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Castiadas, l'ex galera è un paradiso
Un sindaco lungimirante fa approvare il Pianourbanistico: parte la corsa degli imprenditori per i terreni.
Anche Berlusconi prenota una villa dove stanno sorgendo alberghi.
SICCOME È T RO P P O FAC I L E scri-
vere che al Sud est della Sardegna,
esattamente a Castadias,
piovono soldi con la esse
maiuscola per un enorme investimento
turistico, facciamo una promessa:
non si parla di una nuova
Costa Smeralda che nasce. Troppo
facile, soprattutto perché Silvio
Berlusconi, il banchiere Ennio Doris
e tanti altri riccastri della Terra
hanno già prenotato la loro villa con vista sul mare,
in mezzo ai campi da golf.Però, la semplificazione
giornalistica per certi versi calza. Perché i
fatti sono chiari: in silenzio sta venendo su un impero
del divertimento e del relax dorato nell'ex
patria dei condannati ai lavori forzati. Che poi,
negli anni '60 e dei primi passi dell'Autonomia,
diventò patria dei contadini assegnatari dell'Etfas
(oggi Ersat).
In questo ammasso di colline che degradano
sul mare e dall'altra finiscono nella foresta
di Minni Minni, case sparse con 1400 abitanti
d'inverno e trentamila d'estate, accadono una
serie di fatti singolari. Che messi in fila portano
al risultato di cui sopra. Primo elemento: c'è un
sindaco capocantiere, si chiama Eugenio Murgioni,
oggi ha 51 anni e conosce le campagneperché
lavora allaColdiretti.Un giorno del 1992,
Castiadas è comune
autonomo da un lustro, gli dicono:ma
perché non facciamo una lista civica e
ci prendiamo la guida del paese?Murgioni,
che nel frattempo è diventato
consigliere regionale, è ancora nel suo
Municipio che dirige lavori. Dal 2001 a
oggi è riuscito a dirottare 45 milioni di
europubblici e ha trasformatoil paese
in un gigantesco cantiere. Fogne, teatro
tenda, strade, marciapiedi, piazze,
argini per il fiume. E soprattutto il Piano
urbanistico comunale, anche quello
votato all'unanimità in un paese dove
la coesione esiste e l'opposizione
sulle scelte strategiche si fa convincere
dalla maggioranza. Secondo elemento:
il Puc è diventato norma nel 2002.
Dunque, non si applica la legge salvacoste
dell'era Soru. Dunque dunque, si
può costruire dappertutto salvo la fascia
di rispetto dei trecento metri dal
mare. E così aCastiadas, mentre il sindaco
capocantiere si affanna a dirigere
le opere pubbliche importando imprese
da tutta la Sardegna («qui non abbiamo
manodopera»), nei tancati dei pastori
e dei contadini si vedono sfrecciare
eleganti berline da asfalto. Sono le
auto dei grandi agenti immobiliari,
collegati agli investitori privati internazionali
arrivati a Castiadas per comprare.
E qui torna la Costa Smeralda,
dove quarant'anni fa i pastori vendevano
gli stazzi per un pugno di
milioni. Oggi, altri pastori, vendono
le terre per molti soldi. La
gran parte li ha messi un gruppo
italo inglese, finanziato nientemano
che dalla Banca della Regina
d'Inghilterra: ha comprato
duecento ettari per campi da golf
e ville. Diciamo che non glieli
hanno proprio regalati quegli ettari
e diciamo pure che gli ex pastori,
con quel capitale e le terre
ancora in loro proprietà, sono già
imprenditori. E si preparano a realizzare - i progetti
sono già al Comune - le loro ville da piazzare
su unmercato che tutti fiutano. Il sindaco
Murgioni vorrebbe raccontare tanto e spiegare
«questa sorta di visione collettiva che ha preso
il paese». Vorrebbe aggiungere che «ci vorranno
quindici anni per vedere tutto questo finito»
e si augura soltanto, senzadirlo, che il suo successore
sia all'altezza di questa visione. Lo aiuteranno
la nuova strada che da Santa Barbara
oggi fila dritta verso Castiadas e l'aeroporto di
terzo livello che forse verrà, «se la Regione capirà
che i turisti bisogna pure portarli sino a qui».
Ma questo è un altro discorso: per ora c'è da costruire
Castiadas. C'è da completare la visione
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