«Caselle ha approvato ieri un bilancio coi fiocchi con un risultato economico positivo di 6,89 milioni di euro (in crescita rispetto all’esercizio precedente del 24%), un valore della produzione a livello consolidato di 58,691 milioni (+9%), un margine lordo di 23,551 milioni (+25%) e un risultato operativo di 13,605 milioni (+21%). Dati tutti in ascesa che rendono possibile la distribuzione di un superdividendo di un euro per ogni azione. I soci della Sagat hanno visitato i quattro cantieri olimpici (aerostazione, smistamento bagagli, aviazione generale, terminal autobus) mentre hanno convenuto di «rimodulare» i progetti per il Movicentro, la cui costruzione potrebbe comunque partire, con prospettive di essere ultimata solo nell’autunno 2006. Il mandato strategico è quello di consolidare rapporti e sinergie con gli aeroporti fratelli (Firenze e Bologna), entrambi legati da partecipazioni con la Sagat. Il Consiglio di amministrazione è stato intanto prorogato, in attesa che la Regione si «stabilizzi» dopo il rinnovamento elettorale. Un quadro idilliaco? No, perché non mancano critiche ed accuse alla società di gestione, spesso accusata di pensare troppo ai conti e troppo poco ai nuovi voli. Prima di entrare nel dettaglio della situazione dello scalo piemontese, è bene dare un’occhiata al mondo del trasporto aereo che vede un generale, anche se non travolgente, sviluppo. Gli aeroporti internazionali di medio livello si sono trovati ad un bivio: abbracciare in pieno la filosofia delle low cost (con tanti voli, tanti passeggeri, su tante destinazioni, a basso costo, lasciando un po’ da parte sicuri accessi alla rete intercontinentale) oppure puntare su quelle che una volta erano le compagnie di bandiera, più stabili nei loro programmi e, in fondo, anche più utili a chi viaggia per lavoro su medie e lunghe distanze. La politica low cost può portare a forti, immediati incrementi di traffico, ma l’isteria di queste compagnie è notevole: voli possono essere aperti o chiusi da un giorno all’altro, compagnie possono sparire in poche settimane. Buttando per aria non solo i piani di chi viaggia, ma soprattutto quelli degli aeroporti (che dalle low cost incassano comunque poco). A Caselle queste cose le sanno benissimo e l’aeroporto pare avere scelto una politica di equilibrio: grande attenzione per le compagnie più solide (soprattutto quelle che aprono porte sull’Est Europa e sul mondo), dialogo con le low cost più forti ed affidabili, ma nessuna volontà di fare eccessive concessioni per garantire una destinazione, anche se suggestiva, in più. Sempre considerando che il torinese che vola è sempre meno un businessman e sempre più un immigrato che torna a casa o un vacanziere che parte verso le spiagge. Politica coerente, ma da valutare in un contesto più ampio. Ad esempio pare incomprensibile la perdurante mancanza di un collegamento con Amsterdam, hub tradizionalmente molto amato dai torinesi, mentre il mercato low cost andrebbe stimolato di più, cercando di chiudere almeno il promesso collegamento EasyJet su Berlino (lo scalo tedesco, con 25 voli low cost quotidiani, è diventato luogo di coincidenza ideale per chi vuole viaggiare a prezzo stracciato verso tutta l’Europa). Quanto al mercato domestico, Air One aveva iniziato un programma di forte espansione su Caselle (che è una delle sue basi operative), un po’ ridimensionato di recente anche per fattori stagionali. Occorrerà valutare bene le intenzioni della compagnia a cominciare dall’estate (la prima verifica verrà dalla reale apertura del collegamento verso Trapani). Se Air One dovesse dare ancora segnali di disimpegno, e considerata la scontata inerzia di Alitalia, sarà meglio cercare altri vettori nazionali, magari fra quelli low cost che bussano alle porte. »

La Stampa, 28/4