Malvinas, irrinunciabili per l’Argentina

Franco Arena (Ctim) invita Comites e CGIE Argentina a protestare con l’Unione Europea "per l’offesa alla sovranità di un Paese dove abitano migliaia di italiani"

BUENOS AIRES – L’Argentina è tutt’altro che rassegnata: le Malvinas (Falkland per gli inglesi) sono un’esigenza "irrinunciabile". L’Argentina non ha mai smesso di rivendicare il possesso dell’arcipelago, o almeno di chiedere nuovi accordi con la Gran Bretagna. La conferma di tale volontà si è avuta, come noto, nell’aprile scorso, in occasione del 23° dello sbarco delle truppe argentine nelle Malvinas-Falkland, quando il Presidente Nestor Kirchner si è detto "fiducioso nel fatto che le Malvinas saranno di nuovo argentine per mezzo del dialogo e della pace", poiché quelle isole "sono parte integrante del territorio argentino". Kirchner ha sottolineato come il recupero delle isole contese con la Gran Bretagna dovrà avvenire "nel rispetto dei diritti degli abitanti dell’isola e del diritto internazionale" ma rimane un "obiettivo irrinunciabile per il popolo argentino".

Pur criticando aspramente i modi usati dalla giunta militare per arrivare alla guerra, Kirchner ha rivendicato il valore degli argentini mostrato in quell’occasione e condannato "l’ingratitudine mostrata in questi 23 anni" nei confronti dei reduci, promettendo di rimediare varando programmi di assistenza. Riferendosi al terribile conflitto del "Atlantico sur", come lo chiamano gli argentini, Kirchner ha detto che "è importante, vitale e fondamentale che ricordiamo l’eroica lotta per recuperarle". E il Ministro degli Esteri Rafael Biella a sua volta ha affermato che l’Argentina cerca con la Gran Bretagna un dialogo che "ci porti a realizzare altri passi pratici e innovativi che contribuiscano al ristabilimento dei negoziati per raggiungere una soluzione giusta, pacifica e durevole".

Nel 1982 la giunta militare di Leopoldo Galtieri, per tentare di salvare una sanguinaria dittatura ormai vacillante, tentò l’avventura Malvinas facendo leva sull’orgoglio nazionale degli argentini: fece sbarcare truppe nell’arcipelago dell’Atlantico meridionale, considerato territorio britannico d’oltremare, per riconquistare le Isole. E fu una disfatta per l’Argentina: due mesi e mezzo di combattimenti che provocarono quasi mille morti, per due terzi argentini (molti quelli di origine italiana come, del resto, numerosi furono i desaparecidos di sangue italiano, vittime del regime instaurato da Videla). La Gran Bretagna - guidata allora dalla Lady di ferro Margaret Thatcher - costrinse alla resa il governatore argentino delle Isole, il generale Mario Benjamin Menendez, e fece prigionieri 10 mila soldati argentini.

Ma, come dicevamo, l’Argentina è tutt’altro che rassegnata. Anche da esponenti della comunità italiana in Argentina si rivendica con forza l’appartenenza delle Isole all’Argentina. Le Malvinas "sono argentine, per continuità territoriale e per storia; gloria e onore ai figli e discendenti di italiani che hanno lasciato il loro sangue in queste ancora irredente terre", ha detto Franco Arena, coordinatore Ctim Argentina, a Italia Tricolore, AM 990, Radio Splendid.

Franco Arena se la prende con la Comunità Europea che reca "offesa" alla Repubblica Argentina, dal momento che "nella sua Costituzione include nel Titolo IV annesso II alle isole Malvinas, Georgia e Sandwich del Atlantico Sur, e che nell’articolo III 286 2 favorisce gli interessi degli abitanti delle medesime" sebbene ancora sia aperto il contenzioso "dopo una crudele guerra nel 1982, nella quale hanno perso la vita figli di italiani". E invita i membri dei Comites e del CGIE dell’Argentina, "specialmente coloro che sono nati in questa terra" a protestare con gli eurodeputati "per questa offesa alla sovranità di un paese dove abitano migliaia di italiani". Poiché "è nostro dovere inevitabile, tutelare gli interessi legittimi della terra dove viviamo, preservando i valori dei nostri discendenti, così come la sua integrità territoriale". Arena ribadisce che "i nostri eurolegislatori non dovevano ignorare" che il contenzioso è ancora aperto e sottolinea che "non si deve dare a Cesare quello che non è di Cesare".

Franco Arena lancia dunque il suo appello ed esorta i consiglieri dei Comites e del CGIE Argentina "specialmente i nativi": "Non lasciate che vi colga d’improvviso la notte, non lasciate che vi mutilino territorio, tanti italiani hanno lasciato la loro vita con il sacrificio e la cultura del lavoro per ottenere un posto dove poter vivere in pace, dato che non l’hanno potuto fare nella loro terra d’origine".