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    Predefinito PRIMARIE - Proposta di legge

    GOVERNO CIVICO presenta una pdl per istituire delle VERE primarie!!!

    PROPOSTA DI LEGGE
    __
    ART. 1.
    1. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento
    europeo, del Senato della Repubblica,
    della Camera dei deputati, dei consigli
    regionali, provinciali e comunali, si
    svolgono in due turni elettorali, salvo nel
    caso di ballottaggi previsti dalle norme
    vigenti in materia. Entrambi sono aperti
    alla partecipazione di tutti gli iscritti alle
    liste elettorali.
    2. Il primo turno assolve alle funzioni
    di elezioni primarie.

    ART. 2.
    1. Entro il centottantesimo giorno antecedente
    la data di scadenza del termine
    per la presentazione delle candidature per
    l’ufficio di parlamentare europeo, senatore,
    deputato, presidente di regione, presidente
    di provincia e sindaco o entro tre
    giorni dalla data di indizione delle elezioni
    anticipate, il legale rappresentante del partito,
    della lista civica o della coalizione, o
    una persona di sua fiducia munita di
    delega autenticata, iscrive la forza politica
    da lui rappresentata all’ufficio elettorale
    competente, accompagnandola con l’elenco
    degli aspiranti candidati, proposti dalla
    forza politica stessa in numero non inferiore
    a tre.
    2. Gli aspiranti candidati di cui al
    comma 1 sono selezionati con le modalita`
    previste dall’articolo 3.
    3. Ciascun turno si svolge in un solo
    giorno festivo.
    4. Il secondo turno si svolge a tre
    settimane dalla data del primo turno.
    5. L’eventuale ballottaggio si svolge a
    due settimane dalla data del secondo
    turno.

    ART. 3.
    1. La selezione di almeno due terzi
    degli aspiranti candidati proposti nel
    primo turno dai partiti politici, dalle liste
    civiche e dalle coalizioni avviene attraverso
    la consultazione degli iscritti al partito
    politico o alla lista civica, ovvero degli
    iscritti ai partiti politici e alle liste civiche
    che compongono la coalizione. Ciascun
    iscritto deve poter esercitare il suo diritto
    di scelta attraverso il voto.
    2. Ciascun partito politico, lista civica o
    coalizione e` tenuto a informare l’ufficio
    elettorale competente delle modalita` prescelte
    per garantire a ciascun iscritto il
    diritto di cui al comma 1. In caso di
    irregolarita` , inadempienze o violazioni del
    presente comma, il partito politico, la lista
    civica o la coalizione sono esclusi dalla
    tornata elettorale o, nel caso le elezioni si
    siano gia` svolte, ogni relativo eletto e`
    dichiarato decaduto e ad esso subentra il
    candidato della lista che ha ottenuto il
    maggior numero di voti dopo quella
    esclusa.
    3. La proposta di candidatura puo`
    essere avanzata anche da singoli elettori in
    possesso dei requisiti di legge, i quali sono
    ammessi alle elezioni primarie se sostenuti
    dalle firme autenticate di almeno un centesimo
    degli aventi diritto al voto.
    4. Sono dispensati dalla presentazione
    delle firme autenticate di sostegno gli
    aspiranti candidati proposti da partiti politici,
    liste civiche e coalizioni rappresentati
    nel Parlamento europeo o nel Parlamento
    nazionale. Sono dispensati altresý`,
    nelle elezioni per il rinnovo dei consigli
    regionali, provinciali e comunali, gli aspiranti
    candidati proposti da partiti politici,
    liste civiche e coalizioni rappresentati nei
    consigli stessi.
    5. Ciascun partito politico, lista civica e
    coalizione e` tenuto a candidare nel secondo
    turno il proprio aspirante candidato
    che ha ottenuto il maggior numero di voti
    nel primo turno.
    6. Per gli aspiranti candidati a titolo
    individuale l’ammissione al secondo turno
    e` subordinata al raggiungimento di un
    consenso, nel primo turno, non inferiore a
    un ventesimo dei votanti nel turno stesso.
    7. In caso di decesso o di impedimento
    grave e certificato dell’aspirante candidato
    che ha riportato il maggior numero di voti
    nel primo turno, nel secondo turno gli
    subentra l’aspirante candidato immediatamente
    successivo per il numero dei voti
    riportati.

    ART. 4.
    1. L’esito del primo turno elettorale
    deve essere comunicato dall’ufficio elettorale
    competente ai soggetti che, in virtu` dei
    risultati, acquisiscono il diritto di partecipare
    al secondo turno. La comunicazione
    deve essere notificata entro ventiquattro
    ore dalla data di chiusura dei seggi elettorali.

    ART. 5.
    1. I costi sostenuti dallo Stato per
    l’effettuazione del primo turno elettorale
    sono ripartiti tra i soggetti che beneficiano
    del rimborso elettorale in quota proporzionale
    all’entita` del rimborso stesso.


    On. Roberto DAMIANI

    Presentata alla Camera dei Deputati

    Vai al FORUM: http://www.politicaonline.net/forum/...1000&x=11&y=12

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  2. #2
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    Umbria. Dove regna "Il Capitale" oggi più spietatamente. Votano la guerra, parlano di pace... sinistra "radikale", sei peggio dell'antrace ! Breaking news: (ri)nasce il partito dell'insurrezione !
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    Predefinito

    IL BLUFF DELLE PRIMARIE
    Riflessioni sulla partecipazione politica.

    IL BLUFF DELLE PRIMARIE

    Un nuovo vocabolo è entrato prepotentemente nel lessico politico: primarie!
    Con la forza suggestiva che è propria di ogni parola d'ordine quando viene ripetuta ossessivamente, essa è riuscita a conquistarsi uno spazio di rilievo nel dibattito interno al centrosinistra.
    L'introduzione di questa novità lessicale si deve a Romano Prodi, il quale ha precisato anche i termini sostanziali della proposta: "Le primarie sono uno strumento per far partecipare i cittadini alle scelte politiche".
    L'argomento, oltre ad essere fonte di dibattito è diventato da subito anche motivo di divisione.
    Da una parte gli entusiasti i quali sottoscrivono in pieno l'idea dell'ex Presidente della Commissione Europea. Tra costoro possiamo annoverare anche inossidabili esponenti di partito la cui personale biografia politica non lascia trasparire sforzo alcuno per favorire la partecipazione popolare ed anche chi, paracadutato dall'altro di una decisione presa dai vertici partitocratrici, si è trovato ad essere prima candidato e poi Sindaco di una grande città attraverso una procedura, che non è difficile sostenere, essere distante spazi siderali da quella fondata sul coinvolgimento della "base".
    Dall'altra i dubbiosi e i decisamente contrari, in ossequio ad una tradizione politica che affonda le sue radici in una concezione elitaria della democrazia secondo la quale le decisioni spettano solo ed esclusivamente "alla classe dirigente".
    Per la sua proposta Romano Prodi si è ispirato al modello statunitense, usato sia dal partito democratico sia da quello repubblicano e consistente nella designazione, da parte degli elettori dei due partiti, dei rispettivi candidati alla Casa Bianca.
    Tuttavia se l'intento sbandierato è quello di far crescere il livello della partecipazione popolare, non sembra che il sistema americano sia il più idoneo.
    Se così fosse dovremmo ammettere che il sistema politico statunitense è fondato sulla democrazia partecipativa il che, pur apprezzandone molti aspetti, pare francamente eccessivo.
    In realtà le primarie americane non introducono i cittadini nel processo decisionale (vero ed unico fondamento della democrazia partecipativa) ma consentono ai cittadini di scegliere chi deciderà per loro (rimanendo quindi in tutto e per tutto, all'interno della logica rappresentativa). Tutt'al più agli elettori statunitensi è garantito il diritto di essere inseriti in un percorso di scelta che alla fine premia il candidato più munifico economicamente.
    Posta l'evidenza di questo rapporto problematico tra primarie "all'americana" e partecipazione, qual è il vero intento di Prodi e dei suoi seguaci?
    Non è privo di significato il fatto che questa proposta sia emersa dopo le elezioni europee del 12-13 giugno. Lo spoglio delle schede – oltre al calo di Forza Italia – ha palesato le difficoltà della "lista unitaria" prodiana, rimasta al palo di un risultato che, al di là delle acrobazie dialettiche (quelle che trasformano le sconfitte in pareggi, i pareggi in vittorie e le vittorie in trionfi), è stato inequivocabilmente deludente.
    Il risultato di "Uniti nell'Ulivo" ha incrinato l'immagine di un Prodi in grado di trainare elettoralmente (per di più, un Prodi impegnatosi direttamente in campagna elettorale).
    Naturalmente niente di compromesso per il "professore", tuttavia il suo attivismo post-elettorale può essere spiegato in questi termini: da una parte la necessità di trovare un argomento che, garantendo visibilità, potesse far superare questo piccolo imprevisto; dall'altra una procedura – le primarie per l'indicazione del leader – che blindasse la propria candidatura alla guida del centrosinistra attraverso un'investitura che assumerebbe le caratteristiche del plebiscito (perché per quanto in ribasso egli non ha rivali in termini di leadership).
    Nel dibattito si è inserito (tatticamente in maniera accorta) il partito della rifondazione comunista, rilanciando la proposta di primarie relative al programma. Bertinotti ha fatto balenare l'idea di una sua eventuale candidatura (alla quale non è difficile pronosticare un buon risultato da mettere sul piatto della bilancia nei rapporti di forza interni allo schieramento progressista in vista della costituzione di una possibile intesa elettorale). Insomma, par di capire, il tema delle primarie diventa terreno su cui si giocano i futuri equilibri dell'alleanza.
    Il capogruppo diessino alla Camera Gavino Angius ha, forse suo malgrado e con una semplice frase, fatto luce sulla vicenda e sulle segrete motivazioni dei due schieramenti: "A cosa servono (le primarie) se è Prodi il candidato di tutta la coalizione?" dove viene a palesarsi ad un tempo l'inossidabile certezza nelle capacità delle aristocrazie partitiche nell'interpretare, senza ascoltarla, la base, e lo smascheramento della valenza strumentale della proposta di Prodi.
    Naturalmente la proposta di Prodi ha almeno il merito di porre la questione (visto che dall'altra porzione dello schieramento politico italiano il tema è tradizionalmente tabù) e può dare il là ad un proficuo dibattito. In questo senso anche noi partecipazionisti vogliamo dire la nostra rilanciando alcune proposte:
    1) primarie non solo per designare il leader della coalizione, ma per scegliere tutti i candidati nelle elezioni nazionali, regionali, locali ecc. In questo modo la scelta delle candidature non sarebbe appannaggio soltanto dei "soliti noti", ma coinvolgerebbe tutti gli iscritti ai partiti.
    2) Le liste elettorali così composte dalle scelte degli iscritti vengono, attraverso le elezioni, sottoposte al vaglio di tutti gli elettori ( i non iscritti ai partiti sono circa il 98% dei cittadini ed anch'essi debbono avere voce in capitolo sulla designazione della classe dirigente, perché le decisioni prese in Parlamento ricadono su tutti, iscritti e non iscritti). Gli eletti nelle Istituzioni, avendo così ottenuto un doppio mandato, hanno la legittimazione per diventare automaticamente i dirigenti del partito (gruppo parlamentare e consiglio nazionale del partito, per esempio, coinciderebbero e così via ad ogni livello istituzionale). I partiti sono un'insostituibile strumento di partecipazione popolare: niente di più legittimo allora che la loro dirigenza sia espressa dai cittadini (iscritti e non iscritti).
    3) Infine, per evitare ad un tempo l'occupazione delle Istituzioni e la blindatura dei partiti da parte dello stesso personale politico per un lasso di tempo troppo lungo, l'introduzione della norma che vieta la riproposizione della candidatura oltre il secondo mandato consecutivo a tutti i livelli istituzionali. In sostanza con questa proposta verrebbe garantito il ricambio della classe dirigente perché, posta la relazione tra eletti nelle Istituzioni e gruppo dirigente, nessuno potrebbe rimanere nella direzione nazionale per più di due legislature (se fosse già attuata questa norma diversi segretari e leader dei partiti italiani avrebbero dovuto già lasciare la mano invece di fossilizzarsi nel ruolo di monarchi insostituibili).

    Questi a nostro avviso sono i termini di una discussione tesa ad aumentare il tasso di partecipazione popolare alla politica. Finché proposte di questo tipo non troveranno spazio nell'agenda della politica italiana, noi saremo autorizzati, di fronte a proposte come quella di Prodi, a giudicarle per quello che sono: un bluff.

    Paolo Bertolotti (Movimento di Partecipazione)


    16-09-2004 Paolo Bertolo

    http://www.unmondopossibile.net/articolo/art0075.htm

  3. #3
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    Predefinito

    In origine postato da Esmor
    IL BLUFF DELLE PRIMARIE
    Riflessioni sulla partecipazione politica.

    IL BLUFF DELLE PRIMARIE

    Un nuovo vocabolo è entrato prepotentemente nel lessico politico: primarie!
    Con la forza suggestiva che è propria di ogni parola d'ordine quando viene ripetuta ossessivamente, essa è riuscita a conquistarsi uno spazio di rilievo nel dibattito interno al centrosinistra.
    L'introduzione di questa novità lessicale si deve a Romano Prodi, il quale ha precisato anche i termini sostanziali della proposta: "Le primarie sono uno strumento per far partecipare i cittadini alle scelte politiche".
    L'argomento, oltre ad essere fonte di dibattito è diventato da subito anche motivo di divisione.
    Da una parte gli entusiasti i quali sottoscrivono in pieno l'idea dell'ex Presidente della Commissione Europea. Tra costoro possiamo annoverare anche inossidabili esponenti di partito la cui personale biografia politica non lascia trasparire sforzo alcuno per favorire la partecipazione popolare ed anche chi, paracadutato dall'altro di una decisione presa dai vertici partitocratrici, si è trovato ad essere prima candidato e poi Sindaco di una grande città attraverso una procedura, che non è difficile sostenere, essere distante spazi siderali da quella fondata sul coinvolgimento della "base".
    Dall'altra i dubbiosi e i decisamente contrari, in ossequio ad una tradizione politica che affonda le sue radici in una concezione elitaria della democrazia secondo la quale le decisioni spettano solo ed esclusivamente "alla classe dirigente".
    Per la sua proposta Romano Prodi si è ispirato al modello statunitense, usato sia dal partito democratico sia da quello repubblicano e consistente nella designazione, da parte degli elettori dei due partiti, dei rispettivi candidati alla Casa Bianca.
    Tuttavia se l'intento sbandierato è quello di far crescere il livello della partecipazione popolare, non sembra che il sistema americano sia il più idoneo.
    Se così fosse dovremmo ammettere che il sistema politico statunitense è fondato sulla democrazia partecipativa il che, pur apprezzandone molti aspetti, pare francamente eccessivo.
    In realtà le primarie americane non introducono i cittadini nel processo decisionale (vero ed unico fondamento della democrazia partecipativa) ma consentono ai cittadini di scegliere chi deciderà per loro (rimanendo quindi in tutto e per tutto, all'interno della logica rappresentativa). Tutt'al più agli elettori statunitensi è garantito il diritto di essere inseriti in un percorso di scelta che alla fine premia il candidato più munifico economicamente.
    Posta l'evidenza di questo rapporto problematico tra primarie "all'americana" e partecipazione, qual è il vero intento di Prodi e dei suoi seguaci?
    Non è privo di significato il fatto che questa proposta sia emersa dopo le elezioni europee del 12-13 giugno. Lo spoglio delle schede – oltre al calo di Forza Italia – ha palesato le difficoltà della "lista unitaria" prodiana, rimasta al palo di un risultato che, al di là delle acrobazie dialettiche (quelle che trasformano le sconfitte in pareggi, i pareggi in vittorie e le vittorie in trionfi), è stato inequivocabilmente deludente.
    Il risultato di "Uniti nell'Ulivo" ha incrinato l'immagine di un Prodi in grado di trainare elettoralmente (per di più, un Prodi impegnatosi direttamente in campagna elettorale).
    Naturalmente niente di compromesso per il "professore", tuttavia il suo attivismo post-elettorale può essere spiegato in questi termini: da una parte la necessità di trovare un argomento che, garantendo visibilità, potesse far superare questo piccolo imprevisto; dall'altra una procedura – le primarie per l'indicazione del leader – che blindasse la propria candidatura alla guida del centrosinistra attraverso un'investitura che assumerebbe le caratteristiche del plebiscito (perché per quanto in ribasso egli non ha rivali in termini di leadership).
    Nel dibattito si è inserito (tatticamente in maniera accorta) il partito della rifondazione comunista, rilanciando la proposta di primarie relative al programma. Bertinotti ha fatto balenare l'idea di una sua eventuale candidatura (alla quale non è difficile pronosticare un buon risultato da mettere sul piatto della bilancia nei rapporti di forza interni allo schieramento progressista in vista della costituzione di una possibile intesa elettorale). Insomma, par di capire, il tema delle primarie diventa terreno su cui si giocano i futuri equilibri dell'alleanza.
    Il capogruppo diessino alla Camera Gavino Angius ha, forse suo malgrado e con una semplice frase, fatto luce sulla vicenda e sulle segrete motivazioni dei due schieramenti: "A cosa servono (le primarie) se è Prodi il candidato di tutta la coalizione?" dove viene a palesarsi ad un tempo l'inossidabile certezza nelle capacità delle aristocrazie partitiche nell'interpretare, senza ascoltarla, la base, e lo smascheramento della valenza strumentale della proposta di Prodi.
    Naturalmente la proposta di Prodi ha almeno il merito di porre la questione (visto che dall'altra porzione dello schieramento politico italiano il tema è tradizionalmente tabù) e può dare il là ad un proficuo dibattito. In questo senso anche noi partecipazionisti vogliamo dire la nostra rilanciando alcune proposte:
    1) primarie non solo per designare il leader della coalizione, ma per scegliere tutti i candidati nelle elezioni nazionali, regionali, locali ecc. In questo modo la scelta delle candidature non sarebbe appannaggio soltanto dei "soliti noti", ma coinvolgerebbe tutti gli iscritti ai partiti.
    2) Le liste elettorali così composte dalle scelte degli iscritti vengono, attraverso le elezioni, sottoposte al vaglio di tutti gli elettori ( i non iscritti ai partiti sono circa il 98% dei cittadini ed anch'essi debbono avere voce in capitolo sulla designazione della classe dirigente, perché le decisioni prese in Parlamento ricadono su tutti, iscritti e non iscritti). Gli eletti nelle Istituzioni, avendo così ottenuto un doppio mandato, hanno la legittimazione per diventare automaticamente i dirigenti del partito (gruppo parlamentare e consiglio nazionale del partito, per esempio, coinciderebbero e così via ad ogni livello istituzionale). I partiti sono un'insostituibile strumento di partecipazione popolare: niente di più legittimo allora che la loro dirigenza sia espressa dai cittadini (iscritti e non iscritti).
    3) Infine, per evitare ad un tempo l'occupazione delle Istituzioni e la blindatura dei partiti da parte dello stesso personale politico per un lasso di tempo troppo lungo, l'introduzione della norma che vieta la riproposizione della candidatura oltre il secondo mandato consecutivo a tutti i livelli istituzionali. In sostanza con questa proposta verrebbe garantito il ricambio della classe dirigente perché, posta la relazione tra eletti nelle Istituzioni e gruppo dirigente, nessuno potrebbe rimanere nella direzione nazionale per più di due legislature (se fosse già attuata questa norma diversi segretari e leader dei partiti italiani avrebbero dovuto già lasciare la mano invece di fossilizzarsi nel ruolo di monarchi insostituibili).

    Questi a nostro avviso sono i termini di una discussione tesa ad aumentare il tasso di partecipazione popolare alla politica. Finché proposte di questo tipo non troveranno spazio nell'agenda della politica italiana, noi saremo autorizzati, di fronte a proposte come quella di Prodi, a giudicarle per quello che sono: un bluff.

    Paolo Bertolotti (Movimento di Partecipazione)


    16-09-2004 Paolo Bertolo

    http://www.unmondopossibile.net/articolo/art0075.htm
    Caro ESMOR,
    il problema vero è come far partecipare i cittadini alla scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni.
    Le soluzioni sono essenzialmente due:
    1) Proporzionale Vero con premio di maggioranza alla coalizione vincente e soglia di sbarramento 3%.
    2) Maggioritario in cui i cittadini scegono i cadidati che devono rappresentarli nei colleggi attraverso uno strumento democratico.

    Ad oggi si assiste a quello spettacolo indecoroso che è la spartizione dei colleggi, per cui i candidati che dovranno rappresentare l'elettorato di riferimento in un dato colleggio vengono calati (IMPOSTI) dall'alto, con il risultato di costringere l'elettore a :"mangiare 'sta minestra o saltare dalla finesta".
    Oggi, più che il collegamento con il proprio elettorato. è importante il peso che i politici hanno all'interno del loro partito.
    Fatto che garantira loro un Colleggio SICURO.
    Cosa c'è di più distante dalla politica!!?

    Saluti

    G.I.

  4. #4
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    Predefinito

    il punto uno lo dici tu che è una delle uniche possibilità.

  5. #5
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    In origine postato da Alberich
    il punto uno lo dici tu che è una delle uniche possibilità.

    E nello specifico?????

  6. #6
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    In origine postato da matteotti
    E nello specifico?????
    nello specifico esistono migliaia di altri sistemi -a mio avviso migliori del pessimo dispositivo chiamato premio di maggioranza-. Basta guardarsi attorno: Spagna, Germania, Olanda, Austria, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Portogallo, ma anche la Francia, Malta.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito

    In origine postato da Alberich
    nello specifico esistono migliaia di altri sistemi -a mio avviso migliori del pessimo dispositivo chiamato premio di maggioranza-. Basta guardarsi attorno: Spagna, Germania, Olanda, Austria, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Portogallo, ma anche la Francia, Malta.

    saluti
    Alcuni paesi (Francia) hanno anche il doppio turno.
    Ma in Italia su questo si fanno orecchie da mercante!!

  8. #8
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    Predefinito

    Il doppio turno è un sistema poco usato nelle lezioni dei parlamenti perchè dispendioso e poco efficace: non garantisce una buona rappresentatività ma non ha neppure l'effetto di ridurre il frazionamento delle assemblee. Di fatto, secondo me, non funzionerebbe molto diversamente dal mattarellum (che rimane, in ogni caso, un sistema pessimo).

    Personalmente, e nello specifico, credo che in Italia bisognerebbe assolutamente introdurre, dopo 50 anni di leggi brutte o pessime, una legge decorosa, da individuare o a partire dal modello tedesco o dal modello spagnolo, secondo me. Tuttavia è necessario che sia contestuale ad un riassetto dei rapporti parlamento/governo, anche qui sul modello spagnolo-tedesco.
    Mi sembra che questo sia un compromesso onorevolissimo tra le esigenze di rappresentatività delle assemblee e la necessaria stabilità ed efficienza degli esecutivi -nell'ambito di paesi di grosse dimensioni.

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    In origine postato da matteotti
    Caro ESMOR,
    il problema vero è come far partecipare i cittadini alla scelta dei propri rappresentanti nelle istituzioni.
    Le soluzioni sono essenzialmente due:
    1) Proporzionale Vero con premio di maggioranza alla coalizione vincente e soglia di sbarramento 3%.
    2) Maggioritario in cui i cittadini scegono i cadidati che devono rappresentarli nei colleggi attraverso uno strumento democratico.

    Ad oggi si assiste a quello spettacolo indecoroso che è la spartizione dei colleggi, per cui i candidati che dovranno rappresentare l'elettorato di riferimento in un dato colleggio vengono calati (IMPOSTI) dall'alto, con il risultato di costringere l'elettore a :"mangiare 'sta minestra o saltare dalla finesta".
    Oggi, più che il collegamento con il proprio elettorato. è importante il peso che i politici hanno all'interno del loro partito.
    Fatto che garantira loro un Colleggio SICURO.
    Cosa c'è di più distante dalla politica!!?

    Saluti

    G.I.
    Caro matteotti,
    Per farti capire la mia posizione, le mie proposte e i miei dubbi sulle primarie, ti posto un mio scritto del 14 agosto 2004 che tuttavia ritengo ancora più o meno attuale.

    "" Vorrei fare una riflessione a proposito delle elezioni primarie, e ho scelto questo forum poiché, se non sbaglio, è stato l'Ulivo per primo a discutere di introdurre le primarie in Italia, riprendendo verosimilmente l'idea dal meccanismo in uso negli Stati uniti d'America.

    Il sistema delle primarie fu applicato per la prima volta nel 1836 dal Partito Antimassonico, piccolo "terzo partito" di "sinistra" che faceva leva principalmente su agricoltori ed alcuni intellettuali dei centri urbani.
    Da allora tale sistema per la scelta del candidato presidente conobbe via via più successo, affermandosi nei due partiti principali degli Stati Uniti, e poi, dopo che da decisione interna a ciascun partito assunse una valenza maggiormente istituzionalizzata, man mano si andò a sostituire al vecchio sistema dei caucus, tanto che difatti al giorno d'oggi solo pochi Stati utilizzano il sistema dei caucus piuttosto che quello delle primarie.
    Storicamente ricordiamo che le primarie sembrano aver dato, attraverso la scelta popolare, di effettuare dei "ribaltoni" interni ai partiti, pensiamo all'elezione di Carter scelto con le primarie essenzialmente dai semplici elettori democratici piuttosto che dalla "nomenklatura" (passatemi il termine) del partito stesso.

    Tale sistema di scelta dei candidati è, a livello di principio, una cosa abbastanza buona, ma, facendo un rapido paragone tra USA e Italia, non mi convince del tutto, e senza voler fare polemica con nessuno, spiego questo mio scetticismo nei confronti delle primarie qui di seguito.
    Gli Stati Uniti sono una "Repubblica Presidenziale" in cui il Presidente ha ampli poteri decisionali (pensiamo, oltre a tutto il ramo esecutivo, anche il potere di dichiarare guerra e quello di nominare i giudici della Corte Suprema) ed inoltre, proprio perché gli USA sono un sistema presidenziale, aspetto secondo me ancora più significativo, una volta ricevuta l'elezione da parte dei Grandi Elettori, non è soggetto alla fiducia parlamentare.
    Ora immaginiamo come sarebbero le cose se tale sistema di primarie, esistesse anche in Italia: innanzi tutto secondo la Costituzione a dare l'incarico a qualcuno di formare il governo è il Presidente della Repubblica, non un organismo elettivo come i Grandi Elettori. Inoltre, e qui viene la differenza più significativa, l'Italia non è una repubblica presidenziale, bensì parlamentare, e quindi il Capo del governo ha dal punto di vista giuridico poteri limitati rispetto a quello statunitense. Per dirla in parole povere, a mio avviso c'è il rischio che gli italiani si infervorino per eleggere e poi nominino candidato qualcuno per una carica che non ha tutta questa importanza da giustificare una pre-scelta.
    E questo anche perché mentre negli USA (nonostante vi siano certamente comunque degli accordi interni ai partiti, cercando di mettere d'accordo correnti interne, gruppi razziali, lobby e provincialismi) il Presidente ha il potere di scegliere liberamente i propri ministri e l'entourage della propria Amministrazione, in Italia il Presidente del Consiglio pur pre-scelto attraverso primarie avrebbe comunque l' "obbligo" di formare il "proprio" governo rispettando gli equilibri interni di coalizione, sia nei programmi, sia nelle quote nei ministeri, anche perché soggetto alla fiducia parlamentare, in un sistema che per tradizione è formato da parlamentari i quali ci mettono molto meno a sfiduciare un governo di chi si era presentato col proprio nome sulla scheda (molto più di quanto nella storia degli USA sia accaduto con i Grandi Elettori che hanno votato per un presidente diverso da quello che aveva ricevuto la nomina nelle primarie).
    Così, mentre negli USA sciegliendo il candidato per le primarie si sceglie pure il programma, l'orientamento generale del futuro governo e la corrente di persone che formeranno l'Ammniistrazione (immaginate la differenza tra Kerry e Kuchinik), in Italia, indipendentemente da chi sarebbe scelto, vale quanto detto prima.
    Kerry se sarà eletto formerà la propria Amministrazione più o meno con uomini di fiducia (concedendo sì, la vicepresidente all'ex-sfidante Edwards), escludendo la corrente che sta intorno a Kuchinik, il quale avrebbe fatto altrettanto.
    ora immaginiamo l'Italia, e nel caso particolare l'Ulivo: vince Prodi, Bertinotti e Pecoraro Scanio sconfitti, ma continuano a puntare i piedi, a chiedere visibilità, a domandare il rispetto degli equilibri interni alla coalizione basandosi sui dati delle regionali 2005 e via dicendo.

    Affinché tale sistema delle primarie sia serio ed abbia un buon funzionamento bisognerebbe ipoteticamente trasformare il sistema italiano da parlamentare a presidenziale mediante revisione costituzionale, più realisticamente invece, bisognerebbe che in tutti i colleggi uninominali vengano candidati da parte del partito o della coalizione uomini e donne "di fiducia" vicini alla "corrente" di chi ha ricevuto la nomina di candidato dalle primarie, più o meno come se non sbaglio si faceva e penso si faccia tuttora negli USA. ""

    Ora sottolinerei la mia posizione inerente alla scelta dei candidati, per cui auspicherei, a differenza di quanto fai te, che le primarie vengano effettuate esclusivamente sul "candidato Presidente del Consiglio", mentre i candidati dei singoli colleggi uninominali vengano abbinati direttamente a questi. Per cui in TUTTI i collegi ne uscirebbero candidati della stessa corrente del candidato che a livello nazionale ha vinto le primarie.

    Rispetto ad allora, sono più scettico che anche una proposta di legge popolare possa poi trovare accoglimento, dato che pure per il Parlamento sempre deve passare, e viste le ultime prese di posizione che hanno portato nell'Unione ad un'archiviazione dell'argomento, e visto che il problema non si pone, almeno a medio-breve periodo nella CdL, tutto mi pare in alto mare.

    Inoltre, dato che le primarie si svolgerebbero internamente ad una stessa parte politica, chi ci assicura che poi non possano diventare tutta una finzione dietro la quale si fanno accordi sottobanco ? Già, potrò sembrare paranoico, ma credo che nelle primarie fatte in Puglia la vittoria di Vendola sia stata decisa a pruiori da accordi sottobanco che di fronte all'opinione popolare avrebbero trovato la loro legittimazione in presunte primarie.

    Dimmi cosa ne pensi di tutti questi temi sollevati. Grazie.

  10. #10
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    p.s. riguardo al sistema elettorale sono chiaramente per il "maggioritario secco".

 

 
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