

"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg


Non arriviamo alla guerra dei sessi, per favore.


A cura di Elvia Ficarra – Responsabile Osservatorio Famiglie Separate – GESEF – edito 15 marzo 2007
SCOPO CONOSCITIVO DELL’INDAGINE
La violenza familiare rappresenta un fenomeno ampio e complesso, difficile da analizzare. La sua conoscenza, tuttavia, è essenziale per lo sviluppo a livello istituzionale, delle politiche e dei servizi necessari per affrontarli.
La GESEF, nell’ambito della sua conoscenza, esperienza e potenzialità operative, ha realizzato un’indagine su questo tema che si pone come obiettivo prioritario la conoscenza del fenomeno della violenza familiare subita dagli uomini-padri ad opera delle loro partners, in tutte le sue diverse forme, in termini di prevalenza ed incidenza, di caratteristiche di coloro che ne sono coinvolti e delle conseguenze per la vittima.
Questa prima parte dell’indagine si propone di rilevare e descrivere:
• l’estensione e le caratteristiche del fenomeno della violenza intrafamiliare di cui sono vittime gli uomini-padri;
• la dinamica e le peculiarità dei diversi episodi di violenza all’interno della coppia separanda/separata;
• il periodo in cui si è verificata la violenza, ovvero in costanza di matrimonio o convivenza, e successivamente alla separazione/divorzio;
• le caratteristiche delle vittime, la loro reazione all’episodio di violenza e le conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche delle violenze che hanno subito;
• i contesti in cui queste violenze si verificano;
• l’incidenza del sommerso, ovvero i motivi per cui esse vengono denunciate o meno;
• i possibili fattori di rischio e quelli protettivi a livello individuale e sociale;
• i costi sociali della violenza, riconducibili direttamente e indirettamente alla vittima e alla società, misurati attraverso alcune ricadute negative come l’impossibilità della vittima di condurre le normali attività quotidiane, l’utilizzo dei servizi sociali e sanitari, o i costi sostenuti per far fronte ai danni conseguenti.
TECNICA DI INDAGINE
L’indagine è stata condotta elaborando le dichiarazioni degli uomini-padri separandi/separati che si sono rivolti allo sportello di ascolto della GESEF, in concomitanza con quanto rilevato dalla documentazione giudiziaria ed amministrativa – laddove disponibile - presentata dai medesimi.
L’indagine è stata svolta su 26.800 uomini-padri, nel periodo dicembre 1998 dicembre 2006.
La fascia di età del campione in esame è compresa tra 24-59 anni. Il maggior numero di episodi di violenza di più grave intensità subito singolarmente dall’uomo-padre si rileva nella fascia di età 35-47.
Gli operatori – volontari dell’associazione - addetti all’ascolto sono stati 12.
La tematica particolarmente delicata ha richiesto di porre specifica attenzione a tutti gli elementi delle dichiarazioni, ampliando quanto più possibile la comprensione attraverso l’intervista libera.
Tale modalità di intervista ha richiesto una fase di progettazione per definire e meglio comprendere i contenuti oggetto di analisi: ovvero l’emersione delle diverse tipologie di violenza – fisica, psicologica, sessuale, economica - oltreché i fattori di rischio, le conseguenze, il contesto socio-culturale e gli stereotipi della violenza. Ed ovviare ad una possibile sottostima del fenomeno, che può essere determinata dalla difficoltà delle vittime a riconoscersi come tali o dal disagio a proporsi come tali, e dal non aver pertanto maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite.
Le interviste sono state svolte con il supporto psicologico e legale di professionisti in materia.
Gli episodi di violenza rilevati dalle dichiarazioni degli intervistati sono stati suddivisi in tipologie così come percepite dai medesimi, e classificati in base agli indicatori elencati nelle tabelle.
Le categorie Convivenza e Post Separazione evidenziate nelle tabelle indicano la fase di vita in cui il soggetto ha subito episodi di violenza: rispettivamente in costanza di matrimonio/convivenza anche durante la crisi di coppia, e dopo l’avvio del procedimento legale di separazione/affido dei figli minori.
La categoria Abitazione è riferita all’abitazione coniugale o di convivenza, mentre Altrove indica qualunque altro luogo anche aperto (strada, giardino, parco, spiaggia), inclusa la nuova abitazione del soggetto dopo la separazione.
Alcune tabelle non riportano il totale percentuale poiché i dati non sono aggregabili: i singoli soggetti sono stati vittime di molteplici episodi di violenza in molteplici circostanze, in contesti diversi, alla presenza dei figli oppure alla presenza dei figli e terze persone contemporaneamente.
1. La Violenza Fisica
Gli episodi di lieve e media gravità non vengono percepiti dai soggetti come reato: pertanto non vengono mai denunciati, e solo raramente rivelati nelle relazioni amicali o con altri familiari. Prevale un sentimento di vergogna ed umiliazione, nonché il dubbio di non essere creduti.
Solo il 5% degli episodi di maggiore gravità - percepiti dal soggetto come pericolo per la propria vita e/o per i figli - viene denunciato alla autorità pubblica, in particolare nella fase di crisi della coppia o dopo la separazione. Tali denunce vengono spesso ritirate per arginare la conflittualità della controparte, oppure finiscono nel calderone del giudizio separativo.
In soli due casi si registra l’applicazione – da parte della magistratura - della vigente normativa che prevede l’allontanamento del familiare violento dall’abitazione, a carico della donna-madre. E solo tre casi contemplano la condanna penale – peraltro molto blanda - per l’autrice della violenza.
La maggior parte dei soggetti si limita a difendersi fisicamente. Chi ha reagito in maniera incontrollata è stato successivamente incriminato per violenze, passando così dallo status di vittima a quello di carnefice.
La consapevolezza dei vigenti stereotipi di genere - in base ai quali la violenza coniugale si declina solo al maschile - è molto forte, ed ha acuito la sensibilità nell’intercettare la strategia provocatoria della partner per sfruttare al meglio tali stereotipi, soprattutto nella fase di crisi pre-separazione. Ma al tempo stesso ha esasperato la percezione di trovarsi in una trappola, dove qualunque azione diventa un boomerang.
Il 30% dei soggetti ha lasciato l’abitazione, soprattutto nei casi di violenza assistita da parte dei figli. Il che – pur costituendo una forma di difesa e tutela sia per il soggetto vittima che per i figli – si è poi trasformato in elemento accusatorio nel corso del giudizio separativo.
Quadro 1 - Percentuali di uomini-padri vittime di episodi di violenza fisica da parte della partner, nel periodo
2. La Violenza psicologica
In regime di convivenza la maggior parte dei soggetti percepisce tale violenza come lesiva della dignità personale e del ruolo familiare.
Dopo la separazione, la violenza subita è identificata principalmente come stato di perenne tensione vendicativa/distruttiva, ovvero strumento teso a corrodere la propria relazione con i figli essendo il soggetto deprivato di controllo e gestione autonoma della relazione medesima. I figli sono quasi sempre affidati a, o collocati presso, la madre.
Il Mobbing giudiziario è una strategia di bombardamento per procura - legittimato poiché non riconosciuto come tale - che utilizza impunemente l’apparato giudiziario-amministrativo. I soggetti vittimizzati in tal modo sviluppano stati di profonda angoscia, arrivando a non aprire più la cassetta per la posta o a non rispondere al campanello nel timore di vedersi recapitare ulteriori ingiunzioni.
Quadro 3 - Percentuali di uomini-padri vittime di episodi di violenza psicologica da parte della partner, nel
periodo di convivenza e nel periodo successivo alla separazione della coppia
3. La violenza economica
In costanza di convivenza, oltre un terzo dei casi registra una resistenza da parte della partenr lavoratrice retribuita alla condivisione equa delle spese inerenti l’abitazione ed il mantenimento dei figli, che incidono perlopiù sul reddito del soggetto vittima.
Dopo la separazione, la percezione di questa tipologia di violenza aumenta fino al 79% dei casi
Massima la percentuale di uomini-padri che percepisce come violenza maggiormente lesiva il ricatto posto in essere dalla partner circa lo scambio figli/soldi. Ovvero - sia in fase di separazione, quindi la coppia ancora convivente, e/o successivamente - la concessione al proseguo della relazione padre/figli proporzionata all’entità del contributo economico e/o a benefici patrimoniali.
La consapevolezza che trattasi di un reato è molto forte, ma al contempo neutralizzata dal riscontro che tale aspetto è peculiare alla normale prassi di negoziazione nel contesto separativo, stante l’affidamento/collocamento dei minori alla madre dato per scontato dalla medesima e dagli operatori dell’apparato socio-legal-giudiziario.
L’assegnazione ed il godimento legale a titolo gratuito della casa coniugale alla partner, affidataria/collocataria dei figli minori, viene percepita come una sottrazione da parte del 59% dei soggetti, sia uniproprietari che proprietari in comunione. I soggetti infatti, in capo a molti dei quali grava o ha gravato il pagamento del mutuo, devono farsi carico delle spese per altra sistemazione, e non possono accedere all’edilizia residenziale pubblica in quanto già proprietari.
Il dato non è compreso nella contabilizzazione delle violenze, in quanto trattasi di evento determinato dalla prassi giudiziaria, non ascrivibile ufficialmente alla categoria di violenza familiare. In questo, come in altri aspetti, la violenza sta nel sistema che regola gli eventi separativi, ottimamente sfruttato da chi ne beneficia.
Nel 65% dei casi in esame, il carico delle spese legali - anche conseguenti il mobbing giudiziario - ha totalmente prosciugato le risorse del soggetto vittima, costringendolo ad indebitarsi presso parenti e/o terzi.
Il tenore di vita, che automaticamente si deteriora dopo la separazione, si situa così ai livelli di mera sopravvivenza e talvolta neppure quella. Il 37% del campione registra uno scivolamento sotto il livello di povertà, considerati i parametri in uso presso le istituzioni pubbliche per la misurazione del welfare nazionale.
Nel caso di lavoratori autonomi si rileva altresì il mancato guadagno, conseguente il tempo sottratto all’attività ed impegnato alla difesa legale, alle conseguenze delle denunce strumentali e del mobbing giudiziario.
Trattasi pertanto di una consistente porzione di risorse che, anziché essere impiegate per il benessere dei soggetti coinvolti – sia la vittima sia la partner abusante - e per il futuro dei loro figli, confluisce parassitariamente nel sistema legale-burocratico.
I danni che ne derivano per la futura generazione e per l’intera società sono oggetto di studio in altra indagine.
Quadro 5 - Percentuali di uomini-padri vittime di episodi di violenza economica da parte della partner, nel periodo di convivenza e nel periodo successivo alla separazione della coppia
4. La Violenza sessuale
In questa tipologia vengono inclusi quei processi od episodi che, pur non attenendo a specifiche violazioni fisiche, producono effetti devastanti sulla personalità e nell’ambito psico-fisico dell’uomo vittima, equiparabili e talora superiori a quelli dello stupro subito dalla donna.
Il radicamento socio-culturale di stereotipi di genere, che stigmatizzano esclusivamente l’uomo come soggetto violento ed abusante e dall’altra parte come refrattario all’assunzione di responsabilità, non concede spazi di equa valutazione da parte degli operatori socio-giudiziari chiamati ad intervenire.
Non è culturalmente riconosciuta la vittimizzazione del soggetto maschile per tali tipologie di violenza, e pertanto non esiste alcun sistema di prevenzione, sanzione dell’abusante, tutela e sostegno della vittima, sia sul piano legislativo-giudiziario che sanitario-psicologico.
La denuncia strumentale di molestia o abuso sessuale sui figli riguarda il 33% degli uomini-padri.
E’ percepita dagli stessi come l’atto di violenza più crudele, che stravolge in profondità l’equilibrio psico-affettivo del soggetto denunciato, la sua autostima e le relazioni con l’esterno.
Nella metà dei soggetti ha determinato - anche dilazionata nel tempo - una inibizione temporanea o difficoltà di varia misura della regolare attività sessuale.
Oltre i due terzi dei soggetti bersaglio di tale violenza hanno espresso riluttanza - graduata fino al rifiuto - circa la probabilità di procreare altri figli con una nuova partner.
Nel 99,6% dei casi in esame la denuncia è stata archiviata dal magistrato poiché il fatto non sussiste, ed ascritta alla conflittualità di coppia; oppure il soggetto è stato assolto nel corso del giudizio per non aver commesso il fatto. Nel rimanente 0,4% si è ancora in attesa di giudizio definitivo.
In tutte le circostanze l’iter processuale è devastante. Oltre a tempi lunghissimi, comporta l’intervento di operatori cui il soggetto già vittimizzato deve sottoporsi in un contesto di colpevolezza data per scontata, e quindi di umiliazione e perdita totale della propria dignità di uomo e di padre. La relazione con i figli, ovviamente sospesa, ne risulta poi inquinata e deteriorata. Questa si evidenzia quale motivazione principale – sostenuta da sentimenti vendicativi – che spinge la parte denunciante a porre in essere tale azione.
Le conseguenze sui figli, analizzate in altra sede, non sono parte di questa indagine.
In nessun caso la parte denunciante ha subito conseguenze di carattere penale. Solo in tre casi sono state applicate blande sanzioni pecuniarie a conclusione di interminabili procedimenti per calunnia che i soggetti danneggiati avevano avviato con difficoltà, stante gli atteggiamenti ostativi riscontrati in ambito giudiziario.
La disamina della documentazione giudiziaria ed amministrativa, combinata a verifiche di altra natura, rileva che nel 75% dei casi in esame di denuncia strumentale, la parte denunciante era già supportata od assistita legalmente da operatori direttamente od indirettamente collegati ai centri anti-violenza territoriali e/o ad associazioni professionali di cui è noto l’orientamento ideologico. Identica situazione si rileva per le denunce strumentali di molestia o violenza sessuale sulla partner
Quadro 6 – Percentuali di uomini-padri vittime di episodi di violenza sessuale da parte della partner, nel periodo di convivenza e nel periodo successivo alla separazione della coppia
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"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
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"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
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Dati sulle violenze domestiche non diffusi dai media
di Sam & Bunny Sewell (Disponibile testo originale in inglese)
[ Traduzione dal testo originale a cura della dott.ssa Ilaria Sorrentino, consulente economico-aziendale ]
Stiamo inviando questo rapporto a quelle persone ed enti che si occupano di violenze domestiche nella speranza di poter correggere un serio equivoco su tale tematica. Vogliamo render noto innanzitutto che siamo stati tra i soci fondatori della locale associazione per la tutela contro gli abusi. Lavoriamo da più di dieci anni per eliminare la violenza domestica. Siamo tra i membri del "Century Club", coloro che contribuiscono con più di 100$ all'associazione locale per la tutela delle donne, e sosteniamo i servizi che esse forniscono alle vittime. Il movimento per la tutela delle donne è gravemente disinformato circa le cause e gli scopi del problema delle violenze domestiche. Tale disinformazione sul tema delle violenze domestiche è estesa al punto che i tribunali, i tutori della legge, e altri enti pubblici stanno attualmente realizzando programmi basati sulla propaganda femminista piuttosto che su responsabili studi scientifici.
Quello che segue è un sunto della ricerca sulle violenze domestiche. Per favore, aiutateci a far pervenire al pubblico questa importante ricerca.
Il punto di vista femminista sulle violenze domestiche contro gli studi scientifici
Uno dei miti maggiormente diffusi nella nostra società è che le violenze domestiche sono qualcosa che gli uomini infliggono alle donne. Una ricerca scientifica avente solide basi rivela che in realtà le violenze domestiche sono qualcosa che le donne infliggono agli uomini più frequentemente di quanto gli uomini non facciano alle donne. Mentre è vero che gli uomini sono responsabili della maggior parte delle violenze fuori dalle pareti domestiche, le donne risultano essere quelle che istigano la maggioranza delle violenze domestiche e che feriscono gli uomini più frequentemente e gravemente.
Il Laboratorio di Ricerche sulla Famiglia dell'Università del New Hampshire, su concessione dell'Istituto Nazionale di Igiene Mentale, ha recentemente ultimato l'ultimo di tre studi nazionali sulle violenze domestiche. I primi due studi rivelano risultati simili all'ultimo.
Chiunque desideri una copia dell'ultimo studio può ordinarla tramite l'Università del New Hampshire (chiedere il documento V55). I tabulati e la documentazione degli studi del 1975 e del 1985 sono disponibili presso il Consorzio Interuniversitario di Ricerca Socio-Politica dell'Università del Michigan. I dati originali sono disponibili anche su CD-ROM presso la Sociometrics, Inc. di Palo Alto, CA.
I risultati nella categoria "lesioni gravi" vengono riportati di seguito:
22 mogli su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte del marito
59 mogli su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi al marito
32 mariti su 1000 affermano di aver subito lesioni gravi da parte delle mogli
18 mariti su 1000 affermano di aver inflitto lesioni gravi alla moglie
20 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che la moglie ha subito lesioni gravi
44 coppie di mariti e mogli su 1000 affermano che il marito ha subito lesioni gravi
Esistono dozzine di altri studi che rivelano scoperte simili. Per esempio: le donne sono tre volte più portate a fare uso di armi nelle violenze domestiche. Le donne provocano la maggior parte degli incidenti di violenza domestica. Le donne commettono la maggior parte degli abusi su bambini e su anziani. Le madri picchiano i figli maschi più frequentemente e gravemente di quanto non picchino le femmine. L'82% della gente ha avuto la sua prima esperienza di violenza per opera della madre. Le donne commettono la maggior parte degli infanticidi. Le donne commettono il 40% degli omicidi e la maggior parte delle vittime adulte sono uomini. Le donne commettono il 50% degli omicidi nell'ambito di coppia.
Molti non sanno a chi credere nell'ambito del dibattito sulle violenze domestiche. Da un lato ci sono i sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela delle donne che si basano sulle statistiche giuridiche. Dall'altro, ci sono gli esperti di scienze sociali che si basano su studi che abbiano basi scientifiche. Sfortunatamente, i risultati degli studi scientifici non ricevono l'attenzione dei media. La stampa americana sembra maggiormente interessata alla correttezza politica piuttosto che all'accuratezza scientifica. Perciò la percezione del pubblico, e la percezione di molti ben intenzionati attivisti contro la violenza domestica, viene radicalmente deviata rispetto alla più bilanciata informazione degli esperti di scienze sociali.
La tipica reazione delle femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi rispetto ai risultati degli studi scientifici è di avere un gravissimo atteggiamento di chiusura mentale. D'altro canto però, il personale delle associazioni per la tutela contro gli abusi che non ha accettato il punto di vista delle femministe è grato a chi gli fornisce informazioni sulle violenze domestiche che gli permettano di implementare programmi razionali per la prevenzione, l'intervento e il trattamento degli aggressori e delle loro vittime.
Non abbiamo potuto trovare studi che mettano a confronto l'efficacia di programmi scientificamente basati e programmi basati su politiche femministe. Comunque, siamo pronti a scommettere che i programmi scientificamente basati sono più efficaci dei programmi guidati dalla propaganda femminista.
La violenza domestica in altri paesi
Riteniamo sia importante notare che in molti paesi sono stati condotti lo stesso tipo di studi. La verifica transculturale dimostra che le donne sono più violente degli uomini in ambito domestico. Quando un comportamento riceve verifica transculturale significa che esso è parte della natura umana piuttosto che il risultato di condizionanti culturali. Le donne sono più spesso autrici di violenze domestiche in tutte le culture studiate. Ciò porta molti esperti alla conclusione che ci sia qualcosa di biologico sulle donne violente in ambienti familiari. I ricercatori stanno ora esaminando il ruolo del "dominio territoriale" come fattore della mancanza di considerazione delle donne per la differenza di taglia: le donne vedono la casa come il proprio territorio. Come molte altre specie sul pianeta, noi umani siamo portati ad ignorare la differente statura quando ci troviamo in conflitto sul nostro territorio.
Così, i risultati scientifici che rivelano la violenza delle donne americane non sono circoscrivibili alla cultura americana, e non indicano una speciale patologia caratteristica delle donne americane. In tutto il mondo, le donne sono più violente degli uomini in ambiente domestico.
Uno dei più importanti ricercatori in questo campo è Susan Steinmetz, Ph.D. Ecco la lista degli studi su altre culture che la Steinmetz ha condotto:
Una comparazione transculturale dell'abuso coniugale. Journal of Sociology, e Social Welfare, 8, 404-414. Coppie sposate da 9 culture diverse. .1: Finlandia, n=44; .2: Porto Rico, n=82; .3: Honduras inglese (tutto), n=231; .4: Honduras inglese di lingua spagnola, n=103; .5: Honduras inglese, creolo, n=79; .6: Honduras inglese, caraibico, n=37; .7: USA, n=94; .8: Canada, n=52; .9: Israele (tutto), n=127; .10: Israele Kibbutz, n=63; .11: Israele, città, n=64.
Di seguito un sommario dei più recenti e significativi studi reperiti sulle violenze domestiche in Canada. Ci sono state due ondate di reperimento di dati: la prima nel 1990 e la seconda nel 1992.
Questo studio è stato realizzato dalla "dott.ssa" Reena Sommer, Ph.D., un ricercatore associato con il Manitoba Centre for Health Policy and Evaluation. Enfatizziamo il "dott.ssa" per richiamare l'attenzione sul fatto che gli studi scientifici sulle violenze domestiche sono dominati da ricercatori donna.
Violenze perpetrate da donne e da uomini in percentuale del campione:
% donne % uomini
Violenze minori
lancio di un oggetto 23.6 15.8
tentativo di lanciare un oggetto 14.9 7.3
lancio di un oggetto contro il partner 16.2 4.6
spinte o prese violente 19.8 17.2
Violenze gravi
schiaffi, pugni, calci 15.8 7.3
uso di armi 3.1 0.9
Un servizio sulle coppie di Calgary in Canada ha riscontrato che la percentuale delle violenze gravi dei mariti sulle mogli era del 4.8%, mentre la percentuale delle violenze gravi delle mogli sui mariti era del 10%. Brinkerhoff & Lupri, Canadian Journal of Sociology, 13:4 (1989).
I sostenitori e le femministe delle associazioni per la tutela contro gli abusi hanno gravemente distorto l'immagine delle violenze domestiche e producono deliberatamente statistiche fraudolente e disinformazione. Anche quando citano statistiche che hanno basi veritiere, essi fanno un cattivo uso dell'informazione. Ecco un esempio: una delle statistiche citata più spesso dai sostenitori delle associazioni per la tutela contro gli abusi è che una donna ogni 15 secondi è vittima di violenze domestiche. Questa statistica viene dedotta da una buona ricerca che fu pubblicata nel Journal of Marriage and Family, una rispettata rivista tecnica per i terapeuti del matrimonio e della famiglia. I sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi arrivarono a questa deduzione usando una delle conclusioni dello studio, cioè: 1.8 milioni di donne all'anno sono vittime di aggressioni da parte del marito o del fidanzato. Ciò che i sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi ignorano sempre è un'altra scoperta dello stesso studio, cioè: 2 milioni di uomini all'anno sono vittime di aggressioni da parte della moglie o della fidanzata, che tradotto significa che un uomo ogni 14 secondi è vittima di violenze domestiche. Questo è uno degli inganni largamente praticati dai sostenitori dell'Associazione per la tutela contro gli abusi. L'establishment della stampa americana contribuisce a quest'inganno ed è anch'essa colpevole di esacerbare il problema delle violenze domestiche diffondendo delle false diagnosi.
Di solito sono le donne che avviano gli episodi di violenza domestica (picchiano per prime), e picchiano più frequentemente, così come usano le armi tre volte più spesso degli uomini. Questa combinazione di atti violenti significa che gli sforzi per trovare una soluzione al problema delle violenze domestiche devono essere necessariamente focalizzati sugli attori femminili. Dobbiamo riconoscere che le donne sono violente, e abbiamo bisogno di programmi educativi nazionali che enfatizzino il ruolo delle donne come aggressori. Altri studi mostrano che gli uomini stanno diventando meno violenti mentre le donne diventano più violente. Educare gli uomini sembra stia funzionando. Educare le donne ad essere meno violente dovrebbe essere ora il compito principale dei programmi di educazione pubblica.
Ogni programma contro la violenza domestica che accetti il paradigma "uomo che abusa - donna vittima" è basato su di una falsa premessa. Questo tipo di programmi contro la violenza domestica attualmente servono a perpetuare il problema degli abusi domestici.
Citiamo da un libro sul tema di McNeely, R.L. e Robinson-Simpson, G. (1987) "The Truth about Domestic Violence: A Falsely Framed Issue": "Mentre numerosi studi mostrano che gli uomini sono vittime di violenze domestiche almeno quanto le donne, sia il pubblico laico che molti professionisti considerano la mancanza di una distinzione di sesso nelle percentuali di aggressioni fisiche tra partners ancora sorprendente, se non inattendibile, basandosi sullo stereotipo che gli uomini sono aggressivi e le donne sono esclusivamente vittime."
Ecco un'eccezione al solito boicottaggio dei media delle storie sulla violenza domestica con basi scientifiche:
The Washington Times, 13 gennaio 1994 - Section A, Joyce Price
Murray A. Straus, un sociologo e codirettore per il Laboratorio di Ricerca sulla Famiglia all'Università del New Hampshire, accusa le "donne del movimento per la tutela delle donne" di negare che le donne abusino fisicamente dei mariti, degli ex-mariti e dei fidanzati, o di perpetrare tali abusi. "Esiste questa finzione nei movimenti per la tutela contro gli abusi: che in tutti i casi è lui, non lei" ad essere responsabile delle aggressioni domestiche, Mr. Straus ha detto in una recente intervista. Mr. Straus afferma che almeno 30 studi sulle violenze domestiche -inclusi alcuni condotti da egli stesso - hanno mostrato che entrambi i sessi sono ugualmente imputabili. Ma alcune di queste ricerche, come un recente servizio nazionale canadese, "hanno escluso dati sulle donne che abusavano degli uomini... perché politicamente imbarazzanti". Donne e uomini "sono quasi identici" in termini di frequenza di attacchi quali schiaffi, spinte e calci, ha dichiarato Mr. Straus. Usando informazioni su coppie sposate ottenute da 2994 donne nel National Family Violence Survey, Mr. Straus ha rilevato una percentuale di aggressioni da parte di mogli del 124 per 1000 coppie, rispetto a 122 per 1000 aggressioni da parte dei mariti.
La percentuale di lesioni su minori da parte di mogli era 78 per 1000 coppie, e la percentuale di lesioni su minori da parte dei mariti era 72 per 1000. Riguardo alla categoria delle lesioni gravi, ha affermato Mr. Straus, la percentuale delle lesioni da parte delle mogli era 46 per 1000 coppie, e da parte dei mariti 50 per 1000.
"Nessuna differenza è statisticamente differente," ha scritto Mr. Straus nella rivista Issues in Definition and Measurement. "Dato che queste percentuali sono basate esclusivamente su informazioni fornite da intervistate donne, la quasi eguaglianza nella percentuale di aggressioni non può essere attribuita ad una parzialità di genere nel rispondere."
Il commento del dott. Straus non rispecchia il National Family Violence Survey del 1995. Comunque, parte dei compiti del movimento femminista è far apparire gli uomini quanto più cattivi possibile. Il modo di considerare le violenze domestiche delle femministe è parte del problema. Il boicottaggio da parte dei media di notizie su studi scientifici è parte del problema. Il contributo della scienza ci dà speranza per una soluzione.
Ti invitiamo a fare la tua parte per diffondere queste importanti informazioni nella tua comunità.
Grazie per l'attenzione prestata a questo importante messaggio.
The Anti-Feminist Online Journal
"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
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https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg


Già. Io ne ho visti e ne vedo diversi esempi.
Non di violenza fisica, ma di volontà di portar via all'altro tutto.
E ci si riesce, vedi persone annichilite.
Se non sai di che morte morire, scegli me.


Uno dei modi di fare pressione utilizzando la prassi di affidare i figli alla madre (o in caso di affido condiviso i figli vivono di fatto molto di più con la madre) è il mettere sul piatto in caso di discussione la possibilità della separazione (o metterla sul piatto in caso di divergenze, se la madre vuole una determinata cosa e il padre un'altra, ecc)
Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile


Una delle più gravi pecche dell'affidamento congiunto è proprio quello che, anche tralasciando il fatto che i figli sono sballottati come pacchi postali e di fatto così impediti di trovare una loro stabilità, fungono da parafulmine agli screzi tra i genitori e vengono usato come continuo strumento di ricatto e ripicca nei rapporti fra i due. Già salomone aveva intuito che i figli non vanno divisi in due. Ho sempre considerato la cosidetta "bigenitorialità" più espressione dell'egoismo dei genitori che interesse ai bisogni dei figli.


Razionalista, piantala di cercare di sminuire il gravissimo fenomeno sociale della violenza sulle donne con dati palesemente falsi.
Scusate il sarcasmo su argomenti che sono serissimi, ma sentire accuse di 'machismo' o di 'meschinita'' quando si cerca di evidenziare che la violenza e' purtroppo fenomeno comune a entrambi i sessi e che chiudere gli occhi di fronte a cio' non fara' che aggravare il tutto da fastidio.


"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
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