Segnalo questo interessante studio della SWG che analizza il voto regionale per partito e per area geografica.
http://brunik.altervista.org/20050428235646.html
Questa è l'analisi dei flussi a livcello nazionale:
Un milione e 300 mila voti
Il bonus guadagnato dall’Unione
Come sono mutati gli orientamenti e le scelte degli italiani dal 2001 al 2005
Totale 13 regioni **
L’ANALISI delle trasformazioni delle scelte elettorali degli italiani deve partire dalla verifica dei flussi di voto fra proporzionale 2001 e candidati espressi dalle due coalizioni alle elezioni regionali del 2005.
Se consideriamo l’insieme degli aventi diritto al voto del 2001, possiamo osservare che
l’affermazione del centro-sinistra si nutre di una matrice pluri-fattoriale:
- una soglia di riconferma del voto di quasi 12 punti superiore al centro-destra e, quindi, una capacità di ‘mobilitazione’ superiore;
- una significativa penalizzazione della Cdl sotto il profilo delle astensioni, quindi un fattore di ‘smobilitazione’ piuttosto accentuato;
- un’inedita, e per la prima volta accentuata, mobilità elettorale fra i due blocchi che, alla fine, si traduce in un bonus favorevole di oltre un milione e trecentomila elettori;
- la capacità di raccogliere maggiori consensi all’interno del bacino elettorale rappresentato dalle forze ‘altre’, esterne ai due poli;
- infine una maggior capacità di recupero di segmenti elettorali che si erano astenuti alle elezioni del 2000 o che allora non avevano diritto al voto.
Sembrano, quindi, ‘precipitare’ in questa tornata elettorale in modo pressoché contemporaneo, tutti i fattori che appaiono determinanti al coaugulo e alla sedimentazione del consenso. Se, infatti, facciamo un passo indietro alle elezioni regionali del 2000, osserviamo che solo uno di questi fattori (la maggior astensione) fu attivo nel determinare la sconfitta elettorale del centro-sinistra, gli altri elementi rimasero inalterati o in perfetto equilibrio. E’, quindi, questo dato - questa multifattorialità - a rendere particolarmente gravoso l’arretramento del centro-destra e a porre dei seri interrogativi - al di là della fibrillazione della sfera politica - sulla capacità della Cdl di risalire la china entro la data fisiologica di scadenza della legislatura. Parrebbe, cioè, che ci si trovi di fronte ad un ‘trend’ elettorale che - se consideriamo con freddezza l’esito semplicemente numerico delle elezioni politiche del 2001 nel maggioritario - inizia addirittura allora, passa per le tornate amministrative del 2002, per il voto delle regionali del Friuli Venezia Giulia nel 2003, per le provinciali e europee del 2004 fino ad oggi. Un trend elettorale cui sembra sommarsi un corrispondente trend di opinione - il percepito degli italiani sullo ‘stato del paese’ resta pesante - i cui tratti sembrano anche meno reversibili di quelli strettamente legati al consenso.





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