INCHIESTA. VERSO IL TERZO MANDATO LABURISTA?
Title: Sorpresa: Tony Blair è di sinistra più mercato e più giustizia sociale
Subtitle: Otto anni di crescita hanno dato una forte redistribuzione del reddito
L'idea che Tony Blair sia un conservatore camuffato da socialista non e pariicolarmenle originale. E risale certamente a molto tempo prima della vicenda irachena.
Se la scorsa settimana l'Economist lo ha incoronato «miglior politico di centrodestra» è stata un'intera falange di critici di sinistra a bollarlo come traditore fin dalla sua prima comparsa sulla scena politica.
Non appena fu chiaro che il progelto New Labour non avrebbe avuto molti riguardi verso quella sinistra che, per dirla con un D'Alema d'antan
«si emozionava,organizzava feste,cucinava tortellini e perdeva"-
La storia (ideologica) del socialismo, si sa,è lastricata di rinnegati e fustigatori.
Eppure in questo caso, otto anni dopo la prima vittoria elettorale del 1997, esiste una mole di materiale sufficiente per rispondere con semplicità a quello che è da sempre l'interrogativo numero uno sul fenomeno Blair:
il suo governo e stato davvero di sinistra?
La Gran Brelagna che il Labour aveva ereditato dal ventennio thatcheriano era un paese tanto trasformato nei suoi fondamentali economici - grazie a una cura che lo aveva latto uscire una volta per tutte dal profondo declino degli anni Settanta - quanto devastato nelle istituzioni del welfare e nelle reti di coesione sociale.
Nell'anno della sconfitta di John Major, Londra deteneva tra tutti i paesi dell'Europa comunitaria l'assai poco onorevole record della povertà infantile: ogni tre bambini poveri che nascevano sul suolo europeo, uno apparteneva a una famiglia britannica.
Il numero di disoccupati di lungo periodo la cui sopravvivenza quotidiana era affidata ai sussidi era al suo massimo storico. Così come massimo era il grado di abbandono nel quale versavano i servizi pubblici essenziali - in particolare scuola e sanità - dopo anni di sottoinvestimento-
Un quadro che corrispondeva perfettamente al disegno di un conservatorismo niente affatto compassionevole, ma fedele a uno degli slogan preferiti da Margaret Thatcher: «Quella cosa chiamata società? Semplicemente non esiste».
Otto anni dopo. la Gran Bretagna non è certo un paradiso socialista.
Le differenze di reddito continuano a essere molto significative e la qualità dei servizi pubblici è in molti casi ancora sotto la media dei paesi europei più avanzati-
Ma se guardiamo ad alcuni dei principali indicatori di politica sociale, il quadro complessivo del ciclo di governo neolaburista somiglia a quello di una gigantesca operazione di redistribuzione del reddito-
Un dato tra tutti - fornito in aprile dall'Institute for Fiscal Studies (unanimente riconosciuto come il più prestigioso e indipendente tra gli osservatori economici britannici) - indica che tra il 1997 e il 2004 il decimo inferiore della società britannica ha migliorato del 10,8% il proprio benessere relativo,mentre il decimo superiore registrava uno slittamento relativo del 4.4%.
Una manovra redistributiva realizzata quasi sotto traccia "by sthealth". secondo gli stessi laburisti - senza ricorrere a proclami egualitari o all'aumento della tassazione. Ma attingendo alla risorse che sono state liberate in misura sempre maggiore da un ciclo di crescita economica che ha prodotto dal 2000 in avanti una crescita media del Pil del 2.7 %.
Perché se esiste un senso di fondo nel disegno economico del New Labour. questo e da ricercare nel convincimento che sia proprio la produzione di benessere attraverso il mercato a rappresentare la precondizione indispensabile di qualsiasi iniziativa pubblica volta a rendere più giusta la società britannica.
Per la prima volta nella storia della sinistra britannica, mercato e giustizia sociale non sono stati tematizzati in termini di mera compatibilita ma di reciproca necessità. Da qui la visione quasi schumpteriana con cui il governo laburista (e Gordon Brown in primo luogo) si sono fatti carico di aumentare il grado di efficienza e competitivita del capitalismo britannico. E da qui,soprattutto, le risorse per alimentare una serie di iniziative che hanno trasformato il profilo di quello stato sociale:
un aumento superiore al 100%, rispetto al 1997, degli investimenti pubblici per singolo alunno della scuola dell'obbligo;
l'incremento del 7.3% della spesa per la sanità tra il 2002 e il 2005 e del 72% nei trasferimenti finanziari alle famiglie con bambini (in termini reali);
la riduzione di un quarto della povertà infantile;
i New Deal rivolti a far rientrare nel ciclo produttivo le diverse figure di disoccupati di lungo periodo;
i programmi di Sure Start per madri o padri in difficoltà, fatti di assistenza a domicilio e di gruppi di auto-aiuto;
il piano di dotazione a ogni neonato di un fondo finanziario indicizzato, incrementabile con contributi volontari e detassabili dei familiari, da utilizzare al compimento dei diciotto anni di età per proseguire gli studi, acquistare la prima casa o avviare un'attività economica.
Forse si tratta solo di frattaglie riformiste. E certamente tutto questo non sarà sufficiente a convincere quei fustigatori che ancora oggi si dicono tanto affezionati al vecchio Labour che predicava il disarmo unilaterale e l'uscita dalla Cee.
Ma, per i settori più deboli della società britannica, qualcosa è cambiato.
E proprio quei risultati, e in quella direzione, che qualsiasi governo progressista europeo sarebbe ben lieto di poter raggiungere.
03-05-05




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