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    Predefinito Portella della ginestra

    Portella della ginestra

    "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia"


    Portella delle Ginestre

    Portella:tutta la verità In un libro, la partecipazione documentata nella strage di X Mas e servizi segreti americani. A colloquio con gli autori E' uscito da pochi giorni ed è già alla seconda ristampa. Un meritato successo per il libro "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia" firmato dai due studiosi Angelo La Bella e Rosa Mecarolo (Teti ed., pp. 298, euro 18.00). I loro nomi forse li avete in testa, perché di loro abbiamo già parlato sulle pagine del nostro giornale e perché risultano sui titoli di testa del film "Segreti di Stato" di Paolo Benvenuti, di cui sono stati consulenti storici. A dirla tutta, è proprio dai materiali del loro libro, frutto di dieci anni di ricerche, che buona parte del film di Benvenuti ha trovato sostanza. Vi potrete infatti trovare le pagine più scottanti degli atti giudiziari di Viterbo, quel lungo processo svoltosi in due tappe (dal 12 giugno al 18 luglio 1950 la prima, dal 9 aprile 1951 al 3 maggio '52, la seconda) che vide protagonista il luogotenente di Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta e le sue confessioni, messe poi in soffitta con il veleno. Diecimila pagine di processo e soprattutto di inchieste in fase istruttoria, quelle che ebbero luogo a Palermo, ricche di referti medici in cui si parla di "schegge di granata" (non in possesso del clan di Giuliano) nei corpi di morti e feriti e di diverse postazioni di tiro, oltre quella dei banditi. Documenti in cui risultano incontrovertibili i ruoli centrali sia di elementi della ex X Mas, sia dei servizi segreti americani, come ci spiega lo stesso Antonio La Bella. Con l'uscita del vostro libro, possiamo dire una parola definitiva su chi partecipò a quella strage e chi ne furono i mandanti?
    I documenti parlano chiaro. C'è una lettera di James Angleton, capo dell'allora Oss (successiva Cia, ndr), in cui questi chiede esplicitamente al comando americano centrale in Italia, che detiene diversi fascisti della X Mas catturati dopo la liberazione, di poter usufruire di un certo numero di questi uomini per poterli addestrare e utilizzzare in Sicilia. Ci sono i documenti che dimostrano come Angleton in persona si recò a nord per sottrarre Junio Valerio Borghese dalla giustizia dei partigiani e caricarlo sulla sua jeep, vestito da ufficiale americano, per condurlo sano e salvo a Roma.
    A Roma, sotto la protezione del Vaticano? Sul coinvolgimento del Vaticano negli eventi di Portella non ci sono documenti ufficiali. Ma le nostre deduzioni si basano sul riscontro di tanti fatti dimostrati. Diciamo che è lecito supporre l'interessamento di Montini nella vicenda Borghese, sia come uomo da utilizzare per contrastare il "pericolo comunista", sia perché discendente di un casato che ha avuto un posto eminente nella storia della Chiesa.
    Fine quindi delle teorie di storici e politici che sostengono, ancora oggi, che Portella fu strage voluta dai latifondisti agrari, in combutta con la mafia... Evidentemente queste persone non hanno mai letto tutti gli atti del processo di Viterbo. Del resto si tratta di 14 faldoni giudiziari, qualcosa come 10 mila pagine, a cui noi abbiamo dedicato dieci anni di studio.
    Portella e il ruolo di Giuliano sono stati al centro, negli ultimi mesi, di nuove importanti attenzioni, grazie al film di Benvenuti. Sposate tutte le tesi di quel lavoro?
    Non esattamente. Con Paolo non siamo d'accordo su due punti fondamentali. Il primo è la presunta partecipazione di Girolamo Li Causi a quel comizio nella piana di Portella. Non è vero. E non solo lo ha smentito Li Causi stesso, ma anche la decisione della Cgil che per quel 1° maggio sul palco aveva voluto non un politico ma un sindacalista. A Portella era stato quindi inviato Francesco Renda, che però giunse a Portella troppo tardi, a strage già avvenuta, perché gli si era rotto il mezzo di locomozione lungo la strada. Il secondo punto su cui dissentiamo riguarda il ruolo e le decisioni di Togliatti. Il film suggerisce l'idea che Togliatti lesse la strage come un segnale preciso al Pci a tirarsi indietro, in Sicilia e nel resto d'Italia, una chiara minaccia a non varcare i confini tracciati a Yalta. Non è così. E lo posso dire non solo come studioso, ma anche come segretario (allora) di una sezione del Pci di Roma (la sezione Monti. La segretaria femminile era la mamma di D'Alema). Bene, non fu il Pci a tirarsi indietro, nelle elezioni del 1948, ma fu la destra a cacciarci via dal governo. Noi quelle elezioni le volevamo vincere e lottammo per governare! E' vero però che, subito dopo il 18 aprile, ci fu un rapporto di Togliatti in cui il segretario dichiarò: "E' andata meglio così, meglio aver perso. Gli americani non ci avrebbero mai permesso di governare".
    Ma perché tu e Rosa vi siete così accaniti su questo processo? Eppure non siete giornalisti, anche se nella prefazione al libro, Serventi Longhi vi indica come esempio da seguire di giornalismo d'inchiesta... Dopo la mia attività di parlamentare (3 legislature, tra il 1964 e il '76, nelle file del Pci, ndr) scrissi un libro sul brigante maremmano Tiburzi. Fu l'inizio della passione per la ricerca negli archivi dell'allora Corte d'Assise di Viterbo, dove si erano svolti diversi processi celebri. Il caso di Portella della Ginestra, poi, ci aveva visti, sia me che Rosa, partecipi in prima persona nei comitati di assistenza alle vittime e ai sopravvissuti della strage. Uomini e donne poverissimi, che riuscirono a testimoniare al processo non certo perché assistiti dalle istituzioni, ma per la solidarietà e l'assistenza materiale fornitagli dal Pci e dalla Camera del lavoro, che misero a disposizione di quella gente alloggi e cibo durante i lunghi mesi del processo. Da allora, la nostra voglia di rendere giustizia a quei disgraziati e di cercare la verità su quell'evento non ci ha più lasciati.

    Roberta Ronconi
    ARAK

  2. #2
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    Predefinito

    allora?

  3. #3
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    Predefinito Re: Portella della ginestra

    In origine postato da araknerosso
    Portella della ginestra

    "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia"


    Portella delle Ginestre

    Portella:tutta la verità In un libro, la partecipazione documentata nella strage di X Mas e servizi segreti americani. A colloquio con gli autori E' uscito da pochi giorni ed è già alla seconda ristampa. Un meritato successo per il libro "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia" firmato dai due studiosi Angelo La Bella e Rosa Mecarolo (Teti ed., pp. 298, euro 18.00). I loro nomi forse li avete in testa, perché di loro abbiamo già parlato sulle pagine del nostro giornale e perché risultano sui titoli di testa del film "Segreti di Stato" di Paolo Benvenuti, di cui sono stati consulenti storici. A dirla tutta, è proprio dai materiali del loro libro, frutto di dieci anni di ricerche, che buona parte del film di Benvenuti ha trovato sostanza. Vi potrete infatti trovare le pagine più scottanti degli atti giudiziari di Viterbo, quel lungo processo svoltosi in due tappe (dal 12 giugno al 18 luglio 1950 la prima, dal 9 aprile 1951 al 3 maggio '52, la seconda) che vide protagonista il luogotenente di Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta e le sue confessioni, messe poi in soffitta con il veleno. Diecimila pagine di processo e soprattutto di inchieste in fase istruttoria, quelle che ebbero luogo a Palermo, ricche di referti medici in cui si parla di "schegge di granata" (non in possesso del clan di Giuliano) nei corpi di morti e feriti e di diverse postazioni di tiro, oltre quella dei banditi. Documenti in cui risultano incontrovertibili i ruoli centrali sia di elementi della ex X Mas, sia dei servizi segreti americani, come ci spiega lo stesso Antonio La Bella. Con l'uscita del vostro libro, possiamo dire una parola definitiva su chi partecipò a quella strage e chi ne furono i mandanti?
    I documenti parlano chiaro. C'è una lettera di James Angleton, capo dell'allora Oss (successiva Cia, ndr), in cui questi chiede esplicitamente al comando americano centrale in Italia, che detiene diversi fascisti della X Mas catturati dopo la liberazione, di poter usufruire di un certo numero di questi uomini per poterli addestrare e utilizzzare in Sicilia. Ci sono i documenti che dimostrano come Angleton in persona si recò a nord per sottrarre Junio Valerio Borghese dalla giustizia dei partigiani e caricarlo sulla sua jeep, vestito da ufficiale americano, per condurlo sano e salvo a Roma.
    A Roma, sotto la protezione del Vaticano? Sul coinvolgimento del Vaticano negli eventi di Portella non ci sono documenti ufficiali. Ma le nostre deduzioni si basano sul riscontro di tanti fatti dimostrati. Diciamo che è lecito supporre l'interessamento di Montini nella vicenda Borghese, sia come uomo da utilizzare per contrastare il "pericolo comunista", sia perché discendente di un casato che ha avuto un posto eminente nella storia della Chiesa.
    Fine quindi delle teorie di storici e politici che sostengono, ancora oggi, che Portella fu strage voluta dai latifondisti agrari, in combutta con la mafia... Evidentemente queste persone non hanno mai letto tutti gli atti del processo di Viterbo. Del resto si tratta di 14 faldoni giudiziari, qualcosa come 10 mila pagine, a cui noi abbiamo dedicato dieci anni di studio.
    Portella e il ruolo di Giuliano sono stati al centro, negli ultimi mesi, di nuove importanti attenzioni, grazie al film di Benvenuti. Sposate tutte le tesi di quel lavoro?
    Non esattamente. Con Paolo non siamo d'accordo su due punti fondamentali. Il primo è la presunta partecipazione di Girolamo Li Causi a quel comizio nella piana di Portella. Non è vero. E non solo lo ha smentito Li Causi stesso, ma anche la decisione della Cgil che per quel 1° maggio sul palco aveva voluto non un politico ma un sindacalista. A Portella era stato quindi inviato Francesco Renda, che però giunse a Portella troppo tardi, a strage già avvenuta, perché gli si era rotto il mezzo di locomozione lungo la strada. Il secondo punto su cui dissentiamo riguarda il ruolo e le decisioni di Togliatti. Il film suggerisce l'idea che Togliatti lesse la strage come un segnale preciso al Pci a tirarsi indietro, in Sicilia e nel resto d'Italia, una chiara minaccia a non varcare i confini tracciati a Yalta. Non è così. E lo posso dire non solo come studioso, ma anche come segretario (allora) di una sezione del Pci di Roma (la sezione Monti. La segretaria femminile era la mamma di D'Alema). Bene, non fu il Pci a tirarsi indietro, nelle elezioni del 1948, ma fu la destra a cacciarci via dal governo. Noi quelle elezioni le volevamo vincere e lottammo per governare! E' vero però che, subito dopo il 18 aprile, ci fu un rapporto di Togliatti in cui il segretario dichiarò: "E' andata meglio così, meglio aver perso. Gli americani non ci avrebbero mai permesso di governare".
    Ma perché tu e Rosa vi siete così accaniti su questo processo? Eppure non siete giornalisti, anche se nella prefazione al libro, Serventi Longhi vi indica come esempio da seguire di giornalismo d'inchiesta... Dopo la mia attività di parlamentare (3 legislature, tra il 1964 e il '76, nelle file del Pci, ndr) scrissi un libro sul brigante maremmano Tiburzi. Fu l'inizio della passione per la ricerca negli archivi dell'allora Corte d'Assise di Viterbo, dove si erano svolti diversi processi celebri. Il caso di Portella della Ginestra, poi, ci aveva visti, sia me che Rosa, partecipi in prima persona nei comitati di assistenza alle vittime e ai sopravvissuti della strage. Uomini e donne poverissimi, che riuscirono a testimoniare al processo non certo perché assistiti dalle istituzioni, ma per la solidarietà e l'assistenza materiale fornitagli dal Pci e dalla Camera del lavoro, che misero a disposizione di quella gente alloggi e cibo durante i lunghi mesi del processo. Da allora, la nostra voglia di rendere giustizia a quei disgraziati e di cercare la verità su quell'evento non ci ha più lasciati.

    Roberta Ronconi
    Sbraitate e vi lamentate, CIA quà, CIA là, siete voi che avete combattuto a fianco degli americani, che cosa pretendevate che una volta messo piede in Italia vi lasciassero campo libero? Ridicoli...

  4. #4
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito Re: Portella della ginestra

    In origine postato da araknerosso
    Portella della ginestra

    "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia"
    ....
    la decisione della Cgil che per quel 1° maggio sul palco aveva voluto non un politico ma un sindacalista. A Portella era stato quindi inviato Francesco Renda, che però giunse a Portella troppo tardi, a strage già avvenuta, perché gli si era rotto il mezzo di locomozione lungo la strada.
    ....
    che culo!!!!!
    o che strana coincidenza......

  5. #5
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito

    risposta alle tesi del film....che sono le stesse del libro.....

    Quel giorno a Portella

    Ci sono modi diversi per portare la storia sul grande schermo. Paolo Benvenuti, con Segreti di Stato (film presentato in concorso alla sessantesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia), ha scelto di sicuro il peggiore.

    L’intreccio: la ricostruzione della strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) – che costò alla Sicilia undici morti e ventisette feriti – e un guazzabuglio di ipotesi sui suoi mandanti più o meno occulti. Lo aveva già fatto molti anni or sono – con risultati eccellenti – il regista Francesco Rosi in Salvatore Giuliano, senza distaccarsi dalla documentazione in suo possesso ed evitando così di perdersi in discutibilissimi teoremi.

    Il presunto “allievo”, a quanto pare, prende la direzione opposta. Dichiara di fare riferimento agli incartamenti e alle conclusioni delle commissioni parlamentari, ma viene seccamente smentito dai presidenti di quelle stesse commissioni; rivendica nei titoli di testa la “analisi sistematica” di documenti scoperti a Washington negli archivi dell’OSS (l’odierna CIA), prima ancora che sia stata valutata dagli storici la loro effettiva attendibilità (nei rapporti segreti, si sa, informazioni preziosissime si accompagnano da sempre a monumentali errori di giudizio e a vere e proprie bufale); ripercorre l’inchiesta parallela portata avanti in quegli anni dal PCI, ma il responsabile di quell’indagine si dissocia dal risultato cinematografico e denuncia lo stravolgimento dei suoi scritti.

    Perché perdere tempo su un film mediocre in un giornale come il nostro? È presto detto. Il “teorema” di Benvenuti (che fa il paio con un’altrettanto controversa “inchiesta” condotta mesi fa da La Repubblica), ipotizza che Portella sia stata la prima di una lunga serie di stragi di stato manovrate in chiave anticomunista dalla Presidenza e dai servizi segreti USA, dal Vaticano e da ben definiti ambienti politico-militari italiani. E in uno scenario che mescola con la più assoluta disinvoltura Harry Truman, Allen Dulles e James Angleton, Pio XII e il cardinale Montini (il futuro Paolo VI), don Sturzo, Alcide De Gasperi, Mario Scelba e Giulio Andreotti (poteva mancare il senatore-prezzemolo?), Cosa nostra e tutti gli ufficiali dei Carabinieri e della Polizia di Stato (con la sola eccezione di Carlo Alberto Dalla Chiesa) incaricati allora della repressione del banditismo, spuntano Junio Valerio Borghese e i marò della X Flottiglia MAS, quali esecutori materiali della strage da una diversa area di fuoco.

    Tutto ciò – si badi bene – senza prova alcuna. Il film e i “consulenti storici” (meraviglia che tra questi vi sia anche uno studioso del calibro di Nicola Tranfaglia) lanciano continui sassi nello stagno al solo scopo di confondere le acque e diffamare a destra e a manca. Ma il risultato rimane comunque una sequela di “si dice” – con inserimenti ai limiti della comicità, se non si trattasse di un contesto tragico – e una ricostruzione dei fatti che evidenzia solo gli aspetti funzionali alla sceneggiatura (significativo l’utilizzo della lettera del ministro Scelba a Gaspare Pisciotta, senza chiarire che si tratta di una contraffazione).

    Nessuno vuole contestare la probabile matrice “anticomunista” della strage di Portella, in anni in cui la conflittualità tra forze politiche era aspra e diretta e fortissime – non solo in Sicilia – erano le tensioni sociali. Ma da qui a coinvolgere il mondo intero, e i nostri marò in particolare, ne corre…

    La partecipazione della Decima all’eccidio è stata contestata subito dallo storico Francesco Renda (testimone oculare della strage e persona che non può certo essere accusata di simpatie verso Borghese, i piloti dei mezzi d’assalto e i fanti di marina della RSI), con una motivazione tra il serio e il faceto che la dice lunga sull’attendibilità della ricostruzione cinematografica: “La X Flottiglia MAS? Era un corpo militare ben addestrato, avrebbe sparato con maggiore precisione”. Ancora più deciso, dalle colonne del Corriere della Sera, il suo collega Aurelio Lepre: “[…] C’è veramente da preoccuparsi nel constatare con quanta disinvoltura si fa passare una ricostruzione cinematografica per un’indagine storica documentata (anzi documentatissima, se è vero che si danno per consultate carte che non sono ancora consultabili). In realtà il film non è un documento sull’Italia del dopoguerra, ma sull’antiamericanismo di oggi. […] La versione del film sarà creduta vera da chi non ha la possibilità o la voglia di documentarsi in maniera diversa. E la storia d’Italia apparirà sempre più fosca. Gli uomini che hanno fondato la nostra Repubblica [e, aggiungiamo noi, i combattenti della Decima] non meritano questa sorte”.

    Come dire: quando si confonde la fiction con la storia, si dà troppo spago a certi registi e ai loro livorosi ispiratori, si fa un pessimo servizio sia al cinema sia alla storiografia.

    Segreti di Stato è solo un mix di fanatismo ideologico e complottomania. Cari decumani, non prendetevela troppo: tecnicamente e contenutisticamente brutto, a Venezia il film è stato stroncato da tutti i critici di buon senso e verrà presto dimenticato. Per il momento lasciamolo alle platee affamate di scandali e agli amanti delle bugie vendute per verità assolute.

    Loro, comunque vada, non vi amano. E pur di non ammettere di avere sbagliato, sarebbero disposti a tagliarsi la lingua.

    Vettor Maria Corsetti

  6. #6
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    Predefinito Re: Portella della ginestra

    In origine postato da araknerosso
    Portella della ginestra

    "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia"


    Portella delle Ginestre

    Portella:tutta la verità In un libro, la partecipazione documentata nella strage di X Mas e servizi segreti americani. A colloquio con gli autori E' uscito da pochi giorni ed è già alla seconda ristampa. Un meritato successo per il libro "Portella della Ginestra. La strage che ha cambiato la storia d'Italia" firmato dai due studiosi Angelo La Bella e Rosa Mecarolo (Teti ed., pp. 298, euro 18.00). I loro nomi forse li avete in testa, perché di loro abbiamo già parlato sulle pagine del nostro giornale e perché risultano sui titoli di testa del film "Segreti di Stato" di Paolo Benvenuti, di cui sono stati consulenti storici. A dirla tutta, è proprio dai materiali del loro libro, frutto di dieci anni di ricerche, che buona parte del film di Benvenuti ha trovato sostanza. Vi potrete infatti trovare le pagine più scottanti degli atti giudiziari di Viterbo, quel lungo processo svoltosi in due tappe (dal 12 giugno al 18 luglio 1950 la prima, dal 9 aprile 1951 al 3 maggio '52, la seconda) che vide protagonista il luogotenente di Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta e le sue confessioni, messe poi in soffitta con il veleno. Diecimila pagine di processo e soprattutto di inchieste in fase istruttoria, quelle che ebbero luogo a Palermo, ricche di referti medici in cui si parla di "schegge di granata" (non in possesso del clan di Giuliano) nei corpi di morti e feriti e di diverse postazioni di tiro, oltre quella dei banditi. Documenti in cui risultano incontrovertibili i ruoli centrali sia di elementi della ex X Mas, sia dei servizi segreti americani, come ci spiega lo stesso Antonio La Bella. Con l'uscita del vostro libro, possiamo dire una parola definitiva su chi partecipò a quella strage e chi ne furono i mandanti?
    I documenti parlano chiaro. C'è una lettera di James Angleton, capo dell'allora Oss (successiva Cia, ndr), in cui questi chiede esplicitamente al comando americano centrale in Italia, che detiene diversi fascisti della X Mas catturati dopo la liberazione, di poter usufruire di un certo numero di questi uomini per poterli addestrare e utilizzzare in Sicilia. Ci sono i documenti che dimostrano come Angleton in persona si recò a nord per sottrarre Junio Valerio Borghese dalla giustizia dei partigiani e caricarlo sulla sua jeep, vestito da ufficiale americano, per condurlo sano e salvo a Roma.
    A Roma, sotto la protezione del Vaticano? Sul coinvolgimento del Vaticano negli eventi di Portella non ci sono documenti ufficiali. Ma le nostre deduzioni si basano sul riscontro di tanti fatti dimostrati. Diciamo che è lecito supporre l'interessamento di Montini nella vicenda Borghese, sia come uomo da utilizzare per contrastare il "pericolo comunista", sia perché discendente di un casato che ha avuto un posto eminente nella storia della Chiesa.
    Fine quindi delle teorie di storici e politici che sostengono, ancora oggi, che Portella fu strage voluta dai latifondisti agrari, in combutta con la mafia... Evidentemente queste persone non hanno mai letto tutti gli atti del processo di Viterbo. Del resto si tratta di 14 faldoni giudiziari, qualcosa come 10 mila pagine, a cui noi abbiamo dedicato dieci anni di studio.
    Portella e il ruolo di Giuliano sono stati al centro, negli ultimi mesi, di nuove importanti attenzioni, grazie al film di Benvenuti. Sposate tutte le tesi di quel lavoro?
    Non esattamente. Con Paolo non siamo d'accordo su due punti fondamentali. Il primo è la presunta partecipazione di Girolamo Li Causi a quel comizio nella piana di Portella. Non è vero. E non solo lo ha smentito Li Causi stesso, ma anche la decisione della Cgil che per quel 1° maggio sul palco aveva voluto non un politico ma un sindacalista. A Portella era stato quindi inviato Francesco Renda, che però giunse a Portella troppo tardi, a strage già avvenuta, perché gli si era rotto il mezzo di locomozione lungo la strada. Il secondo punto su cui dissentiamo riguarda il ruolo e le decisioni di Togliatti. Il film suggerisce l'idea che Togliatti lesse la strage come un segnale preciso al Pci a tirarsi indietro, in Sicilia e nel resto d'Italia, una chiara minaccia a non varcare i confini tracciati a Yalta. Non è così. E lo posso dire non solo come studioso, ma anche come segretario (allora) di una sezione del Pci di Roma (la sezione Monti. La segretaria femminile era la mamma di D'Alema). Bene, non fu il Pci a tirarsi indietro, nelle elezioni del 1948, ma fu la destra a cacciarci via dal governo. Noi quelle elezioni le volevamo vincere e lottammo per governare! E' vero però che, subito dopo il 18 aprile, ci fu un rapporto di Togliatti in cui il segretario dichiarò: "E' andata meglio così, meglio aver perso. Gli americani non ci avrebbero mai permesso di governare".
    Ma perché tu e Rosa vi siete così accaniti su questo processo? Eppure non siete giornalisti, anche se nella prefazione al libro, Serventi Longhi vi indica come esempio da seguire di giornalismo d'inchiesta... Dopo la mia attività di parlamentare (3 legislature, tra il 1964 e il '76, nelle file del Pci, ndr) scrissi un libro sul brigante maremmano Tiburzi. Fu l'inizio della passione per la ricerca negli archivi dell'allora Corte d'Assise di Viterbo, dove si erano svolti diversi processi celebri. Il caso di Portella della Ginestra, poi, ci aveva visti, sia me che Rosa, partecipi in prima persona nei comitati di assistenza alle vittime e ai sopravvissuti della strage. Uomini e donne poverissimi, che riuscirono a testimoniare al processo non certo perché assistiti dalle istituzioni, ma per la solidarietà e l'assistenza materiale fornitagli dal Pci e dalla Camera del lavoro, che misero a disposizione di quella gente alloggi e cibo durante i lunghi mesi del processo. Da allora, la nostra voglia di rendere giustizia a quei disgraziati e di cercare la verità su quell'evento non ci ha più lasciati.

    Roberta Ronconi
    blaterate tanto bla bla bla
    ma dovete ringraziare gli americani che vi hanno finanziato e armato!!
    pochi sguardi nobili vedran l'aurora

  7. #7
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    questa di fare la storia con Film che travisano la realtà storiografica è un vecchio vezzo della sinistra.

    i fratelli Taviani insegnano.

 

 

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