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  1. #1
    Baron Samedi
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    Predefinito Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    PECHINO – «I tavoli a due gambe non stanno in piedi. Quindi, il G20 non può essere modificato togliendo lo zero e trasformandolo in un G2. Come minimo serve un G3 o, meglio ancora, lo stesso G20». Poche ore dopo il congedo di Barack Obama dalla Cina, Giulio Tremonti lancia una proposta politica dirompente per la messa a punto del nuovo ordine globale. E per lanciare la provocazione, il ministro dell'Economia italiano sceglie una platea d'eccezione: la Scuola del Partito Comunista Cinese. Il prestigioso palco è stato offerto a Tremonti dal vicepresidente esecutivo dell'ateneo del Pcc, Li Jingtian, durante una sua recente visita in Italia. Da qui, ieri, il ministro ha tracciato una lucida disamina della crisi finanziaria internazionale del 2008; ha sottolineato che, per colpa delle banche, quella stessa crisi continua a covare sotto la cenere; e ha messo sul tavolo delle proposte per superarla.
    «In tutto il mondo i Governi sono intervenuti usando due mani. Con una hanno immesso un'enorme massa di liquidità nel sistema. Con l'altra hanno trasformato debito privato in debito pubblico», ha spiegato Tremonti a un auditorio di circa duecento persone, composto da funzionari-amministratori del Partito Comunista non più giovanissimi (perlopiù uomini), tornati sui banchi di scuola per prepararsi a governare meglio la Cina di domani.
    Ma, paradossalmente, alla fine a guadagnarci di più dal generoso intervento pubblico sono state proprio le principali responsabili della catastrofe che un anno fa ha investito l'economia globale, e cioè le banche. «L'idea era che gli istituti di credito trasferissero la liquidità alle imprese. E invece una parte enorme di questo denaro è rimasto dentro le banche stesse, che oggi con quei soldi stanno facendo profitti contraendo prestiti all'1% e reinvestendo in strumenti finanziari che danno rendimenti del 5 o al 6 per cento», ha tuonato Tremonti di fronte ai dirigenti del Pcc cinese.

    La formidabile ripresa delle Borse e la recente crescita vertiginosa dei contratti derivati, secondo il ministro dell'Economia, dimostrano che la speculazione si è rimessa selvaggiamente in movimento sui mercati finanziari mondiali. Grazie proprio alla liquidità a basso costo di cui oggi le banche possono approvvigionarsi a mani basse dagli istituti di emissione. Insomma, una beffa colossale.

    «Io, dopo il disastro, ritenevo che andassero salvate solo le banche che finanziavano le famiglie e le imprese. Invece, sono state salvate tutte – ha aggiunto Tremonti - In questo modo abbiamo guadagnato tempo, ma non abbiamo risolto il problema. E così il rischio di una nuova crisi è sempre incombente».

    Gli allievi della Scuola del Partito Comunista hanno ascoltato con attenzione le tesi vivaci del ministro dell'Economia italiano. Il quale, nonostante le sue passate prese di posizione critiche sulla globalizzazione talvolta anche dal sapore un po' troppo anticinese (ma di questo, forse, sono responsabili anche certe forzature del mondo politico e della stampa italiana), ieri dalla cattedra del Pcc ha parlato alla nomenklatura usando sapientemente tutti gli ingredienti della dialettica geopolitica che piacciono ai cinesi: il multilateralismo, la democrazia occidentale non esportabile, il principio della non ingerenza, le peculiarità del socialismo cinese, aggiungendo anche un pizzico di terzomondismo che a Pechino non guasta mai.

    Se tutti gli sforzi profusi finora dai Governi sono stati solo un palliativo, allora cosa bisogna fare per traghettare definitivamente l'economia globale fuori dalle secche della recessione?, ha chiesto la platea a Tremonti? "Non possiamo certo pensare di risolvere i problemi emersi dalla crisi con una serie di nuove regole tecniche scritte dai banchieri – ha risposto il ministro dell'Economia, puntando ancora una volta il dito contro i signori del credito – Oggi serve uno sforzo politico collettivo che definisca il nuovo ordine, un trattato internazionale che definisca una nuova Bretton Woods e che sia frutto di un contributo multilaterale non solo nell'adesione ex post, ma anche nella scrittura ex ante", ha concluso Tremonti.
    19 novembre 2009

    Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista - Il Sole 24 ORE

  2. #2
    Baron Samedi
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Tremonti con gli occhi a mandorla

    "Il mondo ha bisogno del G3, America, Cina ed Europa", ha detto il ministro dell'economia a una conferenza alla Scuola del partito
    di Francesco Sisci

    PECHINO -- Mentre la crisi economica non è finita e incombe ancora, mentre il mondo sta cambiando parametri di riferimento e paradigmi di pensiero non basta il G2, tra America e Cina, ci vuole almeno il G3 con anche l’Europa.

    Questo il messaggio potente e molto politico che il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha inviato ieri a Pechino in una conferenza alla Scuola centrale del Partito comunista cinese. Era la prima mai tenuta da un politico italiano, e prevista proprio all’indomani dalla partenza da Pechino del presidente statunitense Barak Obama.

    I dirigenti di questa struttura, che è al cuore del sistema politico cinese, hanno risposto con cautela. Se Cina e America migliorano il dialogo, aumentano la comprensione e i compromessi tra di loro tutto il mondo ne ha da guadagnare, hanno detto a Tremonti i capi della Scuola.

    Infatti, quello che è apparso a Pechino, nei giorni scorsi con il viaggio di Obama, è proprio l’inizio di questa speciale relazione e un patto tra America e Cina.

    Ma l’instabilità intrinseca di un rapporto a due e l’idea antica qui che una relazione a tre sia più certa, incuriosisce i cinesi.

    Tremonti ha fatto l’esempio di un tavolo che si sostiene con almeno tre gambe, i cinesi sanno che una coppia per durare dovrebbe avere almeno un figlio.

    I dirigenti cinesi della Scuola, intervenuti alla conferenza sono rimasti affascinati dall’afflato insieme pratico, realisto ma anche ideale del discorso del ministro.

    L’idea che la finanza mondiale si sia sviluppata e cresciuta fuori da ogni regola mentre occorre una nuova centralità dei governi tocca una corda dell’animo cinese, così come la tocca l’invito a pensare una nuova Bretton Woods, un trattato che ridefinisca le regole globali della finanza e dell’economia.

    C’è grande interesse perché la Cina partecipi alla scrittura delle nuove regole finanziarie globali, cosa che darebbe ulteriori assicurazioni per rendere in un prossimo futuro pienamente convertibile la moneta cinese, lo yuan, e quindi aprire all’esterno il suo mercato finanziario, oggi chiuso.

    Ma c’è anche molta prudenza alla Scuola. Come fa l’Europa che non si è ancora integrata politicamente a volere essere il terzo polo di una integrazione delle regole economiche globali? Inoltre, pensano i cinesi, i paesi europei hanno speso meno degli altri nelle manovre di rilancio economico, possono oggi prendere un ruolo più attivo?

    A queste obiezioni Tremonti replica dicendo che l’Unione Europea è un processo in corso, che ha appena 50 anni ma sta andando avanti. Spiega poi che è finito il momento dell’unipolarismo, che il mondo è inevitabilmente multipolare.

    Per questo occorre dare forza al G20, integrandolo con paesi africani o del mondo arabo, poco rappresentati. Se questo non riesce a partire bisogna almeno pensare al G3.

    Composto, attento, curiosissimo dei dettagli, intrigato dalle forme, dalle attenzioni, affascinato dai messaggi di sguardi e gesti minimi che i cinesi si scambiano e di cui non sa il significato, Tremonti è parso conquistato dalla Cina.

    La Scuola, che ha ospitato Bush padre, Kissinger o Nakasone, ha apprezzato la visione marxiana di Tremonti, che combina l’economia, con la storia, con la politica, con i rapporti di forza internazionali e con una tensione in avanti, ad anticipare i tempi. Questo è poi il compito del partito comunista cinese e della sua scuola.

    La Cina dopo la fascinazione però starà a vedere quanto questo proposta di Tremonti rimarrà un bellissimo discorso alla Scuola o quanto invece riuscirà a tradursi in impegno vero dell’Italia e dell’Europa in questo senso.

    Se ciò accadesse l’Italia salirebbe in un nuovo ambito, primario, di discussioni internazionali, cosa che tra l’altro sarebbe molto utile alle imprese e all’economia del paese in generale.

    Ma certo questo non dipende solo da Tremonti.

    Tremonti con gli occhi a mandorla - LASTAMPA.it

  3. #3
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Tremonti sta delirando. Se sta dove sta è solo grazie a Berlusconi. Senza Berlusconi Tremonti sarebbe inesistente. Comunque, abbiamo capito il Tremonti ormai definitivamente: è un Comunista peggio di Cossuta.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    A parte la demagogia sulle banche "che finanziano le famiglie e le imprese", ha detto cose vere e condibisibili, una volta tanto.
    Ultima modifica di Boba Fett; 22-11-09 alle 19:29

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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Zikica Spanac Visualizza Messaggio
    Il PCC ha intrapreso un declino irreversibile e l'abbandono anche formale del comunismo è ormai questione di pochi anni...ma non mi aspettavo già fossero arrivati così in basso.
    si, questo è quello che spesso si dice fra i "comunisti" che hanno smesso di cercare di capire il mondo da 30 anni

  6. #6
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    si, questo è quello che spesso si dice fra i "comunisti" che hanno smesso di cercare di capire il mondo da 30 anni
    sì sì certo.

    ci vediamo alla prossima fiaccolata per il tibet

  7. #7
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Zikica Spanac Visualizza Messaggio
    Il PCC ha intrapreso un declino irreversibile e l'abbandono anche formale del comunismo è ormai questione di pochi anni...ma non mi aspettavo già fossero arrivati così in basso.
    In basso dove? :gratgrat:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Boba Fett Visualizza Messaggio
    In basso dove? :gratgrat:
    libbbbbbbbbbbbbbbbbberisti

  9. #9
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Zikica Spanac Visualizza Messaggio
    Il PCC ha intrapreso un declino irreversibile e l'abbandono anche formale del comunismo è ormai questione di pochi anni...ma non mi aspettavo già fossero arrivati così in basso.
    tanto è vero che la Cina è rimasta in piedi, mentre l'URSS è caduta

  10. #10
    Cancellato
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    Predefinito Rif: Tremonti in Cina parla alla scuola del partito comunista

    Citazione Originariamente Scritto da Zikica Spanac Visualizza Messaggio
    Te le canti e te le suoni.

    Cosa cazzo c'entrano Tibet, sul quale tra l'altro ho sempre sostenuto posizioni filo-PRC, e 'liberismo' col mio post??

    Visto che non è la prima volta che rispondi completamente a cazzo di cane a cose che scrivo....fai una cosa, mettimi in ignore, come io farò con te.

    Così non perdiamo tempo.
    e io come mi diverto poi?

 

 
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