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  1. #1
    Dalla parte del torto!
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    Predefinito Futurismo tra Fascismo e Bolscevismo

    Come è noto Marinetti fu sempre un bellicista convinto. Salutò con entusiasmo la guerra di Libia: scrisse allora che il governo italiano era diventato futurista! Dopo essere stato accanitamente interventista come tutto il gruppo dei futuristi italiani, e come la rivista Lacerba (risale ai comizi e ai tafferugli interventisti il suo incontro con Mussolini), combatté da volontario nella prima guerra mondiale con Balla, Boccioni, Sant'Elia, Carrà.Dopo la guerra mise mano con decisione a un partito politico futurista - il cui programma era già stato lanciato su Lacerba nel '13, - ma poi confluì nel partito fascista, che propugnava un programma socialnazionalista e aggressivo in cui Marinetti allora si riconosceva pienamente. Fu candidato alle elezioni e non eletto, e uscì dal partito già nel 1920. Dopo la marcia su Roma, Marinetti fu ancora più deluso dal regime per i compromessi realizzati con la monarchia, col padronato, con la Chiesa e si ritrovò sostanzialmente emarginato e apprezzato solo a parole. Anche in campo artistico il futurismo, così irrequieto e violento, era tornato comodo negli anni dello squadrismo, ma una volta al potere Mussolini aveva bisogno di orientamenti moderni sí ma più moderati, che s'intonassero al clima imperiale e romano e alla piena riconciliazione con la tradizione. I futuristi ebbero uno spazio e anche una rinnovata stagione di attività, ma non determinarono l'indirizzo estetico del regime. Marinetti fu giubilato definitivamente con la nomina all'Accademia d'Italia, che l'ex incendiario fu lieto d'accettare, per rimanere sempre fedele a quel fascismo che lo aveva deluso, anche negli anni della repubblica di Salò, in cui forse ebbe l'illusione che il movimento avesse ritrovato la sua radicalità.

    In Russia,invece,gran parte delle avanguardie si batterono per un futuro radicalmente diverso da quello immaginato da Marinetti e dai suoi. I futuristi, in particolare con Majakovskij in prima linea, aderendo al comunismo, diedero vita a quello che fu chiamato com-futurismo,comunismo futurista, perché partecipavano con i loro talenti e strumenti artistici alla rivoluzione che intendeva rinnovare dalle fondamenta la Russia e il mondo, e contribuire con inventiva e combattività futurista alla costruzione della società dell'avvenire.
    Infatti i futuristi russi finirono in maggioranza per schierarsi sulle posizioni dei bolscevichi e dell'internazionalismo proletario. Con Lenin voltarono le spalle alla guerra imperialista per impegnarsi nella rivoluzione d'Ottobre.(Del resto fin dal '14, quando Marinetti visitò la Russia, molti futuristi l'avevano fischiato come guerrafondaio e Majakovskij aveva insistito che un movimento futurista non poteva essere che cosmopolita).
    Majakovski come disegnatore, comunicatore sociale e creatore di slogans fu un infaticabile animatore della propaganda durante la guerra civile, divenne il poeta degli anni eroici del comunismo, poi un'implacabile, violento autore satirico che travolgeva con torrenti di immagini la nascente burocrazia sovietica, prima di suicidarsi nel 1930, agli inizi del regime stalinista.

    Come furono possibili esiti tanto diversi?

    Si tende a motivare col tema dell'esaltazione dell'aggressività e della guerra la connessione fra futurismo e fascismo. È una questione più complessa, per cui occorre tener presenti innnanzitutto alcuni punti fondamentali.

    - Il futurismo precede ampiamente il fascismo, che nella sua fase "rivoluzionaria", "diciannovista", ne utilizza idee ed energie.
    - Il futurismo ha considerato il fascismo come la realizzazione minima di un programma politico futurista, che precede di fatto quello fascista del 1919.
    - Il futurismo ha sempre espresso una forte nostalgia appunto per il fascismo "rivoluzionario", "diciannovista", contro il fascismo regime.

    Sono note,inoltre, le simpatie socialiste e anarcoidi con cui è nato il futurismo, pronto ad apprezzare chiunque lottasse per sovvertire l'ordine costituito. Se si scorre il programma politico futurista, si trovano dei punti programmatici effettivamente molto radicali e antiautoritari, non solo sul piano delle istituzioni (forma repubblicana - riforma del parlamento e dell'esecutivo in senso tecnocratico e giovinilista) ma soprattutto sul terreno dei diritti civili e delle misure sociali: suffragio universale diretto per uomini e donne;abolizione dell'autorizzazione maritale;divorzio facile;svalutazione graduale del matrimonio per l'avvento graduale del libero amore e del figlio di Stato;espropriazione generale delle opere pie e delle terre mal coltivate per la costituzione di un vasto demanio pubblico in vista della socializzazione delle terre; energica tassazione dei beni ereditari; imposte dirette e progressive; libertà di sciopero, di riunione, di organizzazione, di stampa; abolizione della polizia politica e dell'intervento dell'esercito come forza dell'ordine; giustizia gratuita; minimi salariali elevati; massimo legale di otto ore di lavoro; parificazione dei salari femminili e maschili a parità di lavoro; assistenza e previdenza sociale; pensioni operaie.
    A questo si aggiunga un anticlericalismo intransigente, che chiedeva addirittura l'espulsione del papato. Tutto questo però nel quadro di un "nazionalismo rivoluzionario", e di un'esaltazione del "genio creatore italiano", presentando il proprio programma come interpretazione della "coscienza di tutta la razza nel suo igienico slancio rivoluzionario".
    Marinetti comunque considerava il suo programma politico più accessibile del programma culturale, che riteneva troppo
    avanzato per strappare sufficienti consensi. Il movimento politico futurista doveva rimanere indipendente da quello artistico, e svolgersi su un piano di maggior concretezza pratica, rivolgendosi a tutti gli italiani, uomini e donne. Per questo probabilmente Marinetti ben presto si convinse di poter trovare nel nascente partito fascista il braccio politico del futurismo.
    ma uscì sdegnato da quel partito (insieme ad anarcosindacalisti, repubblicani ecc.) quando nel 1920 Mussolini aprì al
    compromesso col Vaticano, mentre dal canto suo Marinetti andava proponendo estremismi sempre più stravaganti, come il potere agli artisti e l'abolizione delle carceri ("libertà elastica"), per cui Mussolini lo considerava ormai un personaggio ingombrante, un saltimbanco che non capiva niente di politica.
    Tuttavia sul piano dell'immagine e della retorica Mussolini fece tesoro del futurismo, e continuò a farne uso parlando fino
    all'ultimo di "Rivoluzione" fascista, reclamando i diritti dell' "Italia proletaria", e ostentando il giovanilismo e quello stile
    dinamico, sprezzante, fiero e spregiudicato, quell'amore del rischio e della sfida che i futuristi avevano proposto quando il
    fascismo non esisteva.
    Quanto al bolscevismo e alla Rivoluzione d'Ottobre, Marinetti regolò la questione, per quanto lo concerneva, in uno scritto
    intitolato "Al di là del Comunismo" (1920),dove ribadiva che tutti i futurismi erano nati dal futurismo italiano, ma nondimeno erano autonomi, perché ogni nazione ha la sua forma di passatismo da rovesciare: noi non siamo bolscevichi perché abbiamo la nostra rivoluzione da fare";si rallegrava quindi di apprendere che tutti i futuristi russi erano bolscevichi e che per un periodo il futurismo era diventato l'arte ufficiale sovietica."Il primo maggio dello scorso anno la città russe furono decorate con dipinti futuristi. I treni di Lenin erano colorati all'esterno con forme dinamiche colorate molto simili a quelle di Boccioni, Balla e Russolo. Ciò fa onore a Lenin e ci rallegra come una vittoria nostra". Questo anche se, a suo parere, la lotta di classe marxista era ormai superata.
    Antonio Gramsci,in un articolo su Ordine Nuovo del 5 gennaio 1921, intitolato "Marinetti il Rivoluzionario?" riferiva che il compagno Lunaciarskij, ministro della cultura sovietico, aveva dichiarato ufficialmente, in un discorso ufficiale alla delegazione italiana (pronunciato in perfetto italiano, il che escludeva ogni incomprensione linguistica), che in Italia l'unico intellettuale rivoluzionario era Filippo Tommaso Marinetti. Gramsci ironizzava sullo scandalo che una tale dichiarazione avrebbe fatto scandalo tra i "filistei del movimento operaio", e che alla loro lista abituale d'insulti nei confronti dei compagni deviazionisti (bergsoniano, pragmatista, volontarista, spiritualista), si sarebbero ormai aggiunti anche quelli, più sanguinosi ancora, di futurista e marinettista. Lo stesso Gramsci del resto ricordò, anche in una lettera a Trotzky, che a Torino e a Milano il futurismo era stato popolare tra i lavoratori, (la rivista "Lacerba", a prezzi ridotti, vendette 4/5 delle sue copie tra gli operai).
    Nell'articolo su "Ordine Nuovo", Gramsci sostiene che il futurismo è stato veramente rivoluzionario nella sua distruzione dei capisaldi della cultura borghese. Rivoluzionario Marinetti è stato non sul terreno economico, ma su quello culturale, distruggendo gerarchie di valori spirituali, pregiudizi, idoli, tradizioni irrigidite, e per ciò stesso spianando la strada alla rivoluzione operaia che avrebbe attaccato la struttura materiale. Distruggere "significa non aver paura di ciò che è nuovo e audace, non essere terrorizzato dai mostri, non credere che caschi il mondo se un operaio fa un errore di grammatica, se una poesia zoppica, se un quadro sembra una bandiera, se i giovani arricciano il naso di fronte alla senilità accademica". E, nel distruggere, i futuristi "hanno avuto fiducia in se stessi, nella foga delle energie giovani, hanno avuto la concezione netta e chiara che l'epoca nostra,l'epoca della grande industria, della grandecittà operaia, della vita intensa e tumultuosa, doveva avere nuove forme, di arte, di filosofia, di costumi,di linguaggio; hanno avuto questa concezione nettamente rivoluzionaria, assolutamente marxista", quando invece i socialisti non erano nemmeno remotamente toccati da tutto ciò e non osavano veramente attaccare la macchina del potere borghese, nello Stato e nelle fabbriche, timorosi in fondo di distruggere troppo. Dunque non solo i futuristi in arte sono rivoluzionari, ma, sostiene Gramsci, "in questo campo, come opera creativa, è probabile che la classe operaia non riuscirà per molto tempo a fare di più di quanto hanno fatto i futuristi". E gli operai che difendevano i futuristi "sostenevano la storicità, la possibilità di una cultura proletaria, creata dagli operai stessi".
    Sinistra Nazionale!

  2. #2
    Paul Atreides
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    Caro Rodolfo, se Mussolini non fosse stato un vero uomo politico ma un romantico visionario alla D'Annunzio, Marinetti, ecc., il fascismo oggi sarebbe soltanto uno di quei tanti gruppi dall'ideologia immacolata ma dall'incidenza storica pari a zero.

    Invece, il fascismo ha segnato in maniera indelebile la contemporaneità. Io mi accontento di questo...

    Ciao

  3. #3
    Cuore Nero
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da Paul Atreides
    Caro Rodolfo, se Mussolini non fosse stato un vero uomo politico ma un romantico visionario alla D'Annunzio, Marinetti, ecc., il fascismo oggi sarebbe soltanto uno di quei tanti gruppi dall'ideologia immacolata ma dall'incidenza storica pari a zero.

    Invece, il fascismo ha segnato in maniera indelebile la contemporaneità. Io mi accontento di questo...

    Ciao

    concordo e sottoscrivo.

  4. #4
    Dalla parte del torto!
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    Caro Paul,

    sarò un inguaribile romantico ma dopo anni(troppi...) di eccessivo pragmatismo concedimi un attimo di reazione contraria
    In ogni caso, a parte gli scherzi ho postato quest'articolo innanzitutto per far capire - o meglio per aprire un dibattito - su cosa fosse quell'ampio movimento culturale(dal fiumanesimo al futurismo) che diede vita al Fascismo del '19.
    Per quanto riguarda invece la figura di Benito Mussolini che,nonostante tutto,gode della mia stima, non metto in discussione un pragmatismo giusto e corretto.
    Per me,però, pragmatismo vuol dire operare con tutti i mezzi per imporre i propri ideali. E' questo il punto: il Fascismo-Regime non realizzò i propri principi ideali o,almeno, non i miei, riconoscendomi invece in alcuni principi diciannovisti(chiaramente da vedere in base al contingente storico).
    E - ripeto - continuo e continuerò a preferire chi ha la forza delle sue idee e continua in ogni caso a difenderle anche a costo di non vederle realizzate.
    E a proposito di aver segnato in maniera indelebile la contemporaneità ti chiedo,assolutamente senza polemica,cosa ha lasciato il Fascismo. Poiché,a mio parere, un movimento politico autenticamente rivoluzionario é quello che dopo vent'anni dovrebbe lasciare un'idea,una cultura,una visione del mondo.
    E ciò che invece ha lasciato il fascismo(a parte le opere realizzate che però non riguardano ciò di cui stiamo parlando) é quel vasto mondo d'Idee appartenenti al cosiddetto Fascismo di Sinistra o comunque "altro" da quello istituzionalizzato e che - sempre - fu boicottato dai solerti gerarchi fedeli all'ortodossia fascista. Peccato che di questi ortodossi non se n'ebbe traccia dopo il 25 Luglio né dall'una,né dall'altra parte.

    Ciao.
    Sinistra Nazionale!

  5. #5
    Paul Atreides
    Ospite

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    Caro Rodolfo, partiamo dal presupposto che fiumanesimo e futurismo [''politico'', visto che come movimento artistico il suo posto nella storia se l'è guadagnato a prescindere dal fascismo] sono studiati e valorizzati in quanto godono della luce riflessa del fascismo. Se il fascismo non fosse andato al potere, Fiume sarebbe stata solo un'eccentricità dannunziana, bella quanto si vuole ma nulla di più.

    Il vero uomo politico è colui che misura la sua visione del mondo con la realtà del suo tempo, perché sa che la politica è appunto questo. Altrimenti si fa solo ''romanticismo politico'', oppure si piomba nella guerra civile [Russia leninista] o nel Terrore giacobino. E il fascismo, pur con tutti i suoi indubbi limiti compromissori [ma ispirati, a mio parere, da un sincero interesse per il popolo italiano], tentò eccome d'imporre una diversa visione del mondo, soprattutto, a mio parere, nella seconda metà degli anni '30.

    Cosa ha lasciato il fascismo? Seppure come ''mito negativo'' continua ad accompagnarci ancora oggi a dimostrazione dell'enorme impatto che ha avuto.

    In quanto all'eredità positiva, bisognerebbe vedere quanto del fascismo è innanzitutto rimasto nell'Italia del dopoguerra in termini di modernizzazione sociale ad es, o di organizzazione dello Stato e dell'economia.

    Sul giudizio, infine, delle ''idee fasciste'', bisognerebbe tener conto della sconfitta che fu disastrosa proprio per le idee e tener conto della storia del fascismo, che anche nel Ventennio fu molto ricca e articolata. Non parlo del ''neofascismo'' perché storicamente minoritario e quindi già per questo semplice parodia del fascismo.

    In definitiva, al di là dei propri convincimenti personali, credo che una visione più approfondita del fenomeno ''fascismo'' sarebbe auspicabile.

    Ciao

  6. #6
    Dalla parte del torto!
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    In origine postato da Paul Atreides
    Caro Rodolfo, partiamo dal presupposto che fiumanesimo e futurismo [''politico'', visto che come movimento artistico il suo posto nella storia se l'è guadagnato a prescindere dal fascismo] sono studiati e valorizzati in quanto godono della luce riflessa del fascismo. Se il fascismo non fosse andato al potere, Fiume sarebbe stata solo un'eccentricità dannunziana, bella quanto si vuole ma nulla di più.

    Il vero uomo politico è colui che misura la sua visione del mondo con la realtà del suo tempo, perché sa che la politica è appunto questo. Altrimenti si fa solo ''romanticismo politico'', oppure si piomba nella guerra civile [Russia leninista] o nel Terrore giacobino. E il fascismo, pur con tutti i suoi indubbi limiti compromissori [ma ispirati, a mio parere, da un sincero interesse per il popolo italiano], tentò eccome d'imporre una diversa visione del mondo, soprattutto, a mio parere, nella seconda metà degli anni '30.

    Cosa ha lasciato il fascismo? Seppure come ''mito negativo'' continua ad accompagnarci ancora oggi a dimostrazione dell'enorme impatto che ha avuto.

    In quanto all'eredità positiva, bisognerebbe vedere quanto del fascismo è innanzitutto rimasto nell'Italia del dopoguerra in termini di modernizzazione sociale ad es, o di organizzazione dello Stato e dell'economia.

    Sul giudizio, infine, delle ''idee fasciste'', bisognerebbe tener conto della sconfitta che fu disastrosa proprio per le idee e tener conto della storia del fascismo, che anche nel Ventennio fu molto ricca e articolata. Non parlo del ''neofascismo'' perché storicamente minoritario e quindi già per questo semplice parodia del fascismo.

    In definitiva, al di là dei propri convincimenti personali, credo che una visione più approfondita del fenomeno ''fascismo'' sarebbe auspicabile.

    Ciao
    Caro Paul,

    probabilmente mi esprimo male dato che non riesco a farmi capire.
    Non ho mai affermato che il Regime sia stato esclusivamente un regime reazionario da mettere alla gogna.
    Ma che non fu una rivoluzione. Rivoluzione che si sarebbe realizzata,invece,applicando i principi del '19.
    Regime che cedette troppo alla classe padronale e clericale pur realizzando una meritoria modernizzazione sociale.
    Era chiaramente necessario scendere a compromessi per andare al potere(che - ricordiamolo - non fu realizzato con una Rivoluzione ma con il benestare di Casa Savoia) ma che,dopo una fase iniziale, si sarebbe dovuto tentare di applicare quei principi che tanti entusiasmi avevano suscitato.
    Ma non fu fatto. Non si volle tentare. Ci si accontentò di mantenere l'esistente anche grazie la creazione di una burocrazia che nulla aveva di rivoluzionario probabilmente per il difetto di Mussolini(si può dire che aveva un difetto?)di circondarsi di Signor Si piuttosto che di elementi critici provenienti,appunto,dal fascismo di sinistra.
    Quei signor si di cui non se ne ebbe traccia,dopo la caduta del Regime, trovando invece proprio quegli elementi antagonisti che furono censurati e bloccati durante il Ventennio.
    Per quanto riguarda il Fiumanesimo ed il Futurismo(soprattutto quest'ultimo) non sono d'accordo: essi sono studiati e valorizzati nelle università e nelle scuole nonostante il Fascismo.
    Ho,poi, difficoltà a distinguerne l'aspetto artistico da quello politico essendo legati interamente: se si guarda un quadro di Boccioni o si legge un libro di Marinetti devono essere per forza studiati in base a ciò che quelle opere esprimevano non solo da un punto di vista puramente esteriore.
    Per quanto riguarda l'eredità come "mito negativo" del Fascismo non ne do,personalmente, troppa importanza: essa,secondo me, non proviene da una forza derivante dal fascismo ma dalla necessità di un elemento "demoniaco" contro cui possano prevalere le forze del bene". Ieri il Fascismo,il Nazismo e lo Stalinismo; oggi l'integralismo islamico.
    Ciò che voglio dire é che prima di tentare(se lo si vuole ma ho molti dubbi) di superare il nostalgismo bisognerebbe anche fare autocritica altrimenti é un'operazione puramente strumentale e che crollerebbe immediatamente.
    Non parlo chiaramente di Neofascismo perché mi sembrerebbe offensivo paragonare D'Annunzio,Marinetti e Mussolini ai capi del Nulla.

    Ciao
    Sinistra Nazionale!

  7. #7
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    Più che altro mi chiedo cosa abbia lasciato il fascismo come prospettiva futura. A parte i lasciti materiali di cui parla Paul (Iri, qualche bonifica etc.etc.) e i suoi miti (positivi o negativi), qual'è l'eredità concreta del fascismo che permette ad eventuali gruppi sociali piuttosto ampi e non autoreferenziali - se ci sono - di agire e vivere.

    Il "marxismo" (le virgolette sono volute), pur nel suo crollo, ha lasciato prospettive, aneliti e strumenti concettuali per potersi (ri)organizzare anche dentro la società capitalistica e liberaldemocratica. Oltre ovviamente a un'inestinguibile tradizione cooperativistica che ancora permea il mondo del lavoro e non solo.

  8. #8
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    Credo che in prima approssimazione si possa dire che il Fascismo nasce come fenomeno-movimento interclassista figlio della storia italiana (ma non storicizzato, chiaramente, se è vero che anche da un punto di vista ideale l'eredità e gli effetti sulla storia politica sono notevoli) che in quanto tale è esperienza non ripercorribile nelle stesse forme (i cosiddetti "fascismi europei" avevano infatti comunque forme e prerogative differenti, seppur tutti erano accomunati dal sogno europeo di opposizione all'internazionalismo demo-plutocratico), e le condizioni che ne hanno determinato la nascita sono irripetibili, mentre il Marxismo nasce prima come manifesto ideologico universale e classista e programma politico e poi si realizza nelle più varie forme, adattandosi più facilmente a varie realtà e momenti storici e costituendo esso stesso una "prospettiva futura" per chi ci crede.

    Può essere?

  9. #9
    vicepres Destra cricetale
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    Direi di sì.
    Tuttavia se vogliamo fare un paragone - benché si stia andando off topic - mi viene da pensare che il fascismo sia morto senza eredi, il marxismo sia deceduto lasciando una progenie di figli e nipoti in tutto il mondo.

  10. #10
    Paul Atreides
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    Caro Rodolfo, chiariamo innanzitutto che già nel II congresso dei fasci di combattimento, tenutosi a Milano nel maggio del 1920, Mussolini aveva ''rinnegato'' buona parte del programma diciannovista, tanto da causare l'uscita dei futuristi.

    Ergo, ben prima della stessa salita al potere, e rifacendosi al tipico ''antipregiudizialismo'' fascista, Mussolini aveva iniziato un percorso in parte diverso, motivato, in fondo, dal 'mito' della nazione come totalità e dalla sempre più chiara percezione che il blocco sociale che poteva assicurare il consenso al fascismo era il ceto medio [v. i concetti del fascismo come rivoluzione delle classi medie e come modernizzazione autoritaria di Alberto De Bernardi].

    Che quella di Marinetti fosse una ''antipolitica assoluta'' lo dice Emilio Gentile e io sono perfettamente d'accordo col suo giudizio.

    Che il giudizio storico sul fascismo debba sottrarsi alla coppia demonizzazione/agiografia mi pare ovvio. Quindi, inutile e sbagliato è fare di Mussolini un santino. Ma se non si comprendono le circostanze velocissime e tumultuose che proiettarono un movimento dal consenso iniziale limitatissimo al comando dell'Italia si avrà sempre una prospettiva limitata.

    Per finire, trovo nostalgico tanto l'esaltare a tutto campo il fascismo [senza vederne errori ed omissioni, anche gravi, purché tali errori ed omissioni siano spiegate storicamente e non semplicemente con le proprie opzioni ideologiche], tanto il rifarsi a presunte purezze ideologiche, quasi pensando che certe idee, proprio perché mai passate al vaglio della realtà, siano ancor oggi valide.

    Ciao

 

 

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