Da NoReporter.org
Putin ci regala un’altra perla: va a trovare Sharon e lo prende in giro in casa sua. Amico di tutti, servo di nessuno: una lezione di politica e diplomazia.
Ariel Sharon si aspettava di incontrare un Putin piegato in due, desideroso di compiacere la nota lobby mondiale che gli procura tanti guai politici e finanziari. La visita del primo capo del Cremlino in Israele, invece, è andata molto male per i figli di Sion. Putin non ha ceduto su nessun punto. Anzi, ha deliberatamente irritato i suoi ospiti con il suo sarcasmo (1). Il regime Sharon gli ha ingiunto di tagliare la cooperazione nucleare della Russia con l’Iran. Putin ha risposto che cooperare con l’Iran è “più saggio” che aggredirlo, e che Teheran non fa che dotarsi di energia nucleare “pacifica”. Katsav, il presidente ebraico, gli ha ordinato di non vendere più missili alla Siria. Replica di Putin: “i missili che gli stiamo vendendo sono razzi anti-aerei a breve gittata, che non possono colpire il territorio israeliano. Il solo modo di entrare nel loro raggio di azione è se voi invadete la Siria” (2). La situazione palestinese? Putin ha invitato le due parti ad “astenersi da passi che possano predeterminare lo stato finale delle terre palestinesi”. Aggiungendo che “adesso c’è la possibilità di un giusto accordo israelo-palestinese basato sulle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu e sulla roadmap”: ma è proprio la roadmap che Sharon, e non “l’altra parte”, sta seppellendo con atti unilaterali che “predeterminano” lo stato finale dei territori. Dopo di che, ha fatto circolare la voce che Mosca fornirà alla ricostituita polizia palestinese mezzi corazzati portatruppe; cosa che Sharon assolutamente non vuole. Naturalmente, anche Putin ha reso omaggio all’olocausto. Ha donato un gruppo statuario dove sei esseri umani nudi appaiono circondati da filo spinato e sormontati da una stella di Davide. Ma poi, alla conferenza-stampa, “non ha saputo celare il suo sarcasmo”, come scrive Haaretz (3). Il fatto è che gli israeliani non sono riusciti a celare le loro avide mire. Per esempio, di ottenere quelle avanzate armi russe (missili antinave, ad esempio) che tolgono il sonno agli strateghi americani. La radio israeliana gli ha chiesto: la Russia sarebbe interessata a fornire armi ad Israele? Risposta di Putin: “se voi mi fate ottenere un contratto da 2 miliardi di dollari per la fornitura di caccia russi, vi faccio avere personalmente una medaglia al valore”. Allusione irritante al più alto grado agli aiuti militari americani che Israele riceve gratis e a fondo perduto, appunto 2 miliardi di dollari. Altra domanda. Mosca sarebbe interessata a una cooperazione con Israele sul nucleare, come quella che ha in atto con l’Iran? Risposta: “certo, siamo disposti ad una cooperazione atomica per il bene della pace. Ma non mi sembra che Israele abbia bisogno di assistenza nel suo programma nucleare”. Allusione alle almeno 200 bombe atomiche con cui Israele minaccia in permanenza i vicini. Infine, la rituale domanda sul presunto “divampante antisemitismo in Russia”. E il presidente Katsav ha elencato: ebrei picchiati, sinagoghe bruciate (?), tombe profanate… “Ho sentito che qui vengono profanate anche le tombe di vostri leader di Stato”, ha replicato Putin. Allusione bruciante alla recente profanazione della tomba di Ytzhak Rabin, il premier ucciso da un fondamentalista giudaico, con scritte ingiuriose. L’argomento è stato abbandonato. Putin non è, evidentemente, l’onorevole Kippà. Il messaggio conclusivo e ufficiale israeliano ha detto che l’importanza della visita “sta nel fatto che sia avvenuta”. Putin ha assicurato che, nonostante la disparità di vedute, Israele “ha un amico al Cremlino”. Forse un amico, ma non un servo.
Note 1)“Israel’s Sharon clashes with Putin”, Itv.com, 28 aprile 2005. 2)Greg Myre, “Putin in Israel tries to ease fears”, Herald Tribune, 29 aprile 2005. 3)Yossi Melman, “Putin fails to keep his sarcasm veiled”, Haaretz, 29 aprile 2005.
Per Sharon un bel boccone amaro...![]()




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