Da NoReporter.org:
Una lezione di dignità
Rumsfeld gli offre la libertà ed un esilio dorato in cambio dell'ordine di cessate il fuoco rivolto ai combattenti iracheni. Saddam risponde picche.
Donald Rumsfeld, il ministro della Difesa, ha fatto segretamente visita a Saddam Hussein, che aspetta la condanna e l’esecuzione (certa) in prigione, probabilmente in Giordania.
Lo scopo della visita: Rumsfeld avrebbe offerto a Saddam la libertà, un esilio dorato ma forse anche persino il ritorno alla vita politica, a condizione che l’ex-dittatore accetti di registrare un messaggio, da diffondere in tv, per i ribelli armati. Con l’ordine di cessare le ostilità anti-americane.
Saddam ha rigettato sdegnosamente l’offerta.
La notizia viene dal giornale arabo di Londra Al-Quds Al-Arabi, il quale precisa che la visita segreta sarebbe avvenuta il 15 aprile scorso, e che ne sarebbero a conoscenza solo “alcuni funzionari iracheni in Giordania”.
L’informazione non è ovviamente verificabile, ma s’è sparsa come un lampo fra le truppe americane. D’altra parte proprio due settimane fa il britannico Telegraph aveva riportato che ai ribelli era stato offerto un compromesso: la fine degli attacchi della resistenza in cambio di una pena ridotta per Saddam.
A rendere credibile l’umiliante offerta di Rumsfeld è la situazione sul campo: essa peggiora di giorno in giorno per gli americani e il governo collaborazionista.
Dexter Filkins, l’inviato a Baghdad del New York Times, ha reso noto che un taxista iracheno, per portarlo dalla città all’aeroporto, gli ha chiesto 35 mila dollari, stante il rischio della corsa. Quella decina di chilometri (su cui i Marines hanno ucciso Calipari) restano pericolosi come il primo giorno, anzi lo diventano ogni giorno di più, a riprova che le truppe occupanti non hanno il controllo del territorio nemmeno su una breve strada strategica.
Di fronte alla fumosa incapacità tattica americana, si staglia la sempre più precisa e chiara strategia dei capi della guerriglia. A questo punto dell’occupazione, la Casa Bianca sperava di poter pompare dal paese occupato 3 milioni di barili al giorno con cui a oltre 50 dollari al barile pagarsi l’occupazione, o meglio farla pagare agli occupati.
Il potenziale dell’Iraq è enorme e goloso: solo 17 dei suoi 80 giacimenti conosciuti sono attualmente sfruttati, e il costo di estrazione è tra i più bassi del mondo. E gran parte dell’Iraq non è stata ancora esplorata coi moderni sistemi di geologia sismica.
Invece per Dick Cheney, dopo aver speso 2 miliardi di dollari per riattare le strutture petrolifere, l’atteso profitto tarda. A causa degli attacchi mirati dei ribelli agli oleodotti e ai loro snodi, di cui rivelano (ovviamente) una conoscenza perfetta.
I campi petroliferi del nord attorno a Kirkuk, preda di guerra dei Quisling curdi, sono obliterati da scientifici attacchi all’oleodotto che dovrebbe portare il greggio in Turchia.
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Niente da dire, S. Hussein ha dimostrato di saper, probabilmente, morire con dignità, da uomo.
Oggi non è una qualità da poco...




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