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  1. #1
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    Predefinito la crisi del capitalismo globale

    la crisi del capitalismo globale,secondo SOROS :

    Nei momenti di crisi del proprio sistema, la borghesia, per mezzo dei propri rappresentanti più lungimiranti, e spesso cinici, arriva alle stesse conclusioni dei rivoluzionari: la società è giunta a un bivio, così non si può andare avanti. I marxisti ne traggono la conclusione che occorre trasformare la società. Questi signori che bisogna dare una lezione alla classe operaia.
    È perciò utile conoscere libri come questo per capire in quale vicolo cieco si sia messa quella cricca di multimiliardari che decidono le sorti del mondo.
    Si potrebbe dire, parafrasando Omero, che bisogna temere i borghesi anche quando ti danno ragione. D’altra parte che vantaggio avrebbe uno speculatore a scrivere: "Il mio pronostico è la disgregazione imminente del sistema capitalistico globale"?
    Soros scrive che voleva pubblicare il libro per esporre la propria filosofia sociale. Ma la crisi finanziaria cominciata in Asia nel ‘97 ha sconvolto i suoi piani spingendolo ad applicare a quel caso concreto questa filosofia.

    Il mercato produce il caos

    In economia, Soros rigetta la teoria economica ortodossa che sostiene che il mercato, come forma di produzione, è stabile ed efficiente. Soros dice al contrario, che "i mercati finanziari sono intrinsecamente instabili" e vanno salvati da se stessi: "se si lascia briglia sciolta alle forze di mercato…queste produrranno il caos". La convinzione che il mercato sia perfetto, quello che Soros chiama "fondamentalismo di mercato", diffusosi con il crollo dello stalinismo, ha impedito di vedere quello che per i marxisti era chiaro da un secolo: lo stato nazionale è un limite invalicabile allo sviluppo. Deve essere abbattuto. Ma come può la borghesia di ogni singolo stato accettare la fine del proprio dominio? Non può. Ci troviamo di fronte così alla enorme e insanabile contraddizione di un’economia mondiale e di una politica frammentata in duecento stati: "La nascita di un’economia globale non è stata accompagnata dalla nascita di una società globale". Di fronte alla spazzatura scientifica che si riversa dalle università e viene chiamata teoria economica, Soros riconosce la correttezza dell’analisi marxista: "Ci troviamo di fronte a un sistema capitalistico globale. Le sue caratteristiche principali furono delineate per la prima volta, alquanto profeticamente, da Karl Marx e Friedrich Engels nel Manifesto del Partito Comunista, pubblicato nel 1848". E ancora: "Centocinquanta anni fa, Karl Marx e Friedrich Engels presentarono un’eccellente analisi del sistema capitalistico, per certi aspetti migliore della teoria dell’equilibrio".

    Dopo un decennio di accanita campagna ideologica anticomunista, un borghese del calibro di Soros ammette che la teoria economica liberale è aria fritta che non spiega nulla, pura finzione ideologica. Questo vale per l’economia e anche per l’analisi sociale più generale per la quale Soros dichiara che le proprie idee sono "una sintesi tra la dialettica delle idee di Hegel e il materialismo dialettico di Marx". La valanga di calunnie con cui la borghesia ha voluto seppellire il marxismo ha confuso anche dei lavoratori, ma non ha mutato il fatto che il marxismo è l’analisi corretta della società capitalistica. Soros lo ammette, i riformisti che dominano il movimento operaio no.

    "Come impedire il crollo"

    La crisi finanziaria mondiale è cominciata in Asia, dove alcune borse hanno subito crolli ben più gravi di quello del ‘29 a Wall Street, è continuata in Russia dove il sistema finanziario è imploso. Si è ripercossa in tutto il mondo ma per ora si è arrestata di fronte agli Stati Uniti. Quando l’economia americana verrà trascinata nel vortice della crisi, il sistema capitalistico verrà messo a dura prova.
    Questo crollo, spiega Soros, ha fatto sì che molti paesi "hanno cominciato a uscire dal sistema capitalistico globale o semplicemente a cadere lungo il cammino". Mentre le autorità monetarie internazionali (FMI in testa) sono non solo inutili ma dannose. Così, i paesi meno colpiti dalla crisi sono stati quelli più isolati dal capitalismo mondiale.
    Le caratteristiche del capitalismo globale le abbiamo descritte varie volte su questo giornale: totale dominio delle multinazionali e della finanza, piena libertà nel movimento dei capitali, incredibile aumento nelle dimensioni delle banche e nei rischi che si accollanno. Questo assetto, avverte Soros, porterà il capitalismo da una crisi all’altra, fino alla sua possibile disgregazione.

    Soluzioni incoerenti

    La descrizione della crisi mondiale che fa Soros è illuminante, tanto più se si pensa che lui è uno dei pochi a poter guadagnare dalla sofferenza di milioni di individui, tramite le operazioni dei suoi hedge fund.
    Quando si arriva invece alle possibili vie d’uscita, il libro diviene prevedibilmente inconsistente. Scontato il fatto che l’autore vuole difendere il capitalismo, non resta che da vedere quali programmi utopici e stravaganti si inventa per risolvere i drammi messi in luce dalla crisi asiatica.

    Soros sostiene che occorre difendere il capitalismo con un "sistema di valori" che vada bene a tutti. In pratica, abbandonando il liberismo estremo, occorrerebbe mettersi d’accordo su un sistema di regole e di strutture che aiutino a tenere sotto controllo i guasti del capitalismo.

    Non è certo una proposta nuova. I marxisti lo chiamano fronte popolare, ed è il tentativo della direzione riformista del movimento operaio di legare le mani ai lavoratori con accordi che facciano il bene di "tutti".

    Alla fine, Soros non ha da proporre cose più sensate di quelle di centinaia di altri progetti "comuni" che si risolvono in un incubo per i lavoratori.

    Da questo libro, in definitiva, emerge la preoccupazione con cui la borghesia guarda al futuro del proprio sistema. Soros si spinge fin dove può un membro della sua classe: fino ad ammettere che il marxismo è la teoria che spiega meglio il capitalismo. Non può spingersi fino a far entrare in questo racconto l’ultimo protagonista, quello che vi metterà la parola fine: la classe operaia.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito borghesia

    quanto pochi sono questi borghesi !
    e come classe sono numerosi quanto una terza ci .

  3. #3
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    Predefinito

    Se continua cosi', la borghesia, il ceto medio, scompariranno, schiacciati tra una plutocrazia di managers-cavallette ed un proletariato informe, alla ricerca del lavoretto saltuario, senza nemmeno l' energia di rivoltarsi.

    Ne scrivero' piu' a lungo, ma anticipo: sono appena tornato dalla Germania, Paese in cui ormai la gente ha smesso di lamentarsi e sta discutendo animatamente sul DOPO-CAPITALISMO.
    Non e' tanto importante COSA si dice in questa primissima fase della discussione (c'e' anche un po' di populismo e di idiozia, tipo riesumare la Volksgemeinschaft di Hitler da una parte, ed il primo Adorno dall' altra, per poi scoprire che e' la stessa cosa), ma il fatto che il capitalismo selvaggio VIENE MESSO IN DISCUSSIONE SULLE PRIME PAGINE DEI GIORNALI.

  4. #4
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    Predefinito i borghesi

    NON CONFONDIAMO BORGHESIA CON CETO MEDIO

    il numero degli appartenenti al ceto medio è effettivamente in netta diminuzione, mentre i pochi borghesi restano quelli che erano.
    negli anni sessanta in america gli operai facevano parte del ceto medio e votavano in maniera compatta pa Nixon.

  5. #5
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    Predefinito

    Mittel... non mi sembra una gran novità che il capitalismo venga messo in discussione sulle prime pagine dei giornali. E' da 150 anni che lo si fa. Per stare a casa nostra, da Mussolini in poi la schiera dei critici del capitalismo si è solo infoltita. Le prime pagine dei quotidiani degli anni '70 erano un peana all'anticapitalismo. L'unica parentesi sono stati gli anni '80, essi davvero caratterizzati da un ruggito capitalista. Per il resto, abbiamo assistito a migliaia di critiche, milioni di prognosi, miliardi di soluzioni. Peccato solo che tutte le cure si sono rivelate peggiori del male, che in verità è un bene.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  6. #6
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    Predefinito IL MONDIALISMO

    SONO POCHI I POSTI DOVE IL MONDIALISMO NON E' ARRIVATO.
    QUANDO AVRA' PRESO ANCHE QUELLI COME FARA' AD ESPANDERSI ULTERIORMENTE ?
    NON E' LONTANO UN FLOP COLOSSALE.

  7. #7
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    Predefinito

    In origine postato da Stonewall
    Mittel... non mi sembra una gran novità che il capitalismo venga messo in discussione sulle prime pagine dei giornali. E' da 150 anni che lo si fa. Per stare a casa nostra, da Mussolini in poi la schiera dei critici del capitalismo si è solo infoltita. Le prime pagine dei quotidiani degli anni '70 erano un peana all'anticapitalismo. L'unica parentesi sono stati gli anni '80, essi davvero caratterizzati da un ruggito capitalista. Per il resto, abbiamo assistito a migliaia di critiche, milioni di prognosi, miliardi di soluzioni. Peccato solo che tutte le cure si sono rivelate peggiori del male, che in verità è un bene.
    * Che la discussione non e' nuova, e' giusto. Ma da quando e' al potere Berlusconi, l' unico che l' ha tirata fuori - in modo eccezionalmente stupido - e' stato Bertinotti. Tutti lo hanno spernacchiato, ma e' finita li'. Da anni manca in italia una discussione pubblica seria su possibili alternative, diverse dal giustamente fallito comunismo reale.
    Tanto per farti un esempio sul tema: l' SPD da' almeno parte della colpa della disoccupazione all' esclusivo interesse di managers di fondi d' investimento per il shareholder value di un' azione. Dato che questo sale con il numero di licenziamenti, i fondi mandano un loro adlatus a dirigere una ditta, con l' incarico di smembrarla o ristrutturarla, in modo da poter giustificare licenziamenti di massa. Ottenuto questo, le "cavallette" escono da quella ditta, i fondi vendono le azioni rivalutate con profitto e i lavoratori licenziati restano sulla strada (che in Germania e' ancora un posto molto piu' gradevole che in italia).
    L' FDP al contrario, sostiene che la piaga sono i sindacalisti, che sacrificano la competitivita' delle ditte alla necessita' di mantenere i posti di lavoro. Se fosse per westerwelle & co, sarebbe abolito il contratto a tempo indeterminato e tutto verrebbe regolato da agenzie di lavoro temporaneo.

    Fatti: da quando Schröder e' al potere, la disoccupazione e' passata dal 6% all' 11%, con una forte sottooccupazione, di chi e' costretto ad inventarsi un lavoro flessibile, di cui il mercato non ha nessuna necessita'.
    Lo stipendio medio di un CEO di una multinazionale e' passato da 46.000 DM/mese nel 1995 a 200.000 DM/mese (2005). I salari dei dipendenti sono aumentati nello stesso tempo del 5%, contro un' inflazione reale aumentata del 18%, con punte del 100% per trasporti e ferrovie.
    Certo, la reazione della gente e' stata molto matura: si vedono poche auto nuove, mercedes e BMW sono molto piu' rare che in italia, anche nei ristoranti eleganti la gente non si vergogna di cenare con una baguette con dentro petto di tacchino (8 Euro), preferisce i - rifioriti - locali caratteristici, dove mangi un piatto unico abbondante per 10 Euro, le donne girano, anche la sera, soprattutto in jeans, nei locali che frequentavo 8 anni fa, quando c'era tutto un fruscio di paillettes, i libri e i CD costano la meta' che in italia, il DVD-reader ce l' ha una piccola minoranza, il cellulare in genere tace ed e' usato solo per corte comunicazioni essenziali. Pero' la gente ha ritrovato il gusto di discutere, di stare assieme, di sedere attorno ad un tavolo (a casa di qualcuno) fino a tarda notte, per discutere di idee, progetti, letteratura, filosofia. Nel 97 quella stessa gente passava le sere in discoteca, beveva un cocktail dietro l' altro, c'era tutto un traffico di donnine amatoriali da "demi monde" di flaubertiana memoria, tra camicette trasparenti, vestiti all' ultima moda e grosse BMW per e' pater le bourgeois. Nessuno discuteva pregi e difetti del capitalismo, tutti ci sguazzavano dentro.
    Ora che e' tornata la sobrieta', si discute, eccome!

  8. #8
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    Predefinito

    Il capitalismo non può essere elevato a risposta dei problemi umani, per la semplice ragione che non coglie gli aspetti non mercificabili della vita umana e non può quindi rispondervi, come del resto non vi può rispondere lo Stato come lo conosciamo. Vi è una dimensione intermedia, da sempre negata, oppressa e soppressa, che sta riemergendo a livello coscienziale: una dimensione che gli economisti non colgono e i politici nemmeno. Si tratta di una domanda di qualità, di autenticità, di creatività ma anche di tradizione, di tutela e promozione della persona umana nella sua complessità. Una dimensione forse ancora eterea, ineffabile, che non nega valore alla proprietà e all'iniziativa privata, ma che sa non essere grimaldello di un progresso effettivo se non posta in armonia con una terra, con un ecosistema, con una comunità.

  9. #9
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    Predefinito

    In origine postato da ZENA
    Il capitalismo non può essere elevato a risposta dei problemi umani, per la semplice ragione che non coglie gli aspetti non mercificabili della vita umana e non può quindi rispondervi, come del resto non vi può rispondere lo Stato come lo conosciamo. Vi è una dimensione intermedia, da sempre negata, oppressa e soppressa, che sta riemergendo a livello coscienziale: una dimensione che gli economisti non colgono e i politici nemmeno. Si tratta di una domanda di qualità, di autenticità, di creatività ma anche di tradizione, di tutela e promozione della persona umana nella sua complessità. Una dimensione forse ancora eterea, ineffabile, che non nega valore alla proprietà e all'iniziativa privata, ma che sa non essere grimaldello di un progresso effettivo se non posta in armonia con una terra, con un ecosistema, con una comunità.
    STRAQUOTO, Zena. Complimenti!!!
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  10. #10
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    Predefinito bella forza

    tutti i leghisti pensano così. sono molto meno grezzi di quello che gli altri credono.
    in ogni caso questo è l'ideale. nella realtà toccherà accontentarsi di molto meno.

 

 

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