DI JOHN KLEEVES
“ ... Negli ultimi mesi si è sollevato un forte vento di protesta contro la prospettiva gulag tracciata dal nuovo e terrificante modello legislativo europeo nato verso la fine del 2001 ed avente come punto cardine la criminalizzazione di qualsivoglia forma di pensiero politicamente non corretto.
L’articolo che contempla la punizione di opinioni o atti discriminanti le altrui diversità razziali, religiose, ideologiche, comportamentali, ha provocato una vera e propria insurrezione anche in ambienti non sospetti. Ciò è facilmente comprensibile perché uno dei baluardi delle Carte costituzionali europee è la tutela del libero pensiero. Il problema è che da quando tali Costituzioni furono adottate non venne specificato che esistono due tipi di pensiero : uno giusto e uno sbagliato.

Ora pare ci pensi la Comunità europea a stabilire quale pensiero debba venire tutelato e quale condannato; quale opinione sia giusto avere e quale sia meglio dimenticare, quale ideale sia sano e quale sia conforme, quindi malato. Molti sono i capitoli del cosiddetto mandato di cattura europeo che reputiamo anomali. La più sconvolgente di tali novità concerne la competenza per territorio. In base ad essa chiunque potrà essere estradato su richiesta dell’autorità giudiziaria di un qualsiasi giudice o pubblico ministero di un qualsiasi paese dell’Unione per un fatto compiuto, o che si sostenga essere stato compiuto in Italia anche se per il diritto nazionale tale atto non costituisca reato, anzi venga considerato espressione di un diritto costituzionalmente garantito. Ne consegue la paradossale possibilità che una persona venga tratta in arresto in forza di un mandato europeo per un reato caduto in prescrizione in base alle leggi dello Stato di cui è cittadino e in cui lo ha commesso o che venga contemporaneamente processato in più Stati per lo stesso fatto ed estradato a tal titolo verso uno di essi. Ciò ove anche si tratti, per tenerci alla nostra linea esemplificativa di un reato commesso in Italia da un cittadino italiano e per il quale sia in corso o si sia già svolto un processo davanti all’autorità giudiziaria italiana. Da qui si deduce chiaramente che saremo tenuti a conoscere non solo la nostra legge, ma anche l’ignota legge, scritta nell’ignota lingua di qualche lontano Stato facente parte dell’Unione europea. Inoltre, la proposta di decisione quadro non prevede alcuna riserva o limite riguardo ai reati politici. La garanzia costituzionale risulta quindi abrogata.

Anzi, proprio i reati di opinione, e quindi in senso lato politici, sono uno dei principali, per non dire il principale obiettivo della decisione quadro comunitaria. Si considerino poi le condizioni di una persona prelevata dalla sua città o dalla sua terra, trasportata a forza in un paese straniero, dove non ha alcun riferimento parentale, amicale o professionale, del quale il più delle volte ignora persino la lingua e dove la sua a sua volta risulta essere a tutti sconosciuta. Si aggiungano anche le difficoltà di questo sventurato nel preparare una difesa di fronte ad atti processuali redatti in una lingua che non conosce e con l’assistenza, se potrà averla, di legali con i quali quanto meno risulterà difficile comprendersi. Il tutto, sommato sotto la minaccia di ulteriori trasferimenti verso altre ignote destinazioni e sotto il peso di altri, del pari ignoti, capi d’accusa. Il suo processo in un paese che lo ignora e si disinteressa totalmente di lui, si celebrerà nel silenzio e nell’ombra, senza aver controllo alcuno da parte della pubblica opinione. Risulterà inoltre difficilissimo, per chi non ha dovizia di mezzi, avvalersi della possibilità di impugnazione offerta dal sistema penale dello Stato emittente.

Chi ben rifletta su queste angosciose circostanze non potrà non convenire che, nel quadro normativo della proposta in esame, estradizione sarà assai spesso, per non dire sempre, sinonimo di deportazione.
Il mandato di cattura europeo, per l’anonimo uomo della strada significa ad esempio la possibilità di estradare dalla Francia in Italia il terrorista comunista Cesare Battisti, per assicurarlo alla giustizia. Ma non è così, o meglio non è sempre così, perché il mandato di cattura europeo pare rincorrere finalità diverse da quelle annunciate, rispondenti più a logiche politiche che a logiche di giustizia. Credo allora che, prima di licenziare certi provvedimenti, ci sia quanto meno da meditare e a fondo sui rischi di polverizzazione della nostra Costituzione, chiedendoci se lo Stato di diritto e la libertà di espressione non siano stati, per molti anni nel nostro paese, semplici declamazioni, propulsioni accademiche, parole vuote e argomenti, tutt’al più, per esami di maturità liceale.
Consideriamo lo Stato di diritto. Le carceri italiane sono sempre state piene di detenuti in attesa di giudizio, anche per anni, ma non è neanche questo il male, quanto che lo Stato, qui in Italia, solo in ultima battuta, spesso a scopo propagandistico, punisce con il carcere. La vera punizione di routine, il vero ferro del mestiere, quello con il quale si sbriga il lavoro e si tiene l’ordine, è la semplice accusa a piede libero ma con un processo pendente : un processo che anche se si conclude come di norma in questi casi, con pene irrisorie o con l’assoluzione piena, con le sue lungaggini ( a volte dura anche vent’anni ), i suoi rinvii, le sue spese e i suoi gradi di giudizio, costituisce di fatto una condanna. Costituisce in pratica una tortura psicologica di intensità media ma di durata lunghissima. Costituisce una tortura maligna e devastante, che neanche i tempi più bui del Medioevo hanno conosciuto. Di fatto, il cittadino non ha nessuna difesa contro l’apparato democratico dello Stato. Se questo lo vuole punire per qualche motivo ( o anche senza motivo ), lo punisce. Se lo vuole distruggere, se vuole ridurlo in miseria, rovinarlo nel corpo e nella psiche, spingerlo al suicidio, lo può fare, perché basta appioppargli un’accusa che anche se poi risulterà falsa o irrisoria avrà sempre messo in moto l’apparato “ tritacristiani “. E questo sarebbe uno Stato di diritto ?

Per quanto riguarda le libertà di parola, di espressione e di stampa, una bella fetta di queste libertà se ne va con i reati di opinione che il codice italiano disinvoltamente prevede : la diffamazione (è ben circostanziata quella a mezzo stampa), la lesione dell’onore personale, le apologie di cose considerate esecrabili (ad esempio, di reato e del fascismo ), le istigazioni trasgressive, a delinquere, alla sovversione dello Stato, alla disobbedienza civile e così via, anche con riferimento al tricolore, alla resistenza, alle Forze armate, alla nazione, ai Capi di Stato ed a molte altre cose che in questo paese, evidentemente, hanno bisogno delle baionette per reggersi in piedi. In tal modo, chi scrive o parla in pubblico non può esprimere liberamente le proprie opinioni, perché è costantemente sotto la minaccia di una repressione statale confusa nelle more di un iter processuale, di un atto dovuto in seguito a una querela. Da questo punto di vista, la situazione in Italia è rimasta la stessa dell’Ottocento. Nel 1879 il mite poeta Pascoli scontò quattro mesi di carcere per avere scritto un’ode a Passannante, mentre ai nostri giorni Giorgio Forattini per una vignetta è stato querelato per diffamazione dal potente onorevole D’Alema, che gli ha chiesto un risarcimento danni di tre miliardi delle vecchie lire. Anche il comico Beppe Grillo è stato prima querelato dalla Telecom per una battuta sui servizi telefonici erotici forniti dalla stessa e poi, nuovamente querelato, dalla professoressa Rita Levi Montalcini, mostro sacro della ricerca scientifica femminile, per verle attribuito una performance pubblicitaria nascosta. Ciò che rimane delle conclamate libertà se ne va con la sapiente organizzazione del mondo mediatico, attuata dallo Stato in combutta con il privato di turno. In breve, si tratta di bloccare l’accesso ai media a chi minaccia, con le parole e con le idee, l’assetto politico vigente, cioè il gruppo sociale, la lobby che detiene il potere. L’uso dei mass-media è riservato agli apologeti della classe politica imperante, utili idioti, utili venduti o utili convinti che possano essere. Solo loro possono scrivere sui quotidiani nazionali o regionali, essere pubblicati da grandi case editrici sia come saggisti che come romanzieri o quant’altro, essere conduttori o comparire nelle televisioni di Stato o private, dire qualche parola su qualche frequenza radio, essere invitati a conferenze, dibattiti e manifestazioni e, naturalmente, arrivare al successo, guadagnando molto spesso cifre enormi ed illudendosi che si tratti di riconoscimento al loro valore (ricordo ancora con quanto sincero orgoglio Oriana Fallaci informava di essere stata strapagata per il suo articolo anti arabo “La rabbia e l’orgoglio”, pubblicato da Il Corriere della Sera ). Gli altri, i critici, pericolosi secondo i vigenti assetti, trovano aperta solo la strada dell’editoria alternativa, che si rivolge ad un pubblico non solo numericamente microscopico, ma anche in genere culturalmente settario, con idee precostituite e, in molti casi, patologicamente immodificabili, cui, spesso, è arduo e ingrato rivolgersi. Così in Italia, paradossalmente, fatti salvi il codice penale e le leggi di pubblica sicurezza di cui si è parlato, un cittadino può parlare e scrivere a volontà, a patto che non abbia un pubblico. Non gli rimane, al massimo, che Internet, che non paga e che ha pochi lettori, in genere solo alla ricerca di conferme alle proprie opinioni. In questo modo, si realizza una censura di fatto e le masse vedono il mondo attraverso le lenti parziali e deformate fornite dal potere. Quanti, infatti, hanno mai sentito parlare del revisionismo di Rassinier o di altri “ storici maledetti” ? Quanti giovani, fino a qualche tempo fa, conoscevano l’esistenza delle foibe o delle fosse di Katyn ? Sarebbe questa la libertà di parola, di espressione e di stampa ? E l’opposizione politica ? Se vi fosse queste e altre cose avrebbe dovuto dircele ! In realtà in questo paese i partiti di opposizione non sono mai esistiti. Lo Stato italiano post 1945 è un edificio grottesco, basato su amnesie, falsità, reticenze e collusioni. Uno Stato libero e indipendente ? Siamo seri ! C’è stato davvero chi ha creduto che gli Stati Uniti prima sarebbero venuti a installarsi in Italia, e poi si sarebbero fatti portare via il malloppo da quattro indigeni che mettono in piedi un partito di opposizione, anche se foraggiato da un’altra superpotenza ? E che costi ha pagato Bettino Craxi per aver difeso la nostra sovranità nazionale nell’affaire Sigonella ? Gli intrusi in Italia hanno sempre dominato il campo e lo dominano oggi più che mai. Non si spiegherebbero altrimenti i “ ribaltoni “ di qualche partito che ha invertito completamente la propria linea politica, comprese alcune posizioni su argomenti chiave come, ieri, l’equidistanza tra Usa e Urss e, oggi, la regolamentazione dell’immigrazione, Israele e i rapporti capitale-lavoro. Sarebbe questa la libertà di opposizione ? Tornando al mandato di cattura europeo, non si può affermare che tale istituto elimini ogni diritto e libertà in quanto, di fatto, diritti e libertà in Italia sono stati molto spesso solo apparenti. E non interessa neanche il fatto che tale mandato rispetti o meno la Costituzione, nei fatti già tante volte disattesa. Lo stesso vale per gli altri paesi europei, anzi in molti di essi la repressione della libertà di pensiero e lo sfregio fattuale delle rispettive Costituzioni è assai più plateale che in Italia. Si pensi alle persecuzioni subite dagli storici revisionisti in Germania, Francia, Austria, Belgio, Spagna, Svezia e Gran Bretagna. Nei fatti il mandato di cattura europeo non ci toglierà nulla che non abbiamo già perso, mentre ci attribuirà un qualcosa che prima non avevamo, vale a dire la chiarezza. In realtà, non abbiamo che pochi diritti e poche libertà, ma ci illudiamo sempre di averne tanti e tanta. Ebbene, dopo sarà molto peggio ! E’ chiaro infatti che il mandato di cattura europeo è stato studiato solo per la repressione ideologica e politica, per eliminare ogni forma di dissenso e non solo per imporre, ma anche per rendere indiscutibili le scelte e i valori che dall’alto si vorranno adottare. La sua norma fondamentale - lo ribadisco - è quella di attribuire la possibilità a ogni paese appartenente all’Unione europea di estradare e processare nel proprio territorio qualunque cittadino che abbia infranto le sue leggi dovunque lo abbia fatto nell’ambito dell’Unione europea, anche in un paese - magari quello di origine e residenza - dove tali leggi non esistevano. Ciò potrà avvenire senza che pregiudichi gravemente il funzionamento di tutte le società europee esclusivamente nel campo della repressione del dissenso politico. In tutti gli altri campi, l’applicazione del mandato di cattura europeo potrà far precipitare l’intera Europa nel caos, nell’incertezza e, forse, nella rivolta. Basti pensare che in Spagna non esiste il reato di offesa al pudore ; dunque in quel territorio specie i turisti si permettono comportamenti che altrove sarebbero vietati : Saranno arrestati tutti e deportati per i processo in paesi più bigotti ? E cosa succederà per quei paesi che prevedono la maggiore età a meno di 18 anni ? L’Inghilterra farà catturare e manderà a Dartmoor tutti gli automobilisti continentali, perché girano contromano, e lo stesso faranno i paesi continentali con gli inglesi, perché girano contromano ? E così via, con i migliaia di casi grotteschi che potrebbero capitare, ognuno capace di paralizzare la vita civile. Invece, con la repressione del dissenso politico tutto funzionerebbe benissimo : i dissidenti non allineati, i veri oppositori, sono pochi e il loro annientamento non susciterebbe alcuna conseguenza nel pubblico che - come prima ho osservato - già è nelle mani del mass media posseduti dal potere. E sarebbe un grave errore di sottovalutazione, un’illusione, pensare esclusivamente alle leggi attualmente vigenti in qualche luogo. E’ chiaro che le vere leggi repressive arriverebbero dopo l’adozione del mandato di cattura europeo, quando veramente la loro introduzione sarebbe facile. Basterebbe che un paese anche piccolo, come il Lussemburgo, vietasse un comportamento per legge e ipso facto il divieto sarebbe generalizzato in tutta l’Europa. A quel punto si aprirebbero possibilità davvero fantastiche ; infatti un paese potrebbe vietare di criticare la politica estera degli Stati Uniti, un altro potrebbe vietare di parlare male dell’Onu ; e così via, a valanga. Teniamo presente che in un brevissimo futuro saranno ammessi nell’Unione europea paesi del calibro culturale, religioso e politico di Israele e della Turchia. Il mandato di cattura europeo avrebbe inoltre un effetto su un altro piano, non so quanto collaterale o secondario. E’ chiaro infatti che la gestione dei reati europei ( reati di opinione previsti solo in alcuni paesi ) sarà operata da organizzazioni private che, attraverso le loro filiali nei vari Stati membri, avranno il compito di segnalare eventuali infrazioni. Ad esempio, in un certo paese si parla male degli ebrei, in un altro qualcuno non riconosce l’autorità formale del Papa e così via ; nessun pubblico ministero da solo avrà modo di sapere cosa succede all’estero. Ebbene, è chiaro che tali organizzazioni transnazionali saranno tutte mantenute dal grande capitale, esattamente come accade oggi con tutte le Ong del mondo, quali Greenpeace, Human Rights Watch e così via. Il risultato quale sarà ? Sarà quello di avere privatizzato la repressione politica, di averla affidata in gran parte ai privati, a qualche ricca lobby. Alla fine avremo certamente a che fare con un disastro ; ma sarà tutto più apparenza che sostanza perché gran parte della sostanza già mancava. Per contro, la situazione sarà chiara a tutti : repressione del dissenso, omologazione, terrore, nuovi gulag. E ciò porterà dei vantaggi ; non sarà più possibile fingere di essere di opposizione ; quale opposizione, infatti, se gli oppositori saranno già stati tutti annientati ? Chi sarà sulla breccia, in libertà e in attività, vorrà dire che sarà connivente con la situazione, un manutengolo del regime.

In breve, non sarà più possibile giocare alla democrazia ed il gioco che si dovrà fare, se si vorrà continuare a giocare, sarà il gioco della dittatura ; uomini del regime di qua, onnipresenti, osannati, ricercati dai mass media, habituè della TV, prezzolati ; uomini dell’opposizione di là, zittiti, oscurati, diffamati, respinti da tutti, in miseria. Per noi, uomini liberi che alla seconda categoria abbiamo sempre appartenuto, cambia poco e forse in meglio. Infatti, come ha scritto di recente Giordano Bruno Guerri : “ Il mandato di cattura europeo permette almeno di rendere visibile questa deriva antidemocratica, di fare sentire questa stretta sulle libertà individuali, dei singoli e sull’autonomia territoriale dei popoli. Siamo infatti alla sovversione e alla distruzione dei più elementari principi di civiltà giuridica ; non c’è più certezza del diritto, perché l’individuazione dei reati di opinione contemplati dalla normativa europea consente in astratto di criminalizzare chiunque. L’Unione europea infatti non ha un codice penale e di procedura penale comune e dunque, con l’eliminazione della competenza per territorio nazionale, si possono aprire dei varchi repressivi che potrebbero essere utilizzati per i motivi più inconfessabili “. Pericoli segnalati paradossalmente anche dal ministro della Giustizia Castelli, cioè dal Guardasigilli di un Governo, il nostro, che si appresta a varare queste norme liberticide e che, poco prima di Natale, ha affermato : “ Il mandato di cattura europeo potrebbe essere utile per alcuni reati : terrorismo internazionale di matrice islamica, mafia. Ma si è estesa questa fattispecie a quasi tutto, alla xenofobia per esempio. E dietro questa accusa c’è soltanto la volontà di coartare la libertà di espressione. Cioè : chi dice cose scomode mettiamolo in galera “. Il superstato europeo, “ il più freddo di tutti i mostri “ come è stato definito, sta per entrare in funzione. Da domani per dire ciò che siamo o ciò che vogliamo dovremo farlo di nascosto, come ai tempi dell’Inquisizione, come i carbonari di ieri e i perseguitati di sempre. E’ per queste ragioni - succintamente esposte - che esprimerò il mio voto contrario alla proposta che la Camera si accinge a votare.”

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Quanto sopra è, in ampi stralci, il testo della dichiarazione contraria di voto che l’on. Antonio Serena ha pronunciato il 12 aprile scorso alla Camera dei Deputati in occasione del dibattito sull’adozione da parte dell’Italia del cosiddetto Mandato di cattura europeo. Adozione che, fra l’altro, in quella occasione è stata effettivamente approvata, con 191 voti a favore, 13 contro e 185 astenuti.

Bene, si dirà, ma cosa c’entra tutto ciò col titolo del presente articolo? C’entra, perché tutte le parti del testo precedente che io ho evidenziato in carattere grassetto sono prese di peso, e cioè ricopiate parola per parola a frasi, a periodi, a paragrafi interi, dal mio articolo “ Il mandato di cattura europeo ci sarà. Ma forse è meglio così”, scritto il 30 ottobre 2003, comparso su Internet e su varie pubblicazioni a stampa a partire dal 9 novembre successivo, e recentemente riproposto anche da questo stesso sito, occasione per la quale scrissi la più recente delle due note introduttive : per comodità l’articolo è riprodotto QUI, con questa volta sottolineate le parti che sono state copiate o totalmente o in gran parte ( in pratica la sottolineatura nel mio articolo corrisponde al grassetto nel testo dell’Onorevole ).

Così, visto anche che quelle parti copiate non sono affatto poche, andando addirittura a costituire come si vede circa la metà del testo dell’on. Serena, è come se quel discorso lo avessi pronunciato un po’ anch’io, è come se avessi un po’ “ parlato alla Camera “ anch’io. Sono orgoglioso di questo. Ma tanto, vista l’ammirazione che provo per questa branca del Parlamento italiano, così come dell’altra si intende.

Anche se, a dire la verità, alcune cose mi hanno lasciato un po’ perplesso (non occorre puntualizzare, a questo punto, che niente avevo saputo prima di questo intervento al Parlamento dell’on. Serena, né del relativo testo). Innanzitutto ho notato che non sempre i miei ragionamenti finiscono come io li avevo cominciati : periodi e paragrafi del mio articolo originale sono sì ricopiati mot a mot nel testo dell’Onorevole, però spesso le conclusioni sono diverse, o comprendono elementi che io non avevo previsto, che non mi erano per nulla venute in mente. Ad esempio, dopo la frase “ Quanti, infatti, hanno mai sentito parlare del revisionismo di Rassinier o di altri “ storici maledetti ?” (domanda che a dire il vero io avevo formulato in modo leggermente diverso : “Chi, nelle masse, ha mai sentito parlare del revisionismo dell’Olocausto di Rassinier ?” ; forse abbinare così esplicitamente revisionismo storico e parola “ Olocausto “ è un po’ osè, lo ammetto ), io avevo pensato un po’ anche a me stesso e avevo aggiunto : “Chi ha mai sentito parlare degli USA come raccontati dal sottoscritto ? Chi ha mai sentito parlare del rapporto tra Hollywood e USIA sempre denunciato dal sottoscritto ?” ; ma niente di tutto ciò nel testo dell’Onorevole, dove invece compare la seguente recriminazione, tutta sua : “Quanti giovani, fino a qualche tempo fa, conoscevano l’esistenza delle foibe o delle fosse di Katyn ?”, eventi che anche se mi fossero venuti in mente io non avrei nominato (anche perché si tratta di eventi conosciuti da tutti da sempre qui in Italia ). Oppure, nel mio articolo io illustravo la mancanza di libertà politica che vige in Italia-colonia-degli-USA notando alcune lampanti recriminazioni che da qualche parte in questo Paese avrebbero pure dovuto levarsi contro gli USA e che invece - in Pratica & Verità - aveva dovuto sollevare a partire da alcuni anni a questa parte nient’altri che il sottoscritto : la ricerca scientifica volutamente soffocata in Italia per mandare i ricercatori italiani a fare le scoperte e i brevetti negli USA (forse è una delle clausole segrete dei trattati di resa; devo dire che sulla ricerca scientifica ho ritrovato la stessa tesi ripetuta da un altro scrittore, che naturalmente non mi citava); l’industria pesante militare quasi eliminata con perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro all’unico scopo di far acquistare invece l’occorrente dagli USA ai loro prezzi ; l’immunità giudiziaria garantita sul suolo nazionale ai cittadini statunitensi, forse in virtù di altra clausola segreta ; il pagamento di tutte le spese di funzionamento delle basi militari USA in Italia ; l’impossibilità o la selettività dei dati di interscambio Italia-USA sempre presentati, e così via con altre cose, sulle quali nessuno ha mai fiatato qua in Italia, né il Parlamento, né un partito politico che sia uno, né un sindacato, né un qualche Personaggio istituzionale, picconatore o vangatore che fosse, né un mass media e - che io sappia - neanche, a titolo personale magari, uno di quei moltissimi, pletorici, infestanti filosofi-intellettuali italiani che sembrano ( sembrano) tutta testa e sparano paroloni a mitraglia, 350 al minuto come una Gatling a canne rotanti, senza sapere temo cosa vogliano davvero dire. Ecco, di tutto ciò non c’è traccia nel discorso dell’Onorevole, sostituito come si vede da una recriminazione di prammatica sulla sorte di Bettino Craxi, da un oscuro accenno a degli “intrusi che hanno sempre dominato il campo qui in Italia “, e da “ qualche partito “ che ha cambiato idea su una cosa come “ l’equidistanza fra Usa e Urss”, equidistanza che è sempre stata una favoletta buona per chi ci credeva.

Quindi basta confrontare i due testi per vedere quante cose da me dette siano state saltate nello scanning di copiatura, come in un percorso a ostacoli, diciamo in un tremila siepi. Solo per citarne qualcuna : è omessa la sorte di Giovanni Passannante, pure accennata in due parole fra parentesi, peccato perché è un uomo che ha meritato molto ; è omesso il riferimento alla vicenda di Adel Smith, mussulmano italiano perseguitato ; è omessa la considerazione, a mio avviso molto importante, su dei “piccoli editori” ; è omessa la definizione di “dittatura dell’imprenditoriato da me coniata in relazione agli USA (anche se coniata senza eccessive pretese : Marx parlava di “dittatura della borghesia”) ; è omessa la solita frase sulla pena della crocifissione, e vedi anche la premessa all’articolo sotto ; è omesso il riferimento sul fatto che la strage di 30.000 fascisti o altre persone eseguita da militanti del PCI dal 1945 al 1947 non potè non essere stata promossa dagli Usa ( alla buona salute di tutti quei “camerati” che continuano a prendersela con degli esecutori da quattro soldi ) ; è omesso il riferimento negativo a tutti i partiti e a tutti i sindacati ; eccetera.

Infine, la cosa più straordinaria. Confesso che quando mi capitò di vedere il testo del discorso dell’onorevole Serena e mi imbattei nelle prime frasi di quel mio articolo, poi continuai certo di trovarmi citato, riconosciuto almeno come un autore che aveva fornito una qualche ispirazione. Ad ogni frase copiata andavo alla successiva, pensando “ sarà qua la dovuta menzione “, e così feci passando da frase a me copiata a frase a me copiata sino a che non mi imbattei nel nome di... Giordano Bruno Guerri, che era citato come l’autore di una certa frase, di tre periodi, riportata fra debite virgolette. Grande.

Ringrazio il lettore che mi ha eventualmente seguito sin qui in questa esegesi serenesca. Merita un premio, perché sembrerebbe essersi trattato di beghe personali conoscere le quali non gli portava giovamento. Il premio è che non si tratta affatto di beghe personali, e non manca il giovamento. Il fatto è che la politica, la vera politica, quella che la si fa e non solo la si mima, necessita per forza di una base morale, perché è proprio dalla morale, o da una morale, che scaturisce una politica. Churchill e Roosevelt erano uomini esecrabili ma erano dei veri politici perché si basavano proprio su una moralità, una moralità apparente, esteriore, ma tuttavia una moralità con la sua coerenza interna, i suoi pudori e i suoi paletti qua e là. E ancora più semplice è il fatto per la ricerca politica, storica e sociologica degli intellettuali : per farla davvero, e non solo per mimarla, per parlare e scrivere di cose belle in un bel modo che da una bella paga e una bella notorietà, occorre avere una consistenza morale, che nel caso può ridursi a un imperativo unico : servire la verità. Che peso, che importanza possono avere i discorsi e gli scritti di un uomo che non rispetta la verità ? Per definizione, nessuna : chi non rispetta la verità scriva favolette e romanzi, o sceneggiature di film, non saggi e articoli di storia, di politica, di filosofia, finanche di costume.







Uno si può chiedere come è possibile che un Paese - l’Italia - da più di mezzo secolo viva in una situazione schizofrenica così conclamata, essendo un protettorato statunitense a tutti gli effetti ma riuscendo a fare come se niente fosse, avendo partiti che discutono, che litigano addirittura, tenendo combattute elezioni, avendo sindacati, avendo un clero che ogni domenica mattina diffonde politica dal pulpito, avendo intellettuali a bizzeffe che dissertano su ogni argomento spaccando ogni capello in quattro, eccetera. Ecco come è possibile : perché ha gli uomini che ha.
John Kleeves
3.05.05