
Originariamente Scritto da
Defender
Una piccola premessa. Ancora non ho iniziato la lettura approfondita e studiata dell'opera di Julius Evola, da cui anzi mi sono tenuto lontano prima di acquisire una seppur limitata autonomia di pensiero e una cognizione leggermente approfondita della Storia.
Nella affermazione
Nell'Idea va riconosciuta la nostra vera Patria. Non l'essere di una stessa terra o di una stessa lingua, ma l'essere della stessa idea è quello che oggi conta.
sono sostanzialmente d'accordo con quanti sostengono la necessità di inserire la detta "Idea", politica e meta-politica, nell'ambito del più generale contesto della civiltà, della Storia e delle tradizioni di riferimento.
Io personalmente sono arrivato a sospettare che lo stesso Evola non pensasse affatto a travalicare quelle che sono riconosciute le frontiere europee (NON socialiste o liberali, europee) e che nel suo rigetto del nazionalismo "patriottardo" si riferisse principlamente all'ambito Europeo o di derivazione Europea.
In secondo luogo, però, non riesco a concepire il concetto di "patria" come un concetto del tutto slegato dal primigenio e ancestrale criterio di "sangue" e "suolo": patria è lì dove riposano le ossa dei miei padri, il luogo non solo mentale (o spirituale) dove regna l'Idea, ma anche il luogo brutalmente fisico, le città, i paesi, dove i miei antenati hanno vissuto e hanno costruito le spalle dei giganti sulle quali noi siamo seduti, per citare Bernardo di Chartres.
E quindi sorge sempre la possibilità di discrasia tra "patria dell'Idea" cui si accede per destino e per scelta e "patria del Sangue e del Suolo", cui si accede per nascita.
E' una delle frasi, questa, che più mi hanno colpito dell'opera di Evola ma ammetto di non conoscerla per come è inserita nel suo contesto.