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  1. #1
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    Predefinito Santa Messa solenne di inizio pontificato

    Inizia tra pochi minuti...

  2. #2
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    Predefinito Re: Santa Messa solenne di inizio pontificato

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Inizia tra pochi minuti...
    La Santa Messa solenne é stata in latino (pur trattandosi - ovviamente - della Messa "postconciliare").
    Ma qui alla televisione tedesca c´era un "simpatico" tedesco che doppiava la Messa, traducendola in germanese...

  3. #3
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    Ovviamente il Papa celebra col rito attuale, non col vecchio rito che alcuni possono usare per grazia.

  4. #4
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    Ovviamente,
    mi lamentavo del "doppiaggio" della Messa, proprio una cavolata!
    Al massimo potevano mettere i sottotitoli...

    (PS. x Thomas: che ne pensi di quel che ho scritto su Abramo e Isacco?)

  5. #5
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    Dopo lo commento.
    Sì, potevano mettere i sottotitoli, vabbè.

  6. #6
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    Anche qui la Rai, coi suoi logorroici commentatori, ha tradotto tutto in diretta...

  7. #7
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    LA MESSA D’INIZIO

    Alla presenza di 350 mila fedeli, sotto lo sguardo del mondo intero, Benedetto XVI ha raccolto il testimone destinato a ogni Pontefice. Impegno missionario, collaborazione, unità fra i cristiani, servizio all’uomo sofferente e abbandonato nei «deserti» del terzo millennio, alcuni temi cruciali della sua omelia. «Non è il potere che redime ma l’amore»

    Dentro la storia ma non da solo

    La sosta sulla tomba di san Pietro, la consegna del pallio e dell'«anello del pescatore»: non solo parole ma anche gesti carichi di significato, nel rito d'apertura. Fra le dodici persone che hanno promesso obbedienza al Papa a nome di tutta la Chiesa, anche una coppia di coniugi



    Da Roma Mimmo Muolo

    È tornato il vento a Piazza San Pietro. Come quella mattina di sedici giorni fa, durante i funerali di Giovanni Paolo II. È tornato il vento e ora accarezza, scompigliandoli, i bianchi capelli di Benedetto XVI, emozionato, ma sorridente. Il vento come segno di continuità. Quasi un testimone che passa di mano nella millenaria staffetta della fede corsa dai Pontefici. O, se volete, una carezza del Padre di lassù, proprio come fanno i genitori di quaggiù con i loro bambini, arruffandone i capelli in uno spontaneo gesto d'affetto. Anche Papa Ratzinger ha il volto sereno di un fanciullo. E chissà se ha pensato anche lui che quel vento era la carezza di Dio. Certo si sarà rafforzato nella convinzione espressa poco prima, durante l'omelia interrotta da decine di applausi (che Avvenire pubblica integralmente). «Non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo». Perché «chi crede non è mai solo» e può contare sull'aiuto del Cielo, come su quello degli altri credenti. Basta guardarsi intorno per capire che la sua non è solo una constatazione. Non è certamente solo il nuovo Pontefice nella Messa che inaugura il suo ministero petrino. Davanti all'altare si stende una folla sterminata, che la Protezione civile valuterà in 350 mila persone. Intorno a lui c'è la schiera dei cardinali che lo hanno eletto e di quelli che hanno guidato la preghiera del popolo perché lo Spirito Santo ispirasse la scelta giusta. Ci sono i vescovi e i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose, 141 delegazioni ufficiali e i "delegati fraterni" delle altre comunità cristiane. È rappresentata, insomma, la Chiesa intera, in comunione con quell'altra schiera dei santi del cielo, che il nuovo Papa immagina abbia accolto e accompagnato Giovanni Paolo II «fino alla gloria di Dio». Perciò, anche se dice di non voler presentare oggi «un programma di governo», le sue affermazioni assumono una forte valenza programmatica. Vi si leggono, ad esempio , la volontà di dare ala alla collegialità, così come l'impegno missionario che si esprime nella ricerca della pecorella smarrita nelle «tante forme di deserto» del terzo millennio. La preghiera dell'unità fra i cristiani così come il servizio all'uomo che deve essere «tirato fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la luce di Dio». E infine la riproposizione - ulteriore segno di continuità - del grido che fu la bussola del pontificato di Giovanni Paolo II: «Non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo». Invito rivolto in particolare ai giovani, ai quali il nuovo Pontefice ripete: «Non abbiate paura di Cristo. Egli non toglie nulla e dona tutto. Chi si dona a lui riceve il centuplo». In questo modo il Pontificato di Papa Ratzinger si salda non solo a quello del suo immediato predecessore. Ma si innesta direttamente sulla roccia rappresentata da Pietro, al termine di una celebrazione durata due ore e quaranta e impreziosita da un complesso simbolismo, cui ha fatto rimando anche lo stesso Pontefice, nella sua omelia. Ecco, innanzitutto la sosta sulla tomba di Pietro, atto iniziale della liturgia, ecco l'incedere solenne attraverso la grande navata completamente sgombra della Basilica di San Pietro, fino a ricevere, una volta uscito sul sagrato, il primo caloroso abbraccio della folla. Ecco, poi, dopo le letture e il Vangelo («Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? Pasci le mie pecorelle, pasci i miei agnelli») l'imposizione del pallio, la cui fattura con lana di pecore e agnelli proprio a quel Vangelo è ispirato. Benedetto XVI lo riceve dalle mani del cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estevez. E sul volto gli si legge chiaramente - insieme a una grande felicità - l'emozione di un così importante momento. Dirà poco dopo, nel corso dell'omelia: «Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi». E infatti quella sottile striscia di lana bianca, che si staglia sulla bellissima casula tessuta in oro antico già indossata da Giovanni Paolo II, ha in sé tutto il peso della missione affidata al successore di Pietro. Peso dell'«umanità intera», pecorella smarrita, che - a imitazione di Cristo - egli deve mettersi sulle spalle per condurla «alle acque della vita». Peso che, però, il Pontefice non porterà da solo. «Il Pallio dice innanzitutto che tutti noi siamo portati da Cristo. Ma al tempo stesso ci invita a portarci l'un l'altro». E dove andare a cercare questa pecorella? Benedetto elenca i tanti deserti del nostro tempo: «Povertà, fame, sete, abbandono, solitudine, amore distrutto». E ancora: «Oscurità di Dio e svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell'uomo». Sembra di risentire Papa Wojtyla quando parlava di «ecologia umana». Benedetto XVI, infatti, sottolinea: «I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi. Perciò i tesori della terra non sono più al servizio dell'edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possono vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione». Invece, sempre con riferimento al pallio, Papa Ratzinger sottolinea: «Non è il potere che redime, ma l'amore. Il Dio che è divenuto agnello ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall'impazienza degli uomini». Quella stessa impazienza che, forse, è anche alla base dello «strappo» alla rete del Signore (chiaro riferimento alle divisioni tra i cristiani), di cui il Pontefice parla in relazione all'altro grande segno della Messa di inizio del suo ministero petrino: la consegna dell'anello del pescatore, da parte del cardinale decano, il segretario di Stato Angelo Sodano. C'è in quell'anello (uguale al sigillo con cui il Papa firmerà i suoi documenti) un'altra metafora della missione del Vescovo di Roma. «Anche oggi viene detto alla Chiesa e ai successori degli apostoli di prendere il largo nel mare della storia e di gettare le reti per conquistare gli uomini al Vangelo». Di qui la sua preghiera ecumenica: «Signore, non permettere che la tua rete si strappi ed aiutaci ad essere servitori dell'unità». Allo stesso modo assume un valore simbolico, proprio nel segno dell'unità, anche l'obbedienza promessagli da dodici persone (tre cardinali, un vescovo, un sacerdote, un diacono, due religiosi, una coppia di coniugi, e due ragazzi cresimati) in rappresentanza di tutta la Chiesa. Una «Chiesa viva». Una «Chiesa giovane», che «porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro». Su quella via Benedetto XVI si è già incamminato. E non da solo. Il vento di Piazza San Pietro non mancherà mai di gonfiargli le vele.


    Avvenire - 25 aprile 2005

  8. #8
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    RADUNATI DAL PASTORE
    Dopo la Messa di ieri mattina, mentre le campane suonavano a festa, Ratzinger ha voluto salutare le migliaia di fedeli presenti in piazza In basilica poi Benedetto XVI ha incontrato i rappresentanti di decine di nazioni Folto il gruppo italiano guidato dal presidente della Repubblica Ciampi

    Vicino alla folla sull'auto scoperta

    Assieme alle tredici personalità tedesche anche il presidente bavarese Edmund Stoiber che ha invitato il Papa a visitare la sua terra natale «Ich komme bald», verrò presto, ha risposto Ratzinger



    Da Roma Salvatore Mazza

    Non tradisce se stesso, Papa Ratzinger. Né potrebbe. E il momento dei saluti diventa l'epitome della sua gentile, invincibile timidezza. Ha il viso radioso e sorridente quando, finita la Messa, accompagnato dalle note della «Toccata e fuga in re minore» di Johan Sebastian Bach, attraversa, in piedi sulla "campagnola" scoperta, piazza San Pietro per salutare la folla, immensa, accorsa a salutarlo; ma sceglie il giro corto, quello che attraversa la piazza, rinunciando ad avventurarsi lungo via della Conciliazione dove, pure, altre centinaia di migliaia di persone vorrebbero vederlo da vicino. È ancora sorridente, il viso appena stanco, quando si siede sul tronetto posto ai piedi dell'altare della Confessione, all'interno della Basilica vaticana, per ricevere l'omaggio delle centoquarantuno delegazioni ufficiali: e stringe centinaia di mani, sempre rispondendo ai suoi interlocutori ma senza mai "forzarli", rispettoso e accogliente, riservato e disponibile. Nel giorno che segnava ufficialmente l'inizio del suo pontificato Benedetto XVI avrebbe potuto cercare il bagno di folla e l'ossequio dei potenti. E li avrebbe facilmente trovati, perché quella folla l'avrebbe abbracciato senza riserve, e quei potenti, forse, non aspettavano altro. Papa Ratzinger, fedele alla sua natura schiva, ha scelto di andare diritto per la sua strada, pastore e pescatore di una Chiesa che «in modo meravi-glioso si è manifestata», come ha detto nell'omelia. «Una Chiesa viva». Una Chiesa essenziale, radicata nel Vangelo, testimone della «pazienza di Dio» e missionaria. Quando, finita la lunga cerimonia della Messa d'inizio pontificato e l'organo di San Pietro ha sprigionato le travolgenti prime note della più celebre composizione creata da Bach proprio per quello strumento, Benedetto XVI è salito sulla campagnola bianca e la piazza è esplosa in un'applauso tonante e in mille grida di saluto all'indirizzo del nuovo Pontefice. Con le campane della basilica ad accompagnare il tragitto, la vettura con a bordo il Papa benedicente ha percorso lentissima, senza soste, il percorso delineato dallo spazio lasciato libero tra le transenne, dalla destra della basilica - sotto la Loggia del Maggiordomato -, fino a metà della piazza, oltre l'obelisco, per poi rientrare in linea retta sulla sinistra verso l'Arco delle Campane. Quindi Papa Ratzinger è tornato all'interno della Basilica di San Pietro passando per la cosiddetta Porta delle Lacrime, spogliandosi dei paramenti liturgici nella sagrestia prima di raggiugere il tronetto posto sotto l'altare della Confessione. Con accanto il cardinale Angelo Sodano, da lui nuovamente nominato giovedì scorso Segretario di Stato, Benedetto XVI si è seduto, ed è subita iniziata la lunga - oltre un'ora - cerimonia di saluto delle delegazioni ufficiali arrivate a Roma per la Messa d'insediamento. I primi a essere presentati al suo cospetto sono stati il presidente tedesco Horst Kolher, il cancelliere Gerhard Schroeder il presidente bavarese Edmund Stoiber, tutti accompagnati dalle mogli. E a Stoiber, che lo invitava a visitare quanto prima la Baviera, Papa Ratzinger ha risposto dicendo «ich komme bald», "verrò presto". Particolarmente cordiale è stato il saluto del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla moglie Franca, così come più tardi quello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a San Pietro con la moglie Veronica e il figlio Luigi. Come vuole il cerimoniale diplomatico, prima sono stati presentati al Pontefice gli uomini, dopo le donne, quasi tutte vestite di nere come da protocollo salvo le sovrane regnanti cattoliche come la regina di Spagna e la granduchessa del Lussemburgo, alle quali la tradizione concede il privilegio di indossare abiti bianchi al cospetto del Papa. Tuttavia, come sempre più sovente è successo già da alcuni lustri, non sono mancate le signore africane o asiatiche che hanno optato per abiti tradizionali. Con quasi tutti, come detto all'inizio, lo scambio di saluti è stato veloce, limitato a poche frasi e a una stretta di mano. Con altri, come con le delegazioni tedesca o italiana, o come con il Re Juan Carlos e il principe Alberto di Monaco, decisamente più lungo. Proprio il sovrano di Spagna, che era accompagnato dalla regina Sofia, ha aperto il gruppo delle teste coronate, del quale facevano parte il principe Filippo di Edimburgo, i già ricordati principe Alberto di Monaco e la granduchessa del Lussemburgo, l'erede al trono del Belgio Filippo con la moglie Mathilde, e il principe Guglielmo Alessandro di Olanda. Sono seguite poi le delegazioni, provenienti letteralmente da tutto il mondo compresi alcuni Paesi arabi come Egitto, Marocco, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Irak e altri ancora. Di tutte, le delegazioni più numerose erano quelle tedesca e italiana: della prima, composta da tredici persone, oltre a Kohler, Schroeder e Stoiber facevano parte anche il ministro dell'Interno Otto Schily e il Duca Franz di Baviera. Di uguale consistenza numerica era anche la delegazione italiana: con Ciampi e Berlusconi i presidenti di Senato e Camera, Marcello Pera e Pierferdinando Casini, il vice-premier Gianfranco Fini e il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta.


    Avvenire - 25 aprile 2005

  9. #9
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