da la Padania
L’UNIONE INTANTO SI DISSOLVE...
Dell’esperimento politico dell’alleanza fra listone ulivista, Pdci e Rifondazione a supporto di Riccardo Sarfatti, rimane ben poco. Uno striscione arancione fatto sfilare alla manifestazione del 25 aprile e la buona volontà dell’architetto milanese, che di questo cartello politico è stato nominato coordinatore lombardo. Ma non molto altro. In Consiglio infatti, il gruppo non ci sarà. O al massimo ci sarà un mono-gruppo, composto dal solo Sarfatti. Gli altri partiti che lo hanno sostenuto in campagna elettorale, hanno optato per costituire gruppi separati con la denominazione storica dei vari partiti.
MENO SI E’ MEGLIO SI STA
La scissione dell’Unione più che a motivi politici, è dovuta e ben meno nobili questioni di bottega. I gruppi con meno consiglieri hanno una dotazione in termini di risorse percentualmente maggiore rispetto a quelli che hanno eletto più consiglieri. Un esempio. Un partito che ha eletto un solo consigliere, ha diritto a fondi per l’assunzione di tre collaboratori. Chi ne ha eletti due, può averne cinque. Chi ha tre rappresentanti, potrà contare sull’aiuto di sei persone. E così via.
Per quale motivo, avranno pensato nel centrosinistra, non sfruttare fino in fondo le possibilità offerte dalla legge? (legge regionale 3 settembre 1999, n° 21, ndr). A ciò si aggiungono spazi (uffici) e dotazioni varie, distribuite più o meno secondo criteri analoghi. Facile quindi immaginare i motivi che stanno alla base del dietrofront unionista, con buona pace delle promesse fatte in campagna elettorale di fare “fronte comune” contro le destre.




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