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  1. #1
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    Predefinito Oneto e il peso di quel 41%

    Il peso dell’astensione al Nord: e se quel 41% chiedesse l’autonomia?

    Il voto …indipendente cambierà lo Stato

    di Gilberto Oneto

    Si è visto come il vero partito che ha vinto le ultime elezioni sia quello dell'astensione nelle cinque regioni padane a statuto ordinario il 41 % dei cittadini non ha espresso il proprio consenso a nessun partito.
    Ha consegnato scheda bianca, ha annullato la scheda o non si è neppure preso il disturbo di andare fino al seggio, evitando di farsi timbrare quel ridicolo tagliando che ha lo stesso elegante design delle tessere del pane del tempo di guerra.
    L'astensione non è certo una novità: per decenni c'è stato un 10% fisiologico di assenti dal voto (gente all' estero, emarginati, anarchici, indifferenti cronici), che si è dilatato negli ultimi anni, soprattutto da quando sono entrate in vigore le nuove leggi elettorali più o meno maggioritarie.

    È del tutto "normale" (in verità, tristemente antidemocratico) che, diminuendo il ventaglio di "prodotti" politici fra cui scegliere (soprattutto per colpa degli sbarramenti e dei collegi uninominali), un po' di gente si risparmi quella che sente come una inutile fatica.
    Qualcuno ci ha addirittura visto una sorta di evoluzione positiva: un po' stoltamente si sono fatti paragoni con certe democrazie occidentali dove la partecipazione elettorale è sempre stata più bassa che nella Repubblica italiana, quasi che la rinuncia a un diritto sia una sorta di espressione di maturità civile a fronte di una partecipazione "bulgara", vista quasi come un poco democratico obbligo di sudditanza.

    In realtà serve fare un serio distinguo fra l'astensione che si verifica in altri Paesi e quella padana: dei comportamenti elettorali e del senso civico dei cittadini del resto della Repubblica non mi intendo. In alcune delle cosiddette grandi democrazie occidentali (negli Stati Uniti, ad esempio), l'astensione riguarda i simpatizzanti di gruppuscoli radicali non rappresentati nei partiti tradizionali, ma è soprattutto alimentata dalle fasce di emarginazione sociale, dalle minoranze etniche, dai poveri, dai disoccupati, da chi vive ai margini della legge; da tutti quelli insomma - cui non importa un accidente della conduzione della vita pubblica per indifferenza, apatia o rifiuto.

    Da noi si ha la sensazione sempre più netta che l'astensione tocchi invece segmenti molto diversi della popolazione.
    Agli emarginati totali, agli indifferenti o agli estremisti più o meno antisistema (che ci sono sempre stati) si aggiungono i simpatizzanti di piccoli partiti senza reale speranza di essere rappresentati e – soprattutto un numero preoccupantemente crescente di persone "normali".
    A rifugiarsi nell' astensione sembrano infatti essere di più gli appartenenti ai ceti produttivi, i lavoratori autonomi, i pensionati "veri", gli artigiani, i commercianti, i piccoli industriali, i titolari di partite Iva, tutti quelli insomma che non hanno sindacati o potentati di riferimento, che non possono (e non vogliono) costituire clientela, che non accettano il voto di scambio.

    Ad astenersi danno sempre più l'impressione di essere quelli che lavorano, producono reddito, pagano le tasse, che si sono stancati di promesse, che non vedono vie di uscita, che sono delusi da chi gli aveva promesso riforme liberistiche, alleggerimenti fiscali, semplificazioni, deregulation, autonomia e libertà.
    A votare sembra che ci vadano con grande impegno i lavoratori sindacalizzati, i titolari di qualche pensione o stipendio "di solidarietà", i "lavoratori socialmente utili", gli impiegati pubblici, i falsi invalidi, tutti quelli che vivono di Stato, di solidarietà, del lavoro altrui, e - naturalmente - le loro numerose famiglie. Tutta gente che vota chi gli assicura privilegi acquisiti e nuove allegre perequazioni.
    È indubitabile che l'astensione abbia colpito di più le cosiddette forze di centrodestra: chi si aspettava liberismo e ha trovato altro statalismo, chi si aspettava meno burocrazia e si è ritrovato immerso in nuovi balzelli e adempimenti, chi voleva un controllo dell'immigrazione e della criminalità ed è rimasto deluso.

    Molti di loro si sono rifugiati, come ultima spiaggia, nel voto leghista, sostituendo i leghisti delusi dalla lentezza e marginalità delle riforme, dal crescente centralismo e - in taluni casi - da discutibili atteggiamenti di esponenti della nomenklatura. Questo fenomeno di sostituzione spiega la buona tenuta elettorale della Lega, dove i nuovi elettori prendono il posto dei" duri e puri".

    Così c'è stata una emorragia di voti dal centrodestra (Forza Italia e Alleanza Nazionale) verso l'astensione e verso la Lega, e dalla Lega verso l'astensione e - in misura minore - verso altre formazioni autonomiste.
    A questo punto ci si trova con una grande massa di cittadini che non votano, che non voteranno mai (per propria formazione culturale e sociale) per la Sinistra, e che costituiscono un serbatoio in grado di modificare e influenzare tutti gli esiti elettorali.
    Una larga fetta di questi sono" gente d'ordine"a tutti gli effetti la parte migliore della comunità, quella che produce ricchezza e cultura -, che vorrebbe un' amministrazione più agile, smagrita e onesta, che vorrebbe molto meno Stato e più mercato, che vorrebbe un più efficace controllo dell'immigrazione e della criminalità.

    Ancora più numerosi sono gli ex-leghisti e i potenziali leghisti che - oltre alle cose già dette - vorrebbero anche più autonomia e Federalismo e:' in molti - un serio progetto per l'indipendenza della Padania. Questi ultimi hanno tre possibilità: restare nel limbo dell' astensione, premiare qualche formazione indipendentista. alternativa o votare Lega.
    I prossimi mesi devono essere dedicati al recupero di questi milioni di Padani offrendo prodotti politici in grado di soddisfare le loro richieste anche in maniera differenziata.
    Serve una forza politica autenticamente liberista, serve un movimento veramente federalista e serve un contenitore in grado di raccogliere la larga e crescente porzione di indipendentisti, senza il cui voto non si possono vincere le elezioni in Padania, ne condizionare davvero gli equilibri nazionali.
    Occorre che la coalizione che si presenterà alle prossime elezioni trovi il modo di avere il loro consenso: se vuole vincere ha bisogno del loro voto.
    Ma attenzione: non è gente che sia più disposta a sentire frottole, a ricevere specchietti e collanine, a subire promesse pelose. Occorre un progetto credibile di libertà. Senza il voto degli indipendentisti non si vince.

    fonte: il federalismo lunedì 25 aprile 2005

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: Oneto e il peso di quel 41%

    In origine postato da Maxadhego
    I prossimi mesi devono essere dedicati al recupero di questi milioni di Padani offrendo prodotti politici in grado di soddisfare le loro richieste anche in maniera differenziata.
    Serve una forza politica autenticamente liberista, serve un movimento veramente federalista e serve un contenitore in grado di raccogliere la larga e crescente porzione di indipendentisti, senza il cui voto non si possono vincere le elezioni in Padania, ne condizionare davvero gli equilibri nazionali.
    Occorre che la coalizione che si presenterà alle prossime elezioni trovi il modo di avere il loro consenso: se vuole vincere ha bisogno del loro voto.

  3. #3
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    Sempre chiaro, esaustivo e condivisibile Oneto. Da diffondere!!

    (Umberto, se ci sei batti un colpo...)
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  4. #4
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    non c'è proprio nessuna controindicazione ad essere leghisti (io per esempio sono un militante) e contemporaneamente abbonati ai quaderni padani. penso che le due cose si combinino in modo mirabile.
    ritengo che i padanisti debbano essere più indulgenti verso la Lega, perchè il mondo politico nel quale la Lega si muove è tremendo, ma anche che la Lega (i vertici) si rendesse maggiormente conto del gran lavoro di semina per idee che resistano nel tempo, al di là di una semplice pulsione momentanea.

  5. #5
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    Da tempo, vado scrivendo che il famosissimo 30%, che la Lega mieteva ai tempi in cui professava il verbo della gente comune,esiste ancora.Oggi più di ieri,è necessario che la Lega prenda coscienza di questo dato,che inizi a svolgere un ruolo diverso da quello attuale.Un passo in avanti verso la gente che la votava si rende necessario,come necessario è fungere il ruolo di grimaldello all'interno delle istituzioni. Riconoscendo il mondo autonomista ed indipendentista,la Lega potrebbe fungere da strumento di contrapposizione al sistema, e guardare all'autonomismo ed indipendentismo come le sue ali sul territorio.

 

 

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