Rocco Buttiglione a Korazym.org: l’uomo, la Chiesa, l’amore
di Gianna Pisicoli/ 06/05/2005
Il secolarismo in Europa, il rapporto tra uomo e Chiesa, la disputa sull’etica sessuale, e la credibilità dell’amore. Intervista esclusiva al ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione.
E’ definito “il filosofo prestato alla politica” e il “teorico del dogmatismo religioso”: ma il ministro per i beni e le attività culturali Rocco Bottiglione, laureato in giurisprudenza e docente di Scienze Politiche alla Libera Università San Pio V di Roma, non teme certo le critiche. Già etichettato, in occasione della sua candidatura a commissario europeo, come integralista a causa delle sue posizioni su temi come l’omosessualità e le famiglie monoparentali, non retrocede sulla linea delle sue idee di stampo cattolico – democratico. E, in esclusiva, affronta per Korazym.org le tematiche più dibattute degli ultimi decenni.
Quarant’anni fa esisteva una cultura cattolica che sosteneva la fede. Adesso, in particolar modo in Europa e nei paesi più industrializzati, si assiste ad un secolarismo che ha radicalizzato il processo di laicizzazione in corso già da duecento anni. Che cosa fare?
“Inviterei prima di tutto a non idealizzare il mondo di ieri. Non è vero che la secolarizzazione erode la fede cristiana in un modo tale che questa sia destinata quasi a scomparire. Se guardiamo la storia dell’Europa, vediamo prima delle epoche di secolarizzazione montante e di abiuro al cristianesimo; poi la secolarizzazione cade e andiamo verso un recupero della cristianizzazione; e poi tornano di nuovo epoche in cui riparte l’ondata di secolarizzazione. La verità è che la lotta tra la fede e l’incredulità avviene nel cuore di ogni uomo e avviene in ogni epoca storica. Era davvero più cristiana l’Italia degli anni del fascismo, del nazismo e del secolo ventesimo, che è stato il secolo del comunismo e dei grandi totalitarismi? Non credo. La lotta tra la fede e l’incredulità si pone in ogni generazione con una modalità diversa: ieri era il totalitarismo comunista, nazista, fascista; oggi è l’irreligione occidentale, il relativismo etico, l’idea che la vita è un bene di consumo e che non esiste più l’amore, ma solo il sesso. I problemi sono diversi, ma ogni epoca deve vivere questo scontro per conquistare la verità della propria anima. Noi, come la generazione passata, dobbiamo viverlo senza la convinzione che sta andando tutto malissimo e che siamo sconfitti: è la lotta della fede, perché la fede è sempre lotta”.
Ma all’interno di questo conflitto di valori, è meglio salvare l’uomo o la Chiesa?
“L’uomo, naturalmente. Ma la Chiesa è la via dell’uomo verso la salvezza, cioè lo strumento che Dio dà all’uomo perché possa incontrare la Verità di se stesso: Gesù Cristo, che è la Verità dell’uomo ed insieme il Figlio di Dio”.
Pensa che ci sia una difficoltà di dialogo tra uomo e Chiesa?
“Talvolta c’è, quando la Chiesa tradisce l’uomo e si riduce ad essere un insieme di pratiche rituali o un insieme di divieti. D’altro canto è il mondo che tenta sempre di presentare la Chiesa in questo modo: un insieme di precetti e di divieti. Si dice che i giovani non abbiano seguito l’insegnamento morale di Giovanni Paolo II. Il problema è che la Chiesa non predica divieti, ma la speranza e la salvezza. Se ci sono delle norme, è per aiutare l’uomo ad essere veramente uomo. E i giovani, allora, hanno amato Giovanni Paolo II perché hanno capito che lui amava e indicava il cammino per diventare veramente uomini. Che lo abbiano seguito completamente, o solo in parte, non ha importanza: fa parte della realtà umana. Gli uomini sono peccatori, ma una cosa è essere peccatori che camminano a fatica sul percorso difficile verso la Verità, un’altra è essere uomini che non hanno nessun orientamento e si muovono per un cammino a caso”.
Per lei cos’è la laicità?
“‘Laicità’ viene dal greco ‘laos’, che vuol dire ‘popolo’. Il laico è il membro del popolo di Dio. Lo dice Giovanni Paolo II nella ‘Christi fideles laici’: tutti siamo laici secondo una base comune. Laicità significa che ognuno ha una propria responsabilità: la mia responsabilità politica non può essere pari a quella del vescovo, quindi devo sì ascoltare il vescovo, ma devo anche decidere secondo la mia responsabilità politica. Ricordo vent’anni fa, quando nacque il movimento Solidarność, che il regime comunista ne attribuiva la responsabilità alla Chiesa e ai vescovi. Allora un vescovo, mio amico, diede una risposta che potrebbe ben spiegare il concetto di laicità. Disse che l’unica responsabilità attribuibile ai vescovi era quella di aver educato gli uomini, quegli uomini che hanno creato Solidarność”.
Un grosso nodo, oggi, è l’etica sessuale. In particolare, l’omosessualità è un fenomeno ancora molto distante dai valori cristiani. E’ possibile che queste due realtà possano venirsi incontro?
“Certo: nulla di ciò che è umano è estraneo alla fede. La Chiesa cattolica dice che l’omosessualità è un disordine morale grave, quindi è cattiva; ma anche che gli omosessuali sono esseri umani, quindi bisogna accoglierli con amicizia e affetto. Il fatto che si dica a qualcuno che sta sbagliando, non significa dire ‘io sono migliore di te’, perché tutti siamo peccatori. La fermezza nel dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato deve essere sempre accompagnata da una grande capacità di accogliere l’alto. Dire a qualcuno che è un peccatore, non significa diminuire la sua dignità, ma aiutarlo a trovare il cammino verso la sua Verità. Io sono stato amico di uno scrittore omosessuale, il grande Testori, che ammetteva di essere un peccatore, ma diceva anche che anch’io, come tutti, lo sono. Solo aveva la volontà di sforzarsi di camminare verso la salvezza. Questo credo debba essere l’atteggiamento da avere nei confronti dell’omosessualità: Cristo, infatti, è venuto per salvare anche gli uomini che sono omosessuali. Come chiede al ricco di rinunciare all’uso egoistico delle sue ricchezze – e su questo tutti noi dei paesi ricchi avremmo di che riflettere! -, così chiede agli omosessuali, e anche agli eterosessuali, di rinunciare all’uso sbagliato della loro sessualità. La sessualità, infatti, è una grande forza. E’ come l’acqua: se è incanalata, irriga la terra e la rende feconda; se non è incanalata, con l’alluvione distrugge tutto e diventa una palude putrida. Per questo Dio ha dato una morale sessuale: per aiutare l’uomo a fare un uso migliore della sua sessualità”.
Di conseguenza, come giudica la scelta fatta in Spagna per quanto riguarda i matrimoni omosessuali?
“Il matrimonio, lo dice la parola stessa, è incentrato attorno alla ‘madre’ e serve per rendere possibile la ‘maternità’. Niente maternità, niente matrimonio. Il bambino ha bisogno di un modello maschile e di un modello femminile per poter crescere e sviluppare a pieno la sua personalità. Questo lo dice la stessa psicologia contemporanea, a partire da Sigmund Freud che non era certo cattolico. Se uno di questi modelli viene a mancare, la sua vita diventa straordinariamente difficile. Perché arrivare a ciò?”.
Anche i giovani hanno bisogno di modelli. Quale consiglio vorrebbe dare perché non devino dal ‘percorso difficile verso la Verità’?
“Vorrei semplicemente ripetere ciò che è stato al centro di tutto l’insegnamento di Giovanni Paolo II ai giovani e che è, in fondo, è al centro di tutto l’insegnamento etico sulla sessualità: “Non abbiate paura di innamorarvi”. La Chiesa è sempliciotta, come il popolo: crede nel grande amore, l’amore che dura tutta la vita. E crede che sia possibile. Oggi tutti insistono col dire che l’amore non esiste, che non bisogna credere al proprio cuore, ma mettergli degli argini perché ‘tanto finirà male’; che, siccome finirà male, è meglio che finisca prima anziché dopo; che soffre di più colui che ama di più, e che, dunque, bisogna cercare di amare di meno. Ecco, la Chiesa invece crede nel grande amore. Certo, è difficile, ma non impossibile con l’aiuto della Grazia Divina. Attraverso l’amore, noi uomini scopriamo la Comunione, e scopriamo cosa vuol dire essere una persona che non vive solo per se stessa, ma spalanca il suo cuore per fare entrare altre persone. La morale sessuale di Giovanni Paolo II e quella di Benedetto XVI, al di là di tutte le sciocchezze che ad esse hanno attribuito, si concentrano su una sola cosa: ‘abbiate fiducia nell’amore ed evitate tutto ciò che rende più difficile che possiate vivere davvero in serenità'”.
korazym.org




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