Dal filo di Arianna al gomitolo di Andy Warhol, una storia di millenni va in mostra a Biella: dal 21 aprile al 24 luglio 2005 la città piemontese ospita la prima esposizione mai realizzata al mondo sul mito della lana. "Sul Filo della Lana", curata dal noto critico d'arte Philippe Daverio con il supporto di un Comitato scientifico di altissimo livello, e allestita dallo Studio Cerri & Associati, raccoglie più di 100 opere provenienti dai principali musei internazionali, che coprono un arco temporale dalla preistoria ai giorni nostri.
La mostra, fortemente voluta dal Sindaco della Città di Biella, Vittorio Barazzotto, e dal Presidente della Fondazione Museo del Territorio Biellese, Luciano Donatelli, con il contributo della Regione Piemonte e dell'Unione Industriale Biellese e il sostegno della Provincia di Biella, sarà un grande evento espositivo, dal carattere fortemente polisemico: una mostra-show, un viaggio multisensoriale seguendo quel "filo di lana" che s'intreccia così strettamente alla storia dell'umanità da sconfinare nel mito e divenire uno degli elementi simbolici più ricorrenti fin dai tempi più antichi.

Il percorso della mostra è articolato in tre sezioni distinte:

Il MITO presso il Museo del Territorio, Chiostro di San Sebastiano via Quintino Sella, Biella;
La FANTASIA presso la struttura industriale dismessa, Lanificio Pria, Salita di Riva 3, Biella;
La FABBRICA presso la struttura industriale dismessa, Fabbrica della Ruota ex Lanificio Zignone Località Vallefredda Strada Provinciale Pray, Ponzone Pray.

Circa trenta auto ecologiche FIAT, con il cofano decorato da teste di ariete in cartapesta realizzate dagli artigiani specializzati nella creazione dei carri allegorici del Carnevale di Viareggio, oltre ad alcune Maserati, garantiranno ai visitatori i collegamenti tra le diverse sedi espositive. Altre dieci vetture circoleranno tra le città italiane sponsorizzando l'evento biellese.

Sarà un evento sotto molti aspetti "rivoluzionario": la prima cosa da vedere sarà la mostra stessa, frutto dell'accostamento di capolavori artistici, oggetti, ritmica, comunicazione, risultato di un modo di pensare e di allestire innovativo e libero.
"Rivoluzionario" è anche lo scopo dell'evento che intende svelare l'anima della città che lo organizza, quell'eccellenza nella lavorazione della lana che costituisce la "corporate identity" di Biella e del suo territorio.
Anche se separate dalla collocazione in tre spazi diversi, le sezioni della mostra sono ciascuna imprescindibile dalle altre, parte dello stesso viaggio. L'allestimento e le installazioni multimediali che costituiscono l'ossatura della mostra tenderanno proprio a questo scopo: lasciare nel visitatore un ricordo complesso, come complessa è la lana, la sua simbologia, la sua lavorazione, l'uso che ne fa e ne ha fatto l'umanità nei secoli.
Il ricordo sarà anche un libro.
Per la prima volta, infatti, il Comitato della Mostra ha assegnato a un importante scrittore una committenza: la stesura di tre racconti che restituiscano emozioni e intrighi della vita e della storia della Gente della Lana, le grandi famiglie come gli operai, che nei secoli hanno prodotto il miracolo della lana.
Antonella Boralevi, romanziera di fama, sta scrivendo "Bianco Avorio", una raccolta di racconti che fin dal titolo descrive il fascino della lana e della sua gente. Bianco avorio è infatti il colore del bioccolo grezzo di lana.
Il libro sarà proposto nello shop e costituirà lo strumento attraverso cui l'evento "Sul filo della lana" si prolungherà nel tempo.

Il MITO

A Biella sarà esposta, in anteprima mondiale, la più antica testimonianza sull'esistenza del tessuto: frammenti di terracotta provenienti dalla Boemia su cui è rimasta impressa l'impronta di un tessuto di lana eseguito a telaio 25.000 anni fa.
Sarà inoltre in mostra un Ariete della prima metà del III sec. a.C., dono di Vittorio Emanuele II al Museo Archeologico di Palermo, da cui proviene: opera ellenistica in bronzo, superstite di una coppia che in età medievale era collocata ai lati del portale di Castello Maniace a Siracusa. Prima di essere esposto a Biella, sarà sottoposto ad un intervento di pulitura e successivamente restaurato dagli stessi laboratori che si stanno occupando della Lupa Capitolina di Roma.

La sezione paleontologica e archeologica verrà realizzata in collaborazione con il Prof. Lanfredo Castelletti Direttore del Museo di Como, mentre l'aspetto relativo all'influenza della lana nell'evoluzione della rappresentazione pittorica ed iconografica sarà curato dal Prof. Antonio Paolucci di Firenze, dal Prof. Claudio Strinati di Roma e dal Prof. Nicola Spinosa di Napoli, sovrintendenti e membri del comitato scientifico della mostra.
Opere importanti e sorprendenti racconteranno il Mito e la presenza reale della lana lungo la nostra storia.
La fantasia del visitatore sarà stimolata dai confronti storici e gli consentirà di capire quanto è profondo l'archetipo della lana: dal filo primordiale, al fuso e alla pezza.
La famosissima Arianna, una scultura marmorea archeologica della Collezione Medici, accanto alle opere di Giorgio De Chirico che in lei hanno trovato fonte d'ispirazione, il filo rosso di lana nelle immagini di Teseo su un vaso attico, il medesimo filo rosso nelle mani di una Madonna russa del XVI secolo, e ancora lo stesso filo rosso come motivazione dei romanzi di Henry Miller.
La leggenda del Vello d'Oro sarà svelata dai disegni di Thiry Leonard del Museo di Leida mentre la sua evoluzione ultima, il Toson d'Oro, ornerà il collo di Filippo III il Buono eseguito da Roger van der Weyden, proveniente dalla Gemäldegalerie di Berlino.
Dalle Gallerie degli Uffizi, il ritratto di Martin Lutero di Lucas Cranach fronteggerà, vestito di lana nera austera e fortemente simbolica, il cattolico, potente e "Toson Dorato" imperatore Carlo V, di Bernart van Orley (conservato alle Gallerie Nazionali di Capodimonte).
Queste e altre opere che spaziano da Luca Giordano a Odillon Redon mostrano il creativo intrecciarsi di storia, Mito e costume.
Una sezione sarà dedicata ad importanti manoscritti e documenti antichi: dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano il codice G301 contenente straordinarie pagine miniate che illustrano i frati lanaioli alle prese con le diverse fasi della lavorazione della lana.
L'aspetto dell'evoluzione del costume sarà curato dalla Prof.ssa Benedetta Barzini dell'Università di Urbino e dalla Dott.ssa Franca Sozzani, direttrice di Vogue Italia: racconteranno l'evoluzione del concetto di eleganza, dall'oratore romano in toga alla straordinaria raccolta di personaggi ritratti nelle fotografie, alcune inedite, provenienti dalle collezioni di Vogue.
Verrà inoltre esposto un guardaroba "improbabile" che annovera, tra gli altri capi, il cappotto del Duca di Windsor, il cappotto di Winston Churchill, di J.F. Kennedy, di Gianni Agnelli e di M. Gorbaciov e il poncho di Garibaldi.
Attraverso manufatti di lana l'umanità si è anche raccontata, rappresentata, dichiarata. I popoli Andini precolombiani usavano colorati fili di lana per i loro Quipu: non monili, ma veri e propri testi. Le camicie rosse di lana dei garibaldini erano simbolo d'appartenenza, ma anche dichiarazione d'un ideale politico, in un certo modo bandiera ed identità di pensiero.
Tessuti coopti e tappeti di lana di lana orientali sveleranno i misteri dei loro disegni; i Tartan scozzesi racconteranno la loro funzione di abito e di divisa: ogni tessuto identificava un clan differente. Cosi gli straordinari ponchos andini e i maglioni di Aran: nei loro colori, nella scelta delle loro trame vivono messaggi di appartenenza o di augurio, veri e propri linguaggi.
Ma la lana è anche abitazione: la tenda berbera e la yurta delle steppe centro-asiatiche lo testimonieranno. Questa sezione in cui la lana sembra parlare in prima persona è curata dal Prof. Davide Domenici dell'Università di Bologna e dal Dott. Luca Emilio Brancati e coordinata da Umberto Zampini.

LA FANTASIA

La Fabbrica Pria, al Ponte delle Signore, ospiterà nei suoi affascinanti spazi la sezione dedicata alla Fantasia.
Gesti e oggetti d'arte contemporanea in cui la lana e il mondo ad essa collegata divengono generatori d'arte.
Con l'allestimento di Studio Azzurro, famoso in tutto il mondo per le sue video installazioni, un magnifico salone riacquisterà l'aspetto, anche se fortemente poeticizzato, che lo caratterizzava ai tempi in cui questo spazio era davvero una fabbrica. Immagini virtuali, odori, calore, rumori avvolgeranno il visitatore proiettandolo nel vero clima delle manifatture laniere.
Opere contemporanee, ma già storiche, condurranno lo spettatore attraverso i racconti mitologici arcadici di Kounellis e i feltri di Beuys, le "autostoricizzazioni" di Cavellini i montoni di Lalanne, i kilim Boetti.
La lana è soggetto ispiratore e materiale con cui interagire in opere che sono state realizzate ad hoc per questa occasione da artisti come Pistoletto, che per l'occasione realizzerà una nuova versione in lana della celeberrima 'Venere degli Stracci', Marcello Jori, Fabrizio Plessi, Serafini e della grande installazione "Freddo" del gruppo Cracking Art. Questi ed altri artisti contemporanei saranno gli elementi catalizzatori della sezione dedicata alla fantasia e curata da Dominique Stella e Umberto Zampini.
In questa sezione sarà allestita dallo scenografo Gianmaurizio Fercioni anche una speciale sala di grande impatto dedicata al principale nemico della lana, la tarma, che sarà realizzata con il contributo di Nuncas, azienda italiana specializzata nei prodotti di alta qualità per la cura della casa e della lana e sponsor ufficiale della Mostra.

LA FABBRICA

Situata ad una trentina di chilometri da Biella, ma idealmente collegata dalla Strada della Lana alla città, l'antica Fabbrica della Ruota ospiterà la terza sezione della mostra.
Un luogo della memoria, ma anche una sorta di luogo magico, che racconta, anche grazie agli interventi creativi di Studio Azzurro, una storia di fatica e di genio: la trasformazione della lana grezza in raffinato tessuto, grazie al lavoro e alla fatica degli uomini, aiutati dall'energia scaturita dalla forza dell'acqua che muoveva la grande ruota.
Qui si racconta la storia dell'interazione tra lana e territorio biellese: a cura dell'arch. Giovanni Vachino, presidente del DocBi (Centro di documentazione biellese), viene spiegata l'importanza che la lana ha avuto dal Cinquecento a oggi nel distretto di Biella, l'evoluzione storico-sociale del territorio, il meccanismo che ha creato, grazie alla presenza dell'acqua e alla volontà dell'uomo, quella produzione d'eccellenza per la quale oggi Biella è conosciuta nel mondo.
Alla scrittrice Antonella Boralevi è stato affidato il compito di dare carne e sangue ai documenti esposti, attraverso il racconto degli intrighi e della vita della Gente della Lana, dalle grandi dinastie di imprenditori, agli operai, tutti coloro che, con la lana e per la lana, hanno vissuto.
Il suo "Bianco Avorio" riunisce 3 racconti ambientati uno all'epoca garibaldina, uno nel 1930 e uno nel 1960.