Articoli dal Financial Times, 27-04-2005
Le minacce del commissario Monti per influenzare il voto dei francesi
Titolo originale: Chirac fa pressione sugli elettori francesi perché votino a favore del trattato europeo
Di John Thornhill e Martin Arnold
Jacques Chirac, il presidente francese, ieri ha fatto pressione sui suoi compatrioti perché non rompessero con 50 anni di progressi nel costruire la pace e la democrazia in Europa rigettando il trattato costituzionale.
Combattendo per invertire la tendenza negativa dei sondaggi di opinione relativi al referendum nazionale del 29 maggio, Chirac ha affermato che il sì permetterebbe alla Francia di diffondere i suoi valori nazionali affermati per la prima volta durante la rivoluzione del 1789.
“Votare sì significa scegliere una Europa più orientata verso il sociale, più indipendente più potente, nella quale il peso della Francia aumenterebbe significativamente.” Chirac ha affermato durante una conferenza stampa congiunta con Schroder, il cancelliere tedesco, tenutasi a Parigi.
“Votare sì significa rinforzare la Francia, difendere gli interessi francesi, rimanere fedeli alla vocazione e all’ambizione della nostra nazione sia sulla scena interna che sul palcoscenico internazionale”.
Anche Schroder è intervenuto nel dibattito nazionale francese, chiedendo agli elettori francesi di rimanere fedeli alla loro visione europeista. “L’idea di una Europa unificata viene dalla Francia” ha detto, aggiungendo che votare no indebolirebbe il potere collettivo di tutti i cittadini europei.
Altri leader di spicco europei hanno fatto pressione sugli elettori francesi a favore della costituzione, che porta nuove regole per l’UE estesa a 25 membri e allarga l’area dell’azione collettiva.
Ieri, Mario Monti, già commissario per la concorrenza, ha ammonito gli elettori francesi che essi farebbero insorgere una crisi di confidenza tra gli investitori che potrebbe trasformare “l’Europa in un sobborgo di Shangai” se votano “no” nel referendum del prossimo mese. Monti, che come commissario alla concorrenza è entrato ripetutamente in contenzioso con la Francia per aiuti di stato a società come l’Alstom e France Telecom, ha detto che ci sarebbe una “seria crisi” se la Francia votasse no il 29 maggio.
“Ci sarebbero serie conseguenze economiche e finanziarie di un no della Francia” ha detto a Parigi. “Per la nostra competitività internazionale abbiamo necessità del processo decisionale più efficace che viene fornito dalla nuova costituzione”.
“L’incertezza che [un voto contrario della Francia] creerebbe sul futuro dell’Europa avrebbe un impatto negativo sulle decisioni negli investimenti per gli investitori europei e non. Se volete che l’Europa divenga un sobborgo di Shangai, allora votate no”. Ha poi chiesto agli altri paesi europei di procedere con la ratifica della costituzione persino se la Francia o un altro paese voterà no “Per l’educazione dell’Europa, sarebbe utile che il processo andasse a conclusione”
Chirac ha detto che il rigetto della costituzione lascerebbe il campo libero ai partigiani di una “evoluzione ultra liberal dell’Europa”.
Titolo originale: Un nuovo dialogo può legare l’America all’Europa
David Hannay, già ambasciatore britannico presso l’Unione Europea e l’ONU
Le visite di febbraio in Europa di Condoleezza Rice, il nuovo segretario di stato di Gorge Bush e del presidente USA stesso hanno fatto un buon lavoro per depurare le relazioni atlantiche dai veleni portati dall’invasione in Iraq.
Le calde parole indirizzate alle istituzioni europee potrebbero apparire persino più significative se il trattato costituzionale europeo raggiungerà il suo obiettivo nel referendum francese o in quello olandese del mese prossimo. Sin dalle visite di febbraio ci sono stati segnali di benvenuto - che i leader delle due sponde dell’Atlantico hanno riscoperto che possono sia ricevere che trasmettere – il supporto USA ai negoziati di Gran Bretagna, Francia e Germania con l’Iran è stato intensificato, mentre l’UE ha rallentato i passi verso l’alleggerimento dell’embargo sulle armi alla Cina.
Ma il riavvicinamento rimane fragile e inadeguata la struttura che supporta ogni proposito di lavorare assieme su una serie di problematiche di politica estera. Siamo passati attraverso un periodo traumatico, quando i leader in europa e negli USA hanno compiuto praticamente ogni errore possibile nel campo diplomatico. Chiamate per nome, indici puntati contro ed eccitazione del pubblico dibattito hanno danneggiato le relazioni.
Peggio ancora, tutto ciò è avvenuto in un momento in cui gli europei e gli americani avevano necessità di effettuare una difficile transizione dall’avere a che fare con le certezze della guerra fredda al dover fronteggiare un insieme completamente differente di sfide e minacce.
Aggiungendo a questo la necessità di tenere in conto il nuovo e rapido sviluppo della politica comune UE per gli affari esteri e la sicurezza, si arriva alla necessità di un ripensamento del “come” e anche del “se” della cooperazione. Ancora manca quasi totalmente l’apparato per condurre la sorta di discussioni che è necessaria per evitare misunderstandings e risolvere le differenze . Non è sufficiente provvedere per incontri di emergenza dopo scontri in campo aperto: il ciclo quotidiano delle notizie giornalistiche fa sì che essi arrivino troppo tardi. Gli USA e la UE necessitano di condividere con discrezione analisi e discussioni sulle opzioni politiche, di lavorare assieme a strategie di azioni concertate, quando sono in accordo sugli obiettivi, oppure a strategie per limitare i danni, quando sono in disaccordo.
Questa, naturalmente, è un’area sensibile. Alcuni europei argomenteranno che ogni rafforzamento dell’apparato delle relazioni atlantiche pregiudicherebbe l’autonomia dei governanti europei. Alcuni americani preferiranno continuare a provare con il “divide et impera”. Alcuni paesi europei, in particolare quelli più grandi, vedrebbero una minaccia ai loro rapporti bilaterali con Washington, che tengono in gran conto. Ma l’epoca per lasciar prevalere tali obiezioni è sicuramente passata. Ora abbiamo scoperto la capacità che ciascuno ha di frustrare gli obiettivi di politica estera dell’altro, e identificato sfide che possono essere affrontate con successo se lavoriamo insieme in modo più efficace che nel recente passato. Ora questa lezione deve essere applicata per assicurare che l’America e l’Europa possano trarre un successo concreto da una nuova partnership atlantica.
Gli Americani e gli europei potrebbero iniziare questo dialogo durante la visita di Bush in Europa il mese prossimo. Su tale base, quando il primo ministro britannico, come presidente di turno della UE, incontrerà il presidente USA a fine anno, essi dovrebbero essere in posizione tale da poter rivelare un insieme di accordi per supportare e mettere in pratica gli intendimenti espressi a Brussels in febbraio.




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