GAZA, CAMPO DI STERMINIO
Per la propaganda, coralmente ripetuta dai media occidentali, Sharon sta “ritirandosi da Gaza” e “ha bloccato nuovi insediamenti sulla terra rubata ai palestinesi”, correndo rischi personali per attuare il suo generoso “piano di pace”. La benemerita B’Tselem, una coraggiosa organizzazione umanitaria ebraica, racconta un’altra verità nel suo ultimo rapporto.
Israele continua una politica di deliberato “strangolamento” della Striscia di Gaza, tradendo nei fatti gli impegni che s’è assunto per trattato, violando ogni diritto umano e legge internazionale (1).
Le violazioni più pesanti riguardano l’impedimento di movimenti di persone e merci da e per Gaza. Le restrizioni alla libertà di movimento sono in genere arbitrarie, e messe in atto al solo scopo di umiliare e rendere la vita impossibile ai palestinesi. La prova è, dice B’Tselem che, appena un avvocato dei diritti umani o un’associazione umanitaria fa appello contro un permesso di passaggio negato, le autorità rovesciano le decisioni, per non avere guai giudiziari.
Ma poi ricominciano. Arabi di cittadinanza israeliana e palestinesi dei Territori Occupati trovano più facile persino visitare i loro congiunti in galera nelle prigioni israeliane, che i loro parenti “liberi” nella presto “liberata” striscia di Gaza. La politica di strangolamento israeliana separa a forza famiglie, e persino coppie di coniugi.
E soprattutto, ha di fatto “chiuso Gaza al mondo esterno”. E’ un feroce “assedio economico” che ha ridotto il 77 per cento dei residenti palestinesi a Gaza sotto il livello di povertà. Si tratta di oltre un milione di persone: numero raddoppiato rispetto al periodo precedente l’intifada. Il 23 per cento dei palestinesi di Gaza, 300 mila esseri umani, vive in situazione di “povertà estrema”.
Il rapporto di B’Tselem ha un titolo significativo: “One big prison”, una grande prigione. Più precisamente, l’uomo di pace Sharon ha inventato una versione perfezionata di lager: il campo di sterminio con spese a carico dei destinatari. I nazisti, ad Auschwitz, si facevano almeno carico di distribuire ai loro prigionieri la sbobba. A Gaza, i prigionieri di un territorio che i loro carcerieri hanno “chiuso fuori dal mondo” devono arrangiarsi a comprare il cibo da soli. Se ci riescono.
E non basta. Sharon, l’eroe della pace che corre gravi rischi, perché annuncia che svuoterà alcuni insediamenti di fanatici giudei in terre palestinesi, in realtà sta facendo il contrario. Farà costruire 3500 nuove “unità abitative” per fanatici, e dove? Nell’area (chiamata E-1) fra Gerusalemme e Ma’aleh Admunim, un insediamento rabbinico che ha già 40 mila abitanti (2). Il nuovo quartiere “romperà la continuità territoriale” fra il nord e il sud dei Territori Occupati, assolutamente necessaria ai palestinesi se uno Stato palestinese dovrà nascere. Ed è fatto appunto a questo solo scopo: rubare ancora un po’ di terra palestinese, perché gli umiliati non possano mai avere una parvenza di sovranità.
Il che significherà che Israele continuerà per sempre a “difendere le strade strategiche” che ha scavato su terre palestinesi (e che sono vietate ai palestinesi) per collegare gli insediamenti illegali con la madrepatria; che continuerà a proteggere coi suoi cingolati e posti di blocco gli insediamenti illegali; e che è decisa in eterno, perciò, a spegnere col fuoco e col sangue l’inevitabile reazione araba alle proprie angherie.
La prospettiva è tale, che vi si è opposto persino Martin Van Crefeld. Si tratta di un analista militare israeliano, e per nulla un pacifista: tempo fa ha minacciato l’Europa, colpevole di nicchiare nell’invasione dell’Irak, di bombardamento atomico israeliano; è un fanatico assertore del “nessuna trattativa coi palestinesi”, e per l’imposizione unilaterale delle condizioni più dure. Ma, da esperto militare, è allarmato dalla demoralizzazione che la guerra senza limiti, condotta per anni, ha già creato nell’ex glorioso esercito israelita. Questo tipo di ritorsioni contro i ribelli, dice, “sta consentendo ad ogni sorta di vandali, ladri, estorsori, sadici e pervertiti di realizzare le loro fantasie a spese di una popolazione inerme” (3).
Sta parlando dell’esercito israeliano: ogni settimana due “soldati d’Israele” vengono messi sotto inchiesta per atti di sadismo o ruberie, e uno su due per omicidio immotivato; ma molti di più non vengono nemmeno inquisiti, perché ormai ai guardiani del lager a cielo aperto, tutto è lecito.
E’ la temuta “demoralizzazione” (nel senso letterale: perdita dei freni morali) di forze armate ridotte da troppi anni al mestiere di aguzzini. E la degradazione etica dovuta all’abitudine di angariare la “razza inferiore” e ammazzare sub-umani, sta traboccando nella società civile: l’industria del sesso in Israele, basata spesso su donne dell’Est schiavizzate e cresciuta grazie alla “mafia russa” i cui capi sono stati accolti (tutti ebrei) nello Stato ebraico, ha ormai un giro d’affari di un miliardo di dollari l’anno. E la malavita è in combutta col potere, in una marea montante di corruzioni e collusioni che è sempre più difficile nascondere (4).
Per questo, persino Van Crefeld, il falco, ormai sostiene che Israele si deve ritirare entro i suoi confini del ’67, e ristabilire in Israele i 200 mila “coloni” fanatici che vivono su terre rubate agli arabi: non per il bene dei palestinesi, si capisce, ma per la salvezza di Israele. Van Crefeld predica il ritiro delle truppe israeliane (i pervertiti) dal contatto coi palestinesi sui quali sfogano le loro fantasie sadiche, e la loro sostituzione con aerei spia e droni armati per fulminare dal cielo i “terroristi”.
Lasciamogli la parola: “Israele deve sbarazzarsi della zavorra palestinese. Una volta fatto questo (rientrando nei confini del ’67) la minaccia residua sarà affrontata con metodi militari anziché politici”. Oltretutto l’angheria totale sui palestinesi, l’occupazione, costa: 10 miliardi di dollari fino ad oggi, e Van Crefeld è giustamente preoccupato. Lui propone un muro che chiuda completamente Israele dai territori circostanti: costerà solo mezzo miliardo di dollari, assai più economico. Il “grande ghetto” tecnologico, da cui Giuda farà decollare droni con missili intelligenti per fulminare i ribelli nel contiguo lager, a costo zero. Pare un incubo da forsennato, invece in Israele è ritenuto il progetto di un moderato. Il libro in cui Van Crefeld ha esposto la sua proposta è stato pubblicato in Usa, ma non nello stato ebraico.
di Maurizio Blondet
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