Ma Fini è di destra
di Aldo Cazzullo
Destra è parola da rivalutare. Esiste in tutto il mondo, ma solo in Italia sino a poco fa è stata sinonimo di fascismo. Ancora oggi la si pronuncia a bassa voce, facendola precedere dal fatidico “centro”. Oppure se ne fa un uso equivoco. “La Germania va a destra” titolarono tutti i giornali all’indomani delle ultime elezioni tedesche; dove la “destra” era costituita dai liberali, guidati da un leader dichiaratamente omosessuale, Guido Westerwelle, che per prima cosa ha dichiarato: «Difenderemo con i denti i diritti civili». In Italia definiamo di destra (sbagliando, s’intende) i delinquenti che gli omosessuali li aggrediscono, e che la maggioranza ha ritenuto di non dover punire con particolare severità. In tutto il mondo, destra è sinonimo di rigore, legalità, merito, laicità dello Stato. In Francia per esempio è la destra di Chirac che separa il trono dall’altare, vieta il chador, limita i simboli religiosi. Ed è la destra di Sarkozy che porta al governo i nuovi francesi, figli dell’immigrazione araba e africana. Integrare gli immigrati esigendo il rispetto delle regole e riconoscendone i diritti, consentire a chi paga le tasse di concorrere a decidere come spenderle, far sì che l’Islam sia insegnato nelle scuole pubbliche da insegnanti conosciuti dallo Stato anziché da imam integralisti in un garage trasformato in moschea, non è “di sinistra”. È una questione di democrazia, di libertà, e anche di sicurezza. Un conto è limitare l’immigrazione, che in Italia è troppa e troppo rapida, soprattutto in tempo di crisi. Un altro conto è trattare gli immigrati che vivono nelle nostre città da tempo e nel rispetto delle regole anche fiscali come sottouomini, seminando anche tra loro l’odio che anni di eccessiva tolleranza hanno acceso tra noi. Per questo il presidente della Camera non è affatto “Ho-Chi-Fin” o “il compagno Fini”. È semplicemente un uomo che – con un gruppo di politici, tecnici e intellettuali che comprende tra l’altro giovani di sicuro valore – lavora alla costruzione di una destra liberale ed europea, delle regole e della responsabilità, che non rinneghi il Risorgimento e rivendichi la Resistenza a cominciare da quella non comunista: una destra di cui l’Italia avrebbe bisogno come dell’ossigeno. Definirlo “di sinistra” significa dar ragione a chi pensa che per la destra italiana la libertà significhi parcheggiare in tripla fila e non pagare le tasse.
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E' il delirio




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