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    Predefinito Forza Nuova: SUL CASO IZZO E IL PROCESSO DI BOLOGNA

    “I cadaveri di due donne, madre e figlia di 57 e 14 anni, sono stati trovati dalla Polizia durante la perquisizione di un casolare nelle campagne di Mirabello, piccolo centro alle porte di Campobasso, nell' operazione che ha portato all'arresto di Angelo Izzo: e' possibile che le donne siano state violentate prima di essere uccise. L’ergastolano Izzo si trovava in stato di semilibertà.”

    Queste le poche righe del primo lancio ansa sull’atroce ritrovamento seguito ad un blitz della polizia nel corso di indagini su un traffico d’armi.

    Angelo Izzo, arrestato in Molise, e' salito alla ribalta della cronaca nel 1975, con Gianni Guido e Andrea Ghira, per lo spaventoso episodio del 'massacro del Circeo'. I tre invitarono Maria Rosaria Lopez e Donatella Colasanti ad una 'festa’ al Circeo e li' le seviziarono e massacrarono. La seconda riuscì miracolosamente a salvarsi fingendosi morta.

    Entrato in carcere per questo orribile delitto, dopo che la sua condanna all’ergastolo fu confermata dalla Cassazione nell’83, iniziò una lunga carriera di “collaboratore di giustizia” che lo porterà a fornire indicazioni e particolari fantascientifici a magistrati compiacenti. Ha una verità su tutto: Piazza Fontana, strage di Piazza della Loggia a Brescia, omicidi Pecorelli e Mattarella… Non c’è mistero al quale Angelo Izzo a suo dire, sarebbe estraneo. Insomma un pentito buono per tutte le stagioni, i cui racconti sono stati spesso clamorosamente smentiti, ma le cui versioni in ordine ad importanti avvenimenti sono state tenute in grandissima considerazione dai magistrati che ambivano esclusivamente ai riflettori del palcoscenico mediatico.

    Come non ricordare il suo ruolo nelle indagini sulla strage di Bologna?

    E’ importante evidenziare che il suo rapporto con i magistrati inquirenti sulla strage di Bologna ha inizio dopo il fallito tentativo d’evasione dal carcere di Palliano. Questa non è solo una semplice coincidenza. Sarà lui a dichiarare ai magistrati di aver saputo in carcere che “a mettere la bomba a Bologna erano stati dei ragazzini di Terza Posizione”, fornirà insomma un tassello fondamentale al teorema accusatorio che vuole per sua deduzione Luigi Ciavardini tra gli autori materiali della strage. Un’accusa, quella formulata da Izzo, de relato cioè “per sentito dire”, piena di incongruenze, di inesattezze, ma inspiegabilmente valutata come attendibile. Insomma questo squallido personaggio, colpevole di un assurdo quanto brutale crimine, diviene un utile mezzo per quei magistrati impegnati a delineare una ricostruzione dei fatti adatta ad occultare, forse per sempre, ciò che realmente accadde a Bologna.

    Oggi Angelo Izzo torna in scena ancora una volta responsabile di un duplice aberrante, efferato delitto, compiuto in semilibertà, lui che si era reso protagonista anche di vari tentativi di evasione, ma che aveva goduto, in relazione alla sua attività di pentito, anche in passato di sconti carcerari. Nel frattempo chi è stato coinvolto dalle sue mendaci “rivelazioni” in quello che nonostante tutto continua a restare un mistero, forse il più grande della storia recente del Nostro Paese, ovvero Luigi Ciavardini vive come color che son sospesi la tremenda attesa per una sentenza che potrebbe portarlo in carcere per i prossimi trent’anni.

    Non c’è dubbio: questo nuovo agghiacciante fatto di cronaca nera oltre a provocare sdegno e rabbia getta ancora una volta un’ombra inquietante sulla vicenda processuale riguardante Bologna. Il ruolo di Izzo che oltre a pentirsi – per modo di dire – trascina con se una ragazza – Raffaella Furiozzi – nel gioco di chi voleva che la strage di Bologna fosse per forza di matrice neofascista, appare oggi evidente.

    Indubbiamente è lecito tornare a chiedersi come le parole di un simile figuro possano risultare determinanti nel castello accusatorio. Altrettanto lecito è tornare a riflettere sulla logica del pentitismo, sullo spregiudicato utilizzo da parte di alcuni magistrati delle parole di questi “collaboratori di giustizia”.

    Una Giustizia malata quella italiana, impegnata negli anni addietro a fornire versioni comode al sistema sugli anni della strategia della tensione e pronta per questo a servirsi di sciacalli della peggiore specie.

    Alle vittime, innocenti, si aggiungono oggi queste due povere donne. Vittime della barbarie disumana di chi non merita nemmeno di essere definito un uomo e di uno Stato sciagurato che dopo essersi servito di lui, ha colpevolmente permesso che tornasse ad uccidere.



    Coordinatore Nazionale di Forza Nuova – Dr. Caratossidis Paolo

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    Predefinito Re: Forza Nuova: SUL CASO IZZO E IL PROCESSO DI BOLOGNA

    In origine postato da fntreviso
    “I cadaveri di due donne, madre e figlia di 57 e 14 anni, sono stati trovati dalla Polizia durante la perquisizione di un casolare nelle campagne di Mirabello, piccolo centro alle porte di Campobasso, nell' operazione che ha portato all'arresto di Angelo Izzo: e' possibile che le donne siano state violentate prima di essere uccise. L’ergastolano Izzo si trovava in stato di semilibertà.”

    Queste le poche righe del primo lancio ansa sull’atroce ritrovamento seguito ad un blitz della polizia nel corso di indagini su un traffico d’armi.

    Angelo Izzo, arrestato in Molise, e' salito alla ribalta della cronaca nel 1975, con Gianni Guido e Andrea Ghira, per lo spaventoso episodio del 'massacro del Circeo'. I tre invitarono Maria Rosaria Lopez e Donatella Colasanti ad una 'festa’ al Circeo e li' le seviziarono e massacrarono. La seconda riuscì miracolosamente a salvarsi fingendosi morta.

    Entrato in carcere per questo orribile delitto, dopo che la sua condanna all’ergastolo fu confermata dalla Cassazione nell’83, iniziò una lunga carriera di “collaboratore di giustizia” che lo porterà a fornire indicazioni e particolari fantascientifici a magistrati compiacenti. Ha una verità su tutto: Piazza Fontana, strage di Piazza della Loggia a Brescia, omicidi Pecorelli e Mattarella… Non c’è mistero al quale Angelo Izzo a suo dire, sarebbe estraneo. Insomma un pentito buono per tutte le stagioni, i cui racconti sono stati spesso clamorosamente smentiti, ma le cui versioni in ordine ad importanti avvenimenti sono state tenute in grandissima considerazione dai magistrati che ambivano esclusivamente ai riflettori del palcoscenico mediatico.

    Come non ricordare il suo ruolo nelle indagini sulla strage di Bologna?

    E’ importante evidenziare che il suo rapporto con i magistrati inquirenti sulla strage di Bologna ha inizio dopo il fallito tentativo d’evasione dal carcere di Palliano. Questa non è solo una semplice coincidenza. Sarà lui a dichiarare ai magistrati di aver saputo in carcere che “a mettere la bomba a Bologna erano stati dei ragazzini di Terza Posizione”, fornirà insomma un tassello fondamentale al teorema accusatorio che vuole per sua deduzione Luigi Ciavardini tra gli autori materiali della strage. Un’accusa, quella formulata da Izzo, de relato cioè “per sentito dire”, piena di incongruenze, di inesattezze, ma inspiegabilmente valutata come attendibile. Insomma questo squallido personaggio, colpevole di un assurdo quanto brutale crimine, diviene un utile mezzo per quei magistrati impegnati a delineare una ricostruzione dei fatti adatta ad occultare, forse per sempre, ciò che realmente accadde a Bologna.

    Oggi Angelo Izzo torna in scena ancora una volta responsabile di un duplice aberrante, efferato delitto, compiuto in semilibertà, lui che si era reso protagonista anche di vari tentativi di evasione, ma che aveva goduto, in relazione alla sua attività di pentito, anche in passato di sconti carcerari. Nel frattempo chi è stato coinvolto dalle sue mendaci “rivelazioni” in quello che nonostante tutto continua a restare un mistero, forse il più grande della storia recente del Nostro Paese, ovvero Luigi Ciavardini vive come color che son sospesi la tremenda attesa per una sentenza che potrebbe portarlo in carcere per i prossimi trent’anni.

    Non c’è dubbio: questo nuovo agghiacciante fatto di cronaca nera oltre a provocare sdegno e rabbia getta ancora una volta un’ombra inquietante sulla vicenda processuale riguardante Bologna. Il ruolo di Izzo che oltre a pentirsi – per modo di dire – trascina con se una ragazza – Raffaella Furiozzi – nel gioco di chi voleva che la strage di Bologna fosse per forza di matrice neofascista, appare oggi evidente.

    Indubbiamente è lecito tornare a chiedersi come le parole di un simile figuro possano risultare determinanti nel castello accusatorio. Altrettanto lecito è tornare a riflettere sulla logica del pentitismo, sullo spregiudicato utilizzo da parte di alcuni magistrati delle parole di questi “collaboratori di giustizia”.

    Una Giustizia malata quella italiana, impegnata negli anni addietro a fornire versioni comode al sistema sugli anni della strategia della tensione e pronta per questo a servirsi di sciacalli della peggiore specie.

    Alle vittime, innocenti, si aggiungono oggi queste due povere donne. Vittime della barbarie disumana di chi non merita nemmeno di essere definito un uomo e di uno Stato sciagurato che dopo essersi servito di lui, ha colpevolmente permesso che tornasse ad uccidere.



    Coordinatore Nazionale di Forza Nuova – Dr. Caratossidis Paolo

  3. #3
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    Predefinito

    Diciamola tutta: per gli altri due accusati da Izzo (Nanni De Angelis e Taddeini) emerse con chiarezza la calunnia perché il 2 agosto stavano disputando le finali di football americano a 300 chilometri da Bologna...

 

 

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