Strasburgo
«no» europeo alla tentazione dell'eutanasia
Marina Corradi
Giusto un anno fa la canuta ma autorevole assemblea del Consiglio d'Europa di Strasburgo si era vista presentare, e non per la prima volta, una certa raccomandazione 9898, tendente alla depenalizzazione dell'eutanasia nell'Unione. Firmatario un onorevole svizzero, tale Dick Marty, radicale. Secondo l'onorevole, poiché in Europa già «si eutanasizzano migliaia di malati in clandestinità», per riaffermare il «primato del diritto» occorreva portare la questione alla luce del sole. La 9898 si incagliò tuttavia nella controrelazione di un temibile Labour inglese, settanta anni suonati, un leftist wing alla Camera dei Lord, ma un crociato contro aborto e eutanasia. L'onorevole Kevin Mc Namara citò numeri, percentuali, statistiche del "British Medical Journal". La raccomandazione 9898 oscillò e si incagliò mestamente. Sfinito, il presidente ordinò che di eutanasia, in quel consesso, non si parlasse più per un anno.
Ma Marty, oltre che radicale e quindi profondamente legato alla dolce morte, è svizzero. E un anno e un giorno dopo, cioè ieri, rieccolo in aula con una raccomandazione dal titolo caritatevole: «Assistenza ai pazienti in fin di vita». Sotto una tale intestazione, si potrebbe pensare, possono stare argomenti di vastissima portata: l'entità e la diffusione delle cure palliative in diversi Paesi d'Europa, e anche in Italia, ben lontane da quanto occorre ai malati; l'assistenza alle famiglie dei morenti, i day hospital, la preparazione dei medici e degli infermieri, e il rifiuto dell'accanimento terapeutico. In realtà nel documento Marty, fra le righe, si faceva comunque largo la domanda di concedere al malato la possibilità di ottenere l'eutanasia attiva, nel nome del diritto di disporre di se stessi - sempre la stessa, logora ma "gloriosa" bandiera, dai t empi dell'aborto a quelli di questa morte che ci dicono dolce, ai figli fabbricati, per poi selezionare il migliore -. C'entra sempre la morte, in questo disporre di noi.
E ancora, sotto quel titolo pio, la logica del "razionalizzare" ciò che è già costume, ciò che tacendo fan tutti. Fan tutti? Il vecchio rivoluzionario Mc Namara, nemico del Capitale, ma anche della morte, dolce o no, cita l'ultima ricerca internazionale: il 74% dei medici intervistati non intende dare alcuna morte.
Studiatevi le leggi olandese e belga, esorta ancora il radicale Marty, che laggiù ne sono tanto soddisfatti. Mc Namara: «Tanto che, secondo l'ultima indagine olandese, 900 delle 3800 eutanasie del 2001 sono avvenute senza esplicita domanda del paziente». Perplessità espresse anche in un rapporto della Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, nel 2001.
E ancora una volta, colpo su colpo, il vecchio rivoluzionario Mc Namara, che sulla vita e la morte ha le idee chiare, contro l'ostinatissimo e puntuale svizzero. Sconfitto, quest'ultimo, per 138 voti contro 26 alla fine, e perfino dal suo stesso voto, tanto emendata e annacquata la sua risoluzione gli doveva parere alla fine: una devota raccomandazione d'una qualche pia caritas. Ma è la vittoria di un giorno, non illuda nessuno. Se anche un articolo della Convenzione per i diritti dell'uomo dice solenne che «la morte non può essere inflitta intenzionalmente a nessuno», in quest'Europa che va a colpi di referendum, e di pietà gestita da maggioranze popolari, si cambia in fretta. Il signor Marty lo sa, già prepara forse un nuovo documento dal titolo suadente - quello è marketing, in fondo - e aspetta paziente, con tanti come lui, che i tempi siano maturi.
Avvenire - 28 aprile 2005




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