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I servizi segreti al governo: "“Più politiche sociali, meno repressione”
di Bruno Bartolozzi
MILANO - “Lasciate che indossino il velo, pensiamo piuttosto ad accogliere in modo rispettoso gli immigrati islamici”. Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, partecipa a un dibattito promosso dal Sisde (il servizio di sicurezza italiano) e pubblicato dall’ultimo numero di Gnosis, la rivista ufficiale dell’intelligence italiano. Ammonisce tutti: “Niente più ossessioni sul velo, siamo di fronte ad una nuova società multiculturale. Battiamoci per i valori irrinunciabili, parità uomo-donna, lotta all’infibulazione e alla poligamia, facciamo loro imparare l’italiano e lasciamo che i loro figli imparino l’arabo nelle comunità, ma poi siamo tolleranti e rispettiamo minoranze importanti, portatrici di culture e religioni diverse”.
E’ un dibattito pieno di spunti e sorprese al quale partecipano, oltre a Mantovano (sottosegretario al ministero dell’Interno, deputato leccese di Alleanza nazionale), Nicolò Pollari (capo del Sismi), Giuseppe Roma (direttore generale del Censis), Antonio Golini (ordinario di demografia alla Università La Sapienza e dal 1994 direttore di Genus).
“I clandestini attirati dal lavoro nero”
Nicolò Pollari, ad esempio, fornisce una spiegazione socio-economica al problema dell’immigrazione clandestina, allontanandosi da analisi rituali. “I clandestini? Sono attirati dal lavoro nero” ripetevano i volontari del Naga, associazione milanese di impegno radicale sull’immigrazione, due mesi fa, al Leoncavallo. “Il lavoro nero attrae gli immigrati irregolari favorendone lo sfruttamento e negando loro l'accesso ai servizi assistenziali e previdenziali” sostiene testualmente Pollari.
Si parla molto di lavoro. Giuseppe Roma dice che in Italia come in Europa, un 55% dei cittadini è convinta che l’immigrato sia indispensabile al sistema. Per Golini la sorpresa finora sta nel fatto che l’immigrazione sia a livelli tanto bassi. Nei prossimi 50 anni, sostiene, le persone in età lavorativa nel sud del mondo aumenteranno di 1,5 miliardi, al Nord la bassa fecondità ridurrà sensibilmente le nascite, mentre le differenze economiche fra i paesi resteranno inalterate. La verità è che gli immigrati sono paradossalmente pochi perché l’immigrazione, al momento, è una soluzione accessibile a pochi privilegiati: costa troppo.
Immigrazione uguale criminalità?
Il dibattito si scalda quando viene affrontato il rapporto fra immigrazione e criminalità. L’analista del Sisde fa notare che in Italia il 75% della popolazione crede che, aumentando l’immigrazione, aumenti la criminalità. E chiede a Mantovano se questo sia un pregiudizio o un dato reale. La risposta è: “Gli immigrati regolari delinquono (in percentuale) più o meno quanto i cittadini italiani”. L’opinione pubblica è colpita dal fatto che sono tanti gli immigrati in galera. Ma si tratta per lo più di clandestini. Ma rischiano di commettere i reati non gli immigrati in genere, ma le persone che sono costrette all’emarginazione. “E’ la condizione di chi arriva in clandestinità o, una volta esauriti i tempi della permanenza legale, decide di restare nell' irregolarità”. Una tesi che certamente non aiuta a difendere la attuale legge Bossi-Fini.
Incalza Pollari, non servono politiche orientate a risolvere i problemi nell’ambito criminale e giudiziario. “Servono politiche sociali di integrazioni, tutela di diritti, integrazione-socio-politica per recuperare gli immigrati dalla marginalità e dalla esclusione”. Poi l’attacco al lavoro nero: “Attrae gli immigrati irregolari, ne favorisce lo sfruttamento, nega l'accesso ai servizi assistenziali e previdenziali”. Tesi da social forum. Un po’ meno le soluzioni. Pollari ha ancora come riferimento i Cpt, magari umanizzati e modernizzati, più numerosi e efficienti.
Una sanatoria continua
Giuseppe Roma, il direttore del Censis, fornisce altri dati: “La metà degli immigrati regolarmente soggiornanti nel nostro Paese ha alle spalle un passato di irregolarità o clandestinità”. Le soluzioni? Finora due. La prima consiste nelle sanatorie che inseriscono nel circuito del diritto chi era escluso, la seconda è la politica di rigido controllo dei flussi (Bossi-Fini). Strumento inefficace, dice Giuseppe Roma. “Da un lato non riesce a rispondere al fabbisogno effettivo di manodopera richiesto dalle imprese, provocando indirettamente un aumento delle sacche di lavoro sommerso, dall'altro può diventare una sorta di 'sanatoria continua e strisciante', occasione per regolarizzare lavoratori già presenti sul territorio nazionale”.
Giuseppe Roma, poi, è del parere che la condizione di irregolarità “rischia di creare un circolo vizioso che si conclude spesso nel reato e nel carcere”. E sprona il mondo politico a cercare ogni soluzione soprattutto verso quegli immigrati che, dopo essersi messi in regola, rischiano il ritorno all’irregolarità. Quella è la sfida che non bisogna perdere. E comunque chiarisce: “Non è vero che persiste un allarme sociale sull’immigrazione in aumento. Anzi, è il contrario”. E cita nuove statistiche: “Secondo una nostra recente indagine solo il 9,1% della popolazione italiana dichiara di avere molta paura dell'immigrazione a fronte di oltre un terzo (il 35,6%) che, invece, non ne ha affatto”.
Non solo, secondo Roma “gli immigrati che sono regolarmente presenti nel nostro paese fanno registrare un tasso di partecipazione all'attività illecita addirittura inferiore rispetto agli italiani”. Ma perché gli irregolari e clandestini sono molto più numerosi fra i detenuti? “E' utile ricordare – sostiene Roma - che una sentenza della corte di Cassazione penale (la n. 30130 del 17 luglio 2003) ha affermato l'incompatibilità tra la condizione di clandestinità e il godimento delle misure alternative alla detenzione”. E cioè niente arresti domiciliari e altre soluzioni per chi commette reati da clandestino: sempre e solo carcere puro.
Meno problemi burocratici
Se Golini sostiene che l’immigrazione clandestina potrà diminuire, ma non potrà mai essere eliminata, Mantovano indica una strada. Far concorrenza alle “vantaggiose” soluzioni di immigrazione offerte dalla criminalità. Gli immigrati devono arrivare senza problemi burocratici, senza grandi costi e con certezze sui percorsi. Questo renderà “meno credibile l'offerta dei trafficanti”. Che vanno colpiti con sanzioni “sempre più dure per rendere sempre più rischioso e, di conseguenza, più costosa l'offerta delle organizzazioni criminali”. MA come fare con le rigide imposizioni previste dalla Bossi-Fini. Interviene deciso Pollari. “Non credo che facendo aumentare i costi dei trafficanti d’uomini si arrivi a bloccare i flussi”.
Se si deve parlare di torna-conto economico bisogna guardare altrove, conclude Giuseppe Roma: “il ricatto delle organizzazioni criminali che governano il traffico di immigrati è forte. In Marocco si stima che le rimesse degli emigrati ammontino a ben due terzi del totale delle entrate finanziarie. Pensiamo che dall'Italia, nel 2003, il reale flusso di denaro in uscita avrebbe raggiunto, secondo il Ministero del Tesoro, i 6 miliardi di euro. Alzare il prezzo dei trasferimenti è certamente una delle soluzioni per scoraggiare il traffico, ma il modo più concreto con cui questa azione può avvenire è colpendo la criminalità organizzata italiana. La lotta per la legalità nel Mezzogiorno d'Italia fa certamente parte di una strategia complessa per togliere terreno di coltura al traffico di migranti”.
(04 maggio 2005 - ore 14.11)


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