Come l’onda sismica di un terremoto al contrario che dalle estremità converge verso l’epicentro. Così, l’onda arancione del terremoto rivoluzionario che scuote e abbatte i regimi post-comunisti, partita cinque anni fa dalla periferia dell’ex impero sovietico (nella ex Yugoslavia), si avvicina sempre più velocemente al cuore di quel potere, la Russia, facendo tremare perfino le mura del Cremlino. Dopo la Serbia di Milosevič (2000) è stata la volta della Georgia di Shevardnandze (2003) e poi l’Ucraina di Kuchma (2004), storicamente e geograficamente vicinissima alla Russia. Poi l’onda ha passato i confini della Csi (la Comunità di Stati Indipendenti) arrivando nel Kirghizistan di Akaev. Ora sembra addirittura giunta all’interno della stessa Federazioni Russa (la Bashkiria di Rakhimov), ultimo passo verso l’obiettivo finale: la Russia di Putin.
Le proteste in Bashkiria
Ventimila persone sono attese per oggi in piazza a Ufa, capitale della Bashkiria (o Bashkortostan), repubblica russa a maggioranza islamica e ricca di petrolio, situata alle pendici degli Urali meridionali, non lontana dai confini con il Kazakistan. Sull’onda delle rivoluzioni in Ucraina e Kirghizistan, le forze democratiche bashkire hanno deciso di alzare la testa e di portare la gente in strada per protestare contro il regime del presidente Murtaza Rakhimov. Al potere da dodici anni, l’autoritario Rakhimov è accusato di aver instaurato e perpetuato (con elezioni fraudolente) un regime repressivo e corrotto. Le prime manifestazioni di piazza si sono avute dopo i tragici fatti del dicembre scorso, quando nella città di Blagoveshchensk la polizia bashkira, nell’ambito di un’operazione anticrimine, ha compiuto arresti di massa e pestaggi contro centinaia di persone innocenti. Le proteste sono progressivamente cresciute negli ultimi mesi, fino alla grande manifestazione a Ufa del 26 marzo e quella a Mosca del 7 aprile. Ma da oggi l’opposizione bashkira sembra intenzionata a imprimere una svolta ‘in stile ucraino’ alla sua strategia di lotta contro il regime di Rakhimov. Nelle piazza antistante i palazzi del governo, giovani attivisti con fazzoletti arancioni al collo hanno allestito decine di tende dello stesso colore.
Gli arancioni di Ufa
“Aspettiamo manifestanti da tutta la repubblica – spiega Robert Zagrayev, direttore di una ong locale intervistato da un reporter del Guardian – e speriamo che molti di loro si fermino a Ufa dando vita a una tendopoli di protesta che crescerà mano a mano fino al primo maggio, il giorno in cui inizieranno le manifestazioni a oltranza”. Una prospettiva che sembra non preoccupare il presidente Rakhimov, che per bocca del suo portavoce, Rostilav Murzagulov, ha dichiarato: “La gente starà in piazza solo perché le opposizioni pagheranno i manifestanti per farlo. E ci staranno per parecchio tempo, dato che quelli di soldi ce ne hanno tanti. Dietro il mito della lotta al dispotismo ci sono infatti potenti gruppi economici che vogliono mettere le mani sulle risorse petrolifere della nostra repubblica” (v. aggiornamento news: domenica 17 aprile, ore 146 - Presidente dopo proteste: "Opposizione lavora per forze straniere"). Risorse di cui attualmente godono i papaveri del regime, non certo la popolazione bashkira. “Tramite la compagnia petrolifera ‘Ural’ controllata da suo figlio – ha detto a Radio Free Europe/Radio Liberty Airat Dilmukhametov, leader del Fronte Nazionale Bashkiro, uno dei gruppi più radicali dell’opposizione – Rakhimov sottrae al fisco milioni di dollari. E intanto la gente vive in povertà e subisce gli abusi della sua polizia. Viviamo in una vera dittatura. Putin non può più sostenere questo despota!”. Il rischio – come ha recentemente sottolineato l’analista politico russo Boris Kagarlitsky, direttore dell’Istituto per lo Studio della Globalizzazione di Mosca – è la radicalizzazione della protesta: “Se Putin non sacrificherà Rakhimov per placare gli animi della gente, le manifestazioni assumeranno toni anti-russi oltre che anti-governativi”.
Gli arancioni di Mosca
Questa ondata di proteste in Bashkiria – la prima del genere all’interno della Federazione Russa – rappresenta già di per sé un duro colpo alla granitica immagine di stabilità dell’amministrazione Putin. Una stabilità che ultimamente è sempre più minacciata anche nella stessa Repubblica Russa. Recenti riforme putiniane come l’abolizione della gratuità di alcuni servizi sociali per i pensionati, la cancellazione dell’esenzione dal servizio militare per gli universitari o il progetto di prvatizzazione delle scuole superiori, stanno facendo calare il gradimento popolare di Putin e stanno sollevando una serie di proteste in tutto il paese. L’ultima a Volgograd, la settimana scorsa, ha visto scendere in pazza diecimila persone. Ma ormai la gente, sempre più spesso, scende in piazza anche a San Pietroburgo e a Mosca. E non più solo anziani, pensionati e veterani che reclamano le loro pensioni, ma anche un crescente numero di giovani e intellettuali che, anch’essi ispirati dalle esperienze ucraine e kirghize, sognano una Russia senza Putin.
Nuovi movimenti studenteschi sfidano il regime di Putin. Che non rimane a guardare
Nell’ambiente dei movimenti politici giovanili e studenteschi russi si registra in queste settimane un fervere di attivismo che mai si era visto negli ultimi anni. Le rivoluzioni ucraine e kirghize hanno galvanizzato i movimenti anti-putiniani liberali filo-occidentali, che si stanno progressivamente rafforzando e riorganizzando secondo il modello ‘arancione’ con un solo obiettivo: rimuovere Putin dal potere. Una minaccia a cui Putin sta rispondendo per le rime, dando vita a nuovi movimenti giovanili filo-governativi di destra pronti a difendere nelle piazze la patria russa dal contagio rivoluzionario arancione. Ma a rafforzare il fronte giovanile ‘rivoluzionario’ si sta profilando un’inedita alleanza, o quantomeno una comunione d’intenti, tra i nuovi gruppi studenteschi liberali e i vecchi movimenti giovanili di sinistra e ultrasinistra, pronti a mettere da parte le differenze ideologiche in nome dell’unità davanti al nemico comune: il regime di Putin.
Gli arancioni
Le grandi manovre in campo anti-putiniano sono iniziate a gennaio, non a Mosca ma a San Pietroburgo, dove le molte manifestazioni studentesche sui temi della difesa dello stato sociale e dell’istruzione pubblica e in opposizione alla guerra in Cecenia, sono sfociate nella creazione del movimento giovanile Idushchiye Bez Putina (Camminando senza Putin), nome dato in provocatoria risposta al movimento giovanile filo-putiniano Idushchiye Vmeste (Camminando insieme). A febbraio il nuovo movimento ha aperto una sede anche a Mosca, suscitando l’interesse della sezione giovanile del principale partito liberale russo, Yabloko (Mela), che ha subito colto la palla al balzo riuscendo praticamente a inglobare gli studenti pietroburghesi e a coinvolgerli in un progetto molto ambizioso. Dopo l’ingresso di Camminando senza Putin in Yabloko Giovani, il leader di questi ultimi, Ilya Yashin, ha dichiarato: “Stiamo lavorando alla creazione di un movimento studentesco di opposizione come il Porà! (E’ ora!) ucraino e il Kmara! (Basta!) georgiano, con l’obiettivo di abbattere il regime di Putin”. Detto, fatto: nelle scorse settimane le sezioni giovanili dei partiti liberali Yabloko e Sps (Unione delle Forze di Destra) hanno annunciato di essersi unite per dare vita a un nuovo movimento, Oborna (Difesa). Il suo simbolo parla da solo: un pugno stilizzato, lo stesso che sventolava sulle bandiere di Otpor! (Resistenza) in Serbia e di Kamara in Georgia. E, ciliegina sulla torta, all’inizio di aprile è nata anche la sezione russa di Porà!, che ha subito messo le sue carte in tavola: “Alle elezioni presidenziali del 2008 – ha dichiarato il suo leader Andrei Sidelnikov – noi sosterremo contro Putin la candidatura dell’ex primo ministro liberale Mikhail Kasyanov.
Gioventù putiniana
Di fronte a tutto questo il Cremlino ha subito elaborato una strategia di difesa, decidendo di accettare la sfida lanciata dai suoi avversari e di giocare la partita sullo stesso terreno: quello dei movimenti politici giovanili. Giudicando inadatto e troppo moderato a tale scopo il vecchio movimento Idushchiye Vmeste (Camminando insieme), i consiglieri di Putin hanno annunciato all’inizio di marzo la fondazione del gruppo giovanile Nashi (I nostri). Una formazione che si pone come specifico obiettivo quello di combattere, anche nelle piazze, l’avanzata dei gruppi ‘arancioni’, accusati di essere la quinta colonna del grande nemico che si oppone alla risurrezione della potenza russa: gli Stati Uniti d’America. Gli accenti ultranazionalistici e xenofobi di questa nuova formazione studentesca hanno generato preoccupazione in vari commentatori, in Russia e all’estero. Il debutto ufficiale di Nashi avverrà il 9 maggio prossimo, giorno in cui la Russia festeggia la vittoria sull’invasore tedesco-nazista nella seconda guerra mondiale. Oggi, secondo i promotori di Nashi, l’invasione da cui la Russia deve difendersi è quella occidental-capitalista. Ma le contromisure del governo non si sono limitate a questo. Il 13 aprile, con provvedimento dei servizi segreti (Fsb), è stata vietata la pubblicazione e la diffusione in Russia della cosiddetta ‘Bibbia degli arancioni’, vale a dire del libro di Gene Sharp intitolato: “Dalla dittatura alla democrazia. Un quadro concettuale per la Liberazione”. Peccato che il testo sia disponibile anche su Internet.
I rossi
Nemici dichiarati della gioventù putiniana non sono solo gli ‘arancioni’, ma anche la moltitudine di movimenti studenteschi ‘rossi’ della sinistra e dell’ultrasinistra giovanile russa, che ultimamente hanno deciso di lasciare da parte le tradizionali differenze ideologiche che li distinguono dai partiti e dai movimenti liberali, accettando di fare fronte comune in nome dell’obiettivo condiviso: liberare la Russia da Putin. A rompere il ghiaccio è stato Eduard Limonov, famoso scrittore e carismatico leader del battagliero movimento giovanile Partito Nazional Boscevico. Accantonando le tradizionali parole d’ordine di questa formazione (la cui ideologia è uno strano mix di trozkismo, anarchismo e nazionalismo), Limonav ha indicato il ‘nuovo corso’ del movimento: la lotta per la democrazia parlamentare al fianco delle forze democratiche liberali che si oppongono a Putin. Dopo questa clamorosa svolta del più radicale movimento della sinistra giovanile russa (che sul piano della capacità di mobilitazione giovanile è certamente la più forte oggi in Russia) altri gruppi ‘rossi’ si sono detti pronti a unirsi alla nuova coalizione anti-putiniana: il Fronte della Sinistra Giovanile (studenti no-global, comunisti e anarchici), l’Unione dei Giovani Comunisti (sezione giovanile del Partito Comunista Russo di Zuganov) e il Fronte dei Giovani Comunisti (piccola ma ben organizzata formazione marxista).
da www.peacereporter.net, 04.2005




6 - Presidente dopo proteste: "Opposizione lavora per forze straniere"). Risorse di cui attualmente godono i papaveri del regime, non certo la popolazione bashkira. “Tramite la compagnia petrolifera ‘Ural’ controllata da suo figlio – ha detto a Radio Free Europe/Radio Liberty Airat Dilmukhametov, leader del Fronte Nazionale Bashkiro, uno dei gruppi più radicali dell’opposizione – Rakhimov sottrae al fisco milioni di dollari. E intanto la gente vive in povertà e subisce gli abusi della sua polizia. Viviamo in una vera dittatura. Putin non può più sostenere questo despota!”. Il rischio – come ha recentemente sottolineato l’analista politico russo Boris Kagarlitsky, direttore dell’Istituto per lo Studio della Globalizzazione di Mosca – è la radicalizzazione della protesta: “Se Putin non sacrificherà Rakhimov per placare gli animi della gente, le manifestazioni assumeranno toni anti-russi oltre che anti-governativi”.
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