la produzione sarà tanto abbondante che non ci sarà alcun bisogno di limitare i consumi, né di esigere dagli uomini più lavoro di quanto potranno o vorranno dare.

    Quest'immenso aumento di produzione, di cui oggi non siamo nemmeno in grado di farcene un'idea, può esser immaginato se esaminiamo le cause che lo provocheranno. Tali cause sono essenzialmente tre:

    1.

    L'armonia della cooperazione nei diversi rami dell'attività umana, sostituita alla lotta attuale che si fa con la concorrenza.
    2.

    L'introduzione su scala immensa di macchine di tutti i tipi.
    3.

    L'economia considerevole delle forze di lavoro e delle materie prime, ottenuta con l'abolizione delle produzioni nocive o inutili. [...]

    Bisogna infìne tener conto dell'economia immensa che si farà sui tre elementi del lavoro: la forza, gli strumenti e la materia, che oggi sono orrendamente sprecati poiché li si utilizza per la produzione di cose assolutamente inutili, se non addirittura dannose per l'umanità.

    Quanti lavoratori, quanto materiale e quanti strumenti di lavoro sono usati attualmente per l'esercito di terra e di mare, per costruire le navi, le fortezze, i cannoni e tutti quegli arsenali d'armi offensive e difensive. Quante di queste forze sono impiegate per produrre oggetti di lusso che servono a soddisfare soltanto i bisogni della vanità e della corruzione!

    E quando tutta questa forza, tutte queste materie, tutti questi strumenti di lavoro saranno applicati all'industria, alla produzione di oggetti che essi stessi serviranno a produrre, quale aumento prodigioso della produzione vedremo realizzarsi! [...]

    Non è tutto affermare che il comunismo è una cosa possibile: possiamo affermare che è necessario. Non solo, si può essere comunisti: bisogna esserlo, a rischio di fallire lo scopo della rivoluzione.

    In effetti, se dopo la messa in comune degli strumenti di lavoro e delle materie prime mantenessimo l'appropriazione individuale dei prodotti del lavoro, saremmo costretti a conservare il denaro, e, di conseguenza, un'accumulazione di ricchezza maggiore o minore a seconda del merito, o piuttosto dell'abilità di ciascuno. In questo modo l'eguaglianza sparirebbe, poiché colui che giungesse ad avere ricchezze maggiori si sarebbe già elevato per questo stesso fatto sopra il livello degli altri. Non resterebbe che un passo da fare perché i controrivoluzionari restaurassero il diritto d'eredità. E, in effetti, ho sentito un socialista ben noto, proclamantesi rivoluzionario, sostenere l'assegnazione individuale dei prodotti e fìnire col dichiarare che non vedrebbe alcun inconveniente se la società permettesse la trasmissione ereditaria di questi prodotti: la cosa, secondo lui, non avrebbe conseguenze. Per noi, che conosciamo da vicino i risultati raggiunti dalla società con questa accumulazione delle ricchezze e loro trasmissione ereditaria, non vi possono esser dubbi al proposito.

    L'assegnazione individuale dei prodotti ristabilirebbe non soltanto la diseguaglianza tra gli uomini, ma anche l'ineguaglianza tra i diversi generi di lavoro. Vedremmo ricomparire immediatamente il lavoro “pulito” e il lavoro “sporco”, il lavoro “nobile” e quello “spregevole”; il primo sarebbe fatto dai più ricchi, il secondo sarebbe attributo dei più poveri. Allora, non sarebbero più la vocazione e il gusto personale a spingere l'uomo a darsi a un genere di attività piuttosto che a un altro: sarebbe l'interesse, la speranza di guadagnare di più in una data professione. Rinascerebbero cosi la pigrizia e la diligenza, il merito e il demerito, il bene e il male, il vizio e la virtù e, di conseguenza, la “ricompensa” da un lato e la “punizione” dall'altro, la legge, il giudice, lo sbirro e la prigione.

    Vi sono socialisti che insistono nel sostenere quest'idea dell'assegnazione individuale dei prodotti del lavoro basandosi sul sentimento di giustizia.

    Strana illusione! Col lavoro collettivo, impostoci dalla necessità di produrre in grande e di applicare su larga scala le macchine, con questa tendenza, sempre più accentuata, del lavoro moderno a servirsi del lavoro delle generazioni precedenti come si potrebbe determinare qual è la parte di prodotto dell'uno e quale dell'altro? E assolutamente impossibile, e i nostri stessi avversari lo sanno tanto bene che finiscono per dire: “Ebbene, ci baseremo per la ripartizione sull'ora di lavoro”; ma nello stesso tempo ammettono essi stessi che sarebbe ingiusto, poiché tre ore di lavoro di Pietro possono spesso valerne cinque di Paolo.

    Una volta ci dicevamo “collettivisti” per distinguerci dagli individualisti e dai comunisti-autoritari, ma in fondo eravamo semplicemente comunisti-antiautoritari, e, dicendoci “collettivisti” pensavamo di esprimere in questo modo la nostra idea che tutto dev'essere messo in comune, senza fare differenze tra gli strumenti e i materiali di lavoro e i prodotti del lavoro collettivo.

    Ma un bel giorno vedemmo spuntare una nuova setta di socialisti, i quali, risuscitando gli errori del passato, si misero a filosofare, a sceverare, a distinguere su questa questione.

    Ma affrontiamo finalmente la sola e unica obiezione seria avanzata dai nostri avversari contro il comunismo.

    Tutti sono d'accordo che si va necessariamente verso il comunismo, ma ci viene osservato che, all'inizio, non essendo suffìcientemente abbondanti i prodotti, bisognerà stabilire il razionamento, la divisione, e che la miglior divisione dei prodotti del lavoro sarebbe quella basata sulla quantità di lavoro fatta da ciascuno.

    A questo rispondiamo che nella società futura, anche quando si fosse costretti a razionare i beni, si dovrebbe rimanere comunisti; cioè il razionamento dovrebbe esser fatto non secondo i meriti, ma secondo i bisogni.

    Prendiamo la famiglia, questo piccolo esempio di comunismo, di un comunismo autoritario piuttosto che anarchico, è vero, ma che d'altronde non cambia nulla in questo caso.

    Nella famiglia il padre guadagna, supponiamo, cento soldi al giorno, il figlio maggiore tre franchi, un ragazzo più giovane quaranta soldi, e il minore soltanto venti soldi al giorno. Tutti portano il denaro alla madre che tiene la cassa e dà loro da mangiare. Non tutti portano in modo eguale, ma a pranzo ciascuno si serve come vuole e secondo il proprio appetito: non vi è razionamento. Ma arrivano tempi brutti e l'indigenza costringe la madre a non rimettersi più all'appetito e al gusto di ciascuno per la distribuzione del pranzo. Bisogna dividere in razioni e, sia per iniziativa della madre, sia per tacito accordo, le porzioni di tutti vengono ridotte. Ma notate, questa ripartizione non vien fatta secondo i meriti perché sono soprattutto i ragazzi più giovani a ricevere la parte maggiore, e, per quel che riguarda il boccone migliore, è riservato alla vecchia che non guadagna proprio nulla. Anche durante la carestia si applica in famiglia questo principio del razionamento secondo i bisogni. Potrebbe essere altrimenti nella grande famiglia umana del futuro?

    È evidente che ci sarebbe altro da dire su questo argomento, se non lo trattassi davanti ad anarchici.

    Non si può essere anarchici senza essere comunisti. In effetti, la minima idea di limitazione contiene già i germi dell'autoritarismo. Non potrebbe manifestarsi senza generare immediatamente la legge, il giudice, il gendarme.

    Dobbiamo esser comunisti, perché nel comunismo realizzeremo la vera eguaglianza. Dobbiamo essere comunisti perché il popolo, che non afferra i sofìsmi collettivisti, capisce perfettamente il comunismo, come gli amici Réclus e Kropotkin hanno già fatto notare. Dobbiamo essere comunisti, perché siamo anarchici, perché l'anarchia e il comunismo sono i due termini necessari della rivoluzione.

  2. #2
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    Ottimo,anche messo in rilievo

  3. #3
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    Bella, ovviamente mi ci ritrovo appieno
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  4. #4
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    Molto bello, veramente...l' unica cosa con cui non mi trovo d' accordo, e su cui anch' io per ora sto riflettendo, è l' assenza totale di leggi...vedete anch' io, come ogni neo-comunista (di cui il documento da una piena descrizione, anche se mi sento più comunista che anarchico), sono contrario all' autorità perchè questa è una forma di limitazione che impedisce comunque la piena uguaglianza, ma secondo me l' uomo non è perfetto e ci vorrebbe comunque una scala di valori, più che leggi, che dica, ad esempio, che uccidere non è giusto ed è una cosa orribile. Questo è solo un mio parere.

  5. #5
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    Predefinito Re: Anarchia e Comunismo

    [QUOTE]In origine postato da alemaggia
    [B]Anarchia e comunismo

    C. Cafiero



    C. CAFIERO, Anarchia e comunismo. Riassunto del discorso pronunciato dal compagno Cafiero al Congresso della federazione giurassiana, in “Le Revolté”, 13 - 27 novembre 1880; ora in C. CAFIERO, La rivoluzione per la rivoluzione, a cura di G. Bosio, Roma 1970., pp. 47-56.

    [...]




    L'anarchia, oggi, è l'attacco; è la guerra a ogni autorità, a ogni potere, a ogni Stato. Nella società futura, l'anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell'individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell'associazione; libero sviluppo dell'associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell'umanità.

    _______________________________________________

    Quindi, correva l'anno 1880... oggi l'imperialismo economico va combattuto con altri strumenti, la contemporaneità è molto più complessa di quel tempo.

    Trovo nel brano che ho lasciato una proto-idea di fedralismo, lui stesso usa il termine FEDERA.

    Qualsiasi ipotesi libertaria, umanistica e popolare, non può che passare attraverso una fase intermedia che si chiama FEDERALISMO, con questo metodo politico, le popolazioni iniziano a mettere i paletti, le regole popolari, ai vari imperialisti di turno.

    I sogni non sono male, ma la realtà va affrontata realisticamente, che significa, se non puoi rovesciare l'imperialismo in un colpo, devi adottare una strategia graduale.

    O le popolazioni si prendono la loro vita, il loro destino in mano, o la logica imperialista brucerà ogni cosa, tutta la nostra vita.

    Quindi muoia l'imperialismo, da una posizione federalista, libertaria.

  6. #6
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    Predefinito Re: Anarchia e Comunismo

    In origine postato da alemaggia
    Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la liberta, cioè l'anarchia, e l'eguaglianza, cioè il comunismo”.
    Comunismo è sia libertà che eguaglianza. Qui si cerca di mescolare anarchismo e comunismo che sono due cose molto simili nei risultati finali, ma molto diverse nelle basi e nei metodi per raggiungere l'obiettivo finale.
    Il comunismo attualmente è ancora l'attacco; non è la distruzione dell'autorità,
    E invece sì che lo è.
    ma la presa di possesso in nome di tutta l'umanità di ogni ricchezza esistente sulla terra.
    Presa di possesso da parte di chi? Della società nel complesso, ma questo per fortuna lo si desume andando avanti con la lettura del testo.
    Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facolta, a ciascuno secondo i suoi bisogni,
    Fin qui ci siamo.
    vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà.
    Cosa??! Ma stiamo scherzando? Questo non sarebbe comunismo, ma caos economico e sociale!
    Ma ci viene chiesto: è attuabile il comunismo? Avremo prodotti a sufficienza per lasciare a ciascuno il diritto di prenderne a volontà, senza richiedere agli individui più lavoro di quanto ne vorranno fare?

    Rispondiamo: si. Certamente, si potrà applicare questo principio: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà,
    Ancora! Questo è caos! La produzione si basa sulla cooperazione degli individui di tutta la società e quindi le decisioni in merito e su quali dovrebbero essere i bisogni soddisfabili (decisioni sulle priorità) dovrebbero essere prese democraticamente da tutta la società.
    Non è tutto affermare che il comunismo è una cosa possibile: possiamo affermare che è necessario. Non solo, si può essere comunisti: bisogna esserlo, a rischio di fallire lo scopo della rivoluzione.
    Più che altro bisogna capire e far capire che ci conviene essere comunisti/socialisti, non crederlo e farlo credere, o capirlo e farlo credere.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Anarchia e Comunismo

    In origine postato da Gian_Maria
    [B]Comunismo è sia libertà che eguaglianza. Qui si cerca di mescolare anarchismo e comunismo che sono due cose molto simili nei risultati finali, ma molto diverse nelle basi e nei metodi per raggiungere l'obiettivo finale.
    [B]
    E invece sì che lo è.
    [B]
    Presa di possesso da parte di chi? Della società nel complesso, ma questo per fortuna lo si desume andando avanti con la lettura del testo.
    [B]
    Fin qui ci siamo.
    [B]
    Cosa??! Ma stiamo scherzando? Questo non sarebbe comunismo, ma caos economico e sociale!
    [B]
    Ancora! Questo è caos! La produzione si basa sulla cooperazione degli individui di tutta la società e quindi le decisioni in merito e su quali dovrebbero essere i bisogni soddisfabili (decisioni sulle priorità) dovrebbero essere prese democraticamente da tutta la società.

    Più che altro bisogna capire e far capire che ci conviene essere comunisti/socialisti, non crederlo e farlo credere, o capirlo e farlo credere.
    Sono le stesse critiche che ho portato io...poi un' ultima cosa: io non credo che tutti dobbiamo essere comunisti o socialisti o di qualsiasi altra definizione; voglio dire che essere di sinistra-sinistra o anarchici ed essere veramente per il Bene Popolare anche senza darsi un nome è necessario....avere pluralità di idee e pensieri è necessario ed importantissimo...

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Re: Anarchia e Comunismo

    In origine postato da Eegol
    Sono le stesse critiche che ho portato io...poi un' ultima cosa: io non credo che tutti dobbiamo essere comunisti o socialisti o di qualsiasi altra definizione; voglio dire che essere di sinistra-sinistra o anarchici ed essere veramente per il Bene Popolare anche senza darsi un nome è necessario....avere pluralità di idee e pensieri è necessario ed importantissimo...
    Certamente, ma è altrettanto necessario e importantissimo avere una visione (il più possibile "scientifica" e quindi razionale) della realtà e delle idee fondamentali condivise (almeno da una maggioranza) per poter organizzare al meglio la società, questo proprio perché la produzione, che sta alla base di qualsiasi società civile, si basa sulla cooperazione di tutti gli individui della società (o della stragrande maggioranza di essi) .

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Anarchia e Comunismo

    In origine postato da Gian_Maria
    [B]
    Cosa??! Ma stiamo scherzando? Questo non sarebbe comunismo, ma caos economico e sociale!

    Ancora! Questo è caos! La produzione si basa sulla cooperazione degli individui di tutta la società e quindi le decisioni in merito e su quali dovrebbero essere i bisogni soddisfabili (decisioni sulle priorità) dovrebbero essere prese democraticamente da tutta la società.
    Sbagli. Secondo la sua volontà, significa che, se uno vorrà di più, avrà di più, lavorando maggiormente e meglio.

    Per quanto riguarda la seconda, non mi piace proprio "democraticamente" e "da tutta la società". L'anarchia prevede una società decentrata al massimo, quindi praticamente individuale. Per questo il concetto di maggioranza, essendo le aggregazioni libere e non più forzate, potrebbe essere accantonato.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: Anarchia e Comunismo

    In origine postato da Mastea
    Sbagli. Secondo la sua volontà, significa che, se uno vorrà di più, avrà di più, lavorando maggiormente e meglio.

    Per quanto riguarda la seconda, non mi piace proprio "democraticamente" e "da tutta la società". L'anarchia prevede una società decentrata al massimo, quindi praticamente individuale. Per questo il concetto di maggioranza, essendo le aggregazioni libere e non più forzate, potrebbe essere accantonato.
    Ti assicuro che quello che sostieni non ha nulla a che vedere con l'ideale comunista/socialista (e col marxismo) e nemmeno con quello più accreditato di anarchismo (ne esistono diverse versioni).

 

 
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