Falomi: "Sinistra e libertà è sciolta"
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(ASCA) - Roma, 20 nov - ''Sinistra e liberta', la Sinistra e liberta' che hanno conosciuto gli elettori alle elezioni europee e' formalmente e ufficialmente finita. Prima sono usciti i Verdi, due giorni fa e' uscito il Partito socialista''.
Lo dice a Radio Radicale Antonello Falomi, responsabile del sito internet e tra gli animatori di Sinistra e Liberta'.
''Adesso Movimento per la sinistra, cioe' i vendoliani, e Sinistra democratica -prosegue Falomi- hanno deciso di dar vita ad un processo costituente di un altro partito, un nuovo soggetto della sinistra, ma e' evidente che questa operazione che nasce dopo il fallimento di una operazione precedente ha scarsa forza e scarsa capacita' di propulsione. La pluralita' delle forze della sinistra non e' riconducibile ad un modello di partito ottocentesco, solo un modello federativo aperto di forze diverse che concordano su obbiettivi comuni riesce, altrimenti, come si e' visto, finisce ingloriosamente''.
Falomi: "Sinistra e libertà è sciolta"
Sinistra Democratica ad un bivio: "PD ora o dopo?"
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Cercare la giusta strada per la sinistra italiana non è mai stato facile. Men che meno, nella tormentata storia di questa parte politica, è stato costruire un soggetto politico nuovo e strutturato. Ed è proprio su questo punto che Sinistra Democratica è in difficoltà. Il movimento di ex Ds guidato da Fabio Mussi e Claudio Fava si trova di fronte a un bivio. Se finora infatti Sd era stata tra le forze più determinate a costruire un soggetto politico nuovo del sinistra, ragione per cui aveva sin da subito aderito a Sinistra Arcobaleno prima e Sinistra e Libertà poi, adesso comincia a sorgere qualche dubbio. Ma andiamo con ordine.
La giornata di ieri si apre con un articolo del Corriere del Mezzogiorno che dà gli ex diessini di SeL già fuori dal progetto con tanto di associazione già pronta. “Una bufala colossale” dicono all’entourage di Mussi, descrivendo l’ex leader come “furibondo” per quell’articolo. E sia dunque. Ma dire che il dibattito sul “che fare” in Sd non ci sia quello proprio non è possibile. E infatti, nelle ultime settimane si è aperta una fase di riflessione tra i componenti dell’ex correntone. Si tratta di quei momenti in cui sorgono domande fondamentali come “chi siamo?” e soprattutto “dove vogliamo andare?”. Si, perché con la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie e con la presunta socialdemocratizzazione del Pd, su cui infatti sono piombate le richieste di garanzia sul “rispetto del progetto originario” dall’ala moderata di ex Ppi, la musica dentro a Sinistra e Libertà è cambiata. I verdi prima e i socalisti poi hanno abbandonato il progetto, lasciando all’area vendoliana e alla componente di Sinistra Democratica la responsabilità di decidere se proseguire o meno sulla strada della costruzione del soggetto unico della sinistra.
Sul tappeto dei dirigenti di Sinistra Democratica ci sono dunque due alternative: la prima è quella di dare subito vita al nuovo soggetto della sinistra, opzione ormai considerata dai più come sempre meno praticabile; la seconda, restare Sinistra Democratica per tenersi le mani libere e poter pensare anche ad altre strade, magari subito dopo le regionali. Ed è proprio quest’ultima scelta che potrebbe prevalere tra gli ex Ds di Mussi e Fava.
Si parla di un dibattito serio e delicato, a tratti drammatici, dicono, ma aperto con nessuna delle due ipotesi del tutto esclusa dal novero delle possibilità. Certo non si tratta di tempi brevi ma di processi politici che, come è noto, sono spesso molto lunghi. Ma non lunghissimi visto che le regionali sono comunque alle porte. Il ragionamento parte innanzitutto dalla presa d’atto che il processo di ricostruzione e riorganizzazione della sinistra sia in questo momento molto più complesso e difficile di quanto si pensasse qualche tempo fa. Arturo Scotto, responsabile Mezzogiorno di Sinistra Democratica già deputato Ds ai tempi dell’Unione, parla chiaro: “Non possiamo non guardare in faccia alla realtà, prima c’è stata la sconfitta di Sinistra e l’Arcobaleno, adesso con la fuoriuscita di Verdi e Socialisti, naufraga anche Sinistra e Libertà. Si dovrebbero anche fare i conti con quanto avviene nel centro sinistra adesso: dal nuovo Pd di Bersani che abbandona la vocazione maggioritaria alla nuova Idv di Di Pietro e De Magistris, e del nuovo asse che quest’ultima sta istituendo col Prc di Ferrero”. Insomma di carne al fuoco ce ne è e oggi (ieri) si deciderà, sia nella direzione di Sd, sia nel coordinamento di Sinistra e Libertà, di partecipare con convinzione alla manifestazione anti-Berlusconi del 5 dicembre.
Ancora più chiaro sul futuro di Sinistra e Libertà è l’ex senatore d Nuccio Novene, “inutile che continuiamo a dire che facciamo il partito unico della sinistra, perché questa opzione ha già subito due sconfitte significative. Siamo di fronte a qualcosa di più di una semplice battuta d’arresto. Quello che possiamo fare è cercare di arrivare alle elezioni regionali cercando di coinvolgere più forze possibili e verificando regione per regione, visto che vigono sistemi elettorali differenti e anche alleanze politiche diverse, per poi fare una verifica politica dopo il voto”. Sarebbe importante dicono alcuni che il 19 e 20 dicembre si decidessero tre cose: proseguire sulla strada dell’unificazione della sinistra, autonomia dal Pd ma con determinazione a voler costruire la coalizione e presentazione delle liste alle regionali.
Insomma l’idea di costruire al più presto il nuovo soggetto unico della sinistra sembra perdere quotazioni tra gli ex diessini di Sinistra democratica mentre sul resto vige ancora molta incertezza a parte il fatto di volere partecipare alla manifestazione promossa da Di Pietro il 5 dicembre prossimo. Siamo forse di fronte alla definitiva dimostrazione che oggi più di ieri non può esistere fuori dal Pd una sinistra con l’ambizione di governo ma che da questo può anche prescindere?
Soltanto i dirigenti politici della ormai fu Sinistra e Libertà potranno rispondere nei prossimi mesi a questa domanda. Temiamo di conoscere già la risposta.
Sinistra Democratica ad un bivio: "PD ora o dopo?"
Elezioni, Vendola rompe gli indugi "Pronto a candidarmi per il Pd"
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da Repubblica- di Piero Ricci
"Mi ricandido": il governatore della Puglia, Nichi Vendola gioca d'anticipo e blocca il toto-candidato che si è aperto in vista delle elezioni regionali e dopo il veto dell'Udc sul suo nome come condizione per una possibile allenza col Pd. "Mi candido - ha detto - per conto del Pdl, popolo della legalità, del Pdp, popolo della precarietà, e del Pdb, Popolo dei bambini. E di tutti quei soggetti sociali che sono il mio partito". Vendola a capo di una colazione di centrosinistra ha fondato il movimento Sinistra e libertà dopo la scissione di Rifondazione comunista ma conta sul Pd per conquistare la nomination per il secondo mandato a capo della Regione.
"Spero - ha detto anche riferendosi ai suoi rapporti con i democratici pugliesi - di avere la disponibilità di Michele Emiliano (sindaco di Bari e presidente del Pd in Puglia, ndr) a coordinare la mia campagna elettorale". "Ho interrotto - ha detto Vendola - il giro di valzer con i partiti. Da oggi tutti sono obbligati a giocare a carte scoperte". "Non c'è - ha continuato - in gioco una carriera, la mia, c'è in gioco la qualità di una politica". "Senza primarie - ha sottolineato Vendola - deve essere del tutto chiaro che io correrò e correrò per vincere. Non correrò per perdere, per testimoniare, farò l'ennesima sfida impossibile: ancora una volta nel mio piccolo Davide contro Golia, contro poteri giganteschi, forse, ma non fa niente". E per quanto riguarda il Pd ha anche precisato: "Dal Pd ho sempre avuto pieno sostegno, ho avuto sostegno anche durante il colloquio con Bersani".
Il governatore pugliese ha parlato dei suoi cinque anni in via Capruzzi: "Correrò, per continuare una esperienza di cambiamento, una esperienza entusiasmante. Voglio continuare. Se penso che la rimozione di Vendola può significare bloccare il processo di stabilizzazione dei lavoratori precari, se penso che togliere Vendola può facilitare la costruzione di centrali nucleari in Puglia, o che togliere Vendola significa poter vendere l'Acquedotto Pugliese, allora - ha detto il presidente della Regione Puglia - devo rispondere che Vendola non ha un problema personale, non ha un problema di carriera. Vendola è ospite dei suoi doveri pubblici, è legato ai suoi doveri pubblici, Vendola risponderà alle domande, alle speranze, alle ansie di questa grande Puglia".
Quanto ai rapporti con l'Udc, Vendola ha detto: "Potevo fare come Mercedes Bresso che pure è del Pd e sostanzialmente dire dal primo giorno: 'io sono candidata', così ha detto e poi l'Udc è pure un partito infiltrato. Io non ho fatto così, io ho cominciato un anno fa il dibattito in Italia sulla necessità di un compromesso nuovo con il centro a fronte dei pericoli rappresentati da questa destra".
"Io - ha sostenuto Vendola - ho fatto una operazione politica, con un segnale molto forte nella mia giunta rivolto verso il centro e a fronte di un ragionamento che ho anche apprezzato nella sua qualità quale quello di Casini ho risposto non 'tu vuoi esercitare il veto con me e allora vai a quel paese'. Io ho detto 'mi faccio carico del tuo problema sul mio viso, facciamoci carico ciascuno dei nostri problemi e ho detto andiamo alle primarie', non c'è un'altra modalità".
(20 novembre 2009)
Elezioni, Vendola rompe gli indugi "Pronto a candidarmi per il Pd"




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