Collusi con la mafia
Blitz antimafia a Messina. Tra le 16 persone arrestate due magistrati, un ex sottosegretario e un vicequestore di polizia Le opinioni dei lettori
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Collusioni fra professionisti, imprenditori e boss mafiosi favorite da magistrati, politici e forze dell'ordine.
In questo quadro, ormai purtroppo consueto, il ritratto della vasta inchiesta antimafia condotta dalla Dia di Messina ma coordinata dalla Procura generale di Reggio Calabria.
Una operazione che ha portato all'arresto di 16 persone, professionisti e imprenditori, non solo della città dello Stretto, ma anche di Lombardia, Toscana e Sardegna.
Due dei 16 provvedimenti cautelari emessi dal gip di Reggio Calabria, nell'ambito dell'indagine della Dia di Messina, riguardano un giudice in servizio al tribunale di Messina e un vice questore della polizia, trasferito da diversi mesi a Palermo. Il giudice è Giuseppe Savoca, presidente di sezione del tribunale civile di Messina, uno dei magistrati coinvolti è Vincenzo Barbaro, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Messina. Savoca si trova agli arresti domiciliari per concussione, favoreggiamento e altri reati. Mentre il pm Barbaro al momento risulta solo indagato nell'ambito dell'inchiesta. Ci sarebbe anche un ricercato.
Colpiti da un ordine di custodia cautelare anche Santino Pagano, ex sottosegretario Udc al Tesoro nel secondo governo Amato, e un vicequestore di polizia, Alfio Lombardo, trasferito da alcuni mesi da Messina a Palermo.
L'inchiesta avrebbe messo in luce collusioni fra imprenditori e boss mafiosi per il riciclaggio di denaro sporco, anche attraverso il coinvolgimento di magistrati, in diversi affari ritenuti illeciti.
L'inchiesta messinese ha preso spunto da una indagine avviata alcuni anni fa dalla Dda di Milano che ha riguardato un grosso riciclatore con interessi in molti paesi esteri. I pm milanesi, dopo aver notato che la competenza per molte vicende era dei colleghi siciliani e calabresi, avevano inviato a Messina e Reggio Calabria i fascicoli, che sono poi stati riuniti dalla procura generale in un solo procedimento.
I reati ipotizzati agli indagati sono di concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, corruzione, concussione, rivelazione di segreto e favoreggiamento di Cosa Nostra.
L'intervento della magistratura reggina, che ha poi sviluppato l'indagine, è stato dovuto al coinvolgimento di magistrati messinesi e in base all'articolo 11 del Codice di Procedura penale che impone lo spostamento in altro Distretto di Corte d'Appello di procedimenti che vedono imputati o parti lese le toghe, i fascicoli sono stati trasferiti in Calabria.
La procura generale di Reggio Calabria è convinta di aver scoperchiato un sistema illecito di connivenze in cui l'imprenditoria veniva utilizzata per finanziare le famiglie mafiose e pagare le tangenti ai politici. A Messina, secondo quanto emerso, sarebbero confluiti anche gli interessi economici delle cosche di Palermo e Catania.
www.guidasicilia.it
non male i nostri cari magistrati...
così dopo far uscire Izzo adesso si mettono al servizio delle cosche, o forse lo erano sempre stati!




Rispondi Citando
magistrati sono TUTTI bravi e ONESTI.....
6 PM GMT
