Corriere
Berlusconi commenta anche l'approvazione della trimestrale di cassa, «che altro non è che la fotografia della situazione dei conti pubblici e della pubblica amministrazione italiana», evidenziando che «si smentiscono le attese catastrofistiche sui conti pubblici». La conclusione, per il premier, è che «la cura sta funzionando». Il deficit per il 2004 si attesta al 3% ma il capo del governo sottolinea che questo è solo l'effetto «delle revisioni contabili di Eurostat, in particolare sull'aumento di capitale di Fs». Senza queste revisioni, «il deficit si sarebbe attestato al 2,7%, che è quello che volevamo». Ma anche ora «siamo moderatamente ottimisti» che la battaglia ingaggiata in Europa possa essere vinta «e quindi il deficit del 2004 potrà tornare al 2,7%».
30 aprile 2005
Il Sole
i documenti della politica economica
I conti 2005: Pil +1,2% e deficit verso il 2,9-3,5%
Il Governo aggiorna gli obiettivi di finanza pubblica e di crescita con la Relazione sull'andamento dell'economia e la Trimestrale di cassa. Pil rivisto al ribasso, deficit e debito in netto rialzo rispetto alle precedenti stime del Programma di stabilità.
di Michele De Gaspari
La crescita del Pil nel 2004 ferma all'1% o poco più (1,2%), se si tiene conto o meno del numero di giorni lavorativi, e le prime deludenti anticipazioni sull'andamento del 2005 continuano a indicare che l'economia italiana non è certo in salute. Il 2004 si è chiuso in notevole affanno, con un calo del Pil pari allo 0,4% nell'ultimo trimestre e la conseguente eredità negativa sulla crescita dell'anno in corso. Si tratta di un quadro preoccupante, non solo sotto il profilo congiunturale: l'azienda Italia ha mancato l'aggancio nel 2004 con la ripresa dell'economia mondiale, in un periodo senza dubbio tra i più brillanti degli ultimi decenni, e si presenta in questa prima parte del 2005 senza slancio, anzi come vagone di coda in Europa, superata anche dalla Germania, già malato cronico del Vecchio continente.
L'altra negativa sorpresa (ma non troppo) è venuta dai dati di finanza pubblica, resi noti dall'Istat lo scorso 1° marzo, che hanno fissato al 3% il rapporto deficit/Pil nel 2004, contro il 2,9% della prima stima governativa. Ma la revisione Istat ha riguardato anche il triennio precedente, con un rialzo del rapporto tra indebitamento netto e Pil di 0,4 punti percentuali nel 2001, di 0,3 punti nel 2002 e 0,5 punti nel 2003. Negli ultimi anni siamo, dunque, vissuti sempre sul limite del disavanzo al 3%, effettivamente toccato nel 2001, a fronte del 2,6% nel 2002 e del 2,9% nel 2003. Le riclassificazioni operate sul deficit dal 2001 al 2004, da un lato, e le perplessità sull'efficacia delle misure più rilevanti della Finanziaria 2005, come il tetto alla spesa corrente e la copertura degli sgravi fiscali sui redditi, sono le principali incognite che pesano sui conti del 2005.
E' difficile pensare, quindi, che l'economia italiana riuscirà quest'anno a fare meglio dei modesti risultati registrati nel 2004. Non a caso la Commissione europea e il Fondo monetario, nei rispettivi rapporti congiunturali di primavera, hanno rivisto al ribasso (verso l'1,2%) le loro previsioni di crescita per l'Italia, mentre i principali centri di ricerca privati si attestano su livelli ancora più bassi (1% e anche sotto). Quanto al rapporto deficit/Pil le attese prevalenti sono ormai largamente sopra il 3%, sia per quest'anno che il prossimo. Un punto percentuale di crescita in meno vale, com'è noto, circa 7 miliardi di euro, corrispondenti allo 0,5% del Pil, in termini di saldo del bilancio pubblico. Il peggioramento riguarda, in particolare, la componente dell'avanzo primario, il saldo al netto degli interessi, che si riflette nella mancata discesa del rapporto tra debito pubblico e Pil.
La Relazione trimestrale di cassa ha preso atto dei nuovi scenari, che fotografano una situazione profondamente cambiata rispetto al quadro di riferimento programmatico dello scorso autunno, collegato alla Legge finanziaria 2005. Dal 2,1% si passa, infatti, a una stima di crescita che si ferma all'1,2%, un dato peraltro considerato ottimistico secondo i più importanti centri di previsione. Il rapporto deficit/Pil sale, di conseguenza, dal 2,7% a circa il 2,9-3,5%, che tiene conto del contenzioso in corso con Eurostat, l'ufficio statistico europeo ( le obiezioni riguardano principalmente una serie di spese in conto capitale, a cominciare dai trasferimenti alle Ferrovie e all'Anas). Il risultato a consuntivo sarà, pertanto, condizionato da queste riclassificazioni.
La partita complicata e le incognite del 2006
Qualche ulteriore spazio di manovra per i conti pubblici italiani potrebbe aprirsi con la nuova versione del Patto di stabilità europeo, che allenta i vincoli sul deficit nel senso di una maggiore flessibilità, consentendo tempi più lunghi (per circa due anni) nel percorso di rientro rispetto al 3%, il valore confermato di riferimento. Un disavanzo vicino al 4% sarebbe considerato, per esempio, eccessivo e quindi non ammesso, perché chiaramente troppo lontano dalla soglia di allerta. Uno scostamento ragionevole può essere pari a circa lo 0,5% del Pil, equivalenti a 7 miliardi nei valori assoluti; ma la riduzione del debito non dovrebbe subire, in questo caso, battute d'arresto o significativi rallentamenti.
L'obiettivo di portare il debito pubblico sotto il 60% del Pil, del resto, rimane immutato, anche se si parla per ora di una discesa a ritmo soddisfacente, senza indicare cifre predeterminate. Ciò che conta è, infatti, mantenere «livelli appropriati di avanzo primario», che consentano di non interrompere il processo di riduzione del rapporto debito/Pil. Per contenere il debito, l'ultimo Dpef (luglio 2004) metteva in conto dismissioni patrimoniali e di altri attivi per 100 miliardi di euro tra il 2005 e il 2008, pari a 25 miliardi all'anno in media. Ma la diminuzione è avvenuta finora a ritmi troppo lenti, per di più in presenza di aumenti abbastanza significativi nei valori assoluti (47 miliardi nel 2004). Il saldo primario dal 1997, quando si realizzò l'ingresso nella moneta unica europea, non ha fatto che calare, dal 6,7% al 2% dello scorso anno, che scenderà ancora nel 2005, nonostante l'originario impegno di mantenerlo intorno al 5% del Pil.
La partita, a questo punto, si sposta sul 2006, quando è atteso lo sforzo maggiore sul fronte della finanza pubblica, essendo ormai in esaurimento il ricorso alle misure una tantum. La manovra sui conti sarà ancora più difficile, perché dovrà confrontarsi con una serie di eventi che sfuggono al controllo dei diretti responsabili della politica economica, come il nuovo ciclo di spesa elettorale, l'impegno a ulteriori sgravi fiscali sui redditi (a cui si aggiunge la questione Irap) e una crescita del Pil che rischia di essere inferiore agli obiettivi programmatici anche nel prossimo anno. C'è, poi, il capitolo delle nuove spese per investimenti in infrastrutture e nella ricerca. Le nuove regole del Patto di stabilità sulla carta dovrebbero consentire spazi aggiuntivi nel bilancio pubblico, ma essi potrebbero risultare già ipotecati per le ragioni accennate. Il 2006 si preannuncia, dunque, con una pesante eredità, tale da richiedere significative correzioni (per circa 1,5 punti di Pil), tutt'altro che compatibili con gli scenari delineati.
Verso Dpef e Finanziaria 2006
Crescita del Pil e deficit pubblico sono i principali numeri obiettivo - le variabili chiave - contenuti nella Relazione sull'andamento dell'economia nel 2004 e aggiornamento delle previsioni per il 2005, presentata dal ministro dell'Economia e delle Finanze contestualmente alla Relazione trimestrale di cassa. Il documento, in sostanza, aggiorna le stime della Relazione previsionale e programmatica dello scorso settembre, sulla base del consuntivo 2004 dell'Istat, già reso noto l'11 marzo, sull'andamento tendenziale delle principali variabili macroeconomiche previsto per quest'anno.
L'altro documento governativo, la Relazione sulla stima del fabbisogno di cassa, nota anche come Relazione trimestrale di cassa, presenta i risultati della gestione della finanza pubblica nel 2004 a confronto con quella dell'anno precedente. L'analisi è condotta per l'intero settore pubblico distinto nei suoi diversi comparti: settore statale, enti di previdenza e altri enti pubblici consolidati. La Relazione è tradizionalmente pubblicata in quattro cadenze nel corso dell'anno, intorno alla metà dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Oltre ai dati sul fabbisogno di cassa, viene fornita anche una stima dell'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, elaborata d'intesa con l'Istat sulla base delle informazioni contenute nei conti del settore statale e di tutto il settore pubblico.
Nell'edizione di marzo/aprile - resa nota quest'anno con circa un mese di ritardo sui tempi consueti, peraltro già poco puntuali - la Relazione trimestrale di cassa presenta, insieme alla situazione completa dei conti pubblici alla fine dell'anno precedente, la prima fotografia degli andamenti tendenziali della finanza pubblica nell'anno in corso, che consentono di predisporre le nuove stime per il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) di prossima elaborazione (giugno) e la definizione della successiva manovra di bilancio (settembre), in vista della Legge finanziaria per il 2006.





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